Libri, manoscritti e autografi

Libri, manoscritti e autografi

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
20 GIUGNO 2017
ore 10.30

Esposizione

FIRENZE
16-19 Giugno 2017
orario 10-13 / 14–19 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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1 - 30  di 122 LOTTI
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1

FRANCESCO I, re di Francia (1494-1547). Sententia de uno processo mosso dal s.re Galeazzo San Severino co[n]tra il s.re Gio. Iacomo in favore desso s.re per la terra di Castel Novo. Luglio 1520.

Documento pergamenaceo oblungo (435 x 625 mm), intestato “Francois par la grace de dieu Roy de france duc de milan”, manoscritto in francese, in minuscola gotica in inchiostro bruno, datato luglio 1520, firmato al risvolto inferiore “Par Le Roy duc de milan / En son conseil / Robertet”, e completo di grande sigillo reale in ceralacca (diametro 11 cm ca.). Una nota di antica mano scritta al verso descrive il documento come “sententia de uno processo mosso dal s.re Galeazzo San Severino co[n]tra il s.re Gio. Iacomo in favore desso s.re per la terra di Castel Novo.”

Francesco I fu re di Francia dal 1515 alla morte. Florimond Robertet (1457-1532), fu tesoriere di Francia e segretario alle finanze durante il regno di Carlo VIII, e consigliere di Luigi XII e di Francesco I. Galeazzo da Sanseverino (m. 1525) fu “dal 1487 capitano generale dell’esercito sforzesco, col quale si distinse nella battaglia di Fornovo (1495). L’anno seguente sposò Bianca, figlia naturale di Ludovico il Moro, la quale gli portò in dote Voghera. Ebbe poi parte in tutte le azioni militari nelle quali fu implicato il ducato di Milano durante le guerre franco-spagnole; passato infine al servizio francese come gran scudiero di Francesco I, morì alla battaglia di Pavia.” (Treccani) Il “Gio. Giacomo” nominato è presumibilmente Gian Giacomo Trivulzio (1440/1441-1518), che aveva perso la causa intentatagli da Galeazzo Sanseverino, il quale ottennne da Francesco I la restituzione dei suoi beni di Castelnuovo nel Tortonese in passato assegnati a Gian Nicolò Trivulzio.

 

Stima  € 600 / 800
Aggiudicazione: Registrazione
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2
Stima  € 500 / 600
Aggiudicazione: Registrazione
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3

MASCAGNI, Pietro (1863-1945). Un ritratto fotografico con dedica firmata, una lettera autografa firmata, e una dedica autografa firmata.

Il ritratto, che è una cartolina postale (134 x 86 mm), reca la dedica manoscritta “all’egregio signora Cav. Prof.re. Pietro Fantozzi per ricordo”, datata “Febbraio 1920”.

La lettera, di una pagina in 4to, datata “Napoli, 23 gennaio 1919”, è indirizzata al cugino Mario Mascagni (1881-1948), compositore, direttore d’orchestra e insegnante, di cui Pietro Mascagni fu maestro. È una missiva con toni e contenuti famigliari, in cui Mascagni invita il cugino a raggiungerlo a Napoli: “Io vorrei cominciare lo strumentale di “Sì” e tu potresti essermi di valido aiuto.” è un’operetta in tre atti, l’unica composta da Mascagni, rappresentata per la prima volta al Teatro Quirino di Roma il 14 dicembre 1919. Mascagni accenna anche a “cose gravissime” successe nella Casa Musicale Lorenzo Sonzogno: “per il momento Renzo è fuori dalla sua Casa, la quale è amministrata e diretta dal Comm. Banfi”. Termina con accenni ad altre varie persone e con un’esortazione a sé stesso “Per me c’è ora la maggiore necessità di trovarmi puntuale nei miei impegni.”

La dedica, manoscritta su foglio in 4to che reca il titolo a stampa “Isabeau”, è indirizzata “Al Carissimo Gigi – Collega (collega nel cognome e nella professione) per ricordo della prima di Isabeau alla “Fenice” e con affetto”, ed è datata “Venezia, 20 gennaio 1912”. Isabeau è un’opera in tre atti di cui Mascagni diresse la prima il 2 giugno 1911 al Teatro Coliseo di Buenos Aires. Il foglio è un po’ gualcito e ha uno strappo al margine inferiore.

Bell’insieme relativo al grande compositore e direttore d’orchestra, noto a livello mondiale per la sua Cavalleria Rusticana.

