Luca Giordano
(Napoli, 1634 – 1705)
RATTO DI ELENA
olio su tela, cm 158x270
THE RAPE OF HELEN
oil on canvas, 158x270 cm
Provenienza
- Venezia, collezione privata.
Bibliografia
- O. Ferrari, G. Scavizzi, Luca Giordano. L’opera completa, Napoli 1992, pp. 36, 266, 523.
Datata intorno al 1655-1660 circa e pubblicata per la prima volta nel catalogo del 1992, si tratta di “un’ampia composizione nella quale i riecheggiamenti del Ribera ultimo si fondono in una più marcata sensibilità coloristica, di tipo pretiano, nei modi giordaneschi propri della seconda metà del sesto decennio” (Ferrari, Scavizzi 1992, p. 266, A 105).
Tra le più felici interpretazioni del tema mitologico nella prima attività di Luca Giordano, il Ratto di Elena appartiene a quella stagione in cui il giovane maestro napoletano, poco più che ventenne, elabora una sintesi personalissima tra il vigoroso naturalismo di ascendenza riberesca e le suggestioni di Mattia Preti e del barocco romano, assimilate durante i soggiorni nella città papale e attraverso lo studio di Pietro da Cortona. In questi anni Giordano dimostra una straordinaria rapidità inventiva e una precoce maturità compositiva.
Il dipinto raffigura il momento culminante del rapimento di Elena da parte di Paride, episodio narrato dalla tradizione classica quale causa scatenante della guerra di Troia.
La scena è costruita secondo un impianto teatrale, con le figure disposte in una complessa spirale dinamica che conduce lo sguardo verso il gruppo principale. Il loro concitato intreccio, unito alla luminosità cangiante delle vesti e ai contrasti chiaroscurali, conferisce all'insieme una straordinaria tensione narrativa, mentre la pennellata sciolta e vibrante anticipa gli sviluppi più maturi della pittura dell'artista.
L'opera rivela l'interesse di Giordano per la grande pittura veneziana, evidente nell'intensità cromatica e nella ricchezza atmosferica, senza rinunciare alla saldezza plastica delle figure derivata dalla lezione di Ribera. L'ampio formato orizzontale, destinato con ogni probabilità a un’importante committenza, trova confronto con altri grandi soggetti profani e mitologici eseguiti dall'artista negli stessi anni, nei quali la narrazione epica diventa occasione per un virtuosistico dispiegamento di movimento, anatomie e colore.
Una versione più piccola e con una composizione “ripresa” dalla tela qui presentata, è quella conservata al Musée des Beaux-Arts di Caen (139x249 cm; Ferrari, Scavizzi 1992, p. 266, A106).