Carlo Dolci
(Firenze, 1616 - 1686)
RITRATTO DEL CARDINALE GIOVAN CARLO DE' MEDICI
matita nera e rossa su carta, mm 209x154
al recto, in basso a sinistra, penna e inchiostro bruno: "Card.le Giov. Carlo Medici [...] Duca [...] Paolo Giord.o"; in basso a sinistra, matita nera: "Padovan"
PORTRAIT OF CARDINAL GIOVAN CARLO DE' MEDICI
black and red chalk on paper, 209x154 mm
on the recto, lower left, pen and brown ink: "Card.le Giov. Carlo Medici [...] Duca [...] Paolo Giord.o"; lower left, black chalk: "Padovan"
I disegni di Carlo Dolci costituiscono uno degli aspetti più raffinati e, al tempo stesso, meno indagati della produzione dell'artista fiorentino. Se la sua fama è legata soprattutto ai dipinti di soggetto sacro, celebri per la precisione dell'esecuzione e la profonda spiritualità, è nell'opera grafica che si coglie con particolare immediatezza il suo processo creativo. Realizzati prevalentemente a matita nera e sanguigna, talvolta impreziositi da delicati rialzi di biacca, questi fogli rivelano una straordinaria perizia tecnica: il modellato morbido, l'estrema finezza del segno e le espressioni raccolte e interiorizzate traducono quella ricerca di bellezza ideale e di composta spiritualità che costituisce uno dei tratti più distintivi dell'arte di Carlo Dolci.
A questa tipologia appartiene anche il Ritratto del cardinale Giovan Carlo de' Medici qui presentato. Giovan Carlo de' Medici (1611–1663), secondo figlio del granduca Cosimo II de' Medici e di Maria Maddalena d'Austria, fu una delle personalità più colte e influenti della Firenze seicentesca. Creato cardinale nel 1644, si distinse soprattutto come raffinato mecenate e collezionista, promuovendo le arti figurative, la musica e il teatro e contribuendo in maniera determinante all'arricchimento delle collezioni medicee.
Il disegno raffigura Giovan Carlo de' Medici nelle vesti cardinalizie, secondo un modello iconografico ampiamente diffuso nella ritrattistica ufficiale del Seicento. L’elevato numero di ritratti che il cardinale commissionò agli artisti della sua cerchia, tra cui quello di Justus Sustermans, oggi conservato nella Pinacoteca di Palazzo Mansi a Lucca, e quello a figura intera di Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, testimonia la volontà di costruire e diffondere una precisa immagine ufficiale.
In questo contesto è verosimile che anche Carlo Dolci sia stato incaricato di eseguirne l'effigie. Allo stato attuale delle conoscenze non è tuttavia noto se il dipinto sia mai stato realizzato o se sia successivamente andato perduto. Proprio questa incertezza accresce l'interesse del presente foglio, che potrebbe costituire l'unica testimonianza oggi nota del progetto concepito da Dolci per il ritratto del cardinale.
Pur nel rigore proprio del ritratto di rappresentanza, Carlo Dolci restituisce il volto del cardinale con grande sensibilità, mitigandone la severità attraverso un'espressione di composta serenità. Il risultato è un'immagine di grande equilibrio, nella quale la sobrietà del mezzo grafico si accompagna alla consueta eleganza formale che contraddistingue la produzione di Carlo Dolci.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del 3 dicembre 1980 del Ministero per i beni culturali e ambientali, ai sensi dell’art. 3 della legge 1° giugno 1939, n. 1089, oggi disciplinata dal D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii., artt. 10, comma 3, lett. a) e d), e 13).
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