Francesco Albani
(Bologna, 1578 - 1660)
Lettera autografa firmata, fittamente vergata su una carta piegata in quarto, per complessive quattro pagine, di cui due manoscritte; reca sul verso della terza pagina l'indirizzo di recapito a ‘Girolamo Bonnini, Roma’. Priva di data, ma databile alla fine di luglio 1658
Autograph letter signed, closely written on a single sheet folded to form four pages, two of which are manuscript. The address panel on the verso of the third page is directed to “Girolamo Bonnini, Rome.” Undated, but attributable to the end of July 1658
Nella missiva il celebre pittore bolognese esprime giudizi di notevole interesse sulla produzione artistica contemporanea e sui protagonisti della scena emiliana del tempo. Citando, tra gli altri, Canuti e Mingazzini, osserva a proposito di quest'ultimo: ‘quale riesce assai ma non ci vedo nelle figure gran miracolo ma quei soliti piedazzi nudazzi tanto laudati e giudicati per un nuovo Annibal Carracci...’.
Il documento offre una significativa testimonianza del dibattito artistico bolognese della metà del Seicento e della persistente centralità del modello carraccesco quale termine di paragone per le nuove generazioni di pittori. La lettera appartiene all'ultima stagione dell'attività di Francesco Albani (1578-1660), tra i maggiori interpreti del classicismo emiliano. Negli anni Cinquanta del Seicento il maestro, ormai prossimo alla conclusione della carriera, continuava a seguire importanti commissioni e a rappresentare un autorevole punto di riferimento per la scuola bolognese. Il documento testimonia il suo vivo interesse per gli sviluppi della pittura contemporanea e per il confronto con le nuove generazioni di artisti.
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