STATUA CON EFFIGE DI MEDUSA
In marmo
H. 27 cm; lungh. 70 cm
Produzione ed epoca romana, I secolo a.C. - II secolo d.C.
Grande frammento di statua, nello specifico, un braccio sinistro completo con buona parte dello scudo ancora integro in cui è ben riconoscibile il volto di Medusa. La statua doveva essere, date le dimensioni e il dettaglio di resa presente sia frontalmente che posteriormente, a grandezza d'uomo e a tutto tondo, inoltre e' possibile ipotizzare con un certo livello di sicurezza che si tratta di un frammento statuario della dea Minerva per vari motivi, in questo caso effettivamente presenti: spesso rappresentata in associazione all’effige della Gorgone Medusa (gorgoneion, in greco antico γοργόνειον), nonchè dal tipo di muscolatura che ritroviamo su svariate statue greche e romane della dea ed infine per la piccola testa di serpente presente in corrispondenza della spalla, attribuibile al mito di Erittonio, spesso rappresentato proprio sotto forma di serpente e adottato da Atena (Minerva) quando i genitori, Efesto e Gea, lo ripudiarono.
Già dalla tarda repubblica si diffonde la gorgoneion su corazze e scudi, ma qui si notano alcuni tratti stilistici del I-II secolo d.C. presenti sulla muscolatura del braccio che in questo caso è idealizzata ma non esasperata, riconducibile proprio ad un soggetto femminile. Discorso diverso per quanto riguarda la mano che sorregge lo scudo: essa sembrerebbe meno naturale e più "controllata", probabilmente frutto di una rilavorazione più tarda (o post-antica).
Il volto di Medusa, invece, reso con tratti marcati e intensi, si distingue per uno stile drammatico, frontale e simmetrico. I caratteristici capelli serpentiformi conferiscono alla figura un aspetto inquietante ma non particolarmente "mostruoso", in contrasto con le rappresentazioni più arcaiche o con quelle della media e tarda età repubblicana, dove la Gorgone appariva decisamente più terrificante. in questa versione, invece, Medusa assume un’espressione più umanizzata, segno di un’evoluzione stilistica che si rifà ad un “classicismo rivisitato”, influenzato dal tardo classicismo greco.
Le differenze stilistiche riscontrabili tra la mano che regge lo scudo e l’egida suggeriscono la possibilità di una produzione provinciale oppure di un intervento successivo rispetto alla realizzazione originaria dello scudo decorato con la Gorgone. In ogni caso, l’elevata qualità dell’esecuzione indica con certezza una committenza di alto livello.