Seguace di Quentin Massys, sec. XVII
BANCHIERE CON CLIENTE
olio su tela, cm 120x97,5
Follower of Quentin Massys, 17th century
BANKER WITH A CLIENT
oil on canvas, 120x97.5 cm
Provenienza
- Gatton Park, Surrey, Frederick John Lord Monson;
- Londra, Christie's, 12 maggio 1888, lotto 11 (come Q. Matsys);
- Detroit, collezione J.E. Scripps;
- Detroit, Institute of Arts (1889) per dono di J.E. Scripps;
- New York, Christie's, Important Old Masters Paintings. Property of the Detroit Institute of Arts, Sold to Benefit the acquisitions fund, 25 gennaio 2002, lotto 8.
Bibliografia
- L. Silver, The Paintings of Quinten Massys, Oxford 1984, pp. 213-214, cat. n. 19.1 (come replica successiva).
Il presente dipinto, pubblicato nel 1984, si inserisce nella fortunata tradizione delle scene di genere fiamminghe dedicate al tema dell'attività mercantile e finanziaria, tra i soggetti di maggiore successo nella pittura nordica del XVI e XVII secolo. La composizione deriva infatti dagli Esattori di Quentin Massys, conservata presso il Liechtenstein Museum di Vienna, una delle versioni più celebri elaborate dal maestro di Anversa attorno al secondo decennio del Cinquecento e destinata a una straordinaria fortuna collezionistica.
La genesi di questa invenzione iconografica affonda probabilmente le proprie radici in un prototipo oggi perduto di Jan van Eyck, ricordato da Marcantonio Michiel, che ebbe occasione di vederlo a Milano intorno al 1530. Secondo l'ipotesi avanzata da Larry Silver, tale opera potrebbe essere stata originariamente concepita come ritratto di un esponente della comunità dei mercanti e finanzieri italiani residenti a Bruges Bruges (come Giovanni Arnolfini, che commissionò altre tavole a van Eyck. Per un’analisi del soggetto e delle varie copie note, si veda Silver 1984). Quentin Massys trasformò tuttavia quel modello in una scena di genere di grande efficacia narrativa, destinata a diventare un paradigma della pittura morale fiamminga.
La tela qui presentata, eseguita da un seguace del maestro nel XVII secolo, riprende con fedeltà l'impianto compositivo del celebre prototipo viennese: il banchiere, seduto al tavolo di lavoro, è colto mentre esamina e pesa le monete ricevute dal cliente, circondato da libri contabili, documenti e strumenti del mestiere accuratamente descritti. La disposizione ravvicinata delle figure, la resa analitica degli oggetti e la minuziosa definizione delle superfici metalliche e dei tessuti testimoniano la persistenza della cultura figurativa anversese, che continuò a guardare alle invenzioni di Massys ben oltre la morte del maestro.
Come nel modello cinquecentesco, anche in questa versione il soggetto assume un significato che va oltre la semplice rappresentazione di un episodio di vita quotidiana. L'attività del cambiavalute diviene infatti occasione per una riflessione sul corretto uso della ricchezza, sull'etica del commercio e sul delicato equilibrio tra profitto materiale e integrità morale, temi particolarmente sentiti nella cultura dei Paesi Bassi tra la fine del Medioevo e la prima età moderna. La precisione con cui sono raffigurati gli strumenti della professione e l'atteggiamento assorto dei protagonisti contribuiscono a conferire alla scena un carattere al tempo stesso realistico e allegorico.
La diffusione di questo modello fu eccezionale: tra XVI e XVII secolo la composizione degli Esattori venne riproposta in copie, varianti e derivazioni destinate sia al mercato locale sia all'esportazione, a testimonianza del duraturo successo delle invenzioni di Quentin Massys. Il dipinto qui presentato costituisce una delle più apprezzabili testimonianze di tale fortuna, conservando l'equilibrio tra osservazione naturalistica, gusto per il dettaglio e sottile contenuto morale che caratterizza la migliore tradizione della pittura fiamminga.