TIMED AUCTION | BOOKS, MANUSCRIPTS AND AUTOGRAPHS, DRAWINGS AND PRINTS

25 JUNE - 4 JULY 2022

TIMED AUCTION | BOOKS, MANUSCRIPTS AND AUTOGRAPHS, DRAWINGS AND PRINTS

Timed auction, 1138
FLORENCE
Palazzo Ramirez-Montalvo
NO
Viewing
EXIBITHION
FLORENCE

Saturday 25 June 2022 10am-6pm
Sunday 26 June 2022 10am-1pm
Monday 27 June 2022 10am-6pm
Tuesday 28 June 2022 10am-6pm

 
 
 
Estimate   50 € - 10000 €

All categories

1 - 30  of 148
2
(Libro d’ore - Illustrati 500) Hore diuine virginis Marie secundum vsum Romanum cum alijs multis folio sequenti notatis vna cum figuris Apocalipsis & destructio Hierusalem & multis figuris, Biblie insertis. (Parisius nouiter īpressum p[er] Germano Hardouyn Librario. Cōmorante inter duas portas Palatij ad intersignium sancte margarete. Anno dñi. M.ccccc.xxxiij). [1533].

SPLENDIDO LIBRO D’ORE STAMPATO SU PERGAMENA E FINEMENTE MINIATO IN ORO E A COLORI.

Germain Hardouyn fu un prolifico tipografo, libraio ed editore attivo a Parigi dal 1500 al 1541, inizialmente con il fratello Gillet o Gilles. I due Hardouyn fornirono al mercato parigino e alla provincia un gran numero di libri d’ore a stampa, pubblicazioni tipiche degli editori e tipografi di Parigi nel Rinascimento: ne furono prodotte innumerevoli edizioni tra il 1488 e il 1568. La nuova tecnologia di stampa si sostituì infatti al lungo lavoro di copisti e miniaturisti, consentendo di creare multipli che potevano raggiungere un pubblico più ampio. La crescente classe media urbana fu uno dei principali acquirenti di questo tipo di libri, belli come i preziosi manoscritti che venivano creati per le classi nobili. Sebbene alcuni libri d’ore a stampa fossero lasciati in bianco e nero, molti ebbero le loro illustrazioni sontuosamente dipinte a mano, come nel presente caso. Gli artisti che le coloravano erano spesso attivi anche come miniatori tradizionali, rendendo difficile distinguere le illustrazioni da quelle che si trovavano nei manoscritti. Poiché i due Hardouyn, oltre che come tipografi, erano registrati anche come miniatori, cosa rara nel commercio di libri, i loro libri d’ore a stampa sono spesso eccezionalmente ben dipinti, del tutto simili a manoscritti miniati. Il presente esemplare ha una colorazione vivace e accuratissima, illuminata da eleganti rifiniture dorate. Datato 1533 al colophon, reca tuttavia alla carta A4v l’almanacco per gli anni 1520-1532. L’opera si apre con il frontespizio, decorato dalla grande marca tipografica di Hardouyn, al verso del quale troviamo un Uomo Anatomico scheletrico con agli angoli altre quattro piccole miniature relative ai quattro temperamenti medioevali. Le altre illustrazioni a piena o a tre quarti di pagina rappresentano per lo più scene della vita della Vergine Maria (Annunciazione, Natività, Annuncio ai Pastori, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto, Crocifissione, Pentecoste), ma anche scene bibliche come Adamo ed Eva con il Serpente sotto all’Albero della Conoscenza, e Davide e Betsabea. Le dodici miniature più piccole sono altrettanto curate: si confronti l’Arcangelo Michele della presente copia con quello dell’esemplare conservato al Met di New York:

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/468941

In 8vo (155 x 103 mm). Segnatura: a-m8 ā7. Paginazione: [95] carte [su 96, assente l’ultima ā8], con 20 [di 21] grandi miniature policrome con dettagli dorati (inclusi il frontespizio, l’illustrazione con l’Uomo Anatomico, 6 piena pagina e 14 a tre quarti di pagina), e 12 miniature più piccole. La pagine di testo presentano ciascuna una banda laterale miniata con decoro floreale in blu, rosso e verde su fondo beige, mentre le venti miniature grandi sono tutte inscritte in cornici architettoniche dorate. Numerosissime piccole iniziali dorate di diverse dimensioni su fondo blu e arancione. Legatura ottocentesca in vitellino, piatti con decorazione a secco entro filetto dorato, dorso a nervi con fregi e filetti dorati, unghiature dorate agli angoli, sguardie in carta moirée fuxia, tagli dorati. Antica firma di proprietà “Don Salvatore Pardo” in calce al frontespizio. -- Assente l’ultima carta, frontespizio un po’ sciupato, strappetto marginale senza perdite a E2, in alcune parti il testo è pallidamente cassato riga per riga o con segni verticali o diagonali, legatura un po’ sciupata e altre minori tracce d’uso e del tempo, ma nel complesso copia buona e genuina.

