ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26

3 MARZO 2020
ore 10.30
lotti 1-120

ore 14.30
lotti 121-234

ore 16.30
lotti 244-353

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     28 febbraio    10 -18
Sabato      29 febbraio    10 -18
Domenica   1 marzo       10 -18 
Lunedì        2 marzo       10 -18 

info@pandolfini.it

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151 - 180  di 343 LOTTI
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Scuola veneta, inizio sec. XVII

SAN SEBASTIANO                                                            

olio su tela, cm 234x83                                                   

                                                                          

Venetian school, early 17th century

SAINT SEBASTIAN                                                           

oil on canvas, cm 234x83                                                  

 

L’importante tela, se pur ancora in parte legata, mostra uno sganciamento dal tardo manierismo di Palma il giovane e seguaci: nel colore schiarito e nei motivi tipologici e compositivi sembra tener d’occhio il mondo veronesiano ma nel modo di impostare la figura del santo si nota una certa ricercatezza e robustezza formale che lo avvicinano alle aperture seicentesche di Alessandro Varotari detto il Padovanino, strada seguita anche da Pietro Damini, che ricoprì una posizione di rilievo, soprattutto nella provincia veneta. Firmata da Damini e datata 1622 è la pala con l’Angelo custode ora esposta nel Museo civico di Treviso, ma eseguita per Sant’Agostino a Padova, dove analogamente all’opera qui offerta vengono raggruppati due episodi, uno in primo piano e l’altro sullo sfondo, dando grande prova di capacità di impaginazione soprattutto nell’utilizzo della luce che riesce a restituire una evidenza materica nuova alle forme.

 

Stima    20.000 / 30.000
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Scuola spagnola, sec. XVI

CRISTO PORTA CROCE

olio su tavola, cm 68x59

 

Spanish school, 16th century

CHRIST CARRYING THE CROSS

oil on panel, cm 68x59

 

La serrata composizione presenza evidenti legami con soluzioni elaborate da Leonardo da Vinci a Firenze per la Battaglia di Anghiari: le animate movenze e le smorfie dei due sgherri dimostrano una palmare conoscenza delle invenzioni vinciane per tale pittura murale da realizzarsi all’interno del Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, mai portata a termine e definitivamente coperta nel 1557 da Vasari, della quale rimangono alcuni studi autografi e copie antiche di altri artisti.

Tra i collaboratori di Leonardo è documentato nel 1505 anche un tal Ferrando Spagnolo che studi recenti hanno identificato con il castigliano Fernando Yáñez. Tra le opere di Ferrando sono stati individuati moltissimi riferimenti alla pittura vinciana e in generale alla cultura pittorica milanese di fine Quattrocento/inizio Cinquecento (cfr. Barbara Agosti, Artisti spagnoli e fonti italiane, in Norma e capriccio: spagnoli in Italia agli esordi della "maniera moderna”, catalogo della mostra, Firenze 2013, pp. 157-167). Alcune similitudini con opere note di Ferrando Spagnolo riscontrabili sulla tavola offerta, quali la resa della morbidezza del panneggio della manica del Cristo, abilmente costruita grazie a un accorto chiaroscuro, permettono di ipotizzare una sua collocazione nell’ambito dell’aggiornamento spagnolo di inizio Cinquecento operato grazie anche dal ritorno in Spagna di tale pittore, oltre che del suo conterraneo e compagno di viaggio Fernando Llanos.

Da notare anche il ricordo contenuto nella figura del Cristo di una composizione di Giovanni Francesco Maineri (notizie dal 1489 al 1506), realizzata con diverse varianti (Modena, Galleria Estense; Firenze, Galleria degli Uffizi; Copenaghen, Statens Museum for Kunst; Roma, Galleria Doria Pamphilj) ma a sua volta debitrice della pittura lombarda coeva.

 

 

 

Stima    5.000 / 8.000
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Scuola veronese, sec. XVII

TRE PUTTI IN BARCA NELLE VESTI DI VIRTÙ TEOLOGALI

olio su tela, cm 118x167

 

Veronese school, 17th century

THREE PUTTO ON A SHIP AS THEOLOGICAL VIRTUES

oil on canvas, cm 118x167

 

La bellissima invenzione della tela si deve ad Alessandro Turchi, detto l’Orbetto (Verona, 1578 – Roma, 1649), concepita con ogni probabilità in occasione della commissione romana, nel 1625, a diversi pittori della serie di quattro dipinti raffiguranti Tre putti da parte del cardinale Maurizio di Savoia, di cui noti sono oggi i Tre putti come allegoria dell’Architettura, dell’Astronomia e dell’Agricoltura di Domenichino (Torino, Galleria Sabauda)  e quella del Turchi, riconosciuta nell’opera di collezione privata esposta ad Ariccia nel 2006 e successivamente a Torino (cfr. G. Papi, La “schola” del Caravaggio. Dipinti della collezione Koelliker, catalogo della mostra, Milano 2006, pp. 184-187, scheda 52; V. Natale (a cura di), Spiritelli, amorini, genietti e cherubini. Allegorie e decorazione di putti dal Barocco al Neoclassicismo, catalogo della mostra, Cinisello Balsamo 2016, pp. 56-57, scheda 56).