 

Stima  € 150 / 300
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4

ROSSINI, Gioacchino (1792-1868). Lettera autografa firmata, una pagina in 4to, datata “Montecatini, 16 luglio 1832”, indirizzata ad un “Amico Carissimo”, presumibilmente il compositore Gaetano Donizetti (1797-1848), al quale Rossini si rivolge in qualità di protettore del tenore ucraino Nikolaj Ivanov (o Ivanoff, 1810-1880), vittima, assieme ad un altro cantante lirico, Batista Vergè, di complotti non ben definiti: “Dopo aver preso conscenza di una lettera scritta da Vergè a Corticelli di Bologna, dalla quale risulta chiaramente che si sta tramando danni non lievi a carico del … Vergé e del comune amico Ivanoff, ho consigliato quest’ultimo … per concertare in buona fede il mezzo di combattere e trionfare. Tu sai che solo dopo le tue sollecitudini ho indotto Nicolino ad accettare le condizioni le più discrete che sia possibile, il Tenore non ha calcolato che il piacere di riprendere la sua carriera con un’opera tua e da te stesso posta in scena, più ancora si è ritenuto fortunato di aggiungere al suo repertorio un tuo nuovo lavoro … Io ti prego addunque di preparare con Nicolino batterie inespugnabili affinché trionfi il vero merito, Io ho diritto di contare sul tuo senno e sul tuo genio, non dimenticare che è un tuo costante ammiratore e amico che ti prega.” Minimi segni del tempo.

Rossini apprezzava molto Ivanov: lo propose in numerose repliche dei suoi lavori e lo indicò a Gaetano Donizetti e a Giuseppe Verdi come professionista affidabile e voce di sicuro successo. Grazie all’appoggio di Rossini, Ivanov divenne ben presto uno dei più importanti tenori in Italia. Interessante lettera di raccomandazione.

 

Stima  € 500 / 600
Aggiudicazione: Registrazione
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5

(Storia toscana) UFFIZIO DEI FOSSI DI PISA. Copialettere toscano del XVIII secolo. Pisa, 1768-1786.

Manoscritto cartaceo costituito da 4 volumi in folio (350 x 240 mm), di cui i primi tre di circa 300 carte l’uno, il quarto di un centinaio di carte, vergati da diverse mani tra il 12 gennaio 1768 e il 4 aprile 1786. Legature verosimilmente coeve in brossura muta e cuoio. Minime tracce del tempo.

                     Interessante raccolta di lettere che si presume scritta da uno o più funzionari dell’Uffizio dei Fossi di Pisa, come si intende da una del 23 marzo 1768, ove il mittente scrive alla Marchesa Virginia Bandini Bichi di Siena di avere aperto una missiva non indirizzata a lui ma che “trattava d’interessi relativi a questo Uffizio dei Fossi, affidati ora alla mia cura”. Come si legge sul sito dell’Archivio di Stato di Grosseto, “Tale magistratura fu istituita, con la denominazione di Uffizio dei Fossi e delle Coltivazioni nel 1592 da Ferdinando dei Medici per “vigilare sulle coltivazioni, sui lavori e sull'ordine e pulizia delle strade e luoghi abitati”. […] Dopo l’istituzione della Provincia inferiore Senese, assunse una completa autonomia nella gestione delle proprie competenze che, all’inizio, erano di natura tecnica e politico-amministrativa e poi, con il regolamento del 21 dicembre 1767, anche di natura giudiziaria. Con editto dell’11 aprile 1778 tali compiti furono affidati al Commissario della Provincia inferiore Senese. L’ufficio, soppresso durante il periodo napoleonico (1808-1815), venne definitivamente abolito con l’istituzione, nel 1824, della Camera di Soprintendenza Comunitativa.” L’Uffizio era dunque un organismo destinato soprattutto alla pubblica amministrazione, cosa che appare evidente dalle numerosissime lettere scritte nell’arco dei quasi vent’anni coperti dai quattro volumi. Tutte le lettere hanno una intestazione che stabilisce la località toscana ove la missiva era diretta (Firenze, Pisa, Livorno, Lucca, Portoferraio, ecc., ma anche numerosi piccoli centri) ed identifica il destinatario della lettera. Tra i destinatari più notevoli ci sono Leonardo Ximenes (1716-1786) astronomo, ingegnere e geografo italiano di grande rilievo della Toscana degli Asburgo-Lorena, sovrani del Granducato di Toscana, Pompeo Neri (1706-1776), giurista e politico italiano, considerato uno dei principali artefici delle politiche riformiste dei Lorena, e Francesco Orsini von Rosenberg (1723-1796), diplomatico e politico austriaco, maggiordomo maggiore del granduca di Toscana Pietro Lepoldo d’Asburgo-Lorena. Citiamo inoltre: Filippo Ranieri Venturi, provveditore dell’Uffizio dei Fossi di Pisa, Luigi Dithmar di Schmidveiller, consigliere di Stato e segretario di Finanze, il priore Federigo de’ Ricci, Cancelliere dell’Ordine di Santo Stefano, il conte Roberto Pandolfini, Ignazio Pappagalli, direttore della Dogana di Pisa. Uno spaccato della politica amministrativa della Toscana della seconda metà del Settecento

Stima  € 300 / 350
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6
Stima  € 1.000 / 1.200
Aggiudicazione: Registrazione
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7

(Uniformi – Inghliterra – Scozia) “Types Anglais”. Seconda metà del XIX secolo.

Grande in folio oblungo (470 x 635 mm). [17] spessi fogli d’album con passe-partout, con sopra applicate 60 figurine cromolitografiche in rilievo, di cui alcune a piena pagina. Legatura ottocentesca in mezzo marocchino verde scuro con angoli, piatti rivestiti in tela percallina verde bottiglia, titolo “Types Anglais” in oro al piatto anteriore e al dorso, sguardie marmorizzate. Ex libris ottocentesco “Bibliothèque du Prince Roland Bonaparte”. Legatura sciupata e difettosa, minima gora marginale ai fogli dell’album, figurine in ottimo stato di conservazione.

