ARCADE | 16th to 20th century paintings

ARCADE | 16th  to 20th century paintings

Auction

FLORENCE
Palazzo Ramirez-Montalvo
29 SEPTEMBER 2020
10:30 am
Lots 1-120

3:00 pm
Lots 121-218

5:00 pm
Lots 231-334

Viewing

FLORENCE
Friday          25  September              10am-6pm 
Saturday      26  September              10am-6pm
Sunday        27  September              10am-6pm
Monday        28  September              10am-6pm

 
 
 
Estimate   200 € - 50000 €

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121 - 150  of 320
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Antonio Bellucci

(Venezie, 1654 - Soligo di Treviso, 1726)

SACRA FAMIGLIA

olio su tela, cm 110x103

 

HOLY FAMILY

oil on canvas, cm 110x103

 

Bibliografia

E. Martini, La pittura del Settecento Veneto, Maniago di Pordenone 1982, p. 467 nota 18, fig. 361; F. Magani, Antonio Bellucci. Catalogo ragionato, Rimini 1995, pp. 182-184.

 

“Uno dei risultati più riusciti”: così questa Sacra Famiglia è apostrofata da Fabrizio Magani in una comunicazione scritta alla proprietà. “Egli sa donare splendore e florida opulenza agli incarnati quasi di cera, moto e morbidezza ai panneggi, calda e vibrante luminosità alla tessitura cromatica, che sarebbe divenuta un tratto permanente del suo repertorio”, continua lo studioso descrivendo le caratteristiche di Bellucci, attivo a Venezia, Vienna, Düsseldorf e Londra con un nutrito repertorio di pittura di storia e allegorica.

La tela è stata resa nota da Egidio Martini nel 1982, ritenendola del periodo in cui il pittore è attivo a Londra dove è documentato a partire dall’ottobre del 1716: tale scansione cronologica è stata in prima battuta confermata, nel suo studio monografico del 1995, da Magani che riconosce nella tela i tratti della maturità pittorica dell’artista – la correttezza del disegno coniugata alla morbidezza delle tinte – accostandola alla Madonna con il Bambino, Sant’Antonio di Padova, Santa Lucia, oggi presso l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a Venezia (Magani 1995, cat. 91, p. 185).

In seguito a un felice restauro che ha restituito vigore nel chiaroscuro e nitidezza di dettaglio alla Sacra Famiglia presentata, Fabrizio Magani, nella comunicazione scritta menzionata in apertura, ha proposto una retrodatazione agli anni di passaggio tra i due secoli quando Bellucci è impegnato nell’esecuzione della grande decorazione di Palazzo Liechtenstein a Vienna.

Si conosce una seconda versione, ascrivibile a epoca più tarda (Magani 1995, pp. 182-184, cat. 91): in quella offerta lo studioso riscontra una “maggiore definizione del segno e una più precisa orchestrazione delle rifiniture”.

 

Estimate    12.000 / 15.000
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Sinolfo D'Andrea Trombetto

(Siena, 1496 - post 1550)

CADUTA DI CRISTO SOTTO LA CROCE

olio su tavola, cm 29,5x32,5

 

CHRIST FALLING ON THE ROAD TO CALVARY

oil on panel, cm 29,5x32,5

 

Marco Ciampolini attribuisce la tavoletta a Sinolfo D'Andrea Trombetto in una perizia scritta alla proprietà (20 agosto 2017) di cui pubblichiamo un estratto: "[...] La tavola non nacque come una pittura singola, ma come parte di un insieme con più storie. Troppo grande per essere considerata uno scomparto di una predella, probabilmente costituì il pannello di un complesso raffigurante i Misteri del Rosario. L'originale contesto dovette essere simile a quello del dossale oggi posto nell'altare Accarigi di S. Domenico a Siena, un'opera nella quale i quindici Misteri del Rosario sono riordinati in tre file parallele. In questo dossale le scene sono interpretate attraverso un "miscuglio di pensieri più antichi del Sodoma e di riflessi del Beccafumi, accompagnato da una vena naif" (F. Scricchia Santoro, in Da Sodoma a Marco Pino, catalogo della mostra a cura di Fiorella Scricchia Santoro, Siena, Palazzo Chigi Saracini, Firenze 1988, p. 142). [...] Questo complesso è opere dell'autorre delle pitture del fregio dell'Oratorio di San Bernardino a Siena, ossia di Sinolfo d'Andrea Trombetto. Di questo artista abbiamo un solo lavoro datato, appunto il ricordato fregio, che il pittore eseguì, in collaborazione con il doratore Andrea Maganza di Firenze, nel 1514 (A. Cecchi, in Mostra di opere Restaurate nelle Province di Siena e Grosseto III, catalogo della mostra, Siena 1983, pp. 164-165 cat. 47). [...] Nell'ancora incerta cronologia del pittore, l'opera in esame nella sua sinuosa eleganza e nella trasparenza dei colori, elementi memori della produzione matura di Beccafumi, appare la più evoluta fra i dipinti conosciuti di Sinolfo, collocabile negli anni trenta del Cinquecento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Estimate    7.000 / 10.000
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Teodoro Filippo di Liagno detto Filippo Napoletano

(Roma o Napoli, 1589 - Roma,1629)

CALVARIO

olio su tela, cm 86x140

 

CALVARY

oil on canvas, cm 86x140

 

Bibliografia

M. Chairini, Teodoro Filippo di Liagno detto Filippo Napoletano 1589-1629. Vita e opere, Firenze 2007, p. 16, fig. 1; p. 228, cat. 2.