Nel raffigurare la Speranza aggrappata all’ancora, la Carità con la fiaccola accesa e la Fede mentre sta manovrando il timone della barca, drappeggiate nei colori propri di ogni virtù, grande attenzione è data anche nell’esemplare qui presentato nella resa delle candide ed eleganti nudità che l’Orbetto ha proposto in numerose occasioni nell’arco della sua carriera.

 

Stima    10.000 / 15.000
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Scuola ferrarese, inizio sec. XVI

MADONNA COL BAMBINO

olio su tela, cm 57,5x45,5

 

Ferrarese school, early 16th century

MADONNA WITH CHILD

Oil on canvas, cm 57,5x45,5

 

Il dipinto è una versione su tela della tavola, oggi in collezione privata, commissionata dal Duca di Mantova e successivamente entrata a far parte della cospicua raccolta del re Carlo I d’Inghilterra, recentemente resa nota e restituita a Lorenzo Costa (cfr. Charles I. King and collector, catalogo della mostra, Londra 2018, p. 240, no. 48; p. 110, tav. 48). Tale artista (Ferrara, 1460 circa – Mantova, 1535) dopo una formazione nella sua città natale con Cosmè Tura e Ercole de’ Roberti e una successiva attività a Bologna soprattutto come autore di pale d’altare, si trasferì a Mantova, coinvolto dapprima da Isabella d’Este, sposa del duca Francesco II Gonzaga, nella realizzazione delle tele per il suo celebre studiolo all’interno del Palazzo Ducale, per poi divenire nel 1506 il successore di Andrea Mantegna quale pittore di corte presso gli stessi Gonzaga.    

L’opera presentata partecipa pienamente dello stile ormai affinato di Lorenzo Costa nello studio di quelle dolcezze che andavano riscuotendo grande successo a inizio Cinquecento e che Costa proporrà a Mantova proprio come alternativa all’archeologismo di Mantegna, trovando conferme nelle opere mantovane del pittore intorno agli Venti, quale la pala del 1525 in Sant’Andrea a Mantova. Si segnala infine come confronto, ancora più stringente a livello tipologico oltre che stilistico, una Madonna col Bambino su tela, conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di Trieste (inv. 29/1; cfr. E. Negro, Lorenzo Costa 1460-1535, Modena 2001, cat. n. 72).

 

Stima    10.000 / 15.000
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Scuola fiamminga, sec. XVI

MADONNA COL BAMBINO

olio su tavola, entro cornice cm 25,5x19 (tavola dipinta cm 20,3x13,7)

 

Flemish school, 16th century

MADONNA WITH CHILD

oil on panel, with frame cm 25,5x19 (painted panel cm 20,3x13,7)

 

L’opera, probabilmente sportello sinistro di un dittico, trova convincenti confronti nel cospicuo nucleo di vivide tavole dipinte nell’atelier di Bruges di Hans Memling (1430 – 1494), straordinario protagonista del Rinascimento fiammingo che ebbe tra i suoi committenti ricchi mercanti e borghesi e anche agenti della famiglia Medici. Nell’espressività figurativa delle sue opere religiose manifesta è l’influenza del suo maestro, Rogier van der Weyden (1399-1464).

Il tema della Madonna che allatta il Bambino o Virgo Lactans fu uno dei più frequentati da Memling e bottega, per esempio in un tondo considerato autografo della Friedsam collection, oggi al Metropolitan Museum di New York, o in un simile esemplare, dato però a uno dei collaboratori che si avvalse con ogni probabilità di un cartone del maestro, conservato ad Anversa (Museum Mayer van den Bergh).

Ritroviamo nell’esemplare qui presentato, la stessa dolcezza e tipologia del modello di Memling, la medesima distribuzione dei volumi e la leggera inclinazione della madre verso il figlio aggrappato al suo seno, nonché lo stesso gusto arcaizzante per il fondo oro.

In una perizia scritta, datata 11 aprile 1976, Didier Bodart, riferiva la tavola al Maestro della leggenda di Sant’Orsola, artista dell’entourage di Memling, attivo a Bruges verso il 1485-1490.

 

Stima    7.000 / 10.000
151 - 180  di 343 LOTTI