OLD MASTER PAINTINGS

Florence, 
wed 15 November 2023
Live auction 1238
9

Jacopo Di Paolo

Jacopo Di Paolo

€ 15.000 / 25.000
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Jacopo Di Paolo

(Bologna, documentato tra il 1345 e il 1430)

SANTA MARGHERITA DI ANTIOCHIA IMPRIGIONATA MENTRE IL PREFETTO OLIBRIO VENERA UN IDOLO

tempera e oro su tavola, cm 38 x 22

 

SAINT MARGARET OF ANTIOCHIA IN PRISON AND OLIBRIO VENERATING AN IDOL

tempera and gold on panel, cm 38x22

 

Provenienza

Crema, collezione Stramezzi

collezione privata

Moretti Art Gallery, Firenze – Londra

collezione privata

 

Esposizioni

Mostra della pittura bolognese del Trecento. Bologna, Pinacoteca Nazionale, maggio – luglio 1950

Simone e Jacopo. Due pittori bolognesi al tramonto del Medioevo. A cura di Daniele Benati e Massimo Medica. Bologna, Museo Civico Medievale, 24 novembre 2012 – 3 marzo 2013

Quadri da collezione. Dipinti emiliani. A cura di Daniele Benati. Bologna, Fondantico, 2013, n. 3

 

Bibliografia

F. Arcangeli, Jacopo di Paolo nello svolgimento della pittura bolognese, tesi di laurea, Università di Bologna, rel. Roberto Longhi, 1937 (ed. in Massaccesi 2011).

R. Longhi, La mostra del Trecento bolognese, in "Paragone",1950, 5, pp. 20, 34 n. 101.

C. Volpe, La pittura nella Emilia e nella Romagna. Raccolta di scritti sul Trecento e sul Quattrocento, a cura di D. Benati e L. Peruzzi, Modena 1993, p. 48.

A. Conti, in Pittura bolognese del '300. Scritti di Francesco Arcangeli, Bologna 1978, pp. 246, 248, tav. I.XIII.

G. Fossi, in La Fondazione Roberto Lognhi a Firenze, Firenze 1980, p. 245 n. 29, tav. 34.

D. Benati, in Pasión por la pintura. La colleción Longhi, catalogo della mostra a cura di M. Gregori, Madrid 1998, pp. 154-155.

A. Tambini, Jacopo di Paolo, in Dizionario Bibliografico degli italiani, 62, Roma 2004, p. 70.

F. Massaccesi, in La collezione di Roberto Longhi dal Duecento a Caravaggio a Morandi, catalogo della mostra a cura di M. Gregori, G. Romano, Savigliano 2007, cat. 8, p. 76.

F. Massaccesi, Francesco Arcangeli nell'officina bolognese di Longhi. La tesi su Jacopo di Paolo, 1937, Cinisello Balsamo 2011, pp. 54-55.

F. Massaccesi, in Simone e Jacopo. Due pittori bolognesi al tramonto del Medioevo, catalogo della mostra a cura di D. Benati e M. Medica, Ferrara 2012, pp. 58-59, n. 8.

F. Massaccesi, in Quadri da Collezione. Dipinti Emiliani dal XIV al XIX secolo, a cura di D. benati, Bologna 2013, pp. 42-44.

 

Referenze fotografiche

Fototeca Zeri, inv. 28928

 

Opera dichiarata di interesse particolarmente importante dal Ministero con decreto del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Lombardia il 25 luglio 2012.

The Italian Soprintendenza considers this lot to be a work of national importance and requires it to remain in Italy; it cannot therefore be exported from Italy.

 

Reso noto per la prima volta da Roberto Longhi in occasione della mostra bolognese da lui stesso curata, nel cui catalogo non era tuttavia riprodotta, l’importante tavoletta qui offerta è riemersa solo in tempi recenti dalla raccolta privata che la custodiva consentendo nuove e più approfondite ricerche da parte di Fabio Massaccesi che a più riprese è tornato ad occuparsene.

Ne è innanzi tutto confermata la pertinenza a un insieme non identificato di cui faceva parte, come già aveva visto Roberto Longhi, la tavola identica per dimensioni raffigurante in diversi episodi il martirio della Santa già nota a Francesco Arcangeli e conservata nella raccolta dello stesso Longhi, dalla collezione Podio (fig. 1).

A differenza però di quanto ipotizzato da Longhi, le due scene non costituirebbero le valve di un dittico (così virtualmente ricomposto) quanto piuttosto due elementi di un complesso di grandi dimensioni, non documentato ma verosimilmente proveniente da un altare intitolato alla Santa antiochena, se non addirittura da una chiesa a lei dedicata.

Gli studi più recenti sui protagonisti del Trecento bolognese, e in particolare sui pittori presenti nel ciclo di affreschi della chiesa di Mezzaratta (Bologna, Pinacoteca Nazionale) tra cui appunto Jacopo di Paolo accanto al più noto Jacopo Avanzi, forse suo maestro, hanno consentito altresì di anticipare la datazione delle due storiette, innegabilmente legate a quel ciclo, alla fine degli anni Settanta o appena più tardi, mentre Arcangeli ne agganciava l’esecuzione all’ipotetica data del 1404 poi rivelatasi errata,  un tempo attribuita agli affreschi di Mezzaratta.

Ne consegue un diverso giudizio sulla formazione di Jacopo di Paolo e sul suo incontro precoce con il modello di Giotto a Padova, così evidente nella Madonna Chiesa-Agosti ma anche nell’essenzialità dei volumi nella nostra tavola. La materia preziosa e i colori brillanti rimandano altresì alla prima formazione di Jacopo come miniatore.