L’opera è descritta in P. Lacombe, Livres d’Heures imprimés au XVe et au XVIe siècle, Paris, 1907, p. 222-223, no. 396.

SPLENDID BOOK OF HOURS PRINTED ON VELLUM AND FINELY HAND-COLOURED.

[95] of [96] leaves (lacks the last leaf) with 20 [of 21] large illustrations and 12 smaller ones, all finely hand-coloured. -- Marginal tear without losses to E2, in some parts the text is palely crossed out line by line or with vertical or diagonal signs, slightly worn binding and other minor traces of use and time, but overall a good and genuine copy. Detailed description and additional images upon request.
Estimate 8.000 / 12.000
Auction closed
12

Statuti, e Rubriche della Signoria della Sassetta. XVII-XVIII secolo.

 

AFFASCINANTE MANOSCRITTO relativo a Sassetta in provincia di Livorno. Il volume si apre con un antico indice che comprende le seguenti voci: del modo di procedere nelle cause civili, dell’esecuzione delle scritture private, de sospetti e fuggitivi, del modo di creare gli huomini del Consiglio, del modo di far Consiglio, del parlare disonestamente dell’offitio dei Consoli, dell’offitio del Camarlingo, del Cappellano, degli Ambasciatori, della bestemmia, pena a chi commetterà furti, del vendere il ciuco, del non lasciare i cani sciolti, del fare il pagliaio, del modo di seminar fiori, ecc. Questo indice, scritto da mani diverse, ricopre le prime sette pagine. In fine vi è un elenco della Tariffa della Gabella. Si segnala il paragrafo dedicato alla bestemmia, che recita: “A tutti quelli di qual grado, o condizioni … che bestemiaranno, o diranno in dispregio di Dio, e sua Gloriosa Madre, e di tutti li Santi e Sante, sia pena per la prima volta dodici lire, la seconda lire ventiquattro, per la terza lire quarantotto, e la perforazione della lingua per la quarta …”.

 

Manoscritto cartaceo in 4to grande (278 x 210 mm) di [97] carte scritte da varie mani (carte iniziali e finali controfondate, strappi, antichi restauri e altri difetti). Legatura coeva in pelle su assicelle di legno con borchie ai piatti, resti di fermaglio.

 

FASCINATING MANUSCRIPT on paper containing statutes relating to Sassetta in the province of Livorno. 17th-18th century. Detailed description and additional images upon request.

 

 

 

Estimate 500 / 1.000
Price realized:  Registration
Auction closed
13

Antico erbario con centinaia di campioni essiccati. Seconda metà del XVIII secolo.

 

AFFASCINANTE ERBARIO ANTICO, CON CENTINAIA DI FIORI E PIANTE PRESSATI, con la loro didascalia manoscritta in calce con nome e informazioni in latino. Poiché il nome di Carlo Linneo (1707-1778) compare in varie didascalie, l’album può essere fatto risalire alla seconda metà del Settecento, anche se l’opera contiene note manoscritte da altra mano che paiono più antiche. I campioni, che si sono mantenuti generalmente bene, sono applicati per lo più su carta rustica, ma a volte anche su carta più fina.

 

Pressare fiori e piante per preservarne la bellezza e imparare a discernere le innumerevoli specie è un hobby diffuso, ma non molti sanno che la creazione di erbari ha origini remote: il più antico di cui si abbia nozione risale al botanico bolognese Luca Ghini (1490-1556), primo a sperimentare l’essiccazione delle piante per fini didattici e ideatore anche del primo giardino botanico d’Europa a uso universitario. Sfortunatamente, nessuno dei suoi delicati erbari è giunto fino a noi, anche se si è conservato quello del suo allievo Gherardo Cibo, realizzato intorno al 1532. Mentre la maggior parte dei primi erbari erano costituiti da fogli rilegati in libri, il celebre botanico svedese Carlo Linneo ebbe l’idea di mantenerli su fogli liberi che ne consentissero un facile riordino all’interno degli armadi. La sua raccolta di campioni essiccati, che contiene oltre 4.000 tipi, appartiene oggi alla Linnean Society in Inghilterra. Molte università, musei e giardini botanici conservano erbari: le istituzioni di tutto il mondo sono censite nell’Index Herbariorum, che conta più di 3000 sedi con 273 milioni di esemplari, di cui circa 120 in Italia, che conservano 9 milioni di esemplari.

 

4 volumi (ca. 230 x 150 mm). Volume che inizia con Jacea: [1] 75 [1] 52 carte. Volume che inizia con Oleander: 25 [4] 81, 23 carte numerate inframmezzate da [10] non numerate. Volume che inizia con Sabina: 68, 39 [1] 27 carte. Gallerie di tarlo. Volume che inizia con Sambucus: 61 [3] 62-110 carte. Piccole gallerie di tarlo. Mezza pelle coeva, piatti in cartonato rustico (difetti vari). -- Alcune carte sono numerate ma non contengono piante, alcuni campioni sono scollati, altri un po’ frantumati, occasionali gallerie di tarlo e gore, ma stato di conservazione nel complesso buono e assolutamente genuino.

