Book, manuscripts AND AUTOGRAPHS

Book, manuscripts AND AUTOGRAPHS

Auction

FLORENCE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
14 FEBRUARY 2018
10.30 a.m.

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FLORENCE
9 - 13 February 2018
10 am - 1 pm / 2 pm – 7 pm 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  of 144 LOTS
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1

(Manoscritto miniato – Genova) GREGORIO DA PIACENZA. Regola delle Monache di Santa Maria della Passione in Genova, 1411.

Manoscritto su pergamena in 8vo (205 x 145 mm), [53] carte. Completo. Specchio di scrittura ca. 140 x 100 mm. Testo su una colonna di 25 righe, in grafia gotica in inchiostro bruno, titoli in rosso, un paio di capilettera più grandi in rosso e in azzurro, altri più piccoli in rosso o in azzurro. Incipit in rosso con iniziale floreale policroma su fondo oro, entro ampia cornice figurata, suddivisa in 5 compartimenti figurati, di cui: una grande vignetta in testa che raffigura un vescovo attorniato da suore agostiniane, la cui badessa è ritratta nell’atto di consegnare presumibilmente il presente volume al vescovo; una vignetta in calce che rappresenta due angeli che reggono un tondo con all’interno l’Agnello assiso sulle Sacre Scritture; al margine esterno un piccolo ritratto di uomo anziano che porta la Croce (presumibilmente il Cireneo), con vignette floreali sopra e sotto. Legatura antica in piena pelle riccamente decorata in oro, fleurons ovali al centro dei piatti, quello anteriore con la Crocifissione, quello posteriore con la Vergine e il Bambino, entro cornice floreale con fregi accantonati. Resto di fermagli. Varie tracce del tempo ma generalmente molto ben conservato.

 

DELIZIOSO CODICE MINIATO IN VOLGARE, che contiene la regola delle monache agostiniane della chiesa di Santa Maria della Passione in Genova, scritto da Padre Gregorio da Piacenza (presumibilmente il loro confessore), come si desume da una nota al termine del manoscritto. L’opera si apre con un “Sermone in laude de la sancta religione”, seguito da un prologo e da una prima parte suddivisa in 33 capitoli che trattano, tra l’altro: quale ufficio debbano recitare le sorelle che non sanno leggere; il modo in cui si parla attraverso la grata e come comportarsi con gli uomini che entrano nel monastero; silenzio, obbedienza, esercizi manuali; quante volte all’anno le monache si debbano confessare; come accogliere le novizie; alimentazione e digiuno; sonno; scelta della Badessa e suoi doveri; riunioni settimanali; abbigliamento e calzature; cura delle sorelle inferme; come e chi debba seppellire le monache defunte. La seconda parte dell’opera, costituita da 9 capitoli, elenca tutte le punizioni da mettere in atto nei vari casi in cui le monache vengano meno ai loro doveri o si comportino male. I castighi vanno dal mangiare pane e acqua per terra, baciare i piedi alle sorelle, lavare i piatti, restare in silenzio, ad un anno di reclusione per “la sorella ala quale fa di bisogno licenciare dal monasterio per la sua captiva vita”. Molto interessante soprattutto perché redatto in italiano volgare.

 

Lotto offerto con certificato di libera circolazione – This lot has a valid export license

 

Estimate   6.000 / 8.000
Price realized:  Registration
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2

(Manoscritto miniato) GUIDO DA PISA. La Fiorita Italica. Provenienza toscana, XV secolo.

Manoscritto su pergamena in 4to (275 x 195 mm), [83] carte numerate da mano posteriore, di cui sono assenti le seguenti: 14, 34 37, 41, 43, 44, 48, 66 e 92. Specchio di scrittura ca. 170 x 120 mm. Testo scritto da due diverse mani su una colonna, di ca. 37 righe, in grafia gotica in inchiostro bruno nella prima parte, e di ca. 27 righe in grafia mercantesca nella seconda parte. Titoli in rosso. La prima parte contiene bei capilettera ornati in rosso e in blu. Legatura coeva in pelle decorata a secco su tavolette di legno, borchie agli angoli, resti di fermagli (piuttosto danneggiata). Interno con tracce del tempo ma generalmente ben conservato e leggibile. Preservato entro astuccio moderno.

