Paul Brill
(Anversa, 1554 - Roma, 1626)
PAESAGGIO CON TEAGENE E CARICLEA RAPITI DAI BRIGANTI
olio su tela, cm 105x148
LANDSCAPE WITH THE ABDUCTION OF THEAGENES AND CHARICLEA BY BANDITS
oil on canvas, 105x148 cm
Provenienza
- Vienna, Dorotheum, Alte Meister, 14 maggio 2005, lotto 141;
- New York, Sotheby's, Important Old Master Paintings, 27 gennaio 2011, lotto 163.
Bibliografia
- F. Cappelletti, Paul Brill e la pittura di paesaggio a Roma 1580-1630, Roma 2005, pp. 306-307, n. 172.
“Il giorno cominciava appena a sorridere e il sole illuminava le creste dei monti, quando degli uomini armati da briganti sbucarono da una delle colline che dominano le foci del Nilo”.
Così l’incipit del primo dei dieci libri delle Etiopiche, l’ultimo grande romanzo greco pervenutoci, composto da Eliodoro di Emesa (la moderna Homs) e variamente datato tra il terzo e il quarto secolo della nostra era, da cui è tratto il soggetto del dipinto.
Fedele a un genere che anche in lingua latina aveva dato prove di grande rilievo, il testo arricchisce con peripezie inaspettate la storia, in sé abbastanza lineare, dell’incontro, l’innamoramento e il riconoscimento finale di Teagene, discendente di Achille, e Cariclea, figlia disconosciuta del re dell’Etiopia, fino alle nozze e alla consacrazione come sacerdoti di Helios e Selene.
Riscoperto in Occidente grazie a varie traduzioni in francese (1547) e in italiano, queste ultime stampate a Venezia nel 1556, 1560 e 1586, il romanzo ispirò un certo numero di dipinti in area fiamminga e francese, oltre a porsi come modello per la novella elisabettiana e per testi di Cervantes e del Tasso, che nella Gerusalemme liberata si ispira all’infanzia di Cariclea per quella della sua Clorinda.
La storia dei due amanti si apre con il loro rapimento seguito al naufragio e al combattimento tra due bande rivali (i caduti giacciono appunto sulla spiaggia) ed è proprio questa la scena che si dipana lungo il primo piano nel nostro dipinto.
Figure insolitamente numerose e ben dettagliate nelle vesti e nei visi nonostante le esigue dimensioni compongono un corteo che si snoda lungo il sentiero roccioso che collega i diversi piani del paesaggio, dalla marina sullo sfondo alla collina incorniciata di piante frondose su cui si apre uno specchio d’acqua.
Motivi a prima vista incongrui, e generalmente superati da Bril nella fase matura della sua attività a cui il nostro dipinto appartiene, distinta da un naturalismo più convincente e in linea con la moderna pittura di paesaggio.
È tuttavia proprio questa componente fantastica la formula più idonea ad accogliere e commentare le avventure a lieto fine ma del tutto inverosimili dei due amanti: con buon anticipo sulla teoria del romanzo, si richiede qui allo spettatore una sospensione di incredulità che gli consenta di godere della storia narrata addentrandosi con i suoi protagonisti in boschi popolati da cervi e conigli saltellanti, per trovare ristoro nelle acque del lago che in maniera improbabile conclude la salita nel bosco.
Anche la tripartizione cromatica della scena, di antica ascendenza fiamminga, ne sottolinea la valenza fantastica.
La scelta di un soggetto letterario insieme colto e popolare, considerate le sue derivazioni moderne, è del tutto inusuale per Paul Bril e lascia supporre che all’origine di questo dipinto, di cui ignoriamo la provenienza, ci sia la richiesta di un collezionista sofisticato, cultore di letteratura antica e moderna.
Non è certo casuale che per adempiere a un incarico così impegnativo Bril si valesse della collaborazione di un pittore di figura, prassi del tutto insolita per quanto sappiamo dell’ultimo decennio della sua attività.
Ne risulta in definitiva un’opera insolita e affascinante, oltre che di raffinatissima esecuzione pur nelle grandi dimensioni, che conclude in maniera imprevista la lunga e fortunata carriera italiana del pittore fiammingo.