 

FASCINATING 18TH CENTURY HERBARIUM, WITH HUNDREDS OF PRESSED FLOWERS AND PLANTS, with their handwritten caption at the bottom with name and information in Latin. Since the name of Charles Linnaeus (1707-1778) appears in various captions, the album can be traced back to the second half of the 18th century, although the work contains handwritten notes from another hand that seem older. The samples, which have generally kept well, are mostly applied on rustic paper, but sometimes also on finer paper. -- Some papers are numbered but do not contain plants, some samples are unglued, others a bit shattered, occasional worm trails and water stains, but the overall state of conservation is good and absolutely genuine. Detailed description and additional images upon request.

 

(4 volumi)

 

 

 

Estimate 3.000 / 6.000
Price realized:  Registration
Auction closed
17

Libro di preghiera ottomano firmato da Mehmet Sadeq Bekazizadeh, datato 1201 (i.e. 1786-1787 d.C.)

 

MAGNIFICO MANOSCRITTO OTTOMANO MINIATO, datato 1201 (anno che corrisponde al nostro 1786-1787 d.C.) e firmato da Mehmet Sadeq Bekazizadeh, allievo di Hajj Hafez Mehmet Efendi. Si tratta di un’opera devozionale interamente dedicata al profeta Maometto celeberrima in tutto l’islam sunnita: il Dalā’il al-Ḫayrāt dell’imām e mistico ṣūfī berbero-marocchino Abū  ͨAbd-Allāh al-Ǧazūlī (semplicemente noto come imām al-Ǧazūlī e morto circa il 1465). Per esteso il titolo è rimato e suona: Dalā’il al-Ḫayrāt wa Šawāriq al-Anwār fī ḏikr aṣ-Ṣalāt ͨalá an-Nabī al-Muḫtār, vale a dire: “I segni dei benefici e i brillanti scoppî di luce nel ricordo benedetto dell’Eletto Profeta”. Questa famosa compilazione di preghiere in nome e in lode del Profeta Maometto e divenuta da secoli canonica in tutto il mondo sunnita, regolarmente recitata singolarmente o in gruppi dai devoti al culto del Profeta come perfetto modello della tradizione islamica. La particolare forma di sentimento religioso di cui questo testo è investito dai fedeli lo rende nella pietà popolare islamico-sunnita persino veicolo di miracoli, in virtù della diretta invocazione al Profeta, e dunque oggetto esso stesso di appassionata devozione, quasi talismano dalle intrinseche proprietà virtuose e curative, secondo solo al Corano stesso. Il testo contiene preghiere composte dallo stesso al-Ǧazūlī, litanie, recitazioni dei Nomi di Dio, passaggi coranici e ritmi poetici, tutto in lode e suffragio del profeta dell'islam come guida, ispiratore e salvatore della vita del pio musulmano.

 

Manoscritto islamico su carta di 168 x 109 mm, di [74] carte, contenente due miniature a piena pagina che raffigurano vedute delle aree sacre di La Mecca e di Medina, rispettivamente, ossia dei due luoghi più santi dell’islam, due incipit finemente decorati e numerose barre decorate a indicare le diverse sezioni del testo, scritto con inchiostro nero; ogni pagina è riquadrata da una doppia cornice dorata e contiene altri piccoli elementi dorati; le note in margine sono in inchiostro rosso. Legatura coeva “a busta” in vitellino marrone riccamente decorato in oro ai piatti e all’aletta di chiusura, sguardie in carta rosa, resti di doratura ai tagli. -- Un timbretto circolare abraso alla prima carta e in margine ad un’altra carta, un angolino asportato, manca una minima sezione (non decorata) al dorso della legatura, che presenta trascurabili tracce d’uso, come anche il margine inferiore delle pagine di testo. Nel complesso copia molto buona.

 

MAGNIFICENT ILLUMINATED OTTOMAN MANUSCRIPT, a prayer book signed by Mehmet Sadeq Bekazizadeh, dated 1201 (i.e. 1786-1787 AD). [74] ll. containing: two full-page miniatures that depict views of the sacred areas of Mecca and Medina, respectively, the two holiest places in Islam; two finely decorated incipits; numerous decorated bars to indicate the different sections of the text, which is written in black ink. Each page is enclosed within a double golden frame and contains other small golden elements; the marginal notes are in red ink. Contemporary “envelope” binding in brown calf richly decorated in gold on the covers and on the closing flap, endpapers in pink paper, remnants of gilding on the edges. - A small circular stamp abraded on the first leaf and in the margin of another leaf, a corner removed, a minimal section (not decorated) is missing from the back of the binding, which shows negligible traces of use, as well as the lower margin of the pages of text. Overall very good copy. Detailed description and additional images upon request.

