ARCADE | DIPINTI DEL XIX E XX SECOLO

8 MARZO 2023

ARCADE | DIPINTI DEL XIX E XX SECOLO

Asta, 1196
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
ore 16.30
Lotti 201-299
Esposizione
FIRENZE
Sabato 4 marzo 2023 10-18
Domenica
5 marzo 2023 10-13
Lunedì 6 marzo 2023 10-18
Martedì 7 marzo 2023 10-18
 
 
 
Stima   300 € - 15000 €

Tutte le categorie

31 - 60  di 97
243

Giuseppe Gronchi

(Firenze 1882 - Firenze 1944)

GIUSEPPE VERDI

marmo, cm 30x23, base in marmo giallo, cm 16x16x10

 

GIUSEPPE VERDI

marble, 30x23 cm, yellow marble base, 16x16x10 cm

 

La fama di Giuseppe Gronchi, scultore fiorentino tra i più attivi in città, si consolida nei primi anni Trenta del  ‘900.

Negli anni Venti  lavora al teatro Savoia a Firenze (odierno Cinema Odeon), inaugurato nel 1922, realizzando fregi, maschere decorative e formelle all’interno del teatro. In queste opere il suo stile,  precedentemente influenzato da scultori quali Auguste Rodin e Vincenzo Gemito, è ormai aggiornato all'arcaismo di Émile-Antoine Bourdelle, in bilico tra influenze Decò e sinuosità Liberty, che contraddistinguerà la sua opera per tutto il Ventennio. Cospicua è la sua produzione di opere commemorative per i cimiteri fiorentini , tra lapidi e veri e propri monumenti dedicati ai caduti della Prima Guerra Mondiale, alcuni delle quali sono andate distrutte nel conflitto o nel Dopoguerra . In questo periodo il suo stile testimonia un certo eclettismo che, nella matrice déco, si  alterna tra il simbolismo, la vigorosa propaganda del regime, l'interpretazione del classicismo e il modellato solenne di Antonio Maraini con cui aveva lavorato al Teatro Savoia. 

Nel 1931 fa parte del gruppo di scultori chiamati alla decorazione della stazione di Milano Centrale e tra il 1930 e il 1932 esegue la fontana pubblicitaria per la Campari, opera replicata in numerosi esemplari di cui solo tre superstiti, dove evidenti sono le influenze secessioniste e di Ivan Meštrović.

A Firenze tra il 1934 e il 1935 partecipa alla decorazione della Biblioteca Nazionale Centrale, in particolare per i due telamoni dei rampanti dello scalone d'onore.

L’artista fiorentino è autore della maschera in marmo di Giuseppe Verdi che presentiamo in catalogo.
L’opera sembra strettamente concepita con il suo supporto sia per la ricerca di contrasto cromatico sia per la precisa  delineazione  del mento studiato per adattarsi alla base in marmo giallo.
Per la matrice simbolista con cui l’artista sceglie di realizzare il volto del Maestro sotto forma di maschera, invece che scultura a tutto tondo, l’opera si può collocare stilisticamente nel primo Ventennio del ‘900, proprio quando lo scultore esegue le decorazioni  per il Teatro Savoia, differenziandosi dal busto in bronzo di Verdi realizzato con timbro più verista.

 

 

 

 

Stima    1.300 / 1.800
Aggiudicazione  Registrazione
244

Henri Bouchard

(Digione 1875 - Parigi 1960)

RITRATTO DI TERESINA TUA

terracotta, cm 47, base in legno, cm 11

firmato e datato "Rome 1906"

 

PORTRAIT OF TERESINA TUA

terracotta, 47 cm, wooden base, 11 cm

signed and dated "Rome 1906"

 

Provenienza

Collezione Camille Barrère

Collezione privata

 

