Ludovico Carracci
(Bologna, 1555 - 1619)
TRANSITO DI SAN GIROLAMO
olio su tavola, cm 46x32
THE DEATH OF SAINT JEROME
oil on panel, 46x32 cm
Provenienza
- Roma, collezione principe Taddeo Barberini (ante febbraio 1648);
- Roma, collezione principe Maffeo Barberini;
- Roma, collezione Palazzo Barberini alle Quattro Fontane (1686 - metà Ottocento);
- Collezione Anna Barberini e Tommaso Corsini (metà Ottocento);
- Collezione Elisabetta Corsini;
- Collezione Lucrezia Miari Fulcis.
Bibliografia
- M. Aronberg Lavin, Seventeenth-Century Barberini Documents and Inventories of Art, New York 1975, pp. 211, 272, 371, 417;
- A. Brogi, I quadri di Angelo Michele Risi: qualche pezzo ritrovato di una collezione bolognese del Seicento, "Arte a Bologna", 4, 1997, p. 153;
- T. Montanari, in Finarte, catalogo d'asta, 14 novembre 2006, lotto n. 18.
Il dipinto presenta una rara interpretazione dell’episodio del transito di San Girolamo, raffigurato non secondo la consueta immagine quale padre della Chiesa, cardinale o penitente eremita, ma in relazione al suo ruolo di fondatore dell’ordine religioso dei Gerolamini spagnoli. Attorno al giaciglio del Santo si raccolgono infatti numerosi monaci, riconoscibili dall’abito, colti in atteggiamenti di raccoglimento spirituale.
L’opera è riferita a Ludovico Carracci, uno dei protagonisti della riforma della pittura bolognese tra Cinque e Seicento, e si distingue per l’intensità espressiva dei personaggi e per la particolare sensibilità cromatica della composizione.
La singolarità iconografica trova ulteriore risalto nella costruzione cromatica della scena: il fondo e il cielo sono caratterizzati da una luminosità intensa e calda, con ampie nubi dai toni giallo-arancio che si aprono lasciando emergere uno squarcio di luce. Tale soluzione cromatica sembra richiamare, per suggestione, gli antichi fondi dorati della tradizione figurativa medievale, conferendo alla composizione un tono di intensa spiritualità.
Di eccezionale interesse è inoltre la storia collezionistica della piccola tavola, ricostruibile attraverso le numerose iscrizioni, numerazioni ed etichette conservate sul dipinto e sulla cornice. La più antica testimonianza è costituita dal numero 599, che trova corrispondenza nell’inventario dei beni di Palazzo Barberini alle Quattro Fontane redatto tra il 1685 e il 1686 alla morte del principe di Palestrina Maffeo Barberini. La descrizione riportata nel documento identifica con precisione l’opera: «Un quadretto per alto in tavola che rappesenta San Girolamo moribondo con molti frati del suo ordine che li stanno attorno, alto palmi 2, largo palmi 1 1/4 incirca, con cornicetta rossa e fusarola».
La tavola risulta tuttavia già presente in precedenti inventari della famiglia Barberini. In un elenco dei beni del principe Maffeo, databile dopo il 1672, l’opera compare al numero 195 con una descrizione ancora più dettagliata: «Un S. Girolamo Moribondo In Tavola con Variati frati a Torno che lo piangono, e Gloria di Angeli alto p.mi 2 1/4 e largo p.mi 1 1/2 con Cornicetta Intagliata a Cordoncini con fiorami di Oro e fondo Rosso mano di Caracci».
Un’ulteriore conferma della presenza del dipinto nelle raccolte Barberini proviene dall’Inventario della Guardarobba del Palazzo di S.E. in Roma Principe Maffeo del 1655, dove al numero 166 si legge: «Un Quadro d'un San Girolamo morto con alcuni Padri piangenti in tavola alto palmi doi e un quarto largo palmi uno e mezzo con Cornice rossa rabescata d'oro con fusarole di legno dorato dentro ad na Scattola». Un inventario iniziato nel febbraio del 1648 consente infine di stabilire l’origine del possesso del dipinto da parte del principe Maffeo, che lo ereditò dal padre Taddeo Barberini, prefetto di Roma, morto a Parigi nel 1647.
La successiva vicenda collezionistica della tavola è documentata dalle ulteriori segnature presenti sull’opera. Il dipinto rimase nelle raccolte Barberini presso il palazzo alle Quattro Fontane fino alla metà dell’Ottocento, quando entrò nella collezione Corsini in seguito al matrimonio tra Anna Barberini e Tommaso Corsini. Il numero 172, visibile sia sul fronte della tavola in basso a destra sia sul retro della cornice, corrisponde all’inventario dei dipinti provenienti dall’eredità di Anna Barberini Corsini, scomparsa nel 1911.
Due etichette attestano infine le ultime fasi della proprietà dell’opera, riferibili a Elisabetta Corsini, figlia di Anna e Tommaso Corsini, e successivamente a Lucrezia Miari Fulcis, bisnipote di Elisabetta.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del 1 marzo 2021 del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo - Commissione Regionale per il Patrimonio Regionale del Veneto, ai sensi degli artt. 10, comma 3, lett. a), e 13 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii.
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