Affascinane album di ritagli vittoriano con 60 figurine cromolitografiche in rilievo che illustrano per lo più uniformi britanniche, proveniente dalla ricca biblioteca di Rolando Napoleone Bonaparte (1858-1924) antropologo e botanico francese, pronipote di Napoleone. La raccolta include grandi ritratti a cavallo di Giorgio V d’Inghilterra (1865-1936), qui nominato Prince of Whales e quindi non ancora re (lo divenne nel 1910), del generale Charles George Gordon (1833-1885) nella sua tenuta da Pascià Governatore del Sudan, e del generale Lord Wolseley (1833-1913) al Cairo. Vi sono poi ritratti a piena figura del principe Alberto Vittorio (1864-1892) in divisa da guardiamarina, di Lord Charles Beresford (1846-1919) in divisa da capitano del vascello da guerra “Condor”, e di Alfred, duca di Edimburgo (1844-1900) in divisa da ammiraglio. Altre figurine illustrano uniformi militari (soprattutto scozzesi, della Guardia Reale, e dell’Impero Britannico), scene di battaglia della guerra di Crimea nel 1854, navi da guerra, carri di pompieri e scene con spegnimenti di incendi e salvataggi, altri vari mezzi di trasporto. L’album si apre con una banda di scozzesi in kilt e cornamuse e una banda costituita da membri della famosa Guardia di Buckingham Palace. Grande viaggiatore, Rolando Bonaparte, prima di dedicarsi alla costituzione del più grande orto botanico privato del mondo, tentò di realizzare un inventario antropologico di tutte le popolazioni umane. Raccolta notevole.

 

 

Stima  € 1.200 / 1.400
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8

PETRARCA, Francesco. Secretum Francisci Petrarche de Florencia Poete laureati De Contemptu mundi Incipit foeliciter. (Strassburg, [stampa attribuita a:] Adolf Rusch, [non dopo il:] 1473).

In folio (272 x 202 mm). [53] carte. Segnatura: [a8 b8+1 c10 d–e8 f10]. Carattere romano. Quattro grandi iniziali miniate in rosso, testo rubricato. Legatura ottocentesca in vitellino avana, triplice filetto in oro ai piatti, dorso a 6 nervi e 7 comparti, il secondo con titoli dorati, gli altri finemente decorati in oro, duplice filetto dorato all’unghia, dentelle dorata, sguardie marmorizzate. Ex libris della Huth Library e di Robert Walsingham Martin al contropiatto, note a matita di Carlo Chiesa al verso della sguardia anteriore. Dorso restaurato, per il resto bellissimo esemplare rubricato a grandi margini.

                     EDITIO PRINCEPS del Secretum, diario intimo e segreto scritto tra la fine del 1342 e il 6 aprile 1343 nel quale Petrarca immagina di dialogare per tre giorni con Sant’Agostino, che considerava il suo maestro spirituale e di cui amava le Confessioni (ne tenne sempre con sé fino all’anno della morte la copia che gli era stata donata nel 1333 dal padre agostiniano Dionigi da Borgo Sansepolcro). Il dialogo tra i due avviene alla presenza muta della Verità, anch’ella come Sant’Agostino accorsa dal cielo per alleviare l’inquietudine esistenziale del poeta. Durante il primo giorno, che corrisponde al primo dei tre libri che compongono l’opera, Francesco e Agostino discutono dell’infelicità della condizione umana. Si tratta di un dialogo incredibilmente moderno, nel quale Francesco sostiene che non si possa essere felici in una vita vessata da tragedie e Agostino risponde che ognuno è responsabile della propria felicità e che “infelice non diventa, né è, chi non vuole esserlo.” Nel secondo giorno i due parlano dei sette peccati capitali e nel terzo delle due grandi passioni e tormenti di Francesco, ossia l’amore e la gloria. Il Secretum è un caposaldo di quel pensiero umanista di cui Petrarca è considerato il fondatore. A colloquio con il suo maestro, il poeta sonda le profondità dell’animo umano alla ricerca di risposte universali.

La presente copia vanta una provenienza eccellente in quanto è appartenuta alla Huth Library fondata da Henry Huth (1815-1878), continuata dal figlio Alfred H. Huth (1850-1910), e poi dispersa dalla Sotheby’s in una serie di vendite avvenute tra il 1911 e il 1920, ove presumibilemente la acquistò il proprietario successivo, Robert Walsingham Martin (1871-1961), grandissimo collezionista. Alla sua morte, la raccolta di Martin contava oltre cinquanta manoscritti miniati, copie dei folio Shakespeariani, numerose aldine e molti altri volumi rari e preziosissimi. Messa all’asta dalle Park-Bernet Galleries di New York il 12 novembre del 1963, la Davenport Library di Martin era definita nell’introduzione al catalogo una delle più incedibili collezioni di libri mai apparse sul mercato. I bibliofili più accorti non mancheranno inoltre di riconoscere la grafia dell’illustre libraio milanese Carlo Chiesa all’inizio del volume. 

