LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

24 MAGGIO 2023

LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

Asta, 1173
Firenze
Palazzo Ramirez-Montalvo
Ore 15.00
Lotti 201-380
Esposizione
FIRENZE
Venerdì 19 maggio 2023 10-18
Sabato 20 maggio 2023 10-18
Domenica 21 maggio 2023 10-13
Lunedì 22 maggio 2023 10-18
 
 
 
Stima   50 € - 10000 €

Tutte le categorie

1 - 30  di 180
201

(Manoscritto) HUMBERTUS DE ROMANIS (ca. 1200-1277). De dono timoris o De abundantia exemplorum. [Italia, XIV secolo].

 

Copia manoscritta dell’influente raccolta di exempla relativa al “dono della paura”, scritta da Umberto di Romans, religioso francese e quinto Maestro Generale dell’Ordine dei Predicatori dal 1254 al 1263. Destinati ad essere utilizzati dai predicatori per illustrare i loro sermoni, gli esempi morali forniti furono compilati da Umberto dopo il suo volontario ritiro in un convento a Valencia nel 1263 a seguito di una lunga e fortunata carriera, durante la quale presiedette all’espansione dell’Ordine in Europa e scrisse una serie di opere. Il De dono timoris si dimostrò popolare per tutto il periodo medievale e oggi ne sopravvivono oltre 80 manoscritti. Uno simile al presente è passato in asta presso la Christie’s di Londra nel 2016.

 

Nato a Romans-sur-Isère nel Delfinato, Umberto frequentò la facoltà di Arti all’Università di Parigi; il 30 novembre 1224 entrò nell’ordine dei frati predicatori. Lettore di teologia a Lione fra il 1236 ed il 1239, dal 1240 al 1243 resse la provincia della Toscana e quindi, per dieci anni, quella di Francia; nel 1254 fu eletto Maestro Generale dell’Ordine Domenicano. Morì vescovo nel 1277. Fu uno dei personaggi più grandi e che più meritarono dell’ordine domenicano di cui riformò le costituzioni, riorganizzò l’insegnamento, le missioni, l’inquisizione; nel 1259 promulgò una ratio studiorum particolarmente importante l’unificazione della liturgia domenicana. Tra le sue opere, oltre ai commenti alla regola di Sant’Agostino nelle prime costituzioni domenicane, l’Opus tripartitum, manuale presentato al Concilio di Lione II (1274), nel quale affronta tra l’altro il problema dell’unione e della riforma della Chiesa.

 

Manoscritto pergamenaceo in 4to (225 x 168 mm), specchio di scrittura ca. 165 x 115 con testo su due colonne di 43 linee in lettera gotica in inchiostro bruno e rosso. Collazione: [46] fogli. Struttura: il volume è composto da 3 fascicoli di 10 fogli e da 2 fascicoli di 8 fogli ben individuabili grazie ai richiami al verso delle ultime carte di ciascun fascicolo. Il manoscritto è abbellito da una grande “Q” miniata in blu all’incipit, alta sei linee, e da altre più piccole iniziali miniate in rosso e blu. Sono in rosso i capoversi e i segni di paragrafo. Pergamena rigida antica con titolo manoscritto al dorso. Doppio ex libris di Ignatius Rispolus e del Cav. Lorenzo Ruspoli (1755-18356). -- Contropiatti con lavori di tarlo, forellini di tarlo ai margini delle prime e ultime carte, alone circolare al margine inferiore del primo foglio e altre tracce del tempo, ultimo foglio un po’ sciupato e con nota coeva al verso parzialmente abrasa.

 

Manuscript copy of the influential collection of exempla relating to the “gift of fear”, written by Humbert of Romans, French religious and fifth Master General of the Order of Preachers from 1254 to 1263. The De dono timoris proved popular throughout the medieval period, and over 80 manuscripts of it survive today. A similar one to the present was auctioned at Christie’s in London in 2016. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    6.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
202

Manoscritto notarile relativo all’abbazia di San Venerio sull’isola del Tino nel comune di Porto Venere, in provincia della Spezia, Liguria, XV secolo.

Per questo lotto è stato avviato dalla Soprintendenza il procedimento di dichiarazione di rarità e pregio - For this lot has been started by the Superintendence the declaration of rarity and value. 

 

Raccolta di atti notarili (elenchi di possedimenti terrieri, ricognizioni, concessioni, ecc.) rogati tra il 1381 e il 1442 e riguardanti l’abbazia di San Venerio del Tino, a Porto Venere, in Liguria. Il primo atto è del 1381 e nomina tale Gabriele, abate del monastero di San Venerio; poco dopo sono nominate due località in Corsica, ovvero Balagna e San Gavino di Belgodere; parte poi una lunghissima elencazione di terre (campi, vigneti, ecc.) che prosegue fino alla carta 18, dove compare la data 3 luglio 1403. Tra la carta 12 e la carta 15 l’elenco è redatto da altra mano. Nelle pagine successive interviene una mano ancora diversa, quella di un certo Francesco Giuliani, che annota via via una serie di negozi; l’annotazione finale porta data 16 luglio 1442 e fa esplicito riferimento a “portus veneris” (il nome compare altrove nel manoscritto. Da studiare.

 

Manoscritto pergamenaceo in 4to (ca. 245 x 170 mm), testo su una colonna di ca. 30 righe in inchiostro chiaro. Collazione: 27 [1] fogli, scritti dall’1 al 17, il 18 non scritto, e poi dal 19 al 25, ultimi tre non scritti. Struttura: 3 fascicoli di 8 fogli, il terzo con inserito un fascicolo da 4 fogli. La seconda parte, scritta in una grafia diversa, contiene segni di tabellionato. Antica brossura muta, sciupata, inchiostro talora leggermente sbiadito.

 

Collection of notarial deeds (lists of land holdings, surveys, concessions, etc.) drawn up between 1381 and 1442 and concerning the abbey of San Venerio del Tino, in Porto Venere, in Liguria. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    700 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
203

(Manoscritti) Piccolo antifonario miniato su pergamena. XV/XVI secolo.

 

GRAZIOSO PICCOLO GRADUALE MEDIOEVALE, MINIATO SU PERGAMENA. Si apre con incipit “Sj anxiat adhuc aia dicantur hij psalmi” (ritrovato in un Breuiariu[m] ordinis sancti Benedicti del 1519) e contiene notazione e testi dei seguenti canti: Subvenite, Sancti Dei, occurrite, Angeli Domini (sequenza in lingua latina, che fa parte della Messa dei Morti); Ne recorderis peccata mea, Domine; Libera me, Domine, de morte aeterna; In paradisum deducant te angeli; Aperite Mihi Portas Iustitiae; Non intres in judicium cum seruo tuo; Memento mei Deus quia ventus est vita mea; Lumen ad revelationem gentium

Exsurge Domine, adiuva nos; Ave gratia plena dei genitrix virgo; Púeri Hebræórum, portantes ramos olivárum; Cum appropinquaret Dominus Ierosolymam; Gloria, laus et honor tibi sit.

 

Manoscritto pergamenaceo in 8vo (ca. 182 x 134 mm), specchio di scrittura ca. 120 x 90 mm con testo su una colonna di 16 linee in lettera gotica in inchiostro nero e rosso con iniziali miniate in rosso e blu (7 alte due linee, le altre più piccole). Collazione: [38] carte di cui le prime due e l’ultima bianca, di cui [52] pagine con tetragrammi. Legatura posteriore in assicelle di legno rivestite in pelle cremisi (sciupata). -- Notazione in alcuni casi leggermente sbiadita ma leggibile, qualche pallido alone e altre minime tracce del tempo ma buon esemplare genuino e apparentemente completo.

 

[SI AGGIUNGE:] Manoscritto cartaceo con tetragrammi e testi di canti liturgici, il primo “Exultemus et laetemur et Andreae delectemur laudibus Apostoli”, XVIII secolo, in 4to (ca. 235 x 175 mm), testo in inchiostro nero, non collazionato, legatura coeva in cuoio su assicelle di legno, fermagli. Aloni causati dall’umidità e altre tracce del tempo.

