Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni
(San Giovanni Valdarno, 1592 - Firenze, 1636)
SANTA CECILIA E DUE ANGELI
olio su tela, cm 131x95,5
SAINT CECILE AND TWO ANGELS
oil on canvas, 131x95.5 cm
«Bizzarro e capriccioso umore» era il titolo della mostra dedicata nel 2024 a Giovanni Mannozzi, detto Giovanni da San Giovanni. Una definizione che, insieme al celebre giudizio di Roberto Longhi, il quale lo descrisse come una sorta di pittore «proto-impressionista», sintetizza efficacemente la personalità artistica e il linguaggio pittorico di uno dei protagonisti più originali del Seicento fiorentino.
Nato alla fine del XVI secolo, Giovanni da San Giovanni sviluppò un linguaggio sorprendentemente moderno, fondendo elementi di ascendenza neo-manierista con una personale e consapevole distanza dalle rigide convenzioni della pittura controriformata. Il risultato è una produzione libera da stereotipi e schemi precostituiti, caratterizzata da una straordinaria freschezza inventiva e da un continuo spirito di sperimentazione.
Un esempio emblematico di queste qualità è rappresentato dalla splendida, rara e inedita opera qui presentata. Pur essendo stata notificata e quindi nota agli studiosi, essa non risulta essere stata esposta in mostre pubbliche né essere transitata sul mercato artistico.
Il dipinto raffigura Santa Cecilia con tre angeli, due dei quali di tenerissima età, tanto da poter essere identificati come Cupidi. Non a caso, nella relazione di notifica è stata avanzata anche una seconda ipotesi iconografica, che riconosce nel soggetto un possibile Duetto musicale tra Venere e Amore.
L'opera, realizzata con ogni probabilità intorno al 1630, dopo il lungo soggiorno romano dell'artista, documenta pienamente la maturità del suo linguaggio pittorico. In questa fase Giovanni da San Giovanni si era ormai definitivamente emancipato sia dal rigoroso classicismo controriformato del suo primo maestro, Matteo Rosselli, presso il quale si formò fin dall'adolescenza, sia dal più narrativo stile del Poccetti. Da quest'ultimo, tuttavia, aveva probabilmente assimilato la passione per la pittura a "fresco", tecnica nella quale raggiunse risultati straordinari, come testimoniano gli affreschi – purtroppo rimasti incompiuti a causa della sua prematura scomparsa – realizzati a Palazzo Pitti in occasione delle magnificenti nozze tra Ferdinando II de' Medici con Vittoria della Rovere.
Osservando la Santa Cecilia, emerge con chiarezza la modernità della sua ricerca. La scena è ambientata in uno spazio chiuso e costruita secondo una sensibilità naturalistica, nella quale il pittore sperimenta gli effetti luministici del chiaroscuro di matrice caravaggesca, assimilati durante il soggiorno romano tra il 1621 e il 1628. La pennellata si fa più sciolta, sintetica e vibrante, allontanandosi progressivamente dalla rigorosa tradizione disegnativa che aveva reso Firenze, fin dal Rinascimento, la capitale del disegno.
Anche la tavolozza che compone la pellicola pittorica, ancora oggi ottimamente conservata nella consistenza della materia pittorica, sebbene ottenebrata dai naturali sedimenti del tempo, lascia intuire la brillantezza originaria dei pigmenti. I colori conservano infatti quella freschezza e quella vivacità che costituiscono uno dei tratti più distintivi delle migliori espressioni artistiche di Giovanni da San Giovanni.
Negli ultimi anni della sua breve ma intensa carriera, dopo un soggiorno anche in Emilia e ormai consolidato nella fama grazie ai successi ottenuti, il Mannozzi si dedicò prevalentemente a importanti commissioni per la famiglia Granducale. La sua attività si interruppe improvvisamente nel 1636, mentre era impegnato nella realizzazione di quello che può essere considerato il suo ultimo grande capolavoro: le decorazioni del salone di ricevimento al piano terreno di Palazzo Pitti. Un'opera che suscitò l'ammirazione dei contemporanei tanto per l'altissima qualità esecutiva quanto per la straordinaria inventiva compositiva, resa ancora più sorprendente dall'uso magistrale della tecnica del trompe-l'œil.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali del 16 novembre 1981, ai sensi dell'art. 3 della legge 1.6.1939, n.1089, oggi disciplinata dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii., artt. 10, comma 3, lett. a) e d), e 13.
This painting has been declared of particularly important cultural interest by the Italian Ministry of Culture. As a protected cultural property, it may not be permanently exported from Italy. Any temporary export (e.g. for exhibitions or conservation) is subject to prior authorization by the competent Italian authorities.