Presentiamo in catalogo il busto in terracotta della violinista torinese Maddalena Maria Teresa -‘Teresina’- Tua (1866-1856), impressionisticamente resa dallo scultore francese Henri Bouchard. Ereditata la passione per la musica dai genitori, Teresina manifesta un precoce talento che le consente di entrare nel 1876 nella classe di violino di Lambert Massart presso il Conservatorio di Parigi, per poi vincere nel 1880 il Grand Prix bandito dallo stesso istituto. La naturale propensione per le esecuzioni virtuosistiche di matrice paganiana, con una spiccata predilezione per la musica di Henryk Wieniawski, conducono la violinista a esibirsi con successo in Europa e Russia, ottenendo la stima e spesso amicizia di compositori e direttori di orchestra, quali Wagner, Liszt, Brahms, Verdi, Wieniawski, Von Bulow, Sgambati o Toscanini e Joachim.

Particolarmente importante fu l’amicizia dell’ambasciatore di Francia Camille Barrère (1951-1940), politico di alto profilo, intellettuale raffinato, musicofilo e violinista dilettante lui stesso, che nei concerti pubblici di musica da camera organizzati a Palazzo Farnese invitò a suonare virtuosi internazionali tra i più celebri del momento. Testimonianza di tale predilezione musicale di Barrère, nel lungo servizio diplomatico a Roma (1897-1924), e dell’amicizia con Teresina Tua, è proprio il busto presentato in asta, esposto un tempo sul suo pianoforte nella Galleria dei Carracci, ove si tenevano i concerti privati dell’ambasciatore. Il busto -donato dallo stesso Barrère alla famiglia degli attuali proprietari al termine del suo mandato a Roma- è datato 1906, epoca in cui la violinista aveva quarant’anni ed era all’apice della propria sfolgorante carriera. Attraverso una suggestiva capacità introspettiva, lo scultore Bouchard sembra evocare tutta l’intensità del raccoglimento che precede l’esecuzione musicale.

Teresina Tua interruppe la carriera nel 1933, alla morte del secondo marito, l’intellettuale piemontese Emilio Quadrio, affermato giornalista, collezionista e filantropo, si spogliò di tutti i suoi beni, destinandoli in opere di beneficienza e solidarietà e donandoli ad amici e alle istituzioni musicali a lei più care come il Conservatorio di Milano e, dove aveva insegnato, quello di Parigi dove si era formata. Lasciò la cattedra di violino alla romana Accademia di Santa Cecilia e si ritirò in convento, dove visse fino alla morte nel 1956. Delle opere d’arte già di sua proprietà, Pandolfini ha già offerto in vendita una grande tela di Pietro Luchini raffigurante una Sultana (lotto 63, 23 novembre 2016) e una terracotta di Costantino Barbella, Pensierosa (lotto 298, 12 ottobre 2022), da lui dedicata alla musicista nel 1910.

 

 

 

Stima 
  1.500 / 2.500
Aggiudicazione  Registrazione
259

Lili Helbig Morani

(Roma 1868 - 1954)

RITRATTO DI NOBILDONNA ADAGIATA SU DIVANO

olio su tela, cm 126x148

 

PORTRAIT OF A LADY LAYING ON A SOFA

oil on canvas, 126x148 cm

 

Bibliografia

R. Mammucari (a cura di), Dal Naturalismo al Simbolismo: D'Annunzio e l'arte del suo tempo, catalogo della mostra (Università degli studi di Roma Tor Vergata, Centro Congressi e rappresentanza, Villa Mondragone, Roma, 22 aprile – 24 luglio 2005), Marigliano 2005, p. 142 (att. ad Alessandro Morani col titolo Ritratto di Guendalina Guiccioli Morani.