IL QUARTO DI SOLI 3 ESEMPLARI CENSITI SU PERGAMENA. La Fiorita Italica è una compilazione storica con intento didattico e divulgativo (come dimostra l’uso del volgare). Fu redatta tra il 1321 ed il 1337. Secondo il progetto originario di Guido da Pisa, l’opera avrebbe dovuto consistere di sette libri, ma ci sono giunte solo le prime due sezioni, che terminano con la narrazione delle imprese di Enea. Eneide e Divina Commedia sono le due fonti principali cui l’autore attinge, alle quali vanno aggiunti classici latini (Ovidio, Seneca, Livio, Sallustio) ed autori di Summae (tra cui Isidoro, Girolamo, Iacopo da Varazze). I contenuti della presente copia, confrontati con l’indice di un’edizione a stampa, corrispondono, ad eccezione dei capitoli che narrano le fatiche di Ercole, omesse dall’antico compilatore. La seconda mano prosegue i capitoli dedicati ad Enea, da “Come Enea capitò in Africa e come fu edificata Cartagine” a “La resposta che fece Enea al re Latino”, ove si interrompe. Le copie manoscritte della Fiorita attualmente censite sono in tutto 59, di cui:

- solo 3 sono pergamenacee;

- solo 9 sono del XIV secolo, le altre del XV;

- solo 32 riportano il testo completo, le altre non sono complete;

- solo 21 riportano esclusivamente la Fiorita (le altre sono miscellanee).

L’interesse del presente esemplare consiste nel fatto che va ad aggiungersi ai soli 3 esemplari su pergamena.

 

Lotto offerto con certificato di libera circolazione – This lot has a valid export license

Estimate   5.000 / 6.000
Price realized:  Registration
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3

(Manoscritto miniato – Milano) CHAIMIS, Batholomaeus de. Incipit co[n]fessio[n]ale siue Interrogatorium p[er] venerabilem fr[atr]em B[ar]tholameu[m] de Cavmi de m[edio]l[an]o ordi[ni]s minorum [com]positu[m] i[n] loco s[an]c[ta]e abazie de a[n]gelis ap[ud] m[edio]l[anu]m. (14 febbraio 1468).

Manoscritto miniato su pergamena in 8vo piccolo (150 x 105 mm), di [156] carte in tutto, così suddivise: [9] carte iniziali; seguite da un blocco cartulato 1-169 in rosso in alto a destra, ma con alcuni errori nella numerazione; [2] carte finali, presumibilmente la 170 e 171, ove la cartulazione è rifilata. Specchio di lettura: 100 x 80 mm. Testo su due colonne di 33 righe, in minuscola gotica in inchiostro nero, con titoli in rosso, e con capilettera e segni di paragrafo in rosso e in blu, un CAPOLETTERA MINIATO in oro su fondo azzurro con all’interno decorazione floreale in rosa salmone, rubino e azzurro, da cui si dipartono due tralci di foglie miniati in verde e oro, incipit in rosso, un paio di capolettera miniati in rosso e blu, di cui uno all’inizio del testo con graziosi svolazzi lungo il margine. Legatura di fine Ottocento in mezzo marocchino nocciola e piatti rivestiti in carta decorata, dorso liscio in titoli in oro e decorazione a secco, sguardie marmorizzate. Ex libris del Conte Paolo Vimercati Sozzi. Gora al margine interno, particolarmente evidente negli ultimi fascicoli, ove si perde qualche parte di testo; foro di tarlo alle prime quindici carte; un paio di trascurabili restauri; la carta 69 è per errore seguita dalle carte 80, 81 ecc., senza mancanze nel testo; le carte 144-145 sono per errore rilegate dopo la 146, che è seguita, senza apparenti mancanze di testo, dalle carte 161-169.