 

SMALL MEDIEVAL GRADUAL, ILLUMINATED ON VELLUM, 15th/16th CENTURY. Together with a later musical manuscript on paper, not collated. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

(2 volumi)

 

Stima    600 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
204

(Manoscritto) Officium Virginis Mariae secundum usum romane ecclesie. XV secolo.

 

DELIZIOSO OFFICIOLO MINATO, di provenienza presumibilmente francese. I quattro ritratti agli angoli dell’incipit sono: una figura giovane in alto a sinistra (probabilmente San Giovanni Evangelista); San Martino di Tours (più spesso raffigurato come cavaliere, ma anche come vescovo della Chiesa Cattolica); un santo con spada e libro in basso a destra (presumibilmente San Paolo); San Pietro con la chiave del Paradiso in basso a sinistra. Sono molto particolari in questo officiolo gli eleganti “ghirigori” su fondo bianco che fanno da sfondo alle decorazioni policrome; nel complesso, tutta l’ornamentazione del volume appare estremamente raffinata.

 

Piccolo manoscritto pergamenaceo (106 x 80 mm), di [1] 102 fogli (bianchi il 15-16) numerati a matita da mano posteriore, specchio di scrittura ca. 65 x 50 mm, 14 righe per pagina in lettera gotica in inchiostro nero e rosso. Foglio di incipit con miniatura della Vergine con il Bambino (piccole abrasioni) entro cornice floreale con quattro figure agli angoli, i fiori policromi circondati da decori geometrici su fondo bianco, altra minia tura con re inginocchiato all’inizio dei Salmi, 7 incipit con grande iniziale dorata policroma (altezza 5 righe) e cornice con fiori policromi circondati da decori geometrici su fondo bianco; numerose altre iniziali più piccole (ca. 10 x 10 mm) in oro su sottili decori in inchiostro grigio chiaro che si prolungano a margine, oppure in blu su sottili decori in rosso che si prolungano a margine; altre iniziali ancora più piccole in oro, rosso o blu. Il volume è così strutturato: 1 foglio bianco; fogli 1-14; calendario; fogli 15-16 bianchi; fogli 17-78: Officio della Vergine; fogli 79-96: salmi penitenziali e litanie; fogli 97-101 orazioni e “finis”; foglio 102 bianco. Legatura francese novecentesca “giansenista” in marocchino rosso scuro firmata “Alix”, dorso a nervi con titolo in oro “Livre d’Heures”, unghiatura con doppio filetto dorato, contropiatti rivestiti in carta marmorizzata riquadrata da filetto dorato, sguardie volanti marmorizzate, tagli dorati. -- Fogli con incipit leggerissimamente rifilati, minime tracce del tempo.

 

DELIGHTFUL SMALL ILLUMINATED BOOK OF HOURS, presumably of French origin, with nine illuminated leaves (one at the incipit with the Virgin and the Child and four saints, one at the incipit of the Psalms and seven with large gilt and polychrome initial). The elegant “squiggles” on white that form the background for the polychrome decorations are very particular in this book of hours; overall, the ornamentation of the volume appears extremely refined. Leaves with incipits very lightly trimmed, small abrasions to the illumination of the Virgin and to the other illumination, minimal traces of time. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
205

(Manoscritti) Officium Beatae Mariae Virginis. Fine XV secolo.

 

MANOSCRITTO MINIATO SU PERGAMENA, contenente orazioni, invocazioni, litanie e salmi in latino, in bella grafia umanistica decorata da sei splendide “D” miniate in oro su fondo blu con porzioni di rosso e verde, intrecciate a volute floreali bianche con rilievi in giallo, da un centinaio di capilettera miniati in oro su fondo blu e rosso scuro con piccole decorazioni in bianco, e da moltissime iniziali in oro o in blu. In base alle note di possesso all’inizio, il volume fu donato nel 1930 da Don Luigi Bruno, parroco di Taviano in provincia di Lecce al padre Edoardo Libri, e poi, nel 1939, da padre Edoardo a monsignor Tommaso Saluti.

 

In 8vo (150 x 103 mm), specchio di scrittura mm 80 x 58 con testo su una colonna di 12 linee in lettera umanistica in inchiostro bruno e rosso. Collazione: [2] [115] [1 bianco] fogli. Struttura: il volume è composto da 15 fascicoli di 8 fogli ben individuabili grazie ai richiami al verso delle ultime carte di ciascun fascicolo. Risultano assenti: il primo foglio del primo fascicolo (presumibilmente miniato), il quinto foglio dell’undicesimo (presumibilmente miniato, sostituto da un inserto cartaceo), il secondo foglio del dodicesimo (presumibilmente miniato, sostituito da un inserto pergamenaceo), e due fogli del quindicesimo e ultimo fascicolo, anche se il testo si conclude al recto del sesto foglio con “Et anime omnium fidelium defunctorum per misericordiam Dei requiescant in pace”. Al verso dello stesso vi è una lunga postilla manoscritta, presumibilmente coeva, che riporta le due lettere di Abgar V e Gesù riprodotte da Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica. I primi due fogli bianchi all’inizio del volume contengono annotazioni posteriori: al verso del secondo qualcuno ha supplito l’incipit del libro d’ore, mentre il verso della sguardia volante e il recto del primo foglio recano le seguenti note di possesso: “Regalato al P. Edoardo Libri da Don Luigi Bruno Parroco di Taviano (Lecce) nella Quaresima 1930” e “Al Fratello in Cristo Mons. Can. Tommaso Saluti il Fratello P. Edoardo Libri ricordando il suo 25mo di sacerdozio 2 Agosto 1939”.

 

Il manoscritto, apparentemente vergato da due mani diverse (la grafia delle ore della Vergine è differente da quella di ore della Croce, Salmi e Litanie) è abbellito da 6 grandi “D” miniate in oro su fondo blu con porzioni di rosso e verde, intrecciate a volute floreali bianche con rilievi in giallo. La dimensione varia da 5 a 3 linee. Sono inoltre presenti un centinaio di capilettera alti due righe miniati in oro su fondo blu e rosso scuro con piccole decorazioni in bianco e moltissime iniziali minate in oro o in blu. Legatura settecentesca in pelle zigrinata rosso mattone scuro, piccoli decori dorati agli angoli dei piatti, dorso liscio riccamente decorato in oro e con titolo “OFFICIUM B. M. V.” e iniziali “D. M.”, sguardie marmorizzate, tagli spruzzati di rosso.  -- Scompleto di tre fogli di testo (presumibilmente miniati) e di due ulteriori fogli in fine (presumibilmente bianchi); nelle ore della Vergine i paragrafi in rosso sono leggibili ma sbiaditi; pallido alone circolare al termine delle ore della Vergine; qualche abrasione alla legatura.

 

ILLUMINATED MANUSCRIPT ON VELLUM, containing prayers, invocations, litanies and psalms in Latin. Lacks three leaves of text (possibly illuminated) and has a round halo at the end of the hours of the Virgin. Detailed description, condition report and additional images upon request.

Stima    1.500 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
206

(Libro d’ore - Illustrati 500) Hore diuine virginis Marie secundum vsum Romanum cum alijs multis folio sequenti notatis vna cum figuris Apocalipsis & destructio Hierusalem & multis figuris, Biblie insertis. (Parisius nouiter īpressum p[er] Germano Hardouyn Librario. Cōmorante inter duas portas Palatij ad intersignium sancte margarete. Anno dñi. M.ccccc.xxxiij). [1533].

 

SPLENDIDO LIBRO D’ORE STAMPATO SU PERGAMENA E FINEMENTE MINIATO IN ORO E A COLORI.