Goff P412. H 12800. IGI 7580. BMC I 61. GW M31627. ISTC ip00412000.

 

 

Stima  € 10.000 / 12.000
Aggiudicazione: Registrazione
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9

VIRGILIO. Opera [Bucolica e Georgica, con argumenta (comm. Servius e Landinus); Aeneis, con argumenta (comm. Servius, Donatus and Landinus)]. Maphaeus Vegius: Liber XIII Aeneidos. (Norimberga, Anton Koberger, 1492).

In folio (280 x 192 mm). 354 carte. Segnatura: [✽8] a–h8 i–k6 l10 m–z8 &8 ɔ88 A–N8 O6 P–Q8 R6 S8. Assenti la prima carta, il fascicolo t (cc. 143-150), le carte M3 (c. 297), M6 (c. 300), P5-7 (cc. 321-323), e l’ultima bianca. Testo circondato dal commento in corpo più piccolo. Legatura coeva in pelle di scrofa decorata a secco su assicelle di legno, piatti bisellati, tassello rosso con titoli in oro al dorso, fermagli in pelle di scrofa e metallo, tagli azzurri. Antica nota di appartenenza, datata 1578, alla prima carta. Margini leggermente rifilati con perdita della parte più esterna di alcune annotazioni, qualche piccola gora marginale e altri irrilevanti tracce del tempo, ma nel complesso esemplare genuino e fascinoso, copiosamente annotato da antiche mani.

            Rara edizione incunabola tedesca dell’Opera di Virgilio, stampata dal celebre Anton Koberger, che nel 1470 aprì la prima tipografia di Norimberga e nel 1493 impresse le famose Cronache di Norimberga. Il presente esemplare mantiene la sua bella legatura coeva in pelle di scrofa su assicelle, tipica degli incunaboli tedeschi, ed è fittamente annotato in latino, soprattutto in una minuta grafia antica con svolazzi, ma anche da altre mani, tutte antiche.

Goff V188. IGI 10221. BMC II 436. GW M49940. ISTC iv00188000.
Stima  € 2.500 / 3.500
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11

(Ornitologia – Illustrati 500) ALDROVANDI, Ulisse. Ornithologiae hoc est De auibus historiae libri XII. Bononiae, apud Franciscum de Franciscis Senensem, 1599 (Bononiae, apud Ioannem Baptistam Bellagambam, 1599).

In folio (342 x 231 mm). [xx] 893 [i.e.883] [57] pp. Frontespizio calcografico con titolo entro elaborata cornice architettonica, ritratto calcografico dell’autore, 165 illustrazioni xilografiche (di cui un centinaio a piena pagina), iniziali e fregi xilografici. Pergamena rigida settecentesca con tasselli dorati al dorso, tagli spruzzati di rosso. Assente la carta Vv3 che contiene un’illustrazione a piena pagina al recto e al verso, difetto alla cerniera anteriore, frontespizio rifilato, pallide bruniture e fioriture occasionali, una piccola galleria di tarlo, qualche restauro ai margini, per il resto buona copia.

                     PRIMA EDIZIONE del primo volume di questo celeberrimo trattato sugli uccelli contenente magnifiche illustrazioni a piena pagina di numerose specie, tra cui aquile, gufi, struzzi, picchi ecc. Ogni capitolo descrive con dovizia di particolari non solo le varie sottospecie (aspetto, localizzazione geografica, abitudini alimentari, malattie, modi di cattura ecc.) ma anche i loro usi medicinali, le favole e proverbi di cui sono protagonisti, i geroglifici e le monete su cui appaiono, e altre varie tematiche di notevole interesse. Sono inclusi nella trattazione anche uccelli mitologici come le arpie. Il bellissimo ritratto dell’Aldrovandi alla carta 4v, con distico latino firmato Io. Corn. Wterwer M.D. faciebat (discepolo dell'Aldrovandi), e la sua inquadratura ornamentale sono stati variamente attribuiti: Bartsch ascrive il ritratto ad Agostino Carracci e la cornice a Francesco Brizio (Bartsch ill. 39, p. 356-8 e 40, p. 212).

 

 

Stima  € 900 / 1.200
Aggiudicazione: Registrazione
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13
Stima  € 800 / 1.000
Aggiudicazione: Registrazione
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14

(Anatomia – Illustrati 600) BARTHOLIN, Thomas. Anatome quartum renovata. Lugduni, Joan. Ant. Huguetan, & soc., 1677.

In 8vo (188 x 110 mm). [xxx] 806 [20] pp. Ultima bianca. Antiporta calcografica colorata a mano, vignetta calcografica al frontespizio, che è stampato in rosso e nero, ritratto dell’autore, e 120 tavole calcografiche (di cui 10 ripiegate e due a doppia pagina), così distribuite: 1) “De infimo ventre”: LIV tavole per lo più a piena pagina, più 2 non numerate. 2) “De media cavitate”: XII tavole a piena pagina più 2 non numerate. 3) “De suprema cavitate”: XVI tavole a piena e mezza pagina. 4) “De artubus”: IV tavole (di cui tre ripiegate). 5) “De venis”: X tavole più una ripiegata. 6) “De arteriis”: II tavole di cui una ripiegata. 7) “De nervis”: II tavole più 2 ripiegate. 8) “De ossibus”: IX tavole di cui una ripiegata. “De motu chyli et sanguinis”: III tavole più una. Pelle di scrofa coeva decorata a secco, titolo manoscritto al dorso, tagli azzurri. Qualche strappo ad un paio di tavole, qualche carta pallidamente brunita, per il resto buona copia.