 

COPIA DEL CELEBRE CONFESSIONALE DI BARTOLOMEO DA CHAIMIS MANOSCRITTA NEL CONVENTO DI SANTA MARIA DEGLI ANGELI A MILANO NEL 1468, quando il Chaimis era guardiano del Convento. Il manoscritto precede di sei anni la prima edizione a stampa del Confessionale, pubblicata nel 1474, e potrebbe essere la copia apografa dell’opera. Si tratta comunque, verosimilmente, di un esemplare manoscritto sotto la direzione del Chaimis.

 

Bartolomeo de Chaimis, frate francescano nato nella prima metà del XV secolo da una nobile famiglia milanese, si laureò in teologia presso l’Università di Bologna. Fu eletto guardiano del Convento di Santa Maria degli Angeli nel 1466. “Predicatore e confessore di notevole fama, il C. redasse un Confessionale, tra i più diffusi dell’epoca. Nel sinodo di Basilea dell’ottobre del 1503 e in quello di Augusta del 1548 ne venne raccomandato l’uso. Il suo Interrogatorium sive Confessionale ebbe nel Quattrocento molte edizioni (Gesamtkat., VI, nn. 6540-6550), la prima delle quali apparve a Milano nel 1474 per i tipi di Christoph Valdarfer. In tutte queste edizioni l’opera del C. è accompagnata dalle anonime Interrogationes faciendae infirmo morienti. Il Confessionale è diviso in quattro parti, secondo lo schema ormai impostosi di Antonino da Firenze: 1) “De confessoris ligandi et solvendi potestate”; 2) “De poenitentis ad confessionem admissione”; 3) “De circumstantiarum peccatorum diligenti investigatione”; 4) “De poenitentiae iniunctione et peccatorum absolutione”. La terza parte presenta un notevole interesse per la definizione dei peccati e per l’atteggiamento della Chiesa nei confronti di taluni problemi, come quello dell’usura, di alcune forme devozionali ecc. Un settore di questa terza parte è riservato ai vari doveri professionali, da quelli dei governanti a quelli dei notai, professori e studenti, mercanti e così via, mentre si sente l’esigenza di ricordare anche una serie di regole sulla retta osservanza di patti commerciali e agrari. Il Confessionale del C. si richiama come impostazione e argomentazioni soprattutto alla contemporanea Summa di Angelo da Chivasso, confratello dello stesso suo convento di S. Maria degli Angeli.” (Treccani).

 

La presente copia manoscritta si apre con nove carte scritte da una mano che appare leggermente diversa da quella del Confessionale, e che contengono altri testi relativi alla confessione, incluso un accenno a quello di sant’Antonino da Firenze. Segue l’opera vera e propria, che termina alla carta 109 (ma in realtà 99) ove troviamo anche l’indicazione cronologica “finis 1468 Febr. 14”. Le tre pagine successive recano versi d’amore in volgare, seguiti da una parte che raccoglie elementi di diritto canonico, e poi da un testo di sant’Antonino da Firenze (carte 121-146) che tratta tra l’altro del matrimonio. Il volume finisce con una serie di articoli e con una laude di Leonardo Giustinian (1388-1446), politico e umanista italiano della Repubblica di Venezia, noto autore di laude a carattere sacro e profano.

 

Paolo Vimercati Sozzi (Milano, 1801 – Bergamo, 1883) fu un grande collezionista e studioso di archeologia e numismatica. Presidente dell’Ateneo di Scienze, Lettere ed Arti di Bergamo, egli raccolse un’enorme quantità di reperti archeologici, monete, medaglie, stampe e libri nel suo palazzo, trasformandolo in grande museo privato. La sua collezione venne in parte dispera con un’asta pubblica nel 1893. Il suo lapidario, donato dagli eredi alla città di Bergamo, costituì il nucleo fondamentale del museo archeologico di Bergamo.

