European Works of Art and Sculptures from private collections, from the Middle Ages to the 19th century

19 OCTOBER 2021

European Works of Art and Sculptures from private collections, from the Middle Ages to the 19th century

Auction, 1049
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

10.30 am
Lots: 1-151

3.00 pm
Lots: 152-376
Viewing
FLORENCE
Friday           15 October 2021     10 am - 6 pm
Saturday      16 October 2021     10 am - 6 pm
Sunday         17 October 2021     10 am - 1 pm
Monday        18 October 2021    10 am - 6 pm

Please note that on the day of the auction it will be possible to access the saleroom only in possession of a Green Pass, while it will not be necessary to access the viewing.
 
 
 
Estimate   100 € - 30000 €

All categories

181 - 210  of 375
189

Benedetto Buglioni

(Firenze 1459/1460 - 1521)

CRISTO REDENTORE, 1485-1495 CIRCA

in terracotta, cm 50,5x51x21,5

 

Benedetto Buglioni (Florence 1459/1460 - 1521), Christ the Redeemer, circa 1485-1495, terracotta

 

Questo solenne, inedito ritratto di Cristo Redentore, modellato da un abile scultore specializzato nella plastica in terracotta, come evidenziano la sensibilità naturalistica di alcuni passaggi e l’accurata tecnica di svuotamento del pezzo, risalta per la tunica austera e monumentale, profilata da una bordura a tau stretta al collo in una rigida goletta (dove si notano tracce di una perduta decorazione punzonata), per l’incisiva caratterizzazione dei tratti fisionomici e per la singolare modulazione della capigliatura, fluida e pastosa sul capo, raccolta in dense ciocche arricciate sulle spalle. È un’effige che si attaglia perfettamente al clima di riforma spirituale, culturale e politico promosso a Firenze nel tardo Quattrocento dal predicatore domenicano Girolamo Savonarola il quale, con la proclamazione nel dicembre del 1494 di “Gesù Re di Fiorenza” poneva la sovranità di Cristo a fondamento del governo popolare della nuova Repubblica Fiorentina, alimentando così una vasta produzione di busti del Redentore in terracotta dipinta e invetriata o in stucco. Si tratta di immagini, spesso replicate a calco, conformi ad un’iconografia del Salvatore consolidatasi a Roma nel Duecento e poi vivificata a Firenze nel corso del Rinascimento grazie anche alla descrizione del Nazareno tramandata in una lettera apocrifa, redatta da un anonimo umanista del Quattrocento, che si riteneva una diretta descrizione dei tratti di Cristo fornita dal governatore della Giudea Lentulo (Helas 2007).

A dominare inizialmente questo genere di produzione fu la bottega di Andrea del Verrocchio, dalla quale uscirono una serie di busti in gran parte ispirati dal Redentore concepito per il celebre gruppo in bronzo raffigurante l’Incredulità di San Tommaso in Orsanmichele (1467-1483), «la più bella testa del Salvatore ch’ancora si sia fatta» (Landucci 1450-1516, ed. 1883, p. 45) con il volto sereno nell’espressione, privo della corona di spine e animato da un’esuberante e virtuosistica capigliatura. Da quella popolare immagine derivò un vasto repertorio di busti realizzati dai maggiori scultori fiorentini attivi nella cerchia verrocchiesca - Lorenzo di Credi, Francesco di Simone e Andrea Ferrucci, Pietro Torrigiano, Agnolo di Polo (Verrocchio…2019, pp. 296-313) - con esiti talora difficilmente riconoscibili, di attribuzione spesso controversa e ancora oggi in attesa di un’esauriente ricognizione sistematica. A contribuirvi furono anche altri maestri influenti, in particolare quelli coinvolti nel fervente clima savonaroliano e dediti in modo specifico alla scultura in terracotta, come Andrea e Giovanni della Robbia, Baccio da Montelupo e Benedetto Buglioni.

Rientra in quest’ambito anche il busto in esame, ben distinto dalla pletora dei più diffusi modelli verrocchieschi per l’andamento fluido e soffice dei capelli che ricadono sulle spalle con ondulazioni leggere, senza incresparsi nelle consuete ciocche spiraliformi, come anche per la foggia accollata dell’abito, maestoso e severo, per la sintesi fisionomica e la diversa conformazione del volto, dagli occhi incisivi, animato da una folta barbetta impressa con veloci tocchi di stecca, e per la compassata espressione introspettiva. Sono peculiarità che permettono di accostarlo a un gruppo di immagini del Redentore in terracotta invetriata riferibili alla mano di Benedetto Buglioni, come il busto ad altorilievo entro ghirlanda del Muzeum Narodowe di Varsavia (già Bologna, palazzo Caprara Orléans: Malaguzzi Valeri 1922-1923, p. 365) e quello del tutto analogo già presso la galleria Leonardo Lapiccirella di Firenze (proveniente dalla collezione Contini Bonacossi e in precedenza in una raccolta privata di Ferrara), che trovano puntuali riscontri nel volto di Cristo nella Resurrezione del Duomo di Pistoia (oggi nel Museo Civico), modellata dal Buglioni nel 1490 e negli Angeli che accompagnano lo Stemma di Innocenzo VIII realizzato tra il 1484 e il 1492 (Roma, Musei Vaticani; Gentilini 1992, II, p. 393); opere che rivelano strette tangenze con il busto in questione nella modellazione della capigliatura, allisciata sul capo e gradualmente attorta sulle spalle, e nella fisionomia del volto dai tratti nitidi e dimessi. A questi si aggiungono un busto invetriato in collezione Frescobaldi a Firenze, di cui colpisce la plastica corposa ma essenziale del panneggio - anche in questo caso con la tunica profilata da una bordura a tau, adottata pure nel medaglione della galleria Lapiccirella -, la connotazione essenziale dei tratti fisionomici, come il naso granitico, le vivaci pupille delineate e la sciolta fluenza dei capelli, ed un esemplare policromo, di particolare intensità espressiva e maggiore vivacità formale, che sembra chiamare in causa un plausibile intervento del giovane allievo Santi Buglioni (Firenze 1494 - 1576) (G. Gentilini, in Pandolfini 2012, pp. 52-53, n. 45).