 

 

Estimate 3.000 / 6.000
Auction closed
18

Manoscritto della Bhagavadgītā (o Bhagavad Gita) in sanscrito classico. India, probabilmente Kashmir, XIX secolo.

 

PREZIOSO MANOSCRITTO SPRITUALE INDUISTA DAI CROMATISMI INTENSI. La Bhagavadgītā (“Canto del Divino” o “Canto dell’Adorabile” o, meno comunemente, il “Meraviglioso canto del Divino”) è un antico testo indiano, che contiene il dialogo tra il principe-guerriero Arjuna e il Dio Krishna sul campo della battaglia di Kuruksetra, che durerà 18 giorni. Si tratta di una parte di circa 700 versi divisi in 18 canti del grande poema epico Mahābhārata, uno dei testi religiosi più importanti dell’Induismo, nel quale si trova l’antefatto della battaglia di Kuruksetra. A seguito di una faida famigliare, Arjuna e i suoi fratelli vengono defraudati del loro regno. Al momento della guerra, Arjuna sceglie di allearsi a Krishna, che gli si offre come auriga, ma il virtuoso principe-guerriero è assalito dal dubbio perché sa che si troverà a dover combattere e quindi uccidere i membri della sua stessa famiglia, parenti, mentori e amici, facenti tuttavia parte della fazione dei malvagi Kaurava, usurpatori del trono di Hastināpura, i quali simboleggiano anche metaforicamente le difficoltà morali e fisiche di ogni essere e yogi. Di fronte a questa prospettiva drammatica, Arjuna si lascia prendere dallo sconforto, rifiutandosi di combattere. A questo punto il suo auriga Krishna, principe del clan degli Yādava ma in realtà avatar di Visnu qui inteso come divinità suprema, si avvia ad impartirgli degli insegnamenti, dal profondo contenuto religioso, per dissiparne i dubbi e lo sconforto. Il dialogo tra il principe e il Dio è la summa della più antica tradizione filosofica indiana. In esso sono illustrati i diversi cammini, le regole dell’agire spirituale, il fervore del mistico, la disciplina dell’asceta, la meta ultima. Denominata “il Vangelo dell’India”, la Bhagavadgītā è l’opera classica più famosa della letteratura religiosa induista.

 

Manoscritto cartaceo in 16 oblungo (ca. 95 x 165 mm) di [270] carte che includono [16] miniature a piena pagina, [20] pagine incorniciate e [17] carte bianche (di cui 11 di protezione alle tavole). Tutte le pagine di testo, di 6 righe ciascuna, sono poste entro una cornice arancione e presentano talora parti del testo in rosso e arancione; le pagine con cornici decorative (presumibilmente frontespizi) hanno 3 e 4 righe di testo ciascuna e presentano anche parti del testo in oro. Il blocco di testo è rilegato con una cordicella che trapassa il dorso della legatura in un solo punto; la legatura è un cartoncino rivestito in seta decorata (sciupata). -- Non si è potuta confrontare la copia con altra digitalizzata e dunque non si conosce il numero complessivo corretto delle carte e delle tavole; alcune miniature presentano abrasioni; tracce d’uso e del tempo.

 

PRECIOUS HINDUIST SPRITUAL MANUSCRIPT WITH INTENSE CHROMATISMS. Manuscript of the Bhagavadgītā (or Bhagavad Gita) in classical Sanskrit. India, probably Kashmir, 19th century. [270] leaves that include [16] full-page miniatures, [20] framed pages and [17] blank leaves (11 of which to protect the plates). -- It was not possible to compare the copy with another digitized one and therefore the total number of leaves and plates is not known; some miniatures show abrasions; traces of use and time. Detailed description and additional images upon request.

 

 

 

Estimate 1.000 / 2.000
Price realized:  Registration
Auction closed
19

(Islam) Manoscritto numerologico persiano. XIX secolo.

 

Manoscritto persiano su carta adespoto di contenuto mistico-magico sciita incentrato sui valori numerici, assoluti e combinatorî delle lettere arabo-persiane. Probabile provenienza di questo manoscritto pare l’area persiana occidentale. La datazione si può invece stimare, in assenza del colophon, al primo quarto del Diciannovesimo secolo. Purtroppo, infatti, dal manoscritto non sono reperibili né il titolo dell’opera, né il nome dell’autore, né quello del copista né luogo e data di produzione del presente codice. Il testo è mutilo in apertura, dal momento che la prima carta riporta il titolo rubricato faṣl-e dovvom, ossia “Capitolo Secondo”, laddove l’introduzione e il capitolo primo risultano evidentemente assenti.

