ARCADE I DIPINTI DAL XVI AL XVIII SECOLO

10 OTTOBRE 2023

ARCADE I DIPINTI DAL XVI AL XVIII SECOLO

Asta, 1235
FIRENZE


Ore 11.00
Lotti 1-103

Ore 15.00
Lotti 104-223
Esposizione
FIRENZE

Venerdì 6 ottobre   2023 10-18
Sabato  7 ottobre   2023 10-18
Domenica 8 ottobre   2023 10-13
Lunedì 9 ottobre   2023 10-18



 
 
 
Stima   500 € - 18000 €

Tutte le categorie

61 - 90  di 222
66

Bottega di Giovanni Bilivert, sec. XVII

RUGGERO E ANGELICA

olio su tela, cm 190x204,5

 

Workshop of Giovanni Bilivert, 17th century

RUGGERO AND ANGELICA

oil on canvas, cm 190x204,5

 

Il bel dipinto qui proposto è un'inedita versione del soggetto eseguito da Giovanni Bilivert che incontrò notevole fortuna tra i suoi contemporanei per cui si contano fino a cinque esemplari oggi conosciuti. Una prima versione dell'opera fu realizzata secondo la testimonianza del Baldinucci intorno al 1624 su richiesta del cardinale Carlo de' Medici per il casino di San Marco ed è oggi conservata presso la Galleria Palatina di Palazzo Pitti a Firenze. Si conoscono altre quattro redazioni dello stesso soggetto, due di queste ritenute autografe si trovano presso la collezione della Cassa di Risparmio di Prato e le Gallerie degli Uffizi. Un'ulteriore versione è conservata presso il museo di Belle Arti di Digione in Francia come opera di bottega e un ultimo esemplare è stato proposto in asta da Pandolfini nel maggio del 2018.

Il nostro dipinto presenta dimensioni simili a quello conservato presso la Galleria degli Uffizi e si differenzia da tutte le altre versioni per la presenza di un panno blu che copre i fianchi di Angelica; di notevole importanza e maestria sono i contrasti di colore utilizzati soprattutto per le vesti dei personaggi che risaltano rispetto ai toni scuri del fondo dove sono descritti in modo dettagliato le parti dell'armatura di Ruggero, il paesaggio retrostante e l'ippogrifo appena liberato.

 

Stima    15.000 / 20.000
Aggiudicazione  Registrazione
78

Franz Werner Tamm, detto Daprait

(Amburgo 1658  Vienna 1724)

e Scuola di Carlo Maratta                                                 

FESTONE DI FIORI SORRETTO DA PUTTI                                        

olio su tela, cm 90x131

                                                                          

PUTTI WITH A GARLAND OF FLOWERS

oil on canvas, cm 90x131                                                  

                                                                          

Provenienza                                                               

Parigi, Ader-Tajan, 15 dicembre1993, n. 23; Londra, Sothebys, 6 luglio    

1994, lotto 115                                                           

                                                                          

Bibliografia                                                              

S. Rudolph, Niccolò Maria Pallavicini. L'ascesa al Tempio della Virtù attraverso il Mecenatismo, Roma 1995, p. 93 e fig. 62 a; G. e U. Bocchi, Pittori di natura morta a Roma. Artisti stranieri 1630  1750, Viadana 2005, p. 242, fig. FT.48                                                        

                                                                          

Referenze fotografiche                                                    

Fototeca Federico Zeri, scheda 89424                                      

                                                                          

Si deve a Stella Rudolph la ricostruzione della prestigiosa commissione ricevuta da Carlo Maratta da parte di uno dei più raffinati collezionisti del tardo Seicento romano, il banchiere Francesco Montioni. Giovanni Pietro Bellori a ricordare, nella vita del pittore, lesecuzione di sei sovrapporte  alcuni fregi con vari putti che scherzano in varie vedute e tengono lacci di festoni di fiori coloriti dal signor Francesco  Fiamengo, che campeggiano in campo chiaro turchino daria.                          

Questa sofisticata reinterpretazione di un motivo tratto dalla scultura classica proposto da Carlo Maratta in collaborazione con Franz Werner Tamm riscosse un tale successo da dover essere ripetuta, con varianti nelle figure dei putti e nei festoni di fiori, per il marchese Niccolò Pallavicini. Entrambe le serie, disperse ma in parte ricostruite nei loro elementi (Parigi, Louvre; Vienna, Accademia Albertina; Roma, palazzo Pallavicini) furono poi replicate per altri collezionisti dallo stesso Tamme da un aiuto di Carlo Maratta che si valse, verosimilmente, dei cartoni del maestro.                                                              

Ne costituisce uno splendido esempio la tela qui offerta, resa nota dalla Rudolph nel suo studio su Niccolò Pallavicini e la sua collezione, dispersa nella prima metà del Settecento. Secondo la studiosa, che ha avuto occasione di esaminarlo nuovamente dal vero, il nostro dipinto  un tempo accompagnato da unaltra tela ora in una diversa collezione riflette      

verosimilmente una delle sei sovrapporte dipinte per Francesco Montioni, non ancora ritrovata nella versione originale.                            