             Copia genuina di questo importante manuale di anatomia, profusamente illustrato da 120 tavole calcografiche. Thomas Bartholin (1616-1680), anatomista danese, fu il primo a descrivere il sistema linfatico umano e sostenne la teoria della circolazione del sangue del medico inglese William Harvey. Insegnò all'Università di Copenaghen e fu medico del re Cristiano V.
Stima  € 350 / 450
Aggiudicazione: Registrazione
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15
Stima  € 900 / 1.000
Aggiudicazione: Registrazione
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16
Stima  € 700 / 800
Aggiudicazione: Registrazione
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17

(Conciliabolo di Pisa) FERRERIO, Zaccaria. Promotiones et progressus sacrosancti pisani co[n]cilii moderni indicti & i[n]cohati anno d[omi]ni M.D.XI. Co[n]stitutio[n]es sacrosancti co[n]sta[n]tie[n]sis co[n]cilii de te[m]pore & modo celebrandi concilii generalis sessione xxxix. promulgata [Milano, Gottardo da Ponte, 1512].

In 8vo piccolo (140 x 91 mm). [105] carte. Segnatura: a-n8 o2. Assente la prima carta. Grandi iniziali xilografiche. Pergamena moderna in stile, tagli rossi. Arrossature all’angolo inferiore dei primi fascicoli, antica nota manoscritta, relativa al teologo umanista francese Gentian Hervetius, al termine del volume.

            Raro post incunabolo sul Concilio (o “Conciliabolo”, come è passato alla storia, in quanto non legittimo) di Pisa convocato da Luigi XII di Francia per spodestare papa Giulio II, con cui il re si era scontrato per motivi politici. Indetto il 16 maggio 1511, il Concilio si aprì a Pisa nel novembre 1511 alla presenza di cardinali ostili a Giulio II (tra cui Bernardino López de Carvajal, Federico Sanseverino, Guillaume Briçonnet e René de Prie) ed altri vari prelati. Dopo tre sessioni, il Concilio fu trasferito a Milano, poi ad Asti e, nel giugno 1512, a Lione, dove venne sciolto senza aver ottenuto nessun risultato. Papa Giulio II reagì scomunicando i cardinali ribelli e convocando il Concilio Lateranense V, che condannava severamente il “Conciliabolo” di Pisa. Queste Promotiones, stampate anche in un in-folio di [44] carte, sono il resoconto completo degli Atti del Concilio.
Stima  € 1.000 / 1.200
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18

(Ordine di Santo Stefano – Illustrati 700) FONTANA, Fulvio. I pregj della Toscana nell’imprese più segnalate de’ cavalieri di Santo Stefano. In Firenze, per Pier Mattia Miccioni, e Michele Nestenus, 1701.

In folio (365 x 255 mm). [xii] 260 xxiii [1] pp. Antiporta calcografica con grande stemma del Granduca Cosimo III de’ Medici sorretto da due tritoni, incisa da Hubert Vincent, altra antiporta con ritratto di Cosimo III con veduta di Livorno sullo sfondo, inciso da Theodor Verkruys, XXXVII tavole calcografiche incluse nella fascicolazione e paginazione, raffiguranti battaglie navali e terrestri. Iniziali e fregi xilografici. Cartonato coevo con titolo manoscritto al dorso. Legatura un po’ sciupata, qualche minima traccia del tempo, ma per il resto esemplare bellissimo.

                     PRIMA EDIZIONE di questa spettacolare opera dedicata alle imprese militari dei cavalieri di Santo Stefano, illustrate da 37 tavole finemente incise, tutte accompagnate da una pagina di didascalie che spiegano nel dettaglio gli assetti delle battaglie navali e terrestri sostenute dai Cavalieri contro i Turchi. L’Ordine fu infatti fondato nel 1562 da papa Pio IV proprio per contrastare l’avanzata turca e combattere i pirati che infestavano il Mediterraneo. L’opera si apre con un’introduzione su Pisa e Livorno, sedi storiche dell’Ordine, seguita dalle sue regole e tradizioni, e dall’elenco dei Grandi Maestri e Ammiragli succedutisi dal 1562 al 1701, e si chiude con una serie di “Cataloghi” che elencano i Cavalieri e le loro numerose conquiste.

                                                                          

                                                                          

Stima  € 1.800 / 2.000
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20

(Astronomia – Scienze – Illustrati) GALILEI, Galileo. Opere di Galileo Galilei divise in quattro tomi, in questa nuova edizione accresciute di molte cose inedite. Tomo primo [- quarto]. In Padova, nella stamperia del Seminario appresso Gio. Manfrè, 1744.

