DIPINTI E SCULTURE DEL XIX SECOLO

16 NOVEMBRE 2022

DIPINTI E SCULTURE DEL XIX SECOLO

Asta, 1166
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
ore 11.00
Lotti 1 - 42
Esposizione
FIRENZE
Sabato 12 novembre 2022 10-18
Domenica 13 novembre 2022 10-13
Lunedì 14 novembre 2022 10-18
Martedì 15 novembre 2022 10-18
 
 
 
Stima   3000 € - 60000 €

Tutte le categorie

31 - 41  di 41
32

Bruno Croatto

(Trieste 1875 - 1948)

GENTILDONNA CON VENTAGLIO E CANE DI FO

olio su tela, cm 150x111

firmato e iscritto "Roma" in basso a sinistra

 

WOMAN WITH FAN AND PHO DOG

oil on canvas, 150x111 cm

signed and inscribed "Roma" lower left

 

Attraverso il pennello del pittore Bruno Croatto, sullo sfondo neutro del tendaggio si staglia, in una monumentale eleganza, la dama ricambiando il nostro sguardo. L’artista triestino immortala la ritrattata mediante la sua inconfondibile cifra stilistica, ove  perizia tecnica e minuzia di dettagli, come testimonia la stessa cura dell’abito spagnoleggiante, concorrono a restituirci una realtà “oggettiva”, tanto oggettiva da risultare spesso quasi congelata, straniante, onirica, magica.

Si tratta della poetica e del fascino della Nuova Oggettività tedesca, del Realismo Magico teorizzato da Massimo Bontempelli. È nel Primo dopoguerra che la pittura di Croatto intraprende con naturalezza questa strada, guidato dalla sobrietà classica dei maestri del Quattrocento e stimolato dal suo trasferimento a Roma nel 1925. La casa-studio di via del Babuino diviene punto di ritrovo di un raffinato pubblico alto borghese sedotto dalle nature morte e dai ritratti senza tempo, dalla seduzione della resa materica in una contemplazione sospesa.

Le trasparenze del vetro di un vaso, acconciature alla moda, gioielli e accessori attirano di volta in volta l’attenzione dello spettatore, come il ventaglio nelle mani della dama o il frequente gusto per le cineserie, qui esibito nella bella scultura in ceramica. Si tratta del “Leone cinese” o “Cane di Pho”, presenti solitamente in coppia all’ingresso di templi, palazzi e importanti dimore, affinché con le loro fauci ammonissero l’avventore sull’importanza e il rispetto che il luogo meritava.

 

 

 

 

Stima    25.000 / 35.000
Aggiudicazione  Registrazione
37

Roberto Rimini

(Palermo 1888 - 1971)

SOSTA NELLA CAMPAGNA SICILIANA

olio su tela, cm 110x97

firmato in basso a destra

 

A BREAK IN THE SICILIAN COUNTRYSIDE

oil on canvas, 110x97 cm

signed lower right

 

Secondogenito di una numerosa famiglia di origine ebraica, Roberto Rimini è sin dall’infanzia consapevole della propria vocazione artistica, che decise di seguire con caparbietà nonostante l’iniziale dissenso paterno. Recatosi dunque da Catania a Napoli presso l’Istituto di Belle Arti,  l’artista consolida le proprie doti disegnative sotto la guida di Stanislao Lista, per poi dirigersi a Venezia (1907-1912) e trovare nell’insegnamento di Ettore Tito il principale punto di riferimento, dal quale apprenderà a padroneggiare una grande varietà di mezzi tecnici, senza mai perdere la propria spiccata personalità poetico-stilistica.

E a Venezia Rimini è tentato di tornare alla fine della primo conflitto mondiale, cui partecipa personalmente, ma l’amore per la propria terra è tanto inteso da non potervi rinunciare. È dalle intense suggestioni siciliane, con una predilezione per Taormina ed Acitrezza, che l’ispirazione dell’artista è pienamente appagata e l’occhio cattura la realtà che la circonda in uno straordinario connubio di analisi e sintesi di solenni forme e audaci accensioni cromatiche. È quel che possiamo osservare nel dipinto Sosta nella campagna siciliana presentato in catalogo, capace di evocare un’arcaica potenza mentre la materia cromatica sembra farci avvertire l’arsura e il calore del sole. L’opera, accostabile ad altre quali Aratura (1925), La trebbia (1928) e Al sole (1927), potrebbe essere ascritta alla seconda metà degli anni Venti.