 

Qua e là nel testo si incontrano griglie a quadratini non compilate, le cui caselle cioè non furono occupate dai corrispondenti valori alfanumerici. Tali griglie, distinguendosi dai più comuni “quadrati magici” (ar.: awfāq) sono chiamate alvāḥ (pl. del termine arabo lawḥ nel significato di “tavola”, “tabella”). Come è noto, la mistica numerologica nel mondo islamico ricoprì in ogni epoca un posto di rilievo nella coscienza della creazione come sommo mistero originato dall’Uno, ossia dal Divino. Nel corso dei lunghi secoli attraverso i quali la civiltà islamica si è formata, essa ha attinto ai più svariati patrimonî culturali euro-asiatici, come ad esempio il neoplatonismo mistico e la mistica cinese del luò-shū, ovvero il quadrato magico di base 3, caratterizzato dal fatto di mostrare lo stesso risultato sommando i valori di ogni riga, colonna e diagonale. Ciò viene considerato di ottimo auspicio, e indica di volta in volta congruenza ad un fine, favore celeste, buon bilanciamento nelle proprie virtù personali.

 

Il manoscritto appare prodotto di un ambiente di marcata appartenenza ideologica sciita tanto dell’autore quanto di alcuni dei possessori precedenti, dal momento che troviamo un riferimento a margine ai primi Califfi dell’Islam, specialmente ͨUṯmān, come “Faraoni”: politici corrotti e lontani dalla purezza necessaria a mantenere in vita lo spirito profetico di Maometto, cosa che secondo gli sciiti possono fare soltanto gli Imām quale autentico ponte tra umano e Divino. In particolare, ricorre nel testo il nome del Sesto Imām venerato dagli Sciiti Duodecimani, Ǧaͨfar aṣ-Ṣādiq (AD 702-65).

 

Nella seconda parte del manoscritto abbiamo infatti la conversione in valore alfanumerico (ar., pers.: abǧad) tanto di celeberrime fraseologie coraniche quanto di varî nomi-attributi divini, nella cosiddetta “Tavola Quarta” (pers.: lawḥ-e čahārom). Successivamente, il testo prende anche in considerazione il rapporto mistico tra le qualità degli elementi e le loro espressioni alfanumeriche, per poi passare ad un’analisi più dettagliata dei 99 Nomi di Dio tradizionali nell’Islam mistico sia sunnita che sciita, concentrandosi poi sulla formazione di quadrati magici di base 5, 6, 7 e persino a base 10. Una sezione successiva affronta le relazioni tra la numerologia e gli influssi planetarî anche nelle loro stazioni astrologiche (ar., pers.: burūǧ). Il manoscritto pare infine trattare il problema dell’interpretazione esoterica del carattere profetico nell’Islam (in sostanza la figura religiosa, quasi sovrumana e miti-storica di Maometto), delineando una sorta di “scienza del cuore” di derivazione sufica, e si conclude con la citazione della brevissima Sura conclusiva del Corano (CXIV, an-Nās: “Gli esseri umani”) preceduta da varî altri passaggi tratti dal testo sacro dell’Islam.

 

In 4to (ca. 250 x 175 mm). [8] carte iniziali più piccole seguite da [123] carte. Testo vergato in una variante dello stile nastaͨlīq, disposto su 15 righi a facciata impiegando inchiostro nero per il corpo di testo e rosso per termini-chiave, sovralineature, corrispondenze numeriche e titolature delle ripartizioni di testo interne. Legatura posteriore in cartone, dorso in tela (difetti). -- Prime e ultime carte gualcite e malconce, con perdita di una parte di una carta; scompleto.

 

 

Persian numerological manuscript from the 19th century. -- First and last ll. crumpled and battered, with loss of a part of a leaf; incomplete. Detailed description and additional images upon request.

 

 

 

Estimate 400 / 800
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21
Estimate 1.000 / 1.500
Price realized:  Registration
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23

MONTANELLI, Indro. Il vero della Rovere. Due tempi di Indro Montanelli. In collaborazione con: Vincenzo Talarico. [1965].

