DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
18 MAGGIO 2016
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
13-16 Maggio 2016
orario 10 – 13 / 14 – 19 
Palazzo Ramirez-Montalvo 
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it
 

 

 
 
 
Stima   500 € - 40000 €

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Maestro delle Effigi Domenicane

(attivo a Firenze tra il 1325 e il 1350 circa)

SANTA LUCIA

tempera su tavola fondo oro centinata, cm 75,5x42,5 con cornice di epoca posteriore intagliata a motivo fogliato sulla cuspide, dorata e laccata, cm 98x50 sulla base a gradino iscrizione: "SANCTA LUCIA" e ai lati due stemmi nobiliari

 

Provenienza:

collezione Carlo De Carlo, Firenze;

collezione privata, Firenze

 

Corredato da attestato di libera circolazione

 

L'opera qui proposta eseguita dal Maestro delle Effigi Domenicane raffigura una Santa Lucia che regge nella mano sinistra la palma del martirio e con la destra l'attributo caratteristico del vasetto con gli occhi. Un manto rosso bordato di ermellino ne copre il capo e svela una veste di colore scuro con un decoro a fascia di colore rosso rifinito in oro. La tavola costituisce evidentemente parte di un polittico che presentava, come di consueto, al centro la raffigurazione della Madonna con Bambino e ai lati quella di altri santi.

L'anonimo artista noto come Maestro delle Effigi Domenicane prende il nome dal dipinto raffigurante Cristo e la Vergine in trono con diciassette santi e beati dell'Ordine domenicano, oggi conservato presso il convento di Santa Maria Novella a Firenze, e viene considerato, grazie agli studi che hanno permesso di comprenderne più a fondo la personalità artistica, una delle figure preminenti della miniatura fiorentina del secondo quarto del XIV secolo, che collaborò stabilmente con Pacino di Bonaguida.

In primo luogo identificato da Osvald Sirén nel 1926, che lo appellò Maestro del Polittico di Lord Lee in base a un'opera proveniente in origine dalla chiesa di San Paolino a Firenze, oggi nelle Gallerie del Courtauld Institute a Londra, il Maestro delle Effigi Domenicane fu indicato con il nome attuale pochi anni dopo da Richard Offner, che lo distinse dagli altri protagonisti della "miniaturist tendency" fiorentina, come il Maestro del Biadaiolo, il Maestro del Polittico della Cappella Medici e Jacopo del Casentino.

La successiva proposta di Bernard Berenson di riunire sotto il nome del Maestro di Terenzano i corpora già riconosciuti da Offner al Maestro delle Effigi Domenicane e al Maestro del polittico della Cappella Medici ha avuto un seguito assai scarso, mentre ha trovato maggiore accoglienza l'ipotesi di Miklós Boskovits di identificare le opere assegnate in precedenza dallo stesso Offner al Maestro del Biadaiolo con la fase giovanile del nostro pittore, parere condiviso più di recente da Laurence Kanter.

 

La presente tavola si può ricondurre al Maestro delle Effigi Domenicane sulla base di alcuni confronti stilistici con le opere appartenenti al corpus del pittore. Stringenti affinità si possono rintracciare con il dossale raffigurante la Madonna con Bambino e santi della Galleria dell'Accademia di Firenze (un tempo dipinto su due lati oggi separati), in particolare con la figura della Vergine che presenta la medesima inclinazione e impostazione dell'ovale del volto della nostra Santa Lucia, costruito mediante una lunga canna nasale e due ampie arcate sopracciliari. Gli occhi dalla forma allungata, quasi "a fessura" segnati nella parte sottostante e nelle palpebre da ombre profonde, così come il modo di dipingere le mani con le dita allungate e sottili costituiscono caratteristiche ricorrenti del Maestro. Nella nostra opera  l'adesione alle formule daddesche propria dell'attività del Maestro nei primi anni Trenta, lascia il posto ad un più robusto plasticismo ispirato agli esempi licenziati in quegli anni da Taddeo Gaddi, parafrasati in termini più accostanti, in parallelo con le proposte formulate da Jacopo del Casentino. E' possibile inoltre confrontare il nostro dipinto con il polittico, oggi smembrato, di cui fanno parte la Madonna del Latte di collezione privata fiorentina, la Santa Margherita già in collezione Frederick Stephens, New York (apparsa in un'asta Sotheby's del 26 marzo 1969, lotto 90) e la Santa Caterina di collezione Berenson, Villa I Tatti (Firenze), a cui tuttavia la nostra opera non pertiene, vista la differente venatura del legno: orizzontale nella Santa Lucia e verticale nelle altre tavole già citate. La presenza di una venatura orizzontale costituisce una conferma ulteriore, insieme all'analisi stilistica, di una datazione negli anni Trenta del Trecento, in quanto l'utilizzo di tavole con questo orientamento diverrà col tempo sempre più raro.

L'ultima fase del pittore, di cui fa parte il polittico del Courtauld Institute Galleries di Londra, è caratterizzata da un raggelarsi della fresca vivacità espressiva quasi nel tentativo di rivaleggiare con le forme sempre più possenti dei prodotti maturi di Taddeo Gaddi.

 

Si ringrazia Emanuele Zappasodi per il riferimento attributivo e le preziose indicazioni.

 

Bibliografia di confronto:

A. Tartuferi, Maestro delle Immagini Domenicane, in Dal Duecento a Giovanni da Milano, a cura di Miklós Boskovits e di Angelo Tartuferi, 2003, pp. 145-150; L. Kanter, The Illuminators of Early Renaissance Florence, in Painting and Illumination in Early Renaissance Florence, 1300-1450, a cura di L. Kanter, B. Droke Boehm, C.B. Strehlke, G. Freuler, C.C. Mayer Thurman, P. Palladino, catalogo della mostra di New York (17 novembre 1994 - 26 febbraio 1995), New York, 1994, pp. 56-57; M. Boskovits, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting. The painters of the miniaturist tendency, sec. III, vol. IX, Florence 1984, pp. 53-56, pp. 283-291; R. Fremantle, Master of Terenzano, in Florentine Gothic painters: from Giotto to Masaccio. A guide to painting in and near Florence 1300 to 1450, London 1975, pp. 95-104; B. Berenson, "Dedalo", XI, 4, 1930-31, pp. 957-988 in part. p. 978; R. Offner, A Critical and Historical Corpus of Florentine Painting, sec. III, vol. II, part. I, New York 1930, p. 49; O. Sirèn, "Jahrbuch des Museums der Bildenden Kunst", Budapest, IV, 1926, pp. 13-28

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