Antonio Maraini, the artist who examines the mask before the performance, the artist who puts on the mask to perform,
the artist who takes off the mask after the performance, three sculptures in painted and gilded plaster
L’ARTISTA CHE SCRUTA LA MASCHERA PRIMA DELLA RECITA;
L’ARTISTA CHE SI APPPUNTA LA MASCHERA PER RECITARE;
L’ARTISTA CHE DEPONE LA MASCHERA DOPO LA RECITA
tre sculture in gesso dipinto e dorato, cm 30x15x9, cm 45x14x9 e cm 26,5x15,5x9
due firmate alla base a destra
Comparative literature
G. Germani, M.Luceri, ODEON: Un secolo di cinema e cultura, Florence 2023
Le tre opere in gesso patinato e dipinto sono i modelli per le sculture che Antonio Maraini ha realizzato per il Teatro Odeon, sculture realizzate in legno scolpito, dorato e dipinto, che si trovano sul boccascena del teatro.
L’Odeon è stato uno dei primi cinema-teatro d’Italia. Inaugurato negli anni Venti, vanta una storia illustre. Fu realizzato infatti all’interno di uno dei più importanti palazzi rinascimentali della città: il Palazzo dello Strozzino o Palazzo delle Tre Porte, chiamato così per via dei tre portali sulla facciata principale, che ancora oggi si vedono. La data di realizzazione del Palazzo - 1463 – è ancora visibile perché incisa sul bugnato, all’angolo della Piazza. Benché più antico, venne in seguito chiamato “Palazzo dello Strozzino” per distinguerlo da “Palazzo Strozzi”, posto di fronte. Una volta completato, il palazzo era molto grande e occupava un intero isolato, con ben 121 stanze. Con l'estinzione del ramo degli Strozzi, proprietario della residenza durante l'Ottocento, il palazzo prima passò ai Sanminiatelli e ai Landi, poi al Comune. Con i lavori di ammodernamento per Firenze Capitale, a partire dal 1865 molte case contigue e una chiesa furono abbattute e l'area venne profondamente stravolta. Nel 1904 l’edificio è acquistato dai Chiari, una famiglia di albergatori fiorentini intenzionati a costruirvi un grande albergo di lusso, ma la realizzazione del progetto incontra numerosi ostacoli. Il primo progetto di costruire un cinema-teatro nel palazzo è del 1914, anche se l’idea di realizzare un “teatro moderno, diurno e notturno” nel centro di Firenze risale al decennio precedente, e l’aveva suggerita la più celebre attrice italiana del tempo: Eleonora Duse. I Chiari si rivolgono allora ad Adolfo Coppedé, famoso e affermato professionista fiorentino, per la progettazione di un teatro all’interno del palazzo. Dopo una prima fase di progettazione, i lavori di costruzione vengono avviati nel maggio del 1915. Tuttavia le difficoltà economiche dei Chiari costringono però la famiglia a vendere l’intero palazzo. Ne 1919 è acquistato dalla Compagnia Cinema Italo Americana, che nello stesso anno assume il nome di S.I.T. - Sindacato Immobiliare Toscano, tutt’ora proprietaria dell’immobile. Al vertice c’è Alessandro Aboaf, imprenditore di origine greca. La nuova proprietà incarica di terminare l’opera Marcello Piacentini, architetto romano, già noto per alcune opere convincenti nella capitale e che si avvia a diventare uno dei più celebri dell’epoca. Reduce da un viaggio India, Piacentini è ora stimolato dal un certo esotismo non estraneo al gusto dell’epoca e riesce a coniugare con maestria due registri ben diversi: quello dell’esterno del Palazzo - più rinascimentale ed austero - e quello interno con invenzioni decorative di chiaro gusto Decò. Le nuove possibilità offerte dall’uso del cemento armato permettono inoltre l’aggetto della galleria e l’ellisse della platea, sposando le forme di un monumentalismo raffinato ed elegante. Per la realizzazione degli interni del teatro, Piacentini si avvale della preziosa opera dei migliori artisti toscani, come lo scultore Antonio Maraini (padre dell’antropologo e orientalista Fosco e nonno della scrittrice Dacia), che è l’autore delle tre statue di legno policromo dorato che sormontano lo schermo. Le tre figure sono accompagnate dal celebre motto di Lorenzo il Magnifico, “Chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza”.