ARCADE | 14th TO 20th CENTURY Paintings

ARCADE | 14th TO 20th CENTURY Paintings

Auction

FLORENCE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
26 FEBRUARY 2019
10.30 a. m. Lots 1-120

14.30 p. m. Lots 121-234

16.30 p. m. Lots 251-436

Viewing

FLORENCE
22nd - 25th February 2019
10 a.m. - 1 p.m. / 2 p.m. - 7 p.m.
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  of 417 LOTS
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Agostino Ugolini

(Verona, 1755-1824)

I SANTI VINCENZO FERRER, ROCCO, CARLO BORROMEO E ANTONIO ABATE

olio su tela ovale, cm 110x136

 

SAINT VINCENT FERRER, SAINT ROCH, SAINT CHARLES BORROMEO AND ANTHONY THE ABBOT

oil on oval canvas, cm 110x136

 

Iscrizioni

Sul libro aperto i capolettera “A” ed “U” iniziali del pittore

Sul retro della tela in basso a destra: “August. Ugolini pinx: / Anno MDCCCXIV”

Sul retro della tela in basso a sinistra: “Angelus Locatelli omn. S.S. Archip. / Prior in S. Luca cum sua Paroecia translatus / aere proprio”

Sul retro del telaio in alto: “12 Agosto 1814”

 

Bibliografia

D. Zannandreis, Le vite dei pittori scultori e architetti veronesi pubblicate e corredate di prefazione e di due indici da Giuseppe Biadego [ms., 1831-1834], ed. Verona 1891, p. 512; G. Belviglieri, Guida alle chiese di Verona, Verona 1898, p. 130; A.Tomezzoli, Verona, in La pittura nel Veneto. L’Ottocento, tomo I, a cura di G. Pavanello, Milano 2002, pp. 313-314, p. 363 nota n. 26.

 

Allievo di Giovanni Battista Burato, Agostino Ugolini nel 1775 viene eletto accademico e nel 1786 professore dell’Accademia veronese. Erede del classicismo dei Cignaroli, si distingue nel campo della ritrattistica e della pittura sacra, ricoprendo il ruolo di pittore ufficiale del clero con un fare artistico che si mantiene nel solco della tradizione.

La tela qui offerta mostra le ottime capacità tecniche e di disegno dell'artista e il suo costante studio delle opere dei maggiori pittori del Seicento del classicismo romano-bolognese, di cui il Cignaroli, altro suo importante modello, fu raffinato interprete. Si suggerisce un confronto con la pala raffigurante la Madonna col Bambino e Santi, realizzata dall’Ugolini nel 1794 per la cappella Maffei della cattedrale di Verona, ove tutt’oggi è conservata.

 

Estimate   € 8.000 / 12.000
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Antonio Franchi

(Villa Basilica, Lucca, 1638 - Firenze, 1709)

LA MADDALENA CHE RINUCIA ALLE VANITÀ

olio su tela, cm 96x118

 

THE REPENTANT MAGDALENE

oil on canvas, cm 96x118

 

Bibliografia di riferimento

F. S. Baldinucci, Vita di Antonio Franchi lucchese, pittor lucchese, Firenze, Biblioteca Nazionale, Cod. palt. 565, vol. I, c. 25v; M. Gregori, Ricerche per Antonio Franchi, in "Paradigma", 1, 1977, pp. 65-89.

 

Ricordata come dispersa da Mina Gregori nell'approfondimento dedicato dalla studiosa ad Antonio Franchi nel 1977 (M. Gregori, Ricerche per Antonio Franchi, in "Paradigma", 1, 1977, pp. 65-89), l'animata e voluttuosa tela qui presentata può essere identificata con certezza con quella dettagliatamente descritta da Francesco Saverio Baldinucci nella biografia dedicata al pittore lucchese: "Tra gl'altri quadri fatti per questa gran Principessa fu molto stimato quello di due braccia e mezzo in cui rappresentò Santa Maria Maddalena penitente che tornata pomposa ma convertita dalla predica di Cristo, se ne sta sedendo sopra d'un letto, riguardando cogl'occhi lacrimanti il Cielo, donde si vedono venire con vago splendore adorni più angioletti, parte de quali portano strumenti di penitenza; altri, calati in terra, strappano vezzi e collane e spezzano specchi e vasi e alcuni altri con lingue di fuoco significanti l'amor di Dio, fulminano gl'amori carnali, i quali, investiti di tali fiamme, se ne fuggono mezzi incendiati" (F. S. Baldinucci, Vita di Antonio Franchi lucchese, pittor lucchese, Firenze, Biblioteca Nazionale, Cod. palt. 565, vol. I, c. 25v).

