FROM ANCIENT TO MODERN: ARTWORKS FROM AN HISTORICAL MILANESE COLLECTION

Milan, 
wed 8 November 2023
Live auction 1242
35

Antonio Canova

€ 300.000 / 500.000
Estimate
Evaluate a similar item

Antonio Canova

(Possagno 1747 – Venezia 1822)

 

HOLY VIRGIN BUST, 1797-1814

marble sculpture. Signature on the back ANT. / CANOVA SCOLPÌ; 46,5x33x16 cm

 

BUSTO DELLA SANTA VERGINE, 1797-1814

scultura in marmo. Firma sul retro ANT. / CANOVA SCOLPÌ; cm 46,5x33x16

 

Provenance

Roma, Marchesi Patrizi;

Milano, Collezione privata (acquistato il 18 marzo 1980 direttamente dall'erede Maria Elisabetta Patrizi)

 

Bibliography

A. Agnoletto, Canova e l'arte sacra, Roma 1922, p. 14;

G. Pavanello, L'opera completa del Canova, Milano 1976, pp. 132-133 n. 353

 

Notizia riguardo ad un Busto della Santa Vergine di Antonio Canova, già proprietà della famiglia Patrizi

 

Il Busto della Santa Vergine di Antonio Canova, commissionato allo scultore dalla famiglia Patrizi, è ricordato sia nei più antichi cataloghi dell'opera canoviana, sia nelle memorie e carte private dei Patrizi.

In base a questi diversi documenti che avremo occasione di citare in seguito, risulta, al di là di ogni dubbio, la sicura attribuzione del busto al Canova. Vi è invece discordanza di parecchi anni tra fonti bibliografiche e fonti archivistiche circa l'epoca in cui venne realizzata la "Madonnina Patrizi". Infatti tutte le fonti bibliografiche da noi consultate datano l'opera al 1821 o addirittura al 1822, anno della morte del Canova. Queste due date si riscontrano nella maggior parte dei cataloghi cronologici pubblicati in appendice alle prime biografie dello scultore, ed anche in testi più recenti (cfr. ad es. in Leopoldo Cicognara, Biografia di Antonio Canova, Venezia 1823, nel "Catalogo cronologico delle opere di Antonio Canova, pubblicate lui vivente per la maggior parte, ad oggetto che non gli venisse attribuito il merito di opere non sue" a pag. 69: 1822 - Busto di Maria Vergine, minore del vero, posseduto dalla nobile famiglia Patrizi in Roma; e più recentemente in Alberigo Agnoletto, Canova e I'arte sacra, Roma 1922, a pag. 14 si legge: "E veniamo all'ultima delle commissioni in materia sacra avuta dal Canova, voglio dire alla Madonnina eseguita nel 1821 per la nobile famiglia Patrizi di Roma". In quest'ultimo volume è contenuta anche una delle pochissime fotografie pubblicate della Madonnina, pubblicate per cura di Alessandro d'Este con note documentate). Cosi soprattutto riscontriamo in Antonio d'Este, Memorie di Antonio Canova, Roma 1854, dove, nel solito catalogo cronologico in appendice, ritroviamo la stessa identica citazione del Cicognara, ma anticipata di un anno (cfr. Antonio d'Este, op. cit., pag. 344: 1821 - Busto di Maria Vergine, minore del vero posseduto dalla nobile famiglia Patrizi di Roma).

Molto interessante, dicevamo, quest'ultima attribuzione in quanto lo scultore Antonio d'Este era non solo uno dei migliori e più antichi amici del Canova, ma in particolare fungeva da factotum del più celebre collega, seguendolo e indirizzandolo per tutto quanto concerneva il lato pratico dell'attività artistica, sicché, tra l'altro, come ricorda egli stesso nel volume di memorie appena citato, era proprio lui a stabilire ordinariamente il prezzo delle opere canoviane (cfr. Antonio d'Este, op. cit., pag. 85).

Da notarsi a questo punto che il nome di Antonio d'Este ricompare anche in quasi tutte le carte del Fondo Patrizi conservate nell'Archivio Segreto Vaticano riguardanti il busto della Madonnina in questione, carte che, come abbiamo già accennato, anticipano l'opera di ben 24 o 25 anni rispetto alla data fin ora ricordata, collocandola nella primavera-estate del 1797.