 

Importante testimonianza dell’attività di Filippo Napoletano, la tela offerta è stata pubblicata da Marco Chiarini nella monografia dedicata al pittore come tra le sue opere più antiche conosciute.

Ulteriore riscontro, secondo lo studioso, della precocità di questa prova, è un disegno raffigurante l’Andata al Calvario conservato presso il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi (inv. 5882S) dove compaiono in primo piano a sinistra medesime figurette, viste da tergo, dai contorni angolosi “di ricordo elsheimeriano”.

La rilevanza di questa tela sta nel suo dimostrare quanto l’artista sia stato coinvolto dalle novità portate dalla nutrita colonia di artisti nordici attivi a Napoli nei primi decenni del Seicento: elementi realistici si sovrappongono infatti ad altri maggiormente fantasiosi e bizzarri.

Presenti sono inoltre riferimenti alla grafica tedesca, quale il Grande Calvario di Luca di Leida, da cui successivamente il pittore trasse spunti ancor più precisi, per esempio nella tela appartenuto a Carlo de’ Medici (Firenze, Galleria Palatina, inv, 1890 n. 574; cfr. Chiarini 2007, p. 271, cat. 41).

Già riconoscibili nell’opera offerta sono quindi i motivi che si ritroveranno nella successiva e apprezzata produzione di Filippo Napoletano: la disposizione serrata dei gruppi di figure su piani sovrapposti, le grandi nubi a cumulo che animano i cieli, la dinamicità nelle pose dei cavalli o i cani al guinzaglio delle più tarde tele con le cacce dei Persiani.

 

 

 

Estimate    15.000 / 20.000
Price realized:  Registration
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Girolamo da Treviso il Giovane

(Treviso, 1497? - Boulogne, 1544)

SANTO VESCOVO CHE ESORCIZZA UN INDEMONIATO

olio su tavola, cm 20,5x30

 

A SAINT BISHOP EXORCISING A POSSESSED

oil on panel, cm 20,5x30

 

Bibliografia

Restauri di Marca, Semestrale per la conservazione del patrimonio artistico e culturale, 2020, p. 21.

 

Bibliografia di confronto

P. Aretino, Lettere, a cura di P. Procaccioli, I, Roma 1997, p. 195 (1537); II, ibid. 1998, pp. 81 (1538), 379 (1542); III, ibid. 1999, p. 235 (1546); G. Vasari, Le vite (1568), a cura di G. Milanesi, V, Firenze 1880, pp. 135-139, 614 s.; B.B. Fredericksen - F. Zeri, Census of pre-nineteenth-century Italian paintings in North American public collections, Cambridge, MA, 1972, p. 93; M. Lucco, Venezia 1500-1540, in La pittura nel Veneto. Il Cinquecento, I, Milano 1996, pp. 83, 128-130, nn. 305-307;  C. Gilbert, La pittura bolognese del Cinquecento: una ipotesi di definizione, in Torquato Tasso e la cultura estense, a cura di G. Venturi, II, Firenze 1999, pp. 738 s.

 

Referenze fotografiche

Fondazione Zeri, scheda 31015

 

Ricondotto alla mano di Girolamo da Treviso da Federico Zeri, l’opera presentata, forse un elemento di predella, può essere accostata per ragioni stilistiche agli ultimi anni di attività del pittore. Un analogo dinamismo che anima le figure è presente in altri due monocromi, di sicura assegnazione, raffiguranti la Natività e l'Adorazione dei pastori, entrambi a Cambridge (Fogg Art Museum), e in una tavoletta, sempre a monocromo con lumeggiature giallo - oro, con I quattro Evangelisti che lapidano il Papa (Hampton Court, Royal Collection), interessante esempio di iconografia antipapista, la cui attribuzione a Girolamo da Treviso formulata da P. Pouncey, e confermata da Zeri, oggi risulta essere maggiormente problematica. Tali opere apparterrebbero al periodo inglese del pittore, periodo di cui purtroppo rimangono scarse testimonianze.

L’attività di Girolamo da Treviso, come quella di molti suoi contemporanei, fu caratterizzata da straordinaria mobilità e versatilità: se poco è conosciuto circa i suoi esordi, l’artista è in seguito documentato a Venezia, Bologna, Genova, Faenza, Mantova. Secondo Vasari (1568, p. 138), in seguito alla sconfitta durante il concorso per la pala d’altare dell’ospedale della Morte a Bologna, il pittore decise di trasferirsi in Inghilterra dove, come si desume da una lettera di Pietro Aretino ad Andrea Odoni del 1538 (II, p. 81), era apprezzato dal re Enrico VIII, non solo per le sue qualità di pittore, bensì per quelle di ingegnere militare.

Sempre grazie alle notizie contenute in una lettera dell’Aretino (III, p. 235), Girolamo da Treviso morì poco prima del settembre 1544 a Boulogne, in Piccardia, colpito da una cannonata mentre lavorava ai bastioni e alle fortificazioni per le artiglierie inglesi impegnate nell'assedio della città francese.

 

 

 

Estimate    4.000 / 6.000
Price realized:  Registration
121 - 150  of 320

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