G.L. Marini, Il valore dei dipinti dell’Ottocento e del primo Novecento, XXIII ed. (2005-2006), Torino 2005, p.589 (att. ad Alessandro Morani col titolo Ritratto della moglie Lilì Helbig in un interno)

 

 

 

Il bel dipinto della pittrice Elizabeth -‘Lili’- Helbig Morani (1868-1854), ritrae una fascinosa gentildonna avvolta nel suo abito nero e adagiata su un sontuoso sofà, mentre il profilo appare quasi incorniciato dalle volute dorate e lo sguardo rimanda oltre i confini del quadro. L’opera -precedentemente attribuita al marito Alessandro Morani, così come la ritratta era stata erroneamente identificata con la stessa Lili o la cognata Guendalina Guiccioli Morani- è in ogni caso la perfetta incarnazione di quel preziosismo elitario, fiabesco, decadente che animò la Capitale nell’ultimo ventennio del XIX secolo, attraverso personalità quali Gabriele D’Annunzio, il critico Angelo Conti e i pittori del cenacolo artistico In Arte Libertas. E nella Roma fin de siécle Lili Helbig fu quasi destinata ad avere il duplice privilegio di spettatrice e attrice. Un privilegio che seppe sempre coltivare con acuta intelligenza e profonda sensibilità. Figlia infatti del celebre archeologo Wolfgang Helbig e della principessa russa Nadina Shakhovskàja,raffinata acquarellista e pianista, Lili sin da bambina apprese i primi rudimenti di musica sulle ginocchia di Liszt e di arte classica dai giovani dell’Istituto Germanico, mentre appariva del tutto normale ospitare nella propria casa il grande Wagner o essere ritratta dal preraffaellita Fairfax Murray, così come con naturalezza la splendida villa di famiglia -Villa Lante al Gianicolo, opera di Giulio Romano- divenne  uno dei più stimolanti salotti culturali della Roma dell’epoca. In quest’ottica lo stesso matrimonio con il pittore Alessandro Morani, conosciuto nel 1894 proprio durante un’esposizione del cenacolo In Arte Libertas, sancisce un sentimento nato in una comunanza di ideali artistici destinati a durare un’intera vita. Attraverso una pittura elegante appresa dal maestro Edoardo Gioja e ascrivibile alla seconda metà degli anni ’90 dell’Ottocento, Lili offre dunque allo spettatore la possibilità di entrare nella sala e respirare lo spirito di un’epoca svanita sul ‘fiume del tempo’.      

 

                                                       

 

Stima 
  2.500 / 5.000
Aggiudicazione  Registrazione
260

Franz von Stuck

(Tettenweis 1863 - Munchen 1928)

SAHARET

olio su tela, cm 60x50

firmato a destra e titolato in basso

 

SAHARET

oil on canvas, 60x50 cm

signed on the right and titled at the bottom

 

Bibliografia

H. Voss, Franz von Stuck. Werkkatalog der Gemälde, Monaco 1973, p. 164, n.295/539.

 

Uno sguardo profondo e indagatore assieme a un sorriso appena abbozzato calamitano l’attenzione dell’osservatore davanti all’affascinante Saharet, l’opera di Franz Von Stuck presentata in catalogo. Un fascino, del resto, che la ballerina australiana Paulina Clarissa Molony (1878 - 1964), conosciuta per l’appunto da tutti con il nome d’arte Saharet, fu in grado di esercitare su un vastissimo pubblico di ammiratori, esibendosi negli Stati Uniti e in Europa nel trentennio 1890-1920. Ed è proprio nel mondo artistico che la sua fisicità, audacia delle movenze, nonché aura carismatica, non mancarono di ispirare pittori quali Franz von Lenbach e lo stesso Franz von Stuck, autore dell’opera presentata in asta e databile al 1906, ove la sensualità morbosa e addirittura fatale, che spesso caratterizza le opere del simbolista, lascia il posto a una più pacata indagine personale, senza tuttavia rinunciare alla forza espressiva che sembra rimandare al mistero e alla potenza dell’insondabile mondo femminile, secondo il gusto della cultura mitteleuropea di fine Ottocento. Così in un caparbio tentativo di catturarne l’essenza, Von Stuck ritrasse più volte la ballerina con la caratteristica acconciatura bruna su cui svetta il carmino dell’ornamento floreale, come visibile nel dipinto offerto nella nostra vendita di marzo, pubblicato nel 1973 da Heinrich Voss nel catalogo generale dedicato ai dipinti dell’artista.

 

 

 

Stima    8.000 / 16.000
Aggiudicazione  Registrazione
31 - 60  di 97