ARCADE I DIPINTI DAL SECOLO XV AL XVIII

6 MARZO 2024

ARCADE I DIPINTI DAL SECOLO XV AL XVIII

Asta, 1281
FIRENZE



Ore 11.00 lotti 1 - 104

Ore 15.00 lotti 105 - 166
Esposizione
FIRENZE
Sabato 2 marzo 2024 10-18
Domenica 3 marzo 2024 10-13
Lunedì 4 marzo 2024 10-18
Martedì 5 marzo 2024 10-18

 
 
 
Stima   1000 € - 25000 €

Tutte le categorie

151 - 166  di 166
156

Alessandro Rosi

(Firenze, 1627 – 1697)

SAN GEROLAMO PENITENTE

olio su tela, cm 60,5x47,5

 

SAINT JEROME IN PENITENCE

oil on canvas, cm 60,5x47,5

Provenienza

Collezione privata

 

Bibliografia di riferimento

E. Acanfora, Alessandro Rosi, Firenze 1994

 

Questa suggestiva figura di San Gerolamo si aggiunge all’ormai nutrito catalogo del fiorentino Alessandro Rosi formato a partire da un gruppo unitario di opere confluite inizialmente sotto il nome di Sigismondo Coccapani, pittore nato nel 1583, allievo di Cigoli.

Fu Roberto Longhi nel 1943, nel tentativo di recuperare la personalità di Coccapani, a restituire a quest'ultimo due opere, una Sacra Famiglia oggi allo Städtisches Museum di Wiesbaden e un’altra versione dello stesso tema allora a Parigi presso Brimo de Laroussilhe - entrambe ormai ritenuti di Rosi (E. Acanfora, Alessandro Rosi, Firenze 1994, pp. 68-70, cat. 16; cat. 19) - descrivendole come pittura dai caratteri “negromantici” (R. Longhi, Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia, “Proporzioni”, I, pp. 56-57, nota 77).

Tale giudizio ottenne grande consenso nei contributi critici successivi, trovando riscontri nelle bizzarrie narrate all’interno della biografia dedicata ad Alessandro Rosi da Francesco Saverio Baldinucci che lo definiva “strano, insieme e stravagante cervello” (F. S. Baldinucci, Vite di artisti dei secoli XVII-XVIII ,1725-1731, ed. a cura di A. Matteoli, Roma 1975, pp. 230-237).

L’inedito dipinto qui presentato mostra una chiara attenzione naturalistica suggestionata dall’esempio della pittura caravaggesca e un altrettanto chiaro distacco dalle formule canoniche: presenta non pochi punti di contatto, sia pittoricamente che compositivamente, con il dipinto di Rosi raffigurante San Barnaba della Galleria degli Uffizi di Firenze (Acanfora 1994, cat. 47; fig. 38 p. 148). Tipica dell’artista è l’impostazione, con una figura a mezzo busto dai volumi espansi che riempie tutta la superficie della tela nonché la morbidezza della pennellata mossa, riscontrabile soprattutto nella barba del santo.

Ringraziamo Elisa Acanfora per aver confermato l'attribuzione dell'opera che sarà inserita nella monografia ad Alessandro Rosi a cura della stessa studiosa.

 

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione  Registrazione
157

Francesco Furini

(Firenze, 1603-1646)

ARTEMISIA

olio su tela, cm 77x61,5

 

ARTEMISIA

oil on canvas, cm 77x61,5

 

Provenienza

Collezione privata

 

Bibliografia di riferimento

Un’altra bellezza. Francesco Furini, a cura di M. Gregori e R. Maffeis, catalogo della mostra, Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti, 22 dicembre 2007-27 aprile 2008, Firenze 2007.

G. Cantelli, Francesco Furini e I Furiniani, Florence 2010, pp. 118-119, cat. nos. 39, 40, 40A, 31

 

L’inedito dipinto qui offerto arricchisce il catalogo di Francesco Furini aggiungendosi al piccolo corpus di Artemisie dipinte dal pittore (G. Cantelli, Francesco Furini e I Furiniani, Florence 2010, pp. 118-119, cat. nos. 39, 40, 40A, 31) in cui la sovrana greca è colta in un momento di riflessivo dolore sulle ceneri del marito, sciolte nella coppa dorata che tiene in mano.

Le tipiche cifre stilistiche di questo importante maestro fiorentino sono nella nostra tela ben presenti: il viso tenero della modella con i particolari occhi allungati, i capelli di seta che ricadono in delicate ciocche sulla spalla, il candore della pelle che rifulge dal fondo scuro e il brano di natura morta costituito dalla coppa e dalle raffinate brocche alla sua destra, dove si scorge anche cesellato il profilo di un re, alludente con ogni probabilità a Mausolo, il defunto compagno di Artemisia. Questi elementi di oreficeria ritornano in molte celebri opere dell’artista dal Parto di Rachele (Staatsgalerie im Neuen  Schloss Schleißheim) alla Temperanza del Museo de Arte di Ponce, fino alla Circe della Pinacoteca di Lucca, per citarne solo alcune.

La datazione che possiamo suggerire si aggira intorno alla fine degli anni Trenta del Seicento sia per lo scarto stilistico rispetto alle opere giovanili del 1628-30 sia per la convincente derivazione della tipologia femminile da alcuni disegni degli Uffizi avvicinabili ai fogli preparatori per gli affreschi nel Salone degli Argenti e quindi agli anni 1639-42.

 

Ringraziamo Sandro Bellesi per aver confermato l'attribuzione su base fotografica.

 

Stima    10.000 / 15.000
Aggiudicazione  Registrazione
151 - 166  di 166