 

Germain Hardouyn fu un prolifico tipografo, libraio ed editore attivo a Parigi dal 1500 al 1541, inizialmente con il fratello Gillet o Gilles. I due Hardouyn fornirono al mercato parigino e alla provincia un gran numero di libri d’ore a stampa, pubblicazioni tipiche degli editori e tipografi di Parigi nel Rinascimento: ne furono prodotte innumerevoli edizioni tra il 1488 e il 1568. La nuova tecnologia di stampa si sostituì infatti al lungo lavoro di copisti e miniaturisti, consentendo di creare multipli che potevano raggiungere un pubblico più ampio. La crescente classe media urbana fu uno dei principali acquirenti di questo tipo di libri, belli come i preziosi manoscritti che venivano creati per le classi nobili. Sebbene alcuni libri d’ore a stampa fossero lasciati in bianco e nero, molti ebbero le loro illustrazioni sontuosamente dipinte a mano, come nel presente caso. Gli artisti che le coloravano erano spesso attivi anche come miniatori tradizionali, rendendo difficile distinguere le illustrazioni da quelle che si trovavano nei manoscritti. Poiché i due Hardouyn, oltre che come tipografi, erano registrati anche come miniatori, cosa rara nel commercio di libri, i loro libri d’ore a stampa sono spesso eccezionalmente ben dipinti, del tutto simili a manoscritti miniati. Il presente esemplare ha una colorazione vivace e accuratissima, illuminata da eleganti rifiniture dorate. Datato 1533 al colophon, reca tuttavia alla carta A4v l’almanacco per gli anni 1520-1532. L’opera si apre con il frontespizio, decorato dalla grande marca tipografica di Hardouyn, al verso del quale troviamo un Uomo Anatomico scheletrico con agli angoli altre quattro piccole miniature relative ai quattro temperamenti medioevali. Le altre illustrazioni a piena o a tre quarti di pagina rappresentano per lo più scene della vita della Vergine Maria (Annunciazione, Natività, Annuncio ai Pastori, Adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio, Fuga in Egitto, Crocifissione, Pentecoste), ma anche scene bibliche come Adamo ed Eva con il Serpente sotto all’Albero della Conoscenza, e Davide e Betsabea. Le dodici miniature più piccole sono altrettanto curate: si confronti l’Arcangelo Michele della presente copia con quello dell’esemplare conservato al Met di New York:

https://www.metmuseum.org/art/collection/search/468941


In 8vo (155 x 103 mm). Segnatura: a-m8 ā7. Paginazione: [95] carte [su 96, assente l’ultima ā8], con 20 [di 21] grandi miniature policrome con dettagli dorati (inclusi il frontespizio, l’illustrazione con l’Uomo Anatomico, 6 piena pagina e 14 a tre quarti di pagina), e 12 miniature più piccole. La pagine di testo presentano ciascuna una banda laterale miniata con decoro floreale in blu, rosso e verde su fondo beige, mentre le venti miniature grandi sono tutte inscritte in cornici architettoniche dorate. Numerosissime piccole iniziali dorate di diverse dimensioni su fondo blu e arancione. Legatura ottocentesca in vitellino, piatti con decorazione a secco entro filetto dorato, dorso a nervi con fregi e filetti dorati, unghiature dorate agli angoli, sguardie in carta moirée fuxia, tagli dorati. Antica firma di proprietà “Don Salvatore Pardo” in calce al frontespizio. -- Assente l’ultima carta, frontespizio un po’ sciupato, strappetto marginale senza perdite a E2, in alcune parti il testo è pallidamente cassato riga per riga o con segni verticali o diagonali, legatura un po’ sciupata e altre minori tracce d’uso e del tempo, ma nel complesso copia buona e genuina.


L’opera è descritta in P. Lacombe, Livres d’Heures imprimés au XVe et au XVIe siècle, Paris, 1907, p. 222-223, no. 396.


SPLENDID BOOK OF HOURS PRINTED ON VELLUM AND FINELY HAND-COLOURED.

[95] of [96] leaves (lacks the last leaf) with 20 [of 21] large illustrations and 12 smaller ones, all finely hand-coloured. -- Marginal tear without losses to E2, in some parts the text is palely crossed out line by line or with vertical or diagonal signs, slightly worn binding and other minor traces of use and time, but overall a good and genuine copy. Detailed description and additional images upon request.

Stima    4.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
207

(Toscana storica - Vigneti - Alberi - Pisa - Livorno) RINALDI, Giovanni Domenico. Campione di piante, misure, descrizioni, e notitie di beni stabili, posti in diversi comuni … attinenti al S.r Corn.tà, Francesco del Sig. Corn. Lorenzo Casanuova … Delineato, et in parte misurato da me Gio.ni Dom.co Rinaldi questo presente anno 1719, e 1720. [Pisa], 1720.


Per questo lotto è stato avviato dalla Soprintendenza il procedimento di dichiarazione di rarità e pregio - For this lot has been started by the Superintendence the declaration of rarity and value. 

 

MONUMENTALE CABREO SETTECENTESCO relativo a zone oggi in provincia di Pisa e Livorno, illustrante i vasti possedimenti rurali, comprendenti poderi, campi e boschi (inclusi numerosi vigneti e oliveti), che appartenevano nel 1720 a Francesco Casanuova, committente dell’opera. I Casanuova sono attestati a Castagneto Carducci dalla metà del Cinquecento. L’autore Giovanni (o Giovan) Domenico Rinaldi è registrato al servizio dello Scrittoio delle Regie Possessioni, organo amministratore del patrimonio del Granducato di Toscana, negli anni venti del Settecento (cfr. digitaldisci.it). Il volume si apre con il frontespizio seguito dal grande stemma del Casanuova alla pagina successiva, e da nove pagine di “Indice Universale delle case, e pezzi di terra posti per ordine nei loro comuni” ove sono elencati: una casa di abitazione a Pisa, e poi case, poderi, campi, vigne, boschi, uccelliere e colombiere, fonti e corsi d’acqua, nei comuni di: Peccioli, Montefoscoli, Terricciola, Alica, Ceppato, Pastina e Santa Luce, Castagneto, Campiglia, Sassetta, Bibbona, Guardistallo, e Casale. Ogni possedimento è successivamente descritto con la località, la consistenza e la provenienza, e illustrato con disegni che raffigurano vedute e piante delle case con le vie confinanti, e mappe dettagliate dei vari territori con la precisa suddivisione dei terreni (uliveti, vigneti, alberi da frutto, boschi di querce, castagni e altri alberi, campi e prati, ecc.), i loro confini e le loro misure (alla prima carta vi è una “scala di canne di braccia cinque l’una”). La rosa dei venti è presente su molte delle 141 pagine illustrate, che talora contengono due diversi disegni. Le fonti sono vari atti testamentari citati al frontespizio e nei singoli testi di accompagnamento.

 

Manoscritto cartaceo in folio (441 x 310 mm) di [12] 291 carte più altre [7] carte bianche numerate 293-302 (per un totale di 620 pagine, scritte 294), contenente un grande stemma policromo dei Casanuova con veltro, torre e vascello, e 141 pagine con disegni originali a colori. La carta è forte e per lo più bianca, la grafia leggibile. Legatura a busta originale dell’epoca in pelle scura con chiusura in corda e fermaglio di metallo, interni in carta marmorizzata. Preservato in ulteriore custodia antica rivestita in tela grezza con lacci. Tracce d’uso e del tempo, ma nel complesso copia genuina molto ben conservata.

 

MONUMENTAL EIGHTEENTH-CENTURY LAND REGISTER RELATIVE TO AREAS TODAY IN THE PROVINCE OF PISA AND LIVORNO, illustrating the vast rural possessions, including farms, fields and woods (with numerous vineyards and olive groves), which belonged in 1720 to Francesco Casanuova, who commissioned the work. Traces of use and age, but overall very well preserved genuine copy. Detailed description and additional images upon request.

 

 

 

Stima    3.500 / 6.500
Aggiudicazione:  Registrazione
208

(Manoscritto - Fortificazioni) Trattato di fortificazione del Signor Alberti nella R. Accademia. 1744.

 

ELEGANTE MANOSCRITTO nel quale l’arte della fortificazione è trattata in forma di domanda e risposta. “31. Per quale ragione i fianchi con orecchioni sono più forti?” “34. Cosa si intende per casa matta?” “72. Cosa si deve dire riguardo alla controscarpa?” “77. Come, e cosa si dovrà dire del rivellino?” “87. Cosa diremo della tenaglia semplice?” Sono queste alcune delle 115 domande che il compilatore si pone e alle quali fornisce una risposta in una grafia perfettamente leggibile.

