Giovanni Antonio Fasolo
(Mandello del Lario, 1530 - Vicenza, 1572)
RITRATTO DI FAMIGLIA DI FRANCESCO TRENTO CON LA MOGLIE CORNELIA NIEVO E I FIGLI BERNARDO, GEROLAMO E CECINIO
olio su tela, cm 109x167
FAMILY PORTRAIT OF FRANCESCO TRENTO WITH HIS WIFE CORNELIA NIEVO AND THEIR SONS BERNARDO, GEROLAMO, AND CECINIO
oil on canvas, 109x167 cm
Bibliografia
- L. Puppi, F. Zuliani, Padova. Case e Palazzi, Vicenza 1977, pp. 203-204;
- G. Baldissin Molli, in Veronese e Padova. L'artista, la committenza e la sua fortuna, catalogo della mostra (Padova, Musei Civici degli Eremitani, 7 settembre 2014 - 11 gennaio 2015) a cura di G. Baldissin Molli, D. Banzato ed E. Gastaldi, Cinisello Blasamo (MI) 2014, p. 164, cat. II.13.
Questa raffigurazione famigliare, caratterizzata da una solenne eleganza e da una speciale attenzione per i dettagli di costume, ritrae una famiglia dell'alta borghesia, ovvero quella del giureconsulto vicentino Francesco Trento che nel 1570 abitava vicino al pittore lombardo, ma vicentino d'adozione, Giovanni Antonio Fasolo, cui l'opera è assegnata. L'artista, allievo di Paolo Veronese a Venezia, attivo decoratore a fianco del Palladio in alcune ville nel territorio vicentino e autore di affreschi di soggetto mitologico e storico per i palazzi signorili della città, fu particolarmente vocato alla ritrattistica, meglio se di gruppo e famigliare, soprattutto nelle fase matura della sua breve vita, quando, a partire dalla fine degli anni Cinquanta sino alla morte avvenuta nel 1572, si cimentò in diversi ritratti di famiglia fra i quali quelli di sicura attribuzione delle casate Valmarana, Pagello, e Gualdo (conservati presso la Pinacoteca Civica di Vicenza). In tali opere si ravvisano alcune peculiarità fisiognomiche comuni anche al dipinto in esame, come ad esempio lo stesso caratteristico modo di rendere gli occhi e le bocche in risalto, sporgenti e marcate, o la perfetta rotondità delle teste, dettagli stilistici che confermano la piena autografia dell'opera. Del resto, non stupisce l'attenzione della committenza per il ritratto di gruppo considerato che sono questi gli anni dell'appena concluso Concilio di Trento, nel quale fra i principi controriformati rinovellati, grande importanza ebbe la rivalutazione del ruolo fondante sia morale che spirituale della famiglia. Il dipinto differisce comunque dai ritratti precedentemente citati per il diverso taglio compositivo di tre quarti, ben più moderno ed accostante del più frequente ritratto in piedi di veronesiana e moroniana memoria. L'opera passò dai Trento ai Papafava di Padova, nel cui palazzo si trovava ancora di recente, probabilmente quando, morto l'ultimo discendente di Giambattista Trento che nel 1750 ne aveva avviato la costruzione come dimora patavina di famiglia, la residenza venne ceduta nel 1807 ai Papafava dei Carrarersi, che nel provvedere immediatamente a riallestirlo e ridecorarlo, con ogni probabilità conservarono nella dimora alcuni arredi "ereditati" dai Trento fra cui presumibilm ente anche il dipinto in esame (Padova. Case e palazzi, 1977, pp. 203-204). Come giustamente sottolinea Giovanna Baldissin Molli, [Giovanna Baldissin Molli in Veronese e Padova, p. 164), dal punto di vista stilistico "l'attività migliore di Fasolo fu quella ritrattistica, in cui il pittore riscatta la pesante sudditanza veronesiana, che lo vede ancorato a un realismo terragno nelle prove ad affresco ..." per approdare a una dimensione più originale, più vicina ai veneti d'entroterra, ai bresciani e, negli anni più tardi, alla tavolozza sobria e cupa del Tintoretto. La felice qualità di questo ritratto sta proprio nella sua capacità di indagare in modo analitico, attraverso una fine conduzione pittorica, resa magistrale nei dettagli degli abiti e dei gioielli ed esaltata dal contrasto luministico dei colletti bianchi e inamidati contro lo sfondo scuro da cui emergono, il gruppo degli effigiati "ingabbiati dalle convenzioni, bloccati in pose congrue al loro stato sociale elevato. Sono prove certamente prive della sottile animazione che pervade i ritratti veronesiani [...), ma senz'altro accurate e frutto di un mestiere scaltrito, in grado di far crepitare i tessuti incannucciati e inamidati intorno al collo, più che di far palpitare di vita emotiva la coppia di coniugi e i tre figli" (Baldissin Molli, p. 164). Il ritratto di famiglia in questo caso, diventa rappresentazione congeniale per poter dichiarare l'autoconsapevolezza e la memoria del casato dei ritrattati, mediante le pose solenni dei personaggi e la loro
autoreferenzialità, che, nel caso dei Trento, fa comunque trapelare un sistema di affetti condivisi, come si coglie dalla vicinanza del primogenito al padre e dell'ultimo nato alla madre, a sottolineare i diversi pesi e ruoli famigliari rivestiti dai figli nelle loro diverse età. Ruoli, che così solennemente allineati, denunciano l'appartenenza della famiglia ad un gruppo sociale elevato, la cui individuazione "è tutta affidata al sistema vestimentario e dei gioielli della donna imbellettata" (Eadem, p.164). Nell'ambito della specializzata attività ritrattistica del Fasolo, le cui scarse testimonianze sopravvissute e rintracciabili di sicura attribuzione, si trovano a Vicenza e in poche altre raccolte pubbliche perlopiù straniere, il dipinto in esame presenta una specificità e un pregio intrinseci notevoli. Per la rarità del taglio compositivo di tre quarti di figura e per gli innegabili legami storici e storico artistici con il milieu sociale e l'ambito di provenienza vicentini, il ritratto in questione si configura quale tassello particolarmente importante per il patrimonio artistico italiano, importante e rara testimonianza dell'ultima fase di attività dell'artista e del contesto storico culturale che l'ha prodotto.
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