 

Lotto offerto con certificato di libera circolazione – This lot has a valid export license

Estimate   5.000 / 10.000
Price realized:  Registration
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8

(Manoscritto) Frigimelica Roberti, Gerolamo (1653-1732). Iefte. Fine XVII-inizi XVIII secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo (196 x 140 mm), [34] carte, presumibilmente autografo, di Girolamo Frigimelica Roberti recante la tragedia sacra per musica “Iefte”, dedicata all’imperatore Leopoldo I d’Asburgo. L’opera fu musicata da Carlo Francesco Polaroli, vice-maestro della Cappella Ducale di S. Marco in Venezia e rappresentata a Venezia, Roma e Vienna tra il 1697 e il 1702. Piena pergamena coeva. Gerolamo Frigimelica è stato un architetto, librettista e poeta italiano.

[SI AGGIUNGE:]

(Manoscritto) Affò, Ireneo (1741-1797). Il concorso di filosofia. Inizi XIX secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo (220 x 158 mm). Specchio di lettura 160 x 90 mm. Bella grafia. Legatura coeva in mezzo vitello con angoli, piatti marmorizzati, titoli in oro al dorso. In barbe.

Copia manoscritta del poemetto “Il concorso di filosofia” del padre Ireneo Affò, che una nota del copista data al 18 giugno del 1767 (ma appare pubblicato solo nel 1973, a cura di Domenico Medici, nel “Bollettino storico reggiano”). In appendice due sonetti del medesimo autore. La prima pagina riporta l’epitaffio dell’Affò.

[SI AGGIUNGE:]

(Manoscritto) Manoscritto miscellaneo recante due opere satiriche. XVIII secolo.

Manoscritto cartaceo in 4to (246 x 183 mm). [66] carte in inchiostro bruno. Legatura coeva in mezzo vitello, tassello al dorso, piatti cartonati. Firma di appartenenza di Emilio Costa (1866-1926), giurista e professore di Diritto Romano a Parma e Bologna, al contropiatto anteriore.

La prima opera è il libretto de “Il morbo campano”, dramma anonimo musicato da Domenico Cimarosa (1749-1801) nel 1782. La seconda è il “Conclave dell'anno MDCCLXXIV”, dramma da recitarsi nel carnevale del 1775 composto dall'abate Gaetano Sertori (1760 c.-1805). Nonostante il riferimento al compositore Nicola [Niccolò] Piccinni (1728-1800), pare che il testo non sia mai stato musicato, né messo in scena [cfr. Sonneck]. Testo incompleto.

(3 volumi)

Estimate   200 / 250
Price realized:  Registration
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9

(Manoscritto – Grammatica) VESPINIANI, Cesare. Delle regole per la toscana poesia. [rilegato con] De arte poetica. Seconda metà XVIII secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo piccolo (176 x 118 mm), in italiano e in latino. [15] e [45] carte (seconda opera non completa). Frontespizi, testatine e iniziali decorati. Bella grafia minuta ma leggibile, inchiostro bruno, bruno e rosso nella seconda opera. Cartonato flessibile coevo con “Vespiniani” manoscritto al piatto anteriore.

Cesare Vespiniani era sacerdote e professore di Umane Lettere in Bologna. Ha scritto e pubblicato Della sintassi del parlare latino, libri due (1766). Non risultano altre opere edite. I due testi sono nati separatamente e sono stati rilegati insieme in un secondo momento (cfr. legatura e note di possesso). Tra i nomi dei possessori compare “Giuseppe Benedelli”, che fu sacerdote in Bologna (fine ‘700-inizio ‘800).