 

Manoscritto cartaceo in 4to (246 x 175 mm). Si apre con un’incisione calcografica sottoscritta “I. G. Hertel exc. A. V.” che reca il titolo scritto a mano a matita rossa, seguita da [30] carte con 116 “Interrogazioni Sopra la Fortificazione” (manca la domanda 85, ma per errore del compilatore; il testo è completo). Le ultime due carte contengono due disegni, di cui uno appena accennato, mentre l’altro raffigura la pianta di una fortezza acquarellata a mano e con didascalie sulla pagina a fianco (in una grafia antica ma diversa da quella del manoscritto). Vitellino coevo, dorso con tassello in marocchino rosso e decorazioni dorate, sguardie marmorizzate, tagli rossi (minimi difetti).

 

ELEGANT MANUSCRIPT in which the art of fortification is treated in the form of a question and an answer. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    250 / 500
Aggiudicazione:  Registrazione
210

(Manoscritto - Medicina) CHIARUGI, Vincenzo (1759-1820). Trattato Quarto - Dei Tumori. [CON:] Patologia e semiotica di Vincenzo Chiarugi. 1804. [CON:] Corso teorico pratico di chirurgia di Vincenzo Chiarugi.

 

TRE MANOSCRITTI CARTACEI, DI CUI IL PRIMO PRESUMIBILMENTE AUTOGRAFO. Nonostante i confronti con documenti autografi di Chiarugi conservati presso istituzioni non si è pervenuti ad attribuzioni certe. Il Corso teorico pratico è quasi sicuramente di un copista, visto il frontespizio decorato e la grafia molto ordinata. Si tratta comunque di opere apparentemente inedite.

 

Vincenzo Chiarugi (1759-1820) studiò a Empoli e quindi si trasferì a Pisa per gli studi universitari, ove si addottorò in filosofia e medicina nel 1779. Nell’anno successivo svolse il regolare periodo di tirocinio presso l’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze. Il 23 giugno 1780 ottiene l’autorizzazione ad esercitare la professione “di medico fisico in Firenze e città, e terra e castella e luogo di S. A. Reale”. Due anni più tardi fu nominato medico astante in Santa Maria Nuova, il maggiore ospedale fiorentino, di cui divenne successivamente soprintendente per il reparto maschile. Nel 1788, Chiarugi divenne Primo Infermiere dell’ospedale di Bonifazio, dove si trasferì con i suoi assistiti. L’apertura dell’ospedale fu accompagnata dall’edizione, nel 1789, del Regolamento dei regi spedali di Santa Maria nuova e di Bonifazio. Il fondamentale trattato medico Della pazzia in genere e in specie pubblicato negli anni 1793-94 fu sovvenzionato dal Granduca di Toscana con 75 scudi ed ebbe diffusione scientifica anche al di fuori dei confini italiani. Dal 1792, Chiarugi fu socio dell’Accademia dei Georgofili a Firenze. Nel 1804 la Toscana fu colpita da un’epidemia febbrile di probabile origine tifoidea e Chiarugi fu incaricato di occuparsene. In qualità di medico epidemiologo organizzò le operazioni di polizia sanitaria, compito che ebbe modo di riassumere durante l’epidemia di tifo a Firenze nel 1817. Nel 1805 fu il primo titolare della cattedra di “malattie afrodisiache e perturbazioni intellettuali”, la prima al mondo. Vincenzo Chiarugi ebbe la geniale idea di promuovere un nuovo atteggiamento medico di assistenza ai malati di mente.

 

Trattato Quarto - Dei Tumori

 

Opera suddivisa in 3 sezioni, la prima dedicata ai tumori in generale, la seconda ai tumori in particolare (tumori linfatici, tumori cistici, ecchimosi, aneurisma, escrescenze cutanee, nei, verruche e porri, corno, polipo, fungo, lipoma, ecc.), la terza ai tumori in specie (idroftalmo, pterigio, orzaiolo, otite, polipo al naso, tumori del collo, delle mammelle, dei genitali, porri venerei, condilomi, emorroidi, idrocele, spermatocele, sarcocele, polipi all’utero, ecc.) L’autore descrive con dovizia di particolari le caratteristiche delle parti affette, la sintomatologia e i possibili trattamenti chirurgici e le cure.

 

Manoscritto cartaceo in 4to piccolo (ca. 203 x 148 mm) con testo su una colonna di 23 linee in grafia corsiva in inchiostro bruno. Collazione: [115] carte, di cui l’ultima bianca (il testo termina alla carta [114] recto con la dicitura “Fine del Trattato dei Tumori”). Fascicoli rilegati e conservati entro chemise cartonata coeva. -- Assente l’ultima carta bianca del dodicesimo e ultimo fascicolo che è di sei carte (mentre i precedenti sono tutti di dieci carte), asportato il margine inferiore dell’ultima carta di testo (circa 3 cm), ultima carta bianca fragile e con perdite, un angolo strappato (senza perdite) e un altro piccolo strappo, pallidi aloni e macchie, ma testo sempre perfettamente leggibile.

 

Patologia e semiotica di Vincenzo Chiarugi. 1804.

 

Il volume si apre con un frontespizio e con un indice che elenca le seguenti voci: nozioni preliminari; patologia; malattie in generale; cause di malattia in generale; abito di corpo; temperamenti; alimenti; applicati esteriori; atmosfera; rimedi esterni; contagi; sangue; moto muscolare; sensazioni, e passioni d’animo; sintomi delle malattie; forma delle malattie; semiotica; dei segni della sanità, e predisposizione; dei segni diagnostici della malattia, e sua forma generale; dei segni indicanti le mutazioni della malattia; dei segni prognostici della malattia. Alla pagina 1 inizia il “Corso d’Istruzioni Mediche - Parte Seconda - Nozioni Preliminari”; nel primo capitolo è menzionata la teoria biologica ideata da John Brown nel XVIII secolo (“Brownismo”) con le due scale dell’“eccitamento” ed “eccitabiiltà”. L’opera termina con la frase “In generale gli occhi dimostrano lo stato del corpo più attivamente di qualunque altra parte colla loro espressione mentre essi servono di linguaggio principale nelle passioni.”

 

Manoscritto cartaceo in 4to piccolo (ca. 218 x 150 mm) con testo su una colonna di 18 linee in bella grafia corsiva in inchiostro bruno. Collazione: [2] carte (frontespizio e indice) seguite da 248 pagine e da [2] carte bianche. Fascicoli rilegati e conservati entro chemise cartonata coeva. -- Una porzione di pagine, dalla 85 alla 175 circa, ha l’angolo inferiore esterno molto fragile, con parti bruciate dall’inchiostro e perdite, pallidi aloni e macchie, ultime due carte bianche attaccate in un punto e sciupate, primo bifolio sciolto.

 

Corso teorico pratico di chirurgia di Vincenzo Chiarugi D. M. Med.o Chir. del R.o Spedale di Bonifazio Profess. Onor. della Regia Università di Pisa. P.o Lett.e in Firenze. Socio di vari Accademie. &cc. &cc. &cc.

 

Questo terzo volume si apre con un frontespizio entro cornice decorativa e prosegue con: Prolegomena; delle ferite parte prima; delle punture e delle incisioni; delle lacerazioni e delle contusioni; delle ferite d’arme da fuoco; vari capitoli sulle “ferite complicate” (con emorragie, veleni ecc.)b; delle ferite parte seconda; delle ferite della testa; delle ferite della faccia; delle ferite al collo; delle ferite al petto; delle ferite all’addome; 

 

Manoscritto cartaceo in 4to piccolo (ca. 207 x 145 mm) con testo su una colonna di 18 linee in bella grafia corsiva in inchiostro chiaro. Collazione: [132] carte suddivise in diciassette fascicoli segnati al margine inferiore della prima carta “Tom. I” seguito dalle lettere dell’alfabeto dalla “B” (secondo fascilo) alla “R”. Fascicoli rilegati e conservati entro chemise cartonata coeva. -- Primi due fascicoli slegati, qualche pallido alone marginale ma bel manoscritto su carta forte con grafia piacevolmente leggibile.