4 volumi in 4to (244 x 186 mm). [viii] lxxxviii [iv] 601 [1] pp. [iv] 564 pp. [iv] 486 pp. [viii] 342 [2] pp.

Ritratto calcografico di Galileo in antiporta, primo frontespizio in rosso e nero con vignetta xilografica, iniziali e fregi xilografici. [3] tavole calcografiche nel primo volume (di cui una ripiegata in fine), una nel secondo volume, e un’antiporta aggiunta posteriormente (datata 1817) nel quarto volume, “copia fedele del Rame inciso da Stefano della Bella” che compare in antiporta alla prima edizione del Dialogo dei massimi sistemi. Numerosi diagrammi e illustrazioni xilografiche nel testo. Mezzo vitellino fulvo coevo, piatti marmorizzati, dorsi lisci con ricca decorazione in oro. Ex libris cartaceo con monogramma “GS” applicato a tutti i frontespizi, tagli leggermente fioriti, altre minime tracce del tempo, per il resto copia molto buona.

            Bell’esemplare di questa importante terza edizione collettiva delle Opere di Galileo “molto più completa e ordinata delle due precedenti” (Riccardi I/1, 522, 22), diretta e commentata dall’astronomo Giuseppe Toaldo. È qui incluso per la prima volta dopo la messa all’indice il celebre Dialogo dei massimi sistemi, pubblicato autonomamente 1632 ma appunto inserito nell’Index Librorum Prohibitorum l’anno successivo, e da lì rimosso solo nel 1835. La presente edizione reca infatti all’inizio del Dialogo un’avvertenza al lettore nella quale i curatori professano di conformarsi alla ritrattazione dell’Autore e di proporre la questione del moto della Terra “come pura Ipotesi Matematica … non volendoci noi in minima cosa dipartire dalle venerate prescrizioni della S. Romana Chiesa.” Essi vollero comunque arricchire il presente testo del Dialogo con le note apposte da Galileo in un esemplare a stampa conservato presso la Biblioteca del Seminario. Compare in questa edizione per la prima volta anche il Trattato del modo di misurare con la vista, alle pp. 592-602 del primo volume. 

(4 volumi)
Stima  € 2.000 / 2.500
Aggiudicazione: Registrazione
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21
Stima  € 300 / 400
Aggiudicazione: Registrazione
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22
 

(Roma – Illustrati 500) GAMUCCI, Bernardo. Le antichità della città di Roma […]. In questa seconda editione da infiniti errori emendate & corrette da Thomaso Porcacchi. (In Vinegia, appresso Giovanni Varisco, & compagni, 1580).

In 8vo (151 x 106 mm). 192 carte. Marca tipografica al frontespizio, iniziali e fregi xilografici. Testo in corsivo. 38 xilografie a piena pagina. Pergamena flessibile coeva (sguardie presumibilmente rinnovate), titolo anticamente manoscritto al dorso e al taglio esterno. Pallida gora al margine esterno di un numero di carte, per il resto bella copia genuina.

            Nota ed importante guida in formato tascabile di Roma, illustrata da 38 xilografie a piena pagina che ritraggono vedute prospettiche dei monumenti e delle rovine della città. Terza edizione, dopo la prima del 1565 ed una seconda del 1569. “Nei quattro libri in cui è divisa l’opera, l’autore descrive, con dovizia di particolari, i principali monumenti di Roma antica, secondo un ordine topografico che sembra rispettare, a grandi linee, la divisione della città in quattordici regioni operata sotto Augusto. Nel primo libro vengono elencati i luoghi legati alla fondazione di Roma e ai primi culti religiosi (Palatino, Campidoglio, valle del Foro), nonché i Fori Imperiali e la zona del Colosseo; nel secondo si parla dei fori Olitorio e Boario, dell'Aventino, del Celio, di Porta Maggiore; nel terzo dell'Esquilino, Viminale e Quirinale, Campo Marzio; nel quarto, infine, il G. si sofferma sui quartieri situati al di là del Tevere: Trastevere, con l'isola Tiberina, e il Vaticano.” (Treccani)
Stima  € 300 / 400
Aggiudicazione: Registrazione
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Stima  € 600 / 800
Aggiudicazione: Registrazione
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(Siena – Astronomia – Astrologia) Il Mangia ovvero Lunario sanese. In cui si vedono alla giornata le cose più importanti sì allo spirituale, che al temporale della Città. In Siena, per Luigi e Benedetto Bindi, 1768.

In 16mo (107 x 78 mm). xxxxxvi 160 pp. Frontespizio xilografico con ritratto di vecchio saggio che mostra le stelle e motto “sapiens dominabitur astris”, e titolo Il Mangia Per l’Anno 1768, 12 vignette xilografiche raffiguranti i segni zodiacali, iniziali e fregi xilografici. Cartonato rustico coevo con titolo manoscritto al piatto anteriore. Qualche difetto alla legatura, per il resto buona copia genuina.