 

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione  Registrazione
84

Domenico Fontebasso

(Venezia 1738-1770)

IL GIUDIZIO DI SALOMONE

SALOMONE ADORA GLI IDOLI

coppia di dipinti olio su tela, cm 81,5x99

(2)

 

THE JUDGEMENT OF SOLOMON

SOLOMON ADORING THE IDOLS

oil on canvas, cm 81,5x99

(2)

 

La coppia di dipinti qui proposta è corredata da due expertise di Egidio Martini di cui pubblichiamo un estratto:

 

"Il Giudizio di Salomone, qui fotografato [...] è, a mio giudizio, opera di Domenico Fontebasso. Eletto accademico assieme a F. Maggiotto e a P. F. Novelli nel 1768. In codesto dipinto Domenico segue i modi stilistici del padre Francesco, conservando di lui sia la bellezza del colore sia il brillante tocco di pennellata, infondendo così alla raffigurazione un senso di freschezza gioiosa. E' un'opera che ne ricorda alcune del padre, come per esempio l'Ester e Assuero della coll. Lord Sherborne di Hinton Ampner e il Salomone e la regina di Saba, già a Povo nella Parrocchiale dei SS. Pietro e Andrea (cfr. M. Magrini, F. Fontebasso, 1988, figg. 114, 154); e ancora altre opere, nelle quali non è esclusa la collaborazione in parte di Domenico, come io stesso già accennai per l'esecuzione del soffitto della Prepositurale di Montebelluna (cfr. E. Martini, la pittura veneziana del Settecento, 1964, p.239)."

 

"Il dipinto qui fotografato, raffigurante il Sacrificio di Apollo [...] è a mio giudizio opera di Domenico Fontebasso [...]. In questa come nell'altra con il Giudizio di Salomone con cui fa "pendant" Domenico si esprime con una gran freschezza di pennellata e vivacità di colore. Bellissima è, in questo caso, ad esempio la regina in primo piano preziosamente vestita con un manto dorato e una veste d'uno splendido rosso cinabro; e, come sempre nei Fontebasso, tutta la composizione brilla di luce ed esprime festosità."

 

 

Stima    18.000 / 25.000
90

Scuola fiamminga, sec. XVII

LEONESSA CON CUCCIOLI

olio su tela, cm 97x125

 

Flemish school, 17th century

LIONESS WIYH CUBS

oil on canvas, cm 97x125

 

La tela che presentiamo è da riferire a un artista attivo ad Anversa nel quarto o quinto decennio del XVII secolo e deriva dalla celebre "Educazione di Bacco" di Rubens conservata alla  Gemäldegalerie di Dresda, in cui una tigre allatta i propri piccoli accanto a un fauno che spreme l'uva in una coppa. La magnetica figura dell'animale disteso che fissa lo spettatore deve aver riscosso immediato successo se lo stesso Rubens l'ha replicata come elemento autonomo, immerso in un paesaggio campestre, nel dipinto conservato all'Accademia di Belle Arti di Vienna intitolato "Tigre che allatta i cuccioli" (in passato attribuito a Jan Wildens). Si conosce ancora un'altra versione del dipinto, con la tigre collocata in un paesaggio più ampio, e anche un bozzetto, di dimensioni appena ridotte, entrambe opere ritenute di bottega: l'ubicazione di questi dipinti è ignota.

La rarità di immagini di animali così insoliti nel Seicento deve aver creato una domanda specifica di tali soggetti, sentiti forse come curiosità zoologiche. Pochi artisti avevano la possibilità, come Rubens, di osservare questi animali dal vero e molto, nella loro rappresentazione, era lasciato alla fantasia degli esecutori.

La nostra opera, notevole per qualità d'esecuzione, differisce dalle altre per due motivi: la tigre diviene una leonessa, dalla pelliccia marrone con una viva sfumatura di rame. Inoltre è l'unica versione nota in cui l'animale non poggia la zampa sul grappolo d'uva, cosa che accade nel dipinto di Vienna e negli altri due ricordati: la presenza dell'uva, al di fuori delle storie di Bacco, è particolare senza dubbio incoerente, che il nostro autore elimina restituendo alla figura una maggiore autonomia e personalità. La leonessa e i cuccioli sono qui collocati in una caverna che sulla destra lascia intravedere uno spicchio di paesaggio che brilla nella luce, senza altri elementi che distraggano lo spettatore dalla contemplazione di questa intensa maternità.

 

Stima    7.000 / 10.000
61 - 90  di 222