 

I tre volumi sono conservati in una custodia moderna.

 

(3 volumi)

 

Stima    3.000 / 6.000
211

(Manoscritto - Medicina - Storia toscana - Siena) GROTTANELLI DE SANTI, Stanislao (1788-1874). Miscellanea. Discorsi, memorie, storie, ricerche, trattati, &c. Fisico-Mediche, e Chirurgiche, ed altro &c&c. Anno 1807.

 

INTERESSANTE RACCOLTA DI SCRITTI AUTOGRAFI DEL DOTTORE SENESE STANISLAO GROTTANELLI. Il manoscritto si apre con un frontespizio disegnato che reca in calce le iniziali “S.G.” racchiuse in un serto d’alloro con accanto il timbro nobiliare del conte Ugo Grottanelli; a seguire, una carta di indice elenca saggi di Barzellotti, Lodoli, Turchi, Bossuett [sic], Alessandri, Angioloni, Bianconi, Pietro Cagnacci, Salvatore Cagnacci, Calamati, Grottanelli, Mocenni, Passeri, Petroni, Vitali. Nello specifico, il volume contiene scritti di varia natura e lunghezza, che appaiono essere per lo più lezioni lette dal professor Giacomo Barzellotti nel 1807 e trascritte dal suo allievo Stanislao Grottanelli, come si desume dalla Dissertazione Sopra l’Analogia, che passa fra la Nutrizione delle piante, e degli Animali (pp. 153-162), la quale reca in calce la dicitura “Fatta da me Stanislao Grottanelli l’anno 1807. Letta nella scuola dell’ecc.mo sig. D. Giacomo Barzellotti Lettor di Teorie Chirurgiche […]”.

 

Giacomo Barzellotti (1768-1839), considerato il caposcuola della medicina legale italiana, fu allievo dell’anatomista Paolo Mascagni (1755-1815) e contribuì alla pubblicazione della sue famose tavole anatomiche. Stanislao Grottanelli (1788-1874) fu medico, chirurgo, studioso e ricercatore. Formatosi presso il Seminario arcivescovile e l’Ateneo di Siena seguendo corsi in varie discipline, si laureò infine in medicina e filosofia nel 1808 (dunque la datazione del presente manoscritto coincide esattamente con il suo ultimo anni di studi). Insegnò dal 1821 al 1849 presso varie università (Firenze, Siena, Pisa), fu membro di numerose Accademie italiane e straniere e rivestì varie cariche cittadine. Nominato cavaliere dell’Ordine di Santo Stefano, successivamente ottenne la croce al merito dal granduca di Toscana. Nel 1824 fu portavoce degli insegnamenti anatomici di Paolo Mascagni presso l’Istituto delle scienze di Parigi. Oltre alla succitata Dissertazione, recano il nome di Grottanelli la traduzione dal francese l’Elogio storico della vita di Pietro-Giuseppe Desault chirurgo in capite dello Grande Spedale l’Umanità di Parigi (pp. 183-194), la traduzione dal latino di un’orazione del Barzellotti intitolata La vita, e la salute è affine in salvo dal vajolo?, il teorema Il cervello non è un apparato glanduloso, che separi umore alcuno comprensibile … (15 pagine, con in calce la dicitura “Di Stanislao Grottanelli letta la mattina del dì 19 Maggio 1808 nell’Imperiale Accademia dei Fisio critici. Anno 4° dei miei studi”), e altri tre saggi elencati all’indice. Gli ulteriori numerosi scritti, per quanto non rechino il nome di Grottanelli, appaiono vergati dalla stessa mano, seppure su carte diverse e leggere variazioni nella grafia, e dunque presumibilmente in tempi diversi. Si segnalano i seguenti:

 

- Trattato su la difficoltà di respiro, o ambascia (20 carte, ove sono trattate dispnea, apnea, catarro soffocativo, incubo, sincope, asfissia, annegamenti, rianimazione, strangolamenti, asfissia dei neonati, ecc.);

- Fenomeno singolare. Lettera d’un fisico naturalista (Girolamo Barzellotti) rapporto ai sassi, che trovansi ai lagoni della maremma volterrana paragonati con quelli caduti nella campagna senese il 16 giugno, anno 1794;

- Introduzione alla terapia chirurgica. Prefazione accademica (10 carte, con al termine la dicitura “Lezione prima fatta alla [non legitur] gioventù studente chirurgia nel Regio Spedale di Siena il dì di 26 aprile 1802 dal dottor Giacomo Barzellotti);

- Dissertazione. Che cosa intendono i fisici per moto e su quali basi s’aggira questa scienza (in fine: Vittorio Mocenni 1807, letta nello stesso anno da Barzellotti);

- Se il feto, che piglia il nutrimento nell’utero possa nutrirsi anche fuori di esso (in fine: Agostino Vitali, 1804, letta da Barzellotti nel 1807);

- Delle lussazioni (in fine: Cagliostro Calamati, 1806, letta da Barzellotti nel 1807);

- In che modo il sangue acquista il color rosso, e come poi lo perde (Giuseppe Passeri 1806, letta da Barzellotti nel 1807);

- Dell’origine del calore animale, e come si propaga a tutte le parti;

- Orazione funebre per Maria Teresa (12 carte; in fine: composta dal Turchi in morte dell’Imperatrice);

- varie dissertazioni sulla generazione, sul feto, estrazione di un feto vivo, passaggio della materia morta in vivente, straordinaria obliquità dell’utero (con illustrazione);

- Sopra la varietà di Venere negli animali (Maupertius);

- Oraison funebre de la Reine de la Grande-Bretagne (15 pagine scritte fittissime);

- Miologia secondo il metodo di Albino con la nuova nomenclatura;

- Storia ragionata di una frattura alle ultime due vertebre cervicali (15 pagine);

- Lettura di alcuni fenomeni elettro-chimici osservati in gran parte, con nuovi principi spiegati (16 pagine);

- 47 pagine con margini ampi che trattano Della Anepitimia ovvero della diminuizione, o perdita di appetito, o degli appetiti diminuiti, o affatto perduti), seguita da Dell’impotenza virile, e poi altri argomenti quali coma sonnolenza, letargo, apoplessia, paralisi, astenia.

 

Il manoscritto si chiude con un “Prospetto del sistema di Linneo” e una tavola in rame raffigurante la struttura di un “Albero genealogico”.

 

Manoscritto cartaceo in 8vo (205 x 150 mm) di [224] carte che recano una numerazione coeva non sempre sequenziale ma senza apparenti mancanze nel testo. Mezza pergamena leggermente posteriore con tassello al dorso, tagli azzurri. -- Il margine inferiore è talvolta rifilato con perdita dei testo, tracce del tempo.

 

INTERESTING COLLECTION OF AUTOGRAPH WRITINGS OF THE SENESE DOCTOR STANISLAO GROTTANELLI. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    300 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
213

(Illustrati 500) Ariosto, Lodovico [1474-1533]. Orlando Furioso. In Vinegia, Appresso Gabriel Giolito de Ferrari, (1551).

 

BELLA EDIZIONE GIOLITIANA DELL’ORLANDO, secondo Gamba 53 “la più bella, la più rara e la più stimata di ogni altra”. Pubblicato per la prima volta nel 1516, e poi nel 1521, con correzioni dell’autore, e infine nel 1532, edizione definitiva, l’Orlando ebbe molte ristampe; della presente esiste una tiratura nella quale la vignetta al Canto Ventesimosecondo, alla carta 114, è diritta (come nel nostro caso); altra nella quale è rovesciata.  

