Santi Buglioni, Crucified Christ, circa 1520, carved and painted wood
Santi Buglioni (Firenze 1494 - 1576)
CRISTO CROCIFISSO
1520 circa
scultura in legno intagliato e dipinto, cm 90x80x19
L'opera è accompagnata da uno studio di Giancarlo Gentilini e David Lucidi datato 2021, di cui riportiamo di seguito alcuni brani.
"Il Crocifisso in esame, seppure di concezione affine - nella postura composta, nell’anatomia ben modulata e nella fattura del perizoma in tela gessata - agli esemplari della cerchia di Baccio da Montelupo, assai diffusi nell’ambiente fiorentino di primo Cinquecento, se ne discosta con originalità nei più vivaci e caratterizzati tratti fisionomici, manifestando forti tangenze con le opere fittili dei Buglioni.
Benedetto Buglioni insieme al suo più dotato collaboratore ed erede, Santi di Michele detto Santi Buglioni, erano responsabili di una rinomata e prolifica bottega d’invetriati operosa a Firenze in concorrenza con quella robbiana fin oltre la metà del Cinquecento, dove all’occorrenza si esercitavano altre tecniche quali la scultura lapidea, la modellazione della cera e dello stucco, e non ultimo l’intaglio ligneo. L’educazione di Santi si concentrò sulla modellazione in terracotta e sulla plastica invetriata, ma senza trascurare l’arte dell’intaglio ligneo dedicandosi in quest’ambito alle immagini più venerate e richieste, quale appunto il Cristo crocifisso. Il suo percorso, oggi tracciabile attraverso un folto corpus di sculture in terracotta policroma e invetriata, andò di pari passo con quello di alcuni giovani talenti della nuova maniera, da Jacopo Sansovino a Baccio Bandinelli, da Silvio Cosini al Tribolo, col quale stringerà un fruttuoso sodalizio, ma anche con i più aggiornati fratelli di Giovanni della Robbia, Girolamo e Luca il Giovane. L’opera che qui si presenta, oltre alle tangenze con le vivide terrecotte di San Vivaldo e con il citato Crocifisso invetriato di San Miniato al Monte a Firenze di Benedetto Buglioni, trova più efficaci riscontri con altre importanti e acclarate testimonianze scultoree di Santi, quali l’imponente pala con il Noli Me tangere proveniente dal convento fiorentino di Sant’Orsola, oggi nel Museo Nazionale del Bargello, che condivide la resa arrovellata e vibrante della barba di Cristo, o le grandiose ancone con la Pietà e Santi del Santuario de La Verna e di Villafranca Lunigiana, e appare sovrapponibile al Cristo in pietà conservato nel Castello di Vincigliata presso Fiesole: opere che, pur mostrando un ulteriore aggiornamento sugli esiti del manierismo maturo, presentano figure del Redentore dalle anatomie possenti e compatte del tutto analoghe a quelle del Cristo in esame, confermandone il riferimento attributivo qui proposto".