Alla luce delle carte Patrizi riteniamo che quest'ultima data sia la più esatta, ma per chiarire meglio i termini dei documenti d'archivio che la avallano è necessario ora accennare brevemente alla situazione della famiglia Patrizi all’epoca di cui si tratta, e ai suoi rapporti con Antonio Canova e Antonio d’Este. La famiglia Patrizi-Montoro, una delle più illustri della nobiltà romana, ma di origine senese, era composta nel 1797 dalla marchesa Porzia, rimasta alla morte del padre unica erede della casata, e da suo marito, il marchese Francesco Nero che, dopo il matrimonio, aveva assunto il cognome della moglie, Patrizi-Nero-Montoro; i Patrizi risiedevano abitualmente a Roma, nel palazzo di Piazza San Luigi de' Francesi 32. Primogenito di Porzia e Francesco Nero era Giovanni, il quale il 7 gennaio 1796 aveva sposato la principessa Cunegonda di Sassonia, imparentata con la famiglia reale francese. E proprio in relazione a questo matrimonio che troviamo per la prima volta avvicinato il nome di Canova e dei Patrizi, infatti nelle memorie di una discendente dei Patrizi (cfr. Maddalena Patrizi, Memorie di Famiglia 1795-1816, Roma 1912, pag. 13) si ricorda come, dopo il matrimonio di Giovanni con la principessa Cunegonda "fra gli amici nuovi che ingrossavano lo stuolo degli assidui di casa" si notasse Antonio Canova "che fece per la marchesa una soave testa di Madonna". Come lo scultore sia entrato in relazione con la nobile famiglia romana non sappiamo, certo è che ne nacque una buona conoscenza che includeva anche Antonio d'Este, tanto che quando il Canova abbandonò Roma dopo l'occupazione francese, nel maggio 1796, durante il viaggio di trasferimento al nord, fu ospite a Siena dei Patrizi che soggiornavano in quel periodo nelle loro terre di Toscana (cfr. in Antonio d'Este, Memorie di Antonio Canova, op. cit. pag. 401, la lettera del Canova e della Luigia Giuli al d'Este). Nell'archivio Patrizi poi un copialettere della stessa epoca dimostra addirittura come il d'Este, cui Canova aveva affidato partendo le cure del suo studio, non sentendosi al sicuro dalle prepotenze francesi in casa propria, si fosse trasferito nel palazzo Patrizi (cfr. Archivio Patrizi, Lettera B, Tomo 84, Lettere diverse ed altre posizioni dal 1773 al 1798, alla posizione N. 2: Copia lettere incominciato il 29 maggio 1798 fino al 30 ottobre 1798, venute da Siena, si vede la lettera indirizzata a Roma, al signor Girolamo Maldini, Maestro di casa, datata Siena 29 maggio 1798 a firma del Marchese Francesco Patrizi . Godo che il cittadino d'Este sia tranquillo in mia casa e lo saluterete caramente a mio nome").

Stabilite cosi le strette relazioni fra il Canova e la nobile famiglia romana a quest'epoca - il che rende verosimile l’ordinazione della Madonnina proprio in questi anni -, il primo dato preciso concernente il busto della Vergine lo troviamo nel fondo Patrizi dell'Archivio Segreto Vaticano: Archivio Patrizi, Lettera B, Tomo 344, Ecc.ma Famiglia Patrizi, Filza del Giornale 1796-1797-1798, cui nella Filza delle giustificazioni del Giornale dell'anno 1797, alla posizione N. 8, Riporto delle liste di spese fatte dall' Il.mo signor Marchese Francesco Patrizi da Gennaro a Ottobre 1797 si dice: Spese per l'immagine di Maria SS.ma allocata sul cantone del Palazzo - Addi 31 Maggio ad Antonio Canova per il Busto di Marmo della Madonna - 100 scudi.

Purtroppo non è stato possibile rintracciare la ricevuta che il Canova sicuramente rilasciò ai Patrizi quando gli furono consegnati i 100 scudi perché le Giustificazioni del Registro dei Mandati 1797, in cui tale ricevuta era probabilmente conservata, sono contenute nel Tomo 399 del Fondo Patrizi che, essendo in cattivo stato, non può essere consultato; altrettanto dicasi dei Tomi 439-440 (Archivio Patrizi, Lettera B) contenenti le Giustificazioni relative alle spese di vario genere per gli anni dal 1790 fino al 1823 circa.