 

In 4to piccolo (225 x 154 mm). 264, 31 [30] carte. Frontespizio xilografico architettonico, e 46 incisioni in legno in apertura a ogni canto, altrettanti capilettera figurati in legno, un’ulteriore incisione e relativo capilettera all’inizio delle “Stanze” (carta 259), secondo frontespizio con grande marca Giolito (ripetuta in fine), 5 incisioni e 6 capilettera, terzo frontespizio con altra marca Giolito, ritratto di Ariosto al verso. Testo in corsivo su due colonne. Piena pelle settecentesca muta (dorso restaurato), tagli dorati. Antica firma di appartenenza Gio Franco Ricasoli, ex libris Ricasoli-Ridolfi al verso del frontespizio, altro ex libris moderno di Carlo Migliorini, inciso da Bruno Bramanti. -- Assente 3D8 bianca, l’incisione al primo frontespizio è sbiadita, pallida gora al margine inferiore, più accentutata nell’Espositione, qualche piccolo restauro marginale e altre minori tracce del tempo.

 

BEAUTIFUL GIOLITO EDITION OF ORLANDO, according to Gamba 53 “the most beautiful, the rarest and the most esteemed than any other”. Detailed description, condition report and additional images upon request

 

Stima    300 / 400
Aggiudicazione:  Registrazione
214
Stima    100 / 200
Aggiudicazione:  Registrazione
215

BOCCACCIO, Giovanni - SALVIATI, Leonardo. Il Decameron di Messer Giovanni Boccacci cittadin fiorentino, di nuovo ristampato, e riscontrato in Firenze con testi antichi, e alla sua vera lezione ridotto dal Cavalier Lionardo Salviati. In Venezia, per li Giunti di Firenze, 1582.

 

PRIMA EDIZIONE CON LE CENSURE DI LEONARDO SALVIATI, umanista, filologo e scrittore italiano. L’iniziativa moralizzatrice, inizialmente attribuita al Papa e al del Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici, fu in realtà dello stesso Salviati, il quale, tramite il suo protettore Jacopo Buoncompagni, spinse la Curia romana a chiedere una nuova censura del Decameron dopo quella insoddisfacente di Vincenzo Borghini (1573). Il procedimento utilizzato da Salviati nella sua espurgazione è quello di tagliare il testo, modificarlo, e fare ricorso a glosse marginali per svolgere una funzione di mediazione fra il testo e il lettore, e per dare un’interpretazione univoca. Le novelle modificate da Salviati risultano essere 52, mentre quelle rimaste intatte 48. Il nuovo Decameron uscì nell’agosto del 1582 a Venezia e conobbe molte altre edizioni.

 

In 4to piccolo (192 x 140 mm). [lxviii] 585 [3] pp. Fascicolo a-e4 rilegato tra a8 e b8. Marca xilografica al frontespizio, iniziali e fregi xilografici, testo in corsivo, facsimile della nota di Salviati in fine. Pergamena rigida settecentesca, tagli azzurri. -- Frontespizio controfondato e con qualche alone, margine superiore corto, minima galleria di tarlo al margine interno del fascicolo k, parte inferiore del colophon asportata e risarcita, per il resto copia gradevole.

 

FIRST EDITION WITH THE CENSORSHIP OF LEONARDO SALVIATI, Italian humanist, philologist and writer. A few defects. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    300 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
216

(Storia dell’arte - Firenze) BORGHINI, Raffaello. Il riposo di Raffaello Borghini in cui della pittura, e della scultura si fauella, de’ piu illustri pittori, e scultori, e delle piu famose opere loro si fa mentione; e le cose principali appartenenti à dette arti s’insegnano. In Fiorenza, Giorgio Marescotti, 1584.

In 8vo (156 x 105 mm). [xxxxviii] 648 pp. Marca tipografica al frontespizio, grande xilografia in ovale a carta *2v., iniziali e fregi xilografici. Marocchino verde bottiglia, dorso liscio con titolo e rotelle dorate, piatti riquadrati da sottile cornice dorata, unghiatura decorata in oro. Ex libris Pietro Ginori Conti e altro ex libris moderno. Pallide fioriture occasionali, le carte s8 e t1 sono sciolte, tracce del tempo alla legatura, ma nel complesso buona copia.

                     PRIMA EDIZIONE dell’opera più nota di Borghini, un dialogo ambientato in una villa chiamata “Il Riposo” vicino a Firenze in cui l’autore descrive dettagliatamente le opere d’arte nelle case e nelle chiese fiorentine e l’ambiente sociale dei collezionisti d’arte fiorentini; si tratta dunque di una fonte importante per l’arte fiorentina del tardo Cinquecento. Raffaello Borghini (1537-1588) è stato un commediografo, poeta e critico d’arte. Bella copia appartenuta a Pietro Ginori Conti.

 

FIRST EDITION of Borghini’s best known work, a dialogue set in a villa called “Il Riposo” near Florence in which the author describes in detail the works of art in Florentine homes and churches and the social environment of collectors of Florentine art; it is therefore an important source for Florentine art of the late sixteenth century. Attractive copy that belonged to Pietro Ginori Conti. Detailed description and additional images upon request.

Stima    300 / 500
Aggiudicazione:  Registrazione
217
Stima    200 / 400
Aggiudicazione:  Registrazione
218

(Fortificazioni) BUSCA, Gabriele. Della espugnatione et difesa delle fortezze libri due. Aggiontovi nel fine l’Instruttione de’ bombardieri. In Turino, Gio. Dominico Tarino, 1598.

 

SECONDA EDIZIONE, AMPLIATA E PIÙ RARA sul mercato rispetto alla prima pubblicata per la prima volta da Bevilacqua nel 1585, di questo importante trattato rinascimentale di arte militare dedicato a Carlo Emanuele I. Proprio a fianco di Carlo Emanuele, Busca portò a termine lavori di fortificazione quali la cittadella di Bourg-en-Bresse, il forte di S. Francesco, i forti della Consolata a Demonte e di Santa Maria a Susa, rafforzando lo stato sabaudo e potenziandone l’organizzazione difensiva. Rientrato a Milano nel 1599, venne nominato “architetto regio e ducale dello Stato” e poté sovrintendere a diversi importanti progetti, tra cui la costruzione del Forte di Fuentes. Le undici spettacolari tavole a doppia pagina raffigurano paesaggi rinascimentali con costruzioni o formazioni belliche, con metodi di misurazione, o con poderosi attacchi (in uno si assiste anche alla deflagrazione di un forte con tutti i soldati che saltano per aria).

 

In 4to (243 x 170 mm), in due parti, ciascuna con proprio frontespizio, marca tipografica incisa in legno, testate e grandi capilettera ornati o parlanti incisi in legno, 11 tavole xilografiche montate su brachette (di cui 9 fuori testo e 2 incluse nella segnatura), diagrammi e vignette nel testo dell’Instruttione (carte un po’ ingiallite, sporadiche fioriture marginali, minimo difetto della carta a F1 con piccola perdita, risarcito l’angolo inferiore esterno di Y4 senza perdite). Pergamena flessibile moderna in stile, titolo manoscritto al dorso.

 

SECOND EDITION, EXPANDED AND RARER on the market than the first published for the first time by Bevilacqua in 1585, of this important Renaissance treatise on military art dedicated to Carlo Emanuele I. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    800 / 1.600
219

(Architettura) CATANEO, Pietro. L’architettura di Pietro Cataneo senese. (In Venetia, [Paolo Manuzio], 1567).

 

PRIMA EDIZIONE dei libri 5-8 di questo famoso trattato di architettura. Seconda edizione dei libri 1-4 (la prima del 1554). Il primo libro tratta la progettazione di città, la scelta del sito e della pianta più adatta, le fortificazioni (e in particolare quelle di città marittime); il secondo esamina le fabbriche (scelta delle pietre, dei legni, ecc.); il terzo paragona i templi antichi con quelli moderni, analizzando dunque la pianta di vari tipi di chiese; il quarto è dedicato alla pianta dei palazzi, il quinto agli ordini architettonici, il sesto alla progettazione di bagni e terme, il settimo alla geometria, e l’ottavo alla prospettiva.