[SI AGGIUNGE:]

(Manoscritto) Francisco de Paula Maria de Micon. La rebelion de los animales contra los hombres. Inizi XIX secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo (195 x 153 mm), in spagnolo. [26] carte. Bella grafia leggibile in inchiostro bruno.

Si tratta di una traduzione in spagnolo, da originale in italiano, presumibilmente condotta da Lorenzo Ignacio Finlen, autore della prefazione, della Rebelion di Micon. L’opera fu pubblicata a Madrid nel 1808. Micon, marchese di Méritos, era nato a Cadiz nel 1735; scrisse diversi libri, tutti databili attorno alla metà del secolo, viaggiò molto in Italia e tradusse in spagnolo la Didone di Metastasio. Le principali opere si collocano a metà secolo.

[SI AGGIUNGE:]

(Manoscritto – Giurisprudenza) BONVICINO, Francesco. Tractatus ad rubricam Digesti Soluto matrimonio (1688), seguito da De testamentis e da De liberis. Seconda metà XVII secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo (205 x 147 mm), in latino. [72] carte, di cui la prima con frontespizio, le successive numerate singolarmente fino a p. 136 (assente, sebbene numerata, la carta 127-28), seguite da due carte di indice e da due carte bianche. Bella grafia in inchiostro bruno con graziosi capilettera decorati. Pergamena coeva con decorazioni dorate ai piatti, tagli arrossati.

Francisco Bonvicino ha pubblicato Ius universum decretalium, codicis, digestorum, consuetudinum feudalium, nec non theoricae praxis, civilis et criminalis thesibus disquisitum, editore Vignae (Parma), 1677 e, poi, 1684.

[SI AGGIUNGE:]

(Manoscritto – Veterinaria) VILLANO, Giovanni Roberto. Manoscritto di argomento veterinario e di mascalcia. XVI secolo.

Manoscritto cartaceo in 8vo (195 x 140 mm), autografo di Giovanni Roberto Villano, senza margini e senza cartulazione. [42] carte. Una sola mano; la presenza di due diversi inchiostri indica che la redazione è avvenuta in due momenti distinti. Nella prefazione il Villano dichiara che l’opera è la copia di un quaderno di appunti di veterinaria equina redatto da Alfonso d’Este, duca di Ferrara, presso il quale il Villano prestava servizio. Il duca stesso gli aveva chiesto di realizzare una copia dei suoi appunti per donarla al nipote, duca di Sassonia; il Villano ne realizzò una seconda copia – il presente ms – per sé medesimo. Legatura antica in cartoncino decorato con motivo a scacchi in rosso e oro.

(4 volumi)

Estimate   300 / 350
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11

ANDREA DORIA (1466-1560) e MASSIMILIANO II D’ASBURGO (1527-1576). Carteggio comprendente una lettera patente con firma autografa e sigillo cartaceo di Andrea Doria, datata “Fassolo, 2 gennaio 1558” (bifolio in 4to, scritto in italiano in orizzontale al recto della prima carta), ed una dichiarazione di arbitrato dell’Imperatore Massimiliano II a Cosimo I de’ Medici (1519-1574) e a Guglielmo Gonzaga (1538-1587), terzo duca di Mantova, con firma autografa e sigillo cartaceo dell’Imperatore, datata Vienna, 11 agosto 1565 (bifolio in folio, scritto in latino al recto e al verso della prima carta). Minime tracce del tempo, per il resto conservazione molto buona.