                     Rara edizione di questo almanacco “pubblicato dal 1760 al 1940 con la sola interruzione degli anni 1917 e 1918, a causa della Prima Guerra Mondiale” (Cantamessa, biblioastrology.com, n. 4841bis). Nella dedica alla Marchesa Isabella Vecchi Cambiaso, che è datata “Siena, 21 dicembre 1767” il curatore Angelo Rossi si scaglia contro gli astrologi: “Il piccol Libertto … altro merito in sé non ha, se non che quello di non contenere cosa alcuna di quelle tante, che i Volgari Astrologi sogliono inserire nei loro Lunarj. Perciocché la dove costoro non fanno altro, che regalare il Publico annualmente d’una buona copia di menzogne, e di predizioni, che eglino dicono di ricavar dal Cielo, quantunque non le ricavino da una altezza maggiore di quella del loro cervello …” Seguono una quindicina di pagine scritte in minuto corsivo in cui Rossi descrive la rivoluzione copernicana e parla di Keplero, Ticone (Tycho Brahe), Halley, della suddivisione del tempo in anni, settimane, giorni, del calendario gregoriano, e infine delle eclissi previste per il 1768. Segue l’almanacco vero e proprio, con annotazioni storiche, meteorologiche, e relative alla salute.

 

Stima  € 200 / 300
Aggiudicazione: Registrazione
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Stima  € 500 / 600
Aggiudicazione: Registrazione
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Stima  € 300 / 350
Aggiudicazione: Registrazione
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(Botanica – Illustrati 500) MATTIOLI, Pietro Andrea. Commentarii in sex libros Pedacii Dioscoridis Anazarbei de medica materia, iam denuo ab ipso autore recogniti, et locis plus mille aucti. Adiectis magnis, ac novis plantarum, ac animalium iconibus, supra priores editiones longè pluribus, ad vivum delineatis. Venetiis, ex officina Valgrisiana, 1565.

In folio (346 x237 mm). [172] 1459 [13] pp. Marche tipografiche al frontespizio, al verso di 6g4 e in fine; ritratto xilografico a piena pagina di Mattioli al verso della carta M6 (rifilato al margine superiore), oltre mille grandi xilografie soprattutto di piante e fiori, ma anche di animali; grandi xilografie di alambicchi nel supplemento finale De ratione distillandi aquas ex omnibus plantis. Mezza pergamena con angoli, tassello con nome dell’autore in oro al dorso. Qualche margine superiore leggermente rifilato, pallide bruniture occasionali, qualche gora e restauro marginale, me nel complesso copia molto buona.

                     PRIMA EDIZIONE LATINA ILLUSTRATA CON LE FIGURE GRANDI del più celebre trattato di botanica del Cinquecento, considerata da Brunet come “la plus estimée” per la completezza del testo e per la bellezza delle illustrazioni. Prolifico autore, Mattioli è soprattutto conosciuto per le sue traduzioni e per i suoi commenti al De materia medica di Dioscoride (40-90 ca.), medico, farmacista e botanico greco. La prima traduzione in italiano fu pubblicata a Venezia nel 1544, e fu seguita a breve da una serie di nuove edizioni ampliate (1548, 1550, 1552) il cui successo spinse Mattioli a tradurre l’opera in latino nel 1554, edizione stampata anch’essa da Valgrisi che conteneva oltre cinquecento piccole xilografie disegnate da Giorgio Liberale. In seguito, il Liberale disegnò una nuova serie di illustrazioni più grandi, con la collaborazione di Wolfgang Meyerpeck e pubblicate per la prima volta nell’edizione in boemo del 1562 e in quella tedesca del 1563. “Successivamente le preziose matrici in legno giunsero a Venezia nella bottega del Valgrisi, che se ne servì per la presente edizione, per la quale fu appositamente intagliato un nuovo ritratto dell’autore in medaglione. Il nome dei due artisti compare nella dedica all’imperatore Massimiliano II […] I Commentarii di Mattioli, con oltre sessanta edizioni in italiano, latino, ceco, francese e tedesco, furono sicuramente il più popolare e diffuso erbario della seconda metà del Cinquecento. Grazie alle aggiunte da lui apportate al testo greco (che egli conobbe nella traduzione latina di Jean Ruel), all’identificazione di molte piante elencate da Dioscoride e alla descrizione di nuove specie da lui scoperte durante i suoi viaggi o segnalategli dai suoi numerosi corrispondenti, Mattioli rimase per oltre cinquant’anni l’indiscussa autorità europea in materia.” (Govi, I classici che hanno fatto l’Italia, Regnani 2010, n. 112). Mortimer, French 16th. Century Books, n. 295.

 

Stima  € 2.500 / 3.000
Aggiudicazione: Registrazione
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(Illustrati 600) MORONI, Lino. Descrizione del Sacro Monte della Vernia. Firenze, 1612.

In folio (440 x 315 mm). [24] pagine di testo entro cornici tipografiche stampate da un lato solo, e [26] tavole calcografiche (incluso il frontespizio). Di queste 26 tavole: 2 tavole sono più volte ripiegate e formate la prima da 3 incisioni, la seconda da 2; 5 tavole hanno parti mobili (tavola F: “ingraticolato con armi antiche; tavola G: roccia che nasconde “la prima Cella habitata da Padre San Francesco”; tavola I: roccia che impedisce la vista del “meraviglioso masso … sotto il quale diceua il Padre San Francesco i sette Salmi”; tavola O: “parapetto di ferro”; tavola R: due massi sovrapposti che coprono “il letto del Padre San Francesco”). Legatura posteriore in cartonato marmorizzato con tassello cartaceo al piatto anteriore. Antica firma di possesso di Gaspero Buonsollazzi, ex libris di Luigi Battistelli. Tavola Q dopo la R, tavola S dopo la T, occasionali restauri, pallide macchie, tracce d’uso, ma nel complesso copia molto buona.