 

           

 

Stima 
  22.000 / 30.000
38

Mario Puccini

(Livorno 1869 - Firenze 1920)

IN VENEZIA

carboncino su cartone, cm 149x83

firmato in basso a sinistra

 

IN VENICE

charcoal on cardboard, 149x83 cm

signed lower left

 

Provenienza

Galleria d'Arte Capitani, Milano

Collezione privata

 

Bibliografia

G. Razzaguta, Virtù degli artisti labronici, Livorno 1943, p.24

V. Jacoponi, L'illuminazione pubblica ieri e oggi a Livorno, in "La Rivista di Livorno", 3, Livorno 1954, p.164

G. Razzaguta, Livorno nostra, Livorno 1958, p.148

R. Monti, R. Tassi e F. Tassi, Mario Puccini, Firenze 1992, p.436, n.22

 

«Puccini adoperò il disegno in modo assolutamente singolare e per certi versi inconvenzionale .

Infatti ad un diradata attività  di studi e di appunto abbreviato dal vero, egli contrappone un  nutrita serie di grandi fogli “compiuti” spesso  di dimensioni più vaste delle stesse tele o tavolette su cui andava dipingendo. È questa una pratica inusuale, non solo in Toscana, in anni in cui -tranne che negli  anfratti più sofisticati  della cultura d’aura secessionista-, il disegno era sempre concepito come mezzo primario per fermare l’impressione o come studio -anche elaborato e dilatato- per la costruzione  di ulteriori e definitive immagini. Questi grandi (a volte grandissimi) fogli misurati centimetro per centimetro da un segno fermo, capace di definire intricatissime strutture  di irraggiamenti, sovrapposizioni, fasciature volumetriche, e poi di mutarsi internamente, cambiare tessitura e divenire vero e proprio spazio-colore, ponendosi dunque in totale autonomia, non hanno precedenti forse in tutta la pittura italiana del momento. [..] Questi disegni  nell’ampia partitura da foglio d’accademia, sono la testimonianza spesso qualitativamente  altissima, di un procedimento ardito di selezione compositiva; infatti la coloratura del nero è ridotta alle sue potenzialità spaziali e si definisce come irradiazione dei segni maggiori, quelli che determinano la complessità della trama nodale. L’immagine, inquadrata “sul motivo” vien sottoposta  ad una selezione coloristica e tonale, come nelle vecchie tecniche del “ton gris”, innestando in uno spazio di “misura” un colore astratto, mentale assolutamente naturalistico.»

 

Raffaele Monti , Mario Puccini, Firenze 1992, p.99

 

 

 

Stima    15.000 / 25.000
41

Xavier Bueno

(Vera De Bidasoa 1915 - Fiesole 1979)

IL CACCIATORE

olio su tela, cm 180x109                                                  

firmato e datato "42" in basso a destra

retro: sul telaio cartiglio della Galleria d'Arte Micheli di Milano "I Fiera Navigante per l'America Latina"

 

THE HUNTER

oil on canvas, 180x109 cm

signed and dated "42" lower right

on the reverse: on the stretcher label of Galleria d'Arte Micheli in Milan "I Fiera Navigante per l'America Latina"

 

L'opera è corredata di attestato di archiviazione presso l'archivio Xavier Bueno

 

Provenienza

Galleria d'Arte Micheli, Milano

Collezione Sandro Rubboli, Milano

Collezione privata      

 

Nel gennaio del 1940 Xavier Bueno si reca a Firenze assieme al fratello Antonio e alla madre Hannah, e quello che avrebbe dovuto essere solo un soggiorno all’interno del classico grand tour in Italia,  fondamento della formazione culturale di ogni artista europeo, condurrà alla decisione di trascorrere a Firenze l’intera vita. Sino a quel momento, le opere di Xavier Bueno sono caratterizzati da una forte impronta di “realismo spagnolo”, individuando i principali  modelli  di riferimento  in autori classici iberici quali Velzquez, Murillo, Zurbaràn e Goya. Ciò è evidente anche nella stessa opera Il cacciatore presentata in questa vendita,  dipinto firmato e datato “42”, ove tanto il soggetto quanto la stesura stilistica e le dimensioni riconducono alla formazione spagnola dell’artista.

Nel 1947 insieme al fratello Antonio, Pietro Annigoni e Gregorio Sciltian il pittore fonda il gruppo dei “Pittori moderni della realtà”, il cui manifesto propone un’osservazione oggettiva del della natura con intenti polemici nei confronti della critica post-impressionista.  Tuttavia il gruppo si scioglie presto e Xavier aderisce  ad una tematica d’intenti politici socialisti che lo condurrà a scelte formali e tematiche ben diverse dalle opere precedenti.

 

 

 

Stima 
  20.000 / 30.000
31 - 41  di 41