Benedetto Buglioni, maestro versatile ed eclettico formatosi nella cerchia del Verrocchio, attestato anche nella scultura lapidea e nell’intaglio del legno, fu rinomato principalmente per una vasta, stimata produzione in terracotta invetriata affine a quella dei Della Robbia negli aspetti tecnici e tipologici, ma più accessibile alle esigenze della devozione popolare, pur essendo apprezzata anche da una committenza prestigiosa, riconoscibile per una maggiore semplificazione formale, i modi ‘compendiari’, i toni spesso più accattivanti e una lavorazione sovente meno onerosa (Marquand 1921; Gentilini 1992, II, pp. 390-497; F. Domestici, in I Della Robbia…1998, pp. 332-336). Caratteri che contraddistinsero anche la sua corposa attività in terracotta non invetriata incentrata prevalentemente nella realizzazione di gruppi statuari ma riscontrabile anche in opere devozionali di formato più contenuto, quali appunto i richiestissimi busti del Redentore di cui è possibile comporre un corpus sostanzioso, particolarmente omogeneo e scalato almeno lungo un trentennio.

Tra questi ricordiamo per le evidenti affinità formali e iconografiche con il busto in esame gli esemplari un tempo nella collezione Klewer di Berlino (in Passavant 1969, p. 214, n. 16) e in una raccolta privata toscana, che formano un nucleo assai omogeneo, cui si collegano in un momento di poco successivo due busti pressoché identici presso il Museo dell’Hermitage di San Pietroburgo (Androsov 2008, pp. 38, 40-41, n. 21) e la Galleria Fabrizio Moretti (Sotheby’s New York, 29 gennaio 2015, n. 130), seguiti dall’esemplare un tempo nella raccolta Loeser (Sotheby’s London, 2 luglio 2013, n. 36) e da una più matura versione oggi nella Galleria Bacarelli di Firenze (D. Lucidi, in Terrecotte…2017, pp. 50-51). Apre la serie il Redentore documentato da una foto d’epoca della Fototeca Federico Zeri di Bologna presso l’antiquario perugino Ulisse Rocchi, riferibile con buona probabilità al fecondo soggiorno giovanile di Benedetto Buglioni nella città umbra (1487-1490) e fra tutti il più prossimo al Cristo in esame che pertanto si candida ad essere un’inedita testimonianza particolarmente precoce e significativa del maestro in questo genere artistico fortemente rappresentativo dell’arte e della committenza fiorentina sullo scorcio del Quattrocento.

 

 

Giancarlo Gentilini - David Lucidi

Firenze, 22 luglio 2021

 

 

Bibliografia di riferimento

A. Marquand, Benedetto and Santi Buglioni, Princeton 1921;

F. Malaguzzi Valeri, Sculture del Rinascimento a Bologna, in “Dedalo”, 1922-1923, III, vol. 2, pp. 341-372;

G. Passavant, Verrocchio. Sculture, pitture e disegni, Venezia 1969;

G. Gentilini, I Della Robbia. La scultura invetriata nel Rinascimento, Firenze 1992;

I Della Robbia e l’“arte nuova” della scultura invetriata, catalogo della mostra di Fiesole, a cura di G. Gentilini, Firenze 1998;

P. Helas, Ondulationen zur Christusbüste in Italien (ca. 1460 - 1525), in Kopf / Bild. Die Büste in Mittelalter und Früher Neuzeit, a cura di J. Kohl e R. Müller, München - Berlin 2007, pp. 153-209;

S. Androsov, Museo Statale Ermitage. La scultura italiana dal XIV al XVI secolo. Da Bernini a Canova. Catalogo della collezione, Milano 2008;

Pandolfini casa d’Aste, Dipinti antichi e dipinti del secc. XIX-XX, catalogo della vendita, Firenze, 18 ottobre 2012;

Terrecotte. Il disegnare degli scultori, introduzione di G. Gentilini, testi di D. Lucidi, Firenze 2017

Estimate    10.000 / 15.000
181 - 210  of 375