DATTILOSCRITTO ORIGINALE DELL’ADATTAMENTO TEATRALE de Il Generale della Rovere. Istruttoria di un processo, breve romanzo, in parte autobiografico, di Indro Montanelli, la cui prima versione, intitolata Pace all’anima sua, apparve nel dicembre 1945 sulla rivista “Il Mercurio”. Il racconto fu poi sviluppato e pubblicato in 8 pagine sul primo numero de “Il Borghese” il 15 marzo 1950. Lo scritto uscì lo stesso anno nel libro Pantheon minore, e dal 1961 è contenuto nei celebri Incontri. La vicenda fu inoltre trasposta nel film omonimo diretto da Roberto Rossellini nel 1959, al quale Montanelli stesso collaborò nella sceneggiatura assieme a Sergio Amidei, pubblicando nel medesimo anno il romanzo, all’inizio del quale avverte: “Questo piccolo libro non è che la traduzione in termini narrativi del cosiddetto «trattamento», su cui la sceneggiatura si è basata. L’ho scritto cioè come una storia, non come una pagina di Storia.” Il presente testo è l’adattamento teatrale scritto nel 1965 con Vincenzo Talarico (1909-1972), giornalista, sceneggiatore e attore italiano. Fu rappresentato al Teatro Sant’Erasmo di Milano (demolito nel 1969) e si è reperita una locandina di presentazione dello spettacolo a cura del “Teatro TDN di Maner Lualdi”, con regia di Lualdi, scene di Umberto Bertacca e interpreti: Mario Carotenuto, Tino Bianchi, Giancarlo Fantini, Gerhard Herter, Giuliana Rivera, Leopoldo Valentini.1 Questi nomi sono tutti trascritti a matita sul dattiloscritto, accanto alla lista dei personaggi. Le numerose note, scritte in una grafia che non è né quella di Montanelli, né quella di Talarico2, descrivono le azioni degli attori (“si ferma”, “si gira di fronte” ecc.), forniscono dati tecnici (“luce”, “buio”, “telefono”), ma in moltissimi casi si sostituiscono al testo dattiloscritto corrispondente, che viene cassato. Altre copie del dattiloscritto sono presenti presso la Fondazione Montanelli Bassi e la Fondazione Vincenzo Padula.

1: cfr.  http://www.teatronovecento.it/il-vero-della-rovere-1965-mario-carotenuto-tino-bianchi/

2: ringrazio Alberto Malvolti, presidente della Fondazione Montanelli Bassi, e Peppe Cristofaro, presidente della Fondazione Vincenzo Padula, che mi hanno fornito esempi della grafia di Montanelli e di Talarico.

Insieme composto da: 2 fogli non numerati 89 numerati 2 numerati a mano 87/88, tutti dattiloscritti, 1 foglio manoscritto, ciascuno inserito entro una busta di plastica trasparente all’interno di un faldone; conservata la cartellina cartonata originale. Numerosissime correzioni e note manoscritte a matita e inchiostro blu, verde e rosso; il verso di vari fogli reca ulteriori note e disegni che precisano la posizione degli attori sul palcoscenico e altri dettagli tecnici; al verso del foglio finale si trova l’indicazione manoscritta con matita rossa e lettere maiuscole “Peter Martell v. P. Mascagni 15 Roma”. Fogli ingialliti e altre minori tracce del tempo.

ORIGINAL TYPESCRIPT OF THE THEATRE ADAPTATION of Il Generale della Rovere. Istruttoria di un processo, a short novel, partly autobiographical, Indro Montanelli (1909-2001, one of the most famous Italian journalists), the first version of which, entitled Pace all’anima sua, appeared in December 1945 in the magazine “Il Mercurio”. Detailed description and additional images upon request.




Estimate 600 / 800
Price realized:  Registration
Auction closed
24

(Teologia - Filosofia - Morale) NICCOLÒ DA OSIMO. Incipit liber qui dicitur supplementum [Supplementum Summae Pisanellae]. [ca. 1485].

 

RARA EDIZIONE IN OTTAVO, CON INIZIALI MINIATE IN ROSSO, della celebre Summa Pisanella di Niccolò da Osimo, nato nella seconda metà del XIV secolo e morto a Roma nel 1453, predicatore francescano autore di numerosi trattati. “In quanto canonista e teologo moralista compose la sua opera più celebre: un Supplementum summae Pisanellae o summae casuum conscientiae (1444), consistente in un supplemento alla Summa casuum (o de casibus) conscientiae, detta Pisanella, del domenicano Bartolomeo da S. Concordio (o da Pisa, m. 1347), nota anche con il nome di Magistrutia. Il Supplementum fu stampato per la prima volta a Genova e a Venezia nel 1473, ma si contano numerose edizioni successive, tutte entro il XV secolo […]. La datazione dell’opera – ultimata il 28 novembre 1444 presso il convento milanese di S. Angelo – si legge dal colophon dell’edizione Norimberga 1488” (Treccani). L’opera è un’analisi in ordine alfabetico di tematiche di interesse teologico, filosofico e morale, da “Assassinus” a “Zelus”. Poiché mancano le carte iniziali e finali, e poiché la collazione dell’opera non sembra corrispondere a nessuna di quelle elencate da ISTC, non si sono potuti stabilire città di edizione, tipografo e data di edizione, ma le edizioni in ottavo sembrano risalire per lo più agli anni Ottanta del Quattrocento.

 

In 8vo piccolo (147 x 105 mm) di [343] carte segnate C-Z8 a-y8, assenti i fascicoli iniziali A-B, la carta g1 e il fascicolo finale, senza legatura. Testo in gotico su due colonne con iniziali miniate in rosso.