 

In folio (350 x 241 mm). [iv] 196 [8] pp. Frontespizio in cornice architettonica xilografica, iniziali xilografiche, numerose illustrazioni xilografiche nel testo, anche a piena e doppia pagina, marca tipografica con ancora aldina al verso dell’ultima carta. Pergamena rigida settecentesca con tassello in marocchino rosso al dorso, tagli spruzzati di rosso. -- Frontespizio e carta successiva con risarcimento al margine esterno e inferiore, altri due risarcimenti al margine inferiore delle carte R3 ed R4, breve galleria di tarlo restaurata al margine esterno dei primi fascicoli, strappo a p. 19, qualche carta occasionalmente brunita, strappi restaurati al verso dell’ultima carta, ma nel complesso copia abbastanza buona.

 

FIRST EDITION of books 5-8 of this famous architectural treatise. Second edition of books 1-4 (the first of 1554). Defects. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    1.500 / 3.000
220

(Filosofia - Illustrati 500) DONI, Anton Francesco. I marmi del Doni. In Venetia, Gio. Battista Bertoni, 1609. [CON:] Il Cancellieri del Doni, libro della memoria. In Venetia, appresso i Gioliti, 1589. [CON:] Il Cancellieri del Doni, libro dell’eloquenza. In Vinegia, appresso Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1562.

 

PRIMA EDIZIONE del Libro dell’eloquenza, rilegato con i famosi Marmi e con il Libro della memoria. Sono tutte opere di dialoghi bizzarri. Nei Marmi, il Doni finge di essere stato tramutato in un uccello, libero di volare e di ascoltare le conversazioni di chi si raduna, per chiacchierare, sui “marmi”, le scalinate in marmo del Duomo di Firenze. Include una dissertazione sull’ignoranza presso gli antichi (con immagine di antico romano con orecchie d’asino), due pazzi che discorrono d’astrologia, un discorso sui titoli dei libri “i quali se non sono curiosi, non hanno esito”, uno scambio di idee su una “moglie fastidiosa, e superba, la quale pretendea superiorità con l’huomo”, motti e burle, scambi di idee su traduttori e compositori dei libri, la burla del pesce marinato e dei maccheroni, disquisizioni contro gli uomini effeminati, sulla chiromanzia, fisionomia, ecc. Il libro della Memoria è una raccolta di aneddoti relativi agli antichi e ai moderni (incluso uno su Dante), mentre il libro dell’Eloquenza affronta una grande varietà di argomenti, incluso il “Fine del leggere”: “I buoni libri non sono scritti per passare il tempo leggendogli, né si debbono usare per istratiare il tempo; ma per gouernarsi nelle fortune felici et infelici a tempo. Leggere et intendere è da huomo, leggere et non intendere è da animale.”

 

In 4to (200 x 143 mm) in 5 parti. [viii] 66 carte; 40 carte; 81 [i.e. 79] carte (assente K8 bianca); 56 pp.; 64 pp. La terza parte contiene in realtà anche la quarta parte dei Marmi, con proprio frontespizio, ma la numerazione è continua. Marche xilografiche ai frontespizi, vignette xilografiche nel testo, iniziali e fregi xilografici. Testo in corsivo. Mezzo vitellino inizio Ottocento con tassello in marocchino verde al dorso. -- Primo frontespizio restaurato lungo il margine esterno, sottile e leggera macchietta d’inchiostro blu al margine inferiore di alcuni fascicoli, minimi restauri ad H10, forellino con minima perdita a d5, piccolo difetto alla parte superiore della cerniera anteriore, ma nel complesso buona copia.

 

FIRST EDITION of the Book of Eloquence, bound with the famous Marbles and with the Book of Memory. They are all works of bizarre dialogues with lovely woodcut illustrations. A few defects. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    500 / 800
Aggiudicazione:  Registrazione
221

(Mondi utopici) DONI, Antonio Francesco. Mondi Celesti, Terrestri, et Infernali de gli Academici Pellegrini. In Vicenza, appresso gli heredi di Perin Libraro, 1597 (In Vicenza, per Giorgio Greco, 1597).

 

Esemplare in graziosa legatura coeva di questa edizione vicentina dei Mondi del Doni, pubblicato per la prima volta nel 1562. Opera di dialoghi bizzarri, nella quale tuttavia il Doni espone l’utopia di una società anarchico-comunista ordinata secondo l’Utopia di Tommaso Moro e con reminiscenze della Repubblica platonica. La prima traduzione italiana dell’Utopia di Moro, a cura di Ortensio Lando, peraltro, era stata pubblicata nel 1548 proprio da Anton Francesco Doni. Il motivo della “città ideale”, al centro della discussione fra il Pazzo e il Savio, fornisce inoltre all’autore la possibilità di evocare i progetti di urbanistica razionale di architetti quali l’Alberti, il Filarete, Leonardo. La copia di Clemente Micara (1879-1965), cardinale, arcivescovo cattolico e diplomatico italiano, al servizio della Santa Sede, cui si deve il merito della ricostruzione delle Chiese distrutte dalla Seconda Guerra Mondiale. Cardinale vicario della diocesi di Roma dal 1951 fino alla morte, si mise in luce per aver costruito nella città eterna più di cento chiese, nel periodo della grande espansione cittadina del dopoguerra e del boom economico.

 

In 8vo piccolo con grandi xilografie ai frontespizi delle due parti (una ritrae il Doni). Alla collazione è risultata assente solo E28, bianca. Pergamena rigida settecentesca decorata a secco con mandorla ai piatti, dorso liscio con tassello (difetti), contropiatti in carta decorata, tagli rossi. Timbro a secco dell’arcivescovo Clemente Micara. -- Due fascicoli bruniti, pallidi aloni e fioriture occasionali.

 

Copy in a, elegant contemporary binding of this Vicenza edition of Doni’s Mondi, published for the first time in 1562. A work of bizarre dialogues, in which Doni expounds the utopia of an anarchist-communist society ordered according to Thomas More’s Utopia and with reminiscences of the Platonic Republic. A few defects. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    300 / 500
Aggiudicazione:  Registrazione
222
Stima    500 / 1.000
Aggiudicazione:  Registrazione
223
Stima    300 / 400
Aggiudicazione:  Registrazione
224

(Medicina) HIPPOCRATES. Hippocratis coi medicorum principis libelli aliquot, ad artem medicam præparatorij. Basileæ (Basileæ, Ioannis Oporini, 1543).

 

Buona edizione dei principi di Ippocrate con il noto commento di Janus Cornarius (ca. 1500-1558), amico di Erasmo e abile filologo che si specializzò nella traduzione di scrittori medici greci e latini, interessandosi in particolare alla farmacologia botanica e agli effetti dell’ambiente sulla malattia e sul corpo. Di questa traduzione di Ippocrate, Erasmo disse “Ci sono il genio, l’erudizione, il vigore del corpo e la vitalità dello spirito. Non manca nulla di ciò che era richiesto per questo compito, nonostante la sua difficoltà.”

 

In 4to (200 x 145 mm). [8] 105 [15] pp. Belle iniziali xilografiche. Pergamena rigida moderna con titolo manoscritto al dorso. -- Frontespizio polveroso e un po’ sciupato ai margini, con impercettibile restauro al verso, pallide fioriture e aloni marginali (più forti in fine), galleria di tarlo restaurata al margine bianco superiore di H4 e seguenti, strappetto restaurato al margine inferiore di M, strappo al verso dell’ultima carta bianca “restaurato” con piccolo pezzo di nastro adesivo.

 

Good edition of the principles of Hippocrates with the well-known commentary by Janus Cornarius (ca. 1500-1558), a friend of Erasmus and able philologist who specialized in translating Greek and Latin medical writers. A few defects. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    400 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
225

(Fortificazioni) LANTERI, Giacomo. Due dialoghi del modo di disegnare le piante delle fortezze secondo Euclide. In Venetia, appresso Vicenzo Valgrisi, & Baldessar Costantini, 1557.