IMPORTANTE CARTEGGIO STORICO, testimonianza di una controversia avente ad oggetto il pagamento di un’indennità economica per la gestione temporanea del marchesato di Finale Ligure. Il principe Andrea Doria scrive nella sua missiva che il giureconsulto Tommaso Doria ha gestito per suo conto il marchesato per 54 giorni, e che gli spetterebbero quindi 216 scudi, che dovrebbero pagare per metà la Signoria Illustrissima di Genova, per metà Alfonso II del Carretto (m. 1583), marchese di Finale. Andrea Doria era stato eletto “depositario” di tale Marchesato, con la facoltà di nominare un proprio rappresentante. La scelta era ricaduta sul cugino Filippino Doria, che però, assente da Genova, era stato appunto sostituito temporaneamente da Tommaso Doria. Come si deduce dalla missiva di Massimiliano II, sette anni dopo il pagamento non era ancora stato saldato; l’Imperatore delega a Cosimo de’ Medici e a Guglielmo Gonzaga la controversia affinché chiamino a sé le parti (Filippino Doria e Alfonso del Carretto), le ascoltino, vengano a conoscenza di tutti i fatti, e prendano una decisione in modo che il debito sia estinto in modo rapido, “sine strepitu” e con giustizia. I presenti documenti sono stati dichiarati di interesse storico dalla Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria.

 

Estimate   1.500 / 2.000
Price realized:  Registration
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12

CARDUCCI, Giosuè (1835-1907).

Importante raccolta appartenuta ad Emilio Costa (1866-1926), giurista e professore di Diritto Romano a Parma e Bologna, contenente:

- 2 cartoline postali autografe firmate, la prima datata “Bologna, 4 gennaio 1891”, in cui Carducci ringrazia Costa per avergli donato una copia del suo testo Il diritto romano privato nelle commedie di Plauto (1890); la seconda datata “Bologna, 2 novembre 1891”, di argomento simile;

- copia della placchetta Delle versioni italiane di Plauto, 10 pp., con dedica autografa firmata;

- copia della placchetta Per Candia. Parole dette in Senato da Giosuè Carducci nella tornata del 13 aprile 1897, Roma, Forzani, 1897, 10 pp., in brossura editoriale, con dedica autografa firmata;

- copia della placchetta Le tre canzoni patriottiche di Giacomo Leopardi, Roma, Dante Alighieri, 1899, [ii] 47 pp., in brossura editoriale, con dedica autografa firmata;

- copia della placchetta Relazione a S. E. il Ministro a nome della Commissione incaricata di esaminare e ordinare i manoscritti Leopardiani rivendicati allo Stato, Estratto Bollettino Ufficiale 30 dicembre 1897 del Ministero dell’Istruzione Pubblica, Roma, 1898, [8] pp., in brossura editoriale, con dedica autografa firmata;

- copia della placchetta La Guerra, Bologna, Zanichelli, 1891, 12 pp., in brossura editoriale, con dedica autografa firmata;

copia della placchetta Bicocca di San Giacomo, Bologna, Zanichelli, 1891, 15 [1] pp., in brossura editoriale, con dedica autografa firmata;

- un ritratto fotografico di Carducci in formato cartolina (non viaggiata).

(1 volume con inseriti tutti i documenti)

Estimate   750 / 850
Price realized:  Registration
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16