 

RARE 8VO EDITION, WITH INITIALS ILLUMINATED IN RED, of the famous Summa Pisanella by Niccolò da Osimo, Franciscan preacher author of numerous treatises. Disbound, lacks leaf g1 and the final quire. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate 250 / 500
Price realized:  Registration
Auction closed
25

(Bologna) BURZIO, Nicolò. Bononia illustrata. (Bononiae, ex officina Platonis de Benedictis, 1494).

 

RARISSIMA ANTICA GUIDA DI BOLOGNA, di cui ISTC conta solo 40 copie nel mondo (10 in Italia). Scritto da Nicolò Burzio per manifestare la propria gratitudine a Bologna e alla famiglia Bentivoglio, il volumetto vuole essere sia una guida per i visitatori della città, sia un sommario della sua storia letteraria e politica. Bologna stessa, parlando in prima persona, illustra le origini del proprio nome, la propria forma, i grandi uomini che l’hanno onorata e la onorano nei vari campi (dando così preziose notizie, specialmente sui contemporanei), le sue chiese, e i luoghi ameni nelle vicinanze; poi narra la propria storia nel Medioevo e le lotte tra le fazioni fino all’avvento dei Bentivoglio, di cui espone la genealogia. Nella conclusione è esaltato Giovanni II; seguono varie liriche latine, religiose e d’occasione, tra cui il Vaticinium composto per le nozze d’Annibale Bentivoglio nel 1486. 

 

In 4to piccolo (190 x 140 mm). Segnatura: a-d8 e6. Paginazione: [38] carte. Occhietto in carattere gotico stampato in rosso, intitolazioni a carta a1v e a2v stampate in rosso. Il nome dell’autore, Nicolò Burzio, compare a carta a1v nell’intitolazione del carme dedicatorio, e nelle intitolazioni dei carmi aggiunti in fine. Colophon a carta e6r. Pergamena rigida ottocentesca con tassello scuro e piccoli fregi dorati al dorso. -- Frontespizio arrossato, restaurato lungo i margini e fragile, piccoli restauri e pecette ai margini delle carte successive, postille antiche (una rifilata), alle carte c6-c8 un rettangolino di margine esterno e di una piccola porzione del testo è stato reintegrato supplendo il testo a mano in modo assolutamente conforme al carattere a stampa, ultima carta controfondata su cartoncino leggero.

 

Goff B1329. H 4148*. IGI 2274. BMC VI 827. GW 5794. ISTC ib01329000.

 

VERY RARE ANCIENT GUIDE OF BOLOGNA, of which ISTC has only 40 copies in the world (10 in Italy). Title-page is age-toned, restored along the margins and fragile, small restorations at the margins of the subsequent leaves, ancient annotations (one trimmed), on ll. c6-c8 a rectangle of external margin and a small portion of the text has been reinstated with text handwritten in a manner consistent with the printed font, last paper backed on light cardboard. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate 2.000 / 2.500
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27

(Sapere enciclopedico - Illustrati 500) RICCHIERI, Ludovico. Lectionum antiquarum libri XVI. ([Var. B:] Basileae, apud Ioannem Frobenium, M. Martii D. XVIII 1518).

 

BELLISSIMO POST-INCUNABOLO FRESCO E GENUINO, che sarebbe perfetto se non mancassero, presumibilmente ab origine, le carte Ff3 e Ff4, sostituite da Ee3 ed Ee4 (che quindi sono doppie), cosa peraltro sfuggita al famoso libraio londinese Bernard Quaritch visto che ha scritto alla fine “collated & complete”. Prima impressione della seconda edizione della grande opera del filosofo e umanista che insegnò a Padova, apparsa per la prima volta a Venezia l’anno precedente. Tratta le scienze e la cultura dell’antichità in modo enciclopedico, includendo musica e teatro, medicina, botanica, zoologia, astronomia e astrologia, iconografia, e altro. Splendide cornici e iniziali xilografiche.

 

In folio (314 x 217 mm). [80] 862 [2] pp. Frontespizio entro grande cornice xilografica abitata, altra cornice figurata alle due carte successive, iniziali xilografiche, marca tipografica in fine. Legatura coeva in pelle di scrofa decorata a secco su assicelle di legno, dorso a nervo con tassello posteriore, assenti i fermagli. Nota di B. Quaritch “collated & complete”. Occasionali postille coeve. -- Ff3-4 assenti in quanto erroneamente scambiate con Ee3-4, forellini di tarlo al frontespizio e altri difetti minimi.

 

FRESH AND GENUINE POST-INCUNABLE, which would be perfect if leaves Ff3 and Ff4 were not missing, presumably ab origine, replaced by Ee3 and Ee4 (which are therefore double), a fact that escaped the famous London bookseller Bernard Quaritch as he wrote at the end “collated & complete”. Detailed description and additional images upon request.

 

 

Estimate 600 / 800
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28

(Islam) Andrés, Juan. Opera chiamata confusione della setta machumetana. Il mese di Marzo 1537 (Stampata in Spagna ne la città di Seuiglia [i.e. Venezia], 1537. Il mese di Aprile.)