            PRIMA EDIZIONE di uno dei più belli ed importanti libri italiani illustrati del Seicento. L’opera è una guida descrittiva al Santuario del Sacro Monte della Vernia, oggi La Verna, famoso per essere il luogo in cui san Francesco d’Assisi avrebbe ricevuto le stigmate il 14 settembre 1224. Il Santuario è arroccato sul monte Penna negli Appennini, in provincia di Arezzo. Esso fu donato a San Francesco ed ai suoi confratelli nel 1213, e divenne con il tempo un importante centro francescano. Nel 1607, l’autore del libro, nominato a carta π2r nella dedica a frate Arcangelo da Messina, arcivescovo di Monreale, accompagnò il pittore Jacopo Ligozzi (1547-1627) a visitare il Santuario e i vari siti circonstanti, che l’artista ritrasse in modo realistico e dettagliato, restituendo tutto il fascino di un luogo immerso in una foresta secolare. Le incisioni furono eseguite da Domenico Falcini, le acqueforti da Raffaello Schiaminossi. Raffigurano: esterni con rupi ed alberi; parti del Santuario; interni dalle ardite prospettive; rocce che si muovono e nascondono passaggi segreti. Ogni tavola ha dettagli contrassegnati da lettere dell’alfabeto e spiegati nella pagina accanto. Il testo consiste infatti in una serie di didascalie alle illustrazioni: la fonte di San Francesco, il luogo dove gli vennero incontro molti uccelli, l’aspetto del monastero nel 1612, la facciata e l’interno della chiesa, il “meraviglioso masso” sospeso sotto al quale San Francesco recitava i sette salmi, ecc.  Non mancano gli aneddoti, come quello del frate che cascò in un precipizio alto settantacinque braccia senza riportare alcuna ferita (raffigurato nella prima tavola mentre sta precipitando). Precede di due secoli il tema del sublime. La collazione del nostro esemplare corrisponde a quella delle copie elencate in SBN.

Italian journey. Drawings from the Tobey Collection, MET 2010, n. 32, pp. 114-116.

 

Stima  € 5.000 / 7.000
Aggiudicazione: Registrazione
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(Bodoni – Illustrati 700 - Parma) PACIAUDI, Paolo Maria. Descrizione delle feste celebrate in Parma l’anno 1769. Per le auguste nozze di sua altezza reale l’infante Don Ferdinando colla reale arciduchessa Maria Amalia. In Parma, nella Stamperia reale, [1769].

In folio (554 x 396 mm). [viii] 76 pagine di testo su due colonne in italiano e francese. Antiporta architettonica, grande vignetta alle armi Borbone con leoni di Spagna e trofei militari al frontespizio, 5 testate, 8 iniziali, 19 finalini e 36 tavole fuori testo (di cui 6 a doppia pagina). Piena pelle coeva con armi Borboniche in oro al centro dei piatti entro cornice floreale, dorso a 7 nervi e 8 comparti, il secondo con tassello in marocchino rosso con titoli in oro, gli altri decorati in oro, tagli spruzzati d’azzurro. Tracce del tempo all’occhiello, due tavole con strappo lungo l’attaccatura alla brachetta, abrasioni e restauri alla legatura, ma nel complesso esemplare assai bello.

            Uno dei più straordinari libri pubblicati da Bodoni, realizzato agli inizi della sua carriera in collaborazione con Ennemond Alexandre Petitot (1727-1801), “primo architetto” della corte di Parma dal 1753. L’opera descrive i grandiosi spettacoli allestiti in occasione delle nozze tra Ferdinando I di Borbone e Maria Amalia d'Asburgo-Lorena nel 1769, di cui Petitot aveva disegnato progetti architettonici, scenografie e costumi, qui magistralmente riprodotti all’acquaforte da Benigno Bossi ed altri maestri dell’epoca. Colpiscono per la loro bellezza il frontespizio, la testatina con i putti, la grande tavola che illustra il torneo nell’anfiteatro, la galleria di fantasiosi costumi, la raccolta di stemmi minuziosamente illustrati, le danze e recite nel Boschetto d’Arcadia, la tavola finale con i fuochi d’artificio. Non sono da meno l’impaginazione e la stampa di Bodoni, che suddivise i testi su due colonne, a sinistra l’italiano in corsivo, a destra il francese in carattere romano, separati da un doppio filetto e  disposti in modo armonico e arioso sulla pagina. Il libro ebbe un successo enorme. Brooks 6 lo definisce “il più attraente di tutti i libri di Bodoni per la bellezza delle figure”.

 

Stima  € 2.500 / 3.000
Aggiudicazione: Registrazione
1 - 30  di 122 LOTTI