 

FIRST EDITION of this elegant treatise of military and scientific-mathematical interest, which consists of two dialogues. an attempt is made, for the first time, to modify the ancient fortification system following the advantageous introduction of artillery. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

PRIMA EDIZIONE di questo elegante trattato di interesse militare e scientifico-matematico, che si compone di due dialoghi tra messer Girolamo Catanio novarese, messer Francesco Trevisi ingegnere veronese e un giovane bresciano, nei quali si cerca, per la prima volta, di modificare l’antico sistema di fortificazione a seguito della vantaggiosa introduzione delle artiglierie.

 

In 4to piccolo (204 x 156 mm). Marca Valgrisi al frontespizio e in fine, iniziali xilografiche figurate, diagrammi nel testo, che è in corsivo (frontespizio un po’ polveroso, piccola mancanza al margine bianco di C, sottile alone al margine superiore delle ultime carte, il bifolio K2-3 ha margini impercettibilmente più corti, macchiette d’inchiostro al verso dell’ultima carta). Pergamena flessibile moderna, titolo manoscritto al dorso.

 

FIRST EDITION of this elegant treatise of military and scientific-mathematical interest, which consists of two dialogues. an attempt is made, for the first time, to modify the ancient fortification system following the advantageous introduction of artillery. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    300 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
226
Stima    400 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
227

(Scandinavia - Illustrati 500) MAGNUS, Olaus. Historia delle genti et della natura delle cose settentrionali. In Vinegia, appresso i Giunti, 1565 (al colophon: nella stamperia di Domenico Nicolini alle spese degli heredi di Luc’antonio Giunti, 1565).

 

PRIMA EDIZIONE IN ITALIANO ILLUSTRATA. Seconda traduzione italiana dell’opera di Magnus sulla Scandinavia dopo l’edizione veneziana di Francesco Bindoni del 1561 nella versione di Remigio Fiorentino, che però non era illustrata. Lo splendido e ricco repertorio iconografico, costituita da oltre 400 vignette xilografiche, è tratto dalla prima edizione pubblicata in Italia, a Roma, nel 1555, in latino, con la differenza che nella presente edizione la mappa è incisa su rame anziché su legno. Considerata un importantissimo testo di riferimento relativo alla storia naturale, alla cultura, ai costumi e alle pratiche militari scandinave nella seconda metà del Cinquecento, l’Historia delle genti illustra i più vari aspetti della vita di quelle popolazioni: clima (inclusi freddo intenso e suoi effetti, castelli di neve, gestione del ghiaccio), orologi, luoghi soprannaturali, pigmei; nel libro terzo, intitolato “De la superstiziosa cultura de li Demonii, de’ popoli Aquilonari”, sono presentati culti, arti magiche, strumenti magici, maghi marini, ecc.; nel libro quarto, intitolato “De le guerre, e de’ costumi de’ Pagani selvaggi, e de’ vicini”, sono illustrate le caccie dei Lapponi (c. 53v); il quinto libro concerne i “Giganti” e le loro storie, ma anche le donne guerriere; il sesto libro tratta miniere, metalli, monete, orefici, pellicce; il settimo è dedicato agli strumenti di guerra, l’ottavo a governanti, magistrati e esercizio militare, il nono alle guerre campestri, il decimo a quelle navali e al nuoto, l’undicesimo alle guerre su ghiaccio, il dodicesimo all’architettura civile (con paragrafi su alberi e resina), il tredicesimo all’agricoltura (inclusi paragrafi su pane, vino - c. 159 - idromele, ecc.), il quattordicesimo ad abiti, nozze, adulteri ecc., il quindicesimo all’esercizio fisico, alle feste, ai giochi (dadi e scacchi - c. 181), scherma, balli, musica; il sedicesimo parla delle istituzioni ecclesiastiche, di funerali e sepolture, medicina, il diciassettesimo degli animali domestici (cani, cavalli, renne), il diciottesimo degli animali selvatici (alci, lupi, cervi, daini, castori, lepri, linci, lontre, martore, zibellini, ermellini, tassi, orsi, volpi) e della loro caccia (c. 226v), il diciannovesimo degli uccelli (incluso un paragrafo su come curare i falconi e gli altri uccelli da caccia - c. 238 - e uno sulla caccia alle perdici - c. 244v), il ventesimo tratta i pesci e la pesca (inclusi paragrafi sui pesci affumicati e sotto sale), il ventunesimo affronta i pesci mostruosi (orche, balene, pesci alati, polpi ecc.) il ventiduesimo gli insetti (inclusi paragrafi di apicoltura e coltivazione delle perle). La bellissima mappa mostra Svezia, Norvegia, Danimarca e parte di Finlandia.

 

In folio (290 x 210 mm). [xxvi] 286 carte. Un’incisione calcografica a piena pagina e oltre 450 vignette xilografiche nel testo. Pergamena rigida antica, dorso rifatto. Antiche firme d’appartenenza al frontespizio. -- Assente la sguardia volante all’inizio, minimo lavoro di tarlo al margine inferiore delle prime due carte, strappetto parzialmente restaurato ad A1, strappetto ad H2, trascurabile lavoro di tarlo al margine interno delle carte I4-K5, strappo parzialmente restaurato alla carta K4 (76), strappo con minima perdita al margine esterno della carta L8 (88), qualche carta ingiallita, qualche pallida macchia, ma nel complesso buona copia fresca e genuina.

 

FIRST ITALIAN ILLUSTRATED EDITION. Second Italian translation of Magnus’ work on Scandinavia after the Venetian edition by Francesco Bindoni of 1561, which however was not illustrated. A profusion of amazing woodcuts. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    1.500 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Oracoli - Legatura - Illustrati 500) OPSOPAEUS, Johannes - SCALIGER, Joseph Juste. Sibylliakoi kresmoi, hoc est Sybillina oracula. Parisijs, [Jacques Dupuy], 1599.

 

BELLA COPIA SU CARTA PESANTE, RUBRICATA E IN LEGATURA COEVA, DI QUESTA RARA PRIMA EDIZIONE COMPLETA degli Oracula sibyllina, una raccolta degli oracoli tradizionalmente attribuiti alle Sibille, che godette di ampia e duratura popolarità nei secoli XVI e XVII. La editio princeps era apparsa nel 1545; questa edizione bilingue del 1599 fu curata da Johannes Obsopaeus (1556-1596), filologo e medico di Heidelberg che emendò ampiamente il testo, integrandolo con i suoi ampi commenti. Splendidi i dodici ritratti delle Sibille.

 

In 8vo (200 x 132 mm) in 4 parti: pp. [xvi] 524; 71 [4]; 144; xxiiii 114 [6]. Frontespizio architettonico finemente inciso in rame, 12 ritratti di Sibille, anch’essi finemente incisi, marca xilografica al frontespizio degli Oracula magica e degli Oracula metrica, iniziali e fregi xilografici, testo in latino e in greco in tondo e corsivo di diverse grandezze, il tutto rubricato. Piena pelle nocciola coeva riccamente decorata in oro con motivi di piccole foglie, medaglione centrale e fregi accantonati ai piatti, dorso liscio con medaglione centrale e fregi accantonati, tagli dorati. Note in tedesco alla sguardia volante (rinnovata), ex libris della Bibliotheque du Chateau de La Hamonais ed ex libris “H. Th.F.” con il simbolo del pesce e quattro motti latini oltre alle grandi lettere Alfa e Omega. -- Assente l’ultima carta, presumibilmente bianca, qualche abrasione, sbucciatura e difetto alla legatura, frontespizio un po’ ingiallito, con un forellino e con un piccolo alone pallido al margine superiore, qualche sgualcitura, ma nel complesso esemplare genuino e bello.

 

FINE COPY ON HEAVY PAPER, RUBRICATED AND IN AN ATTRACTIVE CONTEMPORARY BINDING, OF THIS RARE FIRST COMPLETE EDITION of the Oracula sibyllina, a collection of oracles traditionally attributed to the Sibyls, which enjoyed wide and enduring popularity in the 16th and 17th centuries. Lack last leaf, presumably blank. Detailed description, condition report and additional images upon request.

 

Stima    1.000 / 1.500
1 - 30  di 180