FATTORI, Giovanni – VIANI, Lorenzo, et el. Serie di 10 lettere e 9 cartoline scritte a Gustavo Pierotti della Sanguigna tra il 1910 ed il 1934 da 11 diversi mittenti, per lo più pittori dell’epoca, ma anche scultori e letterati. Tra queste, le più interessanti per contenuto sono una missiva e due cartoline in cui si fa riferimento a Giovanni Fattori (1825-1908). La prima è una lettera autografa firmata del poeta e giornalista Angiolo Orvieto (1869-1967), scritta nel gennaio 1912, in cui parla a Pierotti delle “condizioni poco decorose nelle quali si trova la bimba di Giovanni Fattori a Livorno” e aggiunge “Mi unisco a lei nel deplorarle, e auguro di cuore che la sua nobile iniziativa persuada presto Livorno e la Toscana tutta della solenne ingiustizia che commettono – anzi che commettiamo – non tributando alla memoria del grande pittore tutti gli onori dei quali è ben degna.” Le due cartoline, scritte nel 1915 dal pittore Moses Levy (1885-1968), accennano entrambe a un disegno di Fattori, di cui Levy dice “tenterò di venderlo a un collezionista che conosco. Mi accorgo che se il povero Fattori rinascesse, rimorirebbe di fame”. Si aggiungono: 1 cartolina scritta e firmata nel 1910 dal pittore Lorenzo Viani (1882-1936) (1910); 1 cartolina scritta e firmata nel 1910 del critico, poeta e scrittore Giuseppe Lipparini (1877-1951); 2 lettere con busta e 2 cartoline scritte e firmate tra il 1911 ed il 1922 del pittore Oscar Ghiglia (1876-1945); 2 lettere con busta scritte e firmate nel 1911 dello scultore Domenico Trentacoste (1859-1933); 1 cartolina scritta e firmata nel 1911 del pittore Ugo Bernasconi (1874-1960); 1 lettera con busta scritta e firmata nel 1914 del pittore Spartaco Carlini (1884-1949); 1 cartolina scritta e firmata nel 1915 dello scultore Antonio Garella (1863-1919); 2 lettere con busta e una cartolina scritte e firmate tra il 1930 e il 1932 del pittore Libero Andreotti (1875-1933); 2 lettere con busta, scritte e firmate nel 1934 del pittore Filippo Marfori Savini (1877-1952).

FATTORI, Giovanni – VIANI, Lorenzo, et el. Serie di 10 lettere e 9 cartoline scritte a Gustavo Pierotti della Sanguigna tra il 1910 ed il 1934 da 11 diversi mittenti, per lo più pittori dell’epoca, ma anche scultori e letterati. Tra queste, le più interessanti per contenuto sono una missiva e due cartoline in cui si fa riferimento a Giovanni Fattori (1825-1908). La prima è una lettera autografa firmata del poeta e giornalista Angiolo Orvieto (1869-1967), scritta nel gennaio 1912, in cui parla a Pierotti delle “condizioni poco decorose nelle quali si trova la bimba di Giovanni Fattori a Livorno” e aggiunge “Mi unisco a lei nel deplorarle, e auguro di cuore che la sua nobile iniziativa persuada presto Livorno e la Toscana tutta della solenne ingiustizia che commettono – anzi che commettiamo – non tributando alla memoria del grande pittore tutti gli onori dei quali è ben degna.” Le due cartoline, scritte nel 1915 dal pittore Moses Levy (1885-1968), accennano entrambe a un disegno di Fattori, di cui Levy dice “tenterò di venderlo a un collezionista che conosco. Mi accorgo che se il povero Fattori rinascesse, rimorirebbe di fame”. Si aggiungono: 1 cartolina scritta e firmata nel 1910 dal pittore Lorenzo Viani (1882-1936) (1910); 1 cartolina scritta e firmata nel 1910 del critico, poeta e scrittore Giuseppe Lipparini (1877-1951); 2 lettere con busta e 2 cartoline scritte e firmate tra il 1911 ed il 1922 del pittore Oscar Ghiglia (1876-1945); 2 lettere con busta scritte e firmate nel 1911 dello scultore Domenico Trentacoste (1859-1933); 1 cartolina scritta e firmata nel 1911 del pittore Ugo Bernasconi (1874-1960); 1 lettera con busta scritta e firmata nel 1914 del pittore Spartaco Carlini (1884-1949); 1 cartolina scritta e firmata nel 1915 dello scultore Antonio Garella (1863-1919); 2 lettere con busta e una cartolina scritte e firmate tra il 1930 e il 1932 del pittore Libero Andreotti (1875-1933); 2 lettere con busta, scritte e firmate nel 1934 del pittore Filippo Marfori Savini (1877-1952).

(cartellina con 10 lettere e 9 cartoline)

Estimate   150 / 200
Price realized:  Registration
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19
Estimate   120 / 160
Price realized:  Registration
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20
Estimate   300 / 500
Price realized:  Registration
1 - 30  of 144 LOTS