Si deduce comunque dal breve appunto che accompagna il Riparto delle Spese sostenute dal Marchese Francesco, come inizialmente il Busto della Madonnina fosse destinato ad un’edicola già esistente sul cantone esterno del palazzo di San Luigi de' Francesi. Ancor oggi un'edicola si può vedere dove l'edificio fa angolo con Via Giustiniani, mentre numerose tracce dei lavori ordinati ed eseguiti per la sua sistemazione tra il 1796 e il 1797 si riscontrano in Archivio Patrizi, Lettera B, Tomo 400, Giustificazioni del Registro dei Mandati 1796, posizioni N. 45 e 52. Tuttavia è probabile che il prezioso Busto di Canova non abbia mai raggiunto la sua primitiva destinazione. I tempi turbolenti e la preoccupazione dei danni che l’opera avrebbe potuto subire esposta alle intemperie devono aver consigliato i Marchesi Patrizi a recedere da quell'iniziale proposito, preferendo un luogo più protetto.

Comunque la sicura controprova che il busto fu eseguito ben prima del 1821-22 si trova sempre nelle carte del Fondo Patrizi. Infatti in Archivio Patrizi, Lettera B, Tomo 436, Ecc.ma Famiglia Patrizi, Inventari, individui diversi di detta famiglia, Dal 1772 al 1814, alla posizione N. 58, è conservato fra gli altri Copia dell'Inventario dei Beni ereditari del fu

Marchese Francesco Patrizi, 28 Marzo 1814, compilato appunto dopo la morte del marchese avvenuta nel dicembre 1813, a beneficio dei suoi eredi. Questo inventario realizzato "ad istanza" dal cavaliere Giacomo Giustiniani, esecutore testamentario, fu condotto con tutti i crismi della legalità alla presenza del notaio, dei legali degli eredi, di testimoni e con l'intervento di esperti e periti che garantissero le stime dei vari oggetti inventariati. La parte dell'inventario che ci interessa è quella redatta "in nome di Sua Maestà il Re delle Due Sicilie occupante provvisoriamente gli Stati Romani, l'anno 1814,

il 22 del mese di Aprile”, poiché quel giorno fu fatta la "Stima degli oggetti di scultura esistenti nella nobile casa Patrizi". Fra gli altri viene ricordato "nella seconda anticamera del primo piano" un "Busto della Beata Vergine, opera del Signor Canova" stimata "in proporzione di ciò che vengono pagate le sue opere"- Fr. 477. L'expertise, come diremmo oggi, di tutte le opere di scultura conservate in casa Patrizi e in particolare del busto canoviano, fu fatta e controfirmata da Antonio d'Este.

A questo punto appare evidente che la Madonnina Patrizi era stata eseguita dal Canova ben prima del 1821-22, data riportata da tutti i cataloghi, se la troviamo citata e stimata in un inventario del 1814. Ciò a meno di non sostenere che il Canova esegui addirittura due busti, tutti e due del medesimo soggetto e per la medesima famiglia a distanza di 25 anni. Bisognerebbe però anche ipotizzare a questo punto, che il primo busto sia scomparso, mentre del resto non esiste traccia del secondo nelle carte Patrizi riguardanti gli anni 1821-22.

Bisogna allora concludere che, per circostanze che non conosciamo, il busto fu incluso in tutti i più antichi cataloghi dell'opera canoviana, ma posticipato di più di venti anni, secondo una datazione errata che si ripete anche nell'elenco accluso alle Memorie di Antonio d'Este, il quale pure aveva autenticato e stimato il busto nel 1814. Ciò si spiega in quanto quest'ultimo catalogo non deve essere considerato opera dell'autore delle Memorie, bensì come un'aggiunta del curatore ed editore del libro, Alessandro d'Este, il quale evidentemente non si basò su una documentazione lasciata da Antonio - che all'epoca della pubblicazione nel 1864 era già morto - ma sui cataloghi già pubblicati perpetrandone cosi l'errore.

 

Ferdinando Mazzocca