 

PRIMA EDIZIONE ITALIANA, SECONDA IMPRESSIONE, del Libro que se llama confusión de la Secta Mahometana y del Alcorán (Valencia, 1515) di Juan Andrés (fl. 1487-1515), nome scelto al battesimo da uno studioso musulmano spagnolo convertitosi al cattolicesimo. Sebbene scritta per incoraggiare i musulmani a convertirsi al cristianesimo, l’opera fu successivamente bandita dall’Inquisizione spagnola a causa delle ampie citazioni del Corano che conteneva. Ciononostante, ebbe molte ristampe e venne successivamente tradotta in francese (1574), olandese (1580), latino (1595), tedesco (1598), inglese (1652).

 

In 8vo piccolo (145 x 92 mm). 74 [2] carte. Pergamena moderna con tasselli in marocchino rosso al dorso. -- Gallerie di tarlo ai contropiatti e pagine adiacenti che toccano in pochi punti e senza perdite le carte di testo, pallido alone all’angolo superiore interno, margine superiore corto e talvolta rifilato, la carta K3 con il colophon ha la metà inferiore asportata, presente l’ultima carta con marca tipografica che raffigura le basi di due colonne. Variante B con “Il mese di Aprile” al colophon (al posto de “Il mese di Marzo”).

 

FIRST ITALIAN EDITION, SECOND IMPRESSION, of the Libro que se llama confusión de la Secta Mahometana y del Alcorán (Valencia, 1515) by Juan Andrés (fl. 1487-1515), name chosen at baptism by a Spanish Muslim scholar who converted to Catholicism. -- Worm trails on the inside of covers and djacent pages that touch the text ll. in a few points and without loss, pale stain to the upper inner corner, short and sometimes trimmed upper margin, l. K3 with the colophon has the lower half removed. Variant B with “Il mese di Aprile” in the colophon (instead of “Il mese di Marzo”). Detailed description and additional images upon request.

 

 

Estimate 200 / 400
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29
Estimate 200 / 300
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30

(Stregoneria - Demonologia - Occulta) BODIN, Jean. Demonomania de gli stregoni, cioè furori, et malie de' demoni […]. Di nuovo purgata, & ricorretta. In Venetia, presso Aldo, 1592.

 

BELLA COPIA DI QUESTO CELEBRE TRATTATO CONTRO LA STREGONERIA, qui nella sua terza edizione aldina ritenuta da Renouard più corretta delle due precedenti del 1587 e 1598 (Annales des Aldes, p. 248). Jean Bodin (1529-1596), filosofo, economista e giurista francese che ebbe molta influenza sulla storia intellettuale dell’Europa, avendo dovuto istruire come giudice un processo contro Jeanne Harvilliers, accusata di stregoneria e arsa nel 1578, scrisse poi De la Démonomanie des sorciers, una sorta di guida per i tribunali in cui invocava pene severe contro chiunque fosse accusato di stregoneria. Pubblicato per la prima volta nel 1580, il trattato ebbe numerose edizioni in lingue diverse, contribuendo enormemente al diffondersi della paura delle streghe e alla loro conseguente persecuzione. L’opera è divisa in quattro libri che affrontano tra l’altro i seguenti argomenti: otto pagine iniziali contro gli astrologi, definizione di sortilegio, differenza tra spiriti buoni e maligni, profezie, magia, invocazione di spiriti maligni, estasi dei sortilegi, licantropia, copula tra streghe e demoni, modi per difendersi dagli incantesimi, prove per verificare il delitto di stregoneria, castighi da infliggere. Il volume termina con la confutazione delle opinioni del demonologo olandese Johann Wier (1515-1588) e contiene anche, dopo la ricca “Tavola delle cose più notabili”, un elenco di quattro pagine dei “Liobri di stampa d’Aldo, nella libraria di Venetia”.

 

In 4to (214 x 156 mm). [lii] 419 [1] pp. Pergamena flessibile coeva con titolo anticamente manoscritto in bella grafia al dorso. -- Frontespizio un po’ polveroso e con qualche pallida macchietta, impercettibile galleria di tarlo al margine interno delle prime carte, qualche carta occasionalmente ingiallita, rare sottolineature, qualche macchiolina ai tagli, ma nel complesso bella copia croccante e genuina.

 

GORGEOUS COPY OF THIS FAMOUS ESSAY AGAINST WITCHERY, here in its third Aldine edition considered by Renouard to be more correct than the previous two of 1587 and 1598 (Annales des Aldes, p. 248). -- The title page is a bit dusty and with some pale speckles, an imperceptible worm trail in the inner margin of the first ll., some ll. occasionally yellowed, rare underlining, a few specks on the edges, but overall a nice crisp and genuine copy. Detailed description and additional images upon request.

 

Estimate 1.500 / 3.000
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1 - 30  of 148