MOBILI, OGGETTI D'ARTE E SCULTURE DA COLLEZIONI PRIVATE

15 FEBBRAIO 2023

MOBILI, OGGETTI D'ARTE E SCULTURE DA COLLEZIONI PRIVATE

Asta, 1199
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo



ore 11.00
Lotti 1-75

ore 15.00
Lotti 76-223
Esposizione
FIRENZE
Sabato 11 febbraio 2023
10-18
Domenica 12 febbraio 2023
10-13
Lunedì 13 febbraio 2023 10-18
Martedì 14 febbraio 2023 10-18

 
 
 
Stima   300 € - 30000 €

Tutte le categorie

61 - 90  di 221
68
Stima    6.000 / 9.000
Aggiudicazione:  Registrazione
L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
75

ASSORTIMENTO DA TAVOLA, FAENZA, MANIFATTURA FERNIANI, SECONDA METÀ SECOLO XVIII

composto da centotrentatre pezzi in maiolica dipinta in policromia con motivo decorativo mutuato dal vasellame orientale noto come decoro “al garofano”, con un grosso fiore arancione che spicca da un prato roccioso, affiancato da uno steccato e da altri fiori variopinti, il tutto contornato da un sottile motivo a graticcio.

Composizione: zuppiera grande, 2 zuppiere medie, 13 vassoi circolari (diam. da cm 40,2 a cm 26,2), 8 vassoi ovali (lungh. da cm 41 a cm 28,2), 8 vassoi ovali sagomati (di varie misure), 2 sottobottiglia (diam cm 14,5), 3 salsiere con coperchio, 72 piatti piani, 24 piatti fondi

 

A FAENZA TABLE ASSORTMENT, FERNIANI MANUFACTURY, SECOND HALF 18TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

C. Ravanelli Guidotti, Thesaurus di opere della tradizione di Faenza, Faenza 1998, pp. 613-620

 

IL GAROFANO DI FERNIANI

Di gran lunga la più fortunata delle decorazioni Ferniani a gran fuoco, ultima in ordine di tempo nella serie delle “cineserie” prodotte dalla manifattura faentina, il cosiddetto garofano rappresenta per la maiolica settecentesca un successo senza uguali, ripreso con affinità anche da altre manifatture coeve.

Secondo Giuseppe Liverani fu verosimilmente a partire dal fiore di oleandro” che nel 1767 sbocciò il ben conosciuto tipo del garofano, distinto nelle carte d’archivio col nome della £porcellana nuova”.

“Nel Garofano vero e proprio – scriveva Maria Teresa Paolucci Ferniani nel 1991 – si mantengono i colori verde e rosso già presenti nella Pagoda e il caratteristico graticcio nel cavetto della serie dei fiori, mentre totalmente originale è l’irreale fiore al centro che mostra ormai soltanto una lontanissima e vaga somiglianza col fiore da cui prende il nome, d’altronde di origine orientale. Esso si eleva su un improbabile prato blu, mentre in un lato una piccola staccionata appena abbozzata ci riconduce all’ancor mitico Oriente”.

 

Bibliografia di riferimento

C. Ravanelli Guidotti (a cura di), La Fabbrica Ferniani. Ceramiche faentine dal barocco all’eclettismo, Milano 2009, pp. 213-217

Stima    4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
90

Filippo Tagliolini

(Fogliano di Cascia 1745 - Napoli 1809)

LA PIETÀ, 1790-1795

gruppo in bisquit, cm 44,5x33x28

 

Filippo Tagliolini (Fogliano di Cascia, 1745 – Napoli, 1809), The Pietas, bisquit

 

La scultura di bisquit, raffigura l’episodio evangelico della Pietà. Cristo morto è deposto dalla Croce e accolto tra le braccia della madre disperata. Il gruppo scultoreo poggia su una balza rocciosa: la Madonna seduta sorregge in grembo il corpo del Cristo esanime poggiato su un ginocchio e ne sostiene il capo con la mano destra mentre leva la sinistra verso il cielo, al quale rivolge il capo con espressione mesta. Di questo modello scultoreo esistono alcuni esemplari come si deduce dalla nota de’ prezzi dei modelli eseguiti negli anni 1796 fino al 1805. Nell’elenco compare un modello compreso tra i gruppi grandi raffigurante una Pietà. Nel 1807 all’atto della vendita della Real Fabbrica risultano ancora in elenco cinque esemplari del gruppo e la «forma della Pietà grande in cinque pezzi», e una forma della «Pietà in tre pezzi». Il gruppo in oggetto di analisi ci pare appartenere alle forme più antiche attribuibili alla mano di Filippo Tagliolini che dal 1780 fino alla morte lavorò come modellatore presso la Reale Fabbrica della porcellana di Napoli. Angela Caròla Perotti nella sua analisi della produzione delle plastiche sotto la direzione di Domenico Venuti sottolinea l’apporto innovativo che il Tagliolini fornisce alla manifattura, non solo con i più noti modelli ispirati alle antichità classiche, ma anche con opere più delicate e di tradizione, forse ispirate al contatto che l’autore ebbe con Antonio Grassi nella breve esperienza viennese. Ne nascono gruppi scultorei di grande impatto che la studiosa definisce di una «certa individualità»: la caduta dei Giganti e la Pietà.

In entrambe le opere la critica ha ritrovato un ricordo tenace della ispirazione michelangiolesca che l’autore, romano, porta nella sua formazione. Per Angela Caròla Perotti l’ispirazione del gruppo richiama lo schema compositivo della Pietà di Michelangelo soprattutto nell’iconografia del Cristo, seppure con qualche variante nella postura, mentre la posa dell’Addolorata sarebbe influenzata dall’arte sacra napoletana seicentesca.

Anche Alvar González-Placios, che ha studiato un gruppo scultoreo analogo conservato al Museo Filangeri, ritrova una ispirazione “romana” che individua nella Pietà del toscano Antonio Montaiuti in San Giovanni in Laterano riconoscendo così nell’opera in esame un’influenza condizionata dal barocco romano. Lo studioso rammenta inoltre tra le fonti di ispirazione anche una probabile conoscenza da parte del Tagliolini della Pietà di Annibale Carracci allora presente nella città di Napoli.

Il gruppo scultoreo vanta quindi un confronto stretto con i sopracitati gruppi di bisquit presi in esame dagli studi: il gruppo in collezione privata, formalmente a Napoli, pubblicato da  Angela Caròla Perotti da cui si distingue per alcuni lievi differenze nella dimensione e realizzazione della base e del panneggio e il gruppo del Museo Filangeri, anch’esso molto vicino, ma con una apparente maggiore asperità dei contorni.

 

Bibliografia di confronto

González-Palacios A., Lo scultore Filippo Tagliolini e le Porcellane di Napoli, Torino, 1988, n. 6

Caròla-Perrotti A., in La porcellana della Real Fabbrica Ferdinandea, Napoli 197, pp. 166-167, Tav CCXLVI e Tav CCXLVII, nn. 275-277

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 90  di 221