La commissione dell'opera al Franchi da parte della "gran Principessa" citata da Baldinucci, ovvero Vittoria della Rovere, madre del granduca Cosimo III de' Medici, trova conferma negli scritti autografi conservati agli Uffizi dove il pittore aveva annotato: "La G. Duchessa Madre mi ha ordinato per mezzo del Sig.r Diacinto Marmi un quadro di circa due braccia di una S. maria madalena in atto di rinuntiar le vanità del mondo, o vero S.ta Pelagia o S.ta Egittiaca a mia elettione." (BSU, ms 354, Carte manoscritte originali del pittore Antonio Franchi il lucchese): contratti, diari, conti, ricevute, ricettari in vari fascicoli di vario formato, 2; c. 17v).

L'appunto risale al 1687 e il 5 ottobre dello stesso anno la tela viene saldata per il valore di 60 scudi: dal 1674 l'artista lucchese si era trasferito a Firenze, andando a ricoprire il ruolo di pittore di corte già del Sustermans e godendo della stima incondizionata di Vittoria della Rovere che gli accordava grande libertà nella scelta dei soggetti da dipingere come chiaramente si evince dallo scritto riportato.

Confronti stringenti si possono stabilire con un paio di dipinti considerati capolavori del Franchi, il Tempio d'Amore e il Salomone adora un idolo pagano, eseguiti intorno al 1675 per il Marchese Pier Francesco Rinuccini, pervenuti in seguito per via ereditaria alla famiglia Corsini e quindi venduti sul mercato antiquario londinese, e con la Venere e amorini realizzata per la principessa Violante nel 1694, ora nei depositi delle Gallerie fiorentine.

Nonostante il soggetto sacro, il nostro dipinto rivela la medesima connotazione mondana e una analoga "vena arcadica ed erotica", come evidenziato da Mina Gregori, nonché un gusto improntato verso un "venezianismo classicheggiante" e una ricca gamma cromatica giocata su tinte smaglianti, indaco, giallo e damasco, proprie della produzione pittorica del Franchi fra gli anni Ottanta e i Novanta del Seicento.

La finezza esecutiva,  dall'attenta resa dei capelli ondulati alla descrizione delle stoffe cangianti impreziosite di lumeggiature, e l'illustre committenza medicea ampiamente documentata, rendono l'opera un ritrovamento di estrema importanza.

 

Il dipinto è corredato di perizie scritte di Paola Betti e di Federico Berti.

Estimate   € 40.000 / 70.000
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Artista toscano del sec. XVII                                             

I TRE GIOVANI EBREI GETTATI NELLA FORNACE ARDENTE                         

olio su tela, cm 200x250                                                  

                                                                          

Tuscan artist, 17th century                                               

THREE YOUNG JEWS THROWN INTO THE BURNING FURNACE                          

oil on canvas, cm 200x250                                                 

                                                                          

                                                                          

Tema del dipinto è un passo tratto dal libro di Daniele (3, 1-50), relativo

ai tre giovani (Anania, Azaria e Misaele) condannati alla pena del fuoco da

Nabucodonosor per aver rifiutato il culto alle divinità assiro-babilonesi e

miracolosamente salvati da un angelo dopo aver innalzato la loro          

professione di fede nel Dio di Israele. Presente nella pittura funeraria e

nei sarcofagi paleocristiani, questo soggetto è invece estremamente raro  

nellarte post-rinascimentale. A Firenze lo dipinse Matteo Rosselli nella  

grande tela ora alla Galleria Palatina che si riferisce però al momento,  

immediatamente precedente, in cui i tre giovani sono condotti davanti al re

per essere giudicati. Anche per questo motivo, probabilmente, nella       

raccolta di provenienza la tela qui offerta era attribuita al Rosselli: una

proposta suggestiva ma difficilmente sostenibile e alla quale, in mancanza

di nomi certi, preferiamo sostituire un riferimento più ampio al Seicento 

toscano.                                                                  

Estimate   € 10.000 / 15.000
Price realized:  Registration
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