Francesco Trevisani
(Capodistria, 1656 - Roma, 1746)
SAN PIETRO
olio su tela, diametro cm 51,5
SAINT PETER
oil on canvas, diam. 51.5 cm
L’inedito dipinto qui presentato costituisce una versione autografa e di altissima qualità della composizione finora nota attraverso la tela nella Pinacoteca Vaticana pubblicata insieme ad altre due figure di Apostoli da Carlo Pietrangeli, che per primo ne ha ricostruito la committenza da parte del cardinale Pietro Ottoboni (Venezia 1667-Roma 1740) nipote di papa Alessandro VIII e protagonista della scena artistica romana della prima metà del Settecento (Alla ricerca di una serie di dipinti ottoboniani, in “Strenna dei Romanisti” XLI, 1980, pp. 395-406).
Come accertato dallo studioso, la serie di “sedici tondi in ricche cornici quadre rappresentanti Nostro Signore, la Madonna e gli Apostoli fatti fare a posta da SS.ri Pittori viventi” fu esposta nel 1713 nel chiostro di San Salvatore in Lauro in occasione della mostra annuale organizzata dal Sodalizio dei Piceni.
Sono appunto le carte di Giuseppe Ghezzi, segretario del Sodalizio e responsabile dell’organizzazione della mostra, a fornirci i nomi degli artisti coinvolti: protagonista dell’impresa è Francesco Trevisani, il preferito del cardinale Ottoboni e dal 1698 residente nel palazzo della Cancelleria, responsabile – caso unico nella serie – di due tele su sedici, ovvero di quelle raffiguranti Cristo (non identificato) e San Pietro.
I dipinti esposti nel 1713 sono altresì ricordati nell’inventario redatto in morte di Pietro Ottoboni nel 1740, che specifica nuovamente i nomi degli artisti coinvolti e il soggetto eseguito da ognuno di essi (E.J. Olszewski, Pietro The inventory of paintings of Cardinal Ottoboni, New York 2004, doc. C86, passim).
Come è noto, la serie degli Apostoli Ottoboni è solo parzialmente identificata: ai tondi della Vaticana pubblicati da Pietrangeli se ne sono aggiunti altri quattro presentati nel 2007 alla Biennale di Palazzo Corsini dalla Galleria Fabio Massimo Megna e analizzati in quell’occasione da Anna Lo Bianco e Miriam Di Penta (Quattro Apostoli ritrovati della collezione del cardinale Pietro Ottoboni. Galleria Fabio Massimo Megna, Roma 2007, pp. 18-35).
Il ritrovamento del dipinto qui in oggetto, la sua splendida qualità, e l’esecuzione su una tela circolare con telaio curvo suggerisce a questo punto una riflessione ulteriore sul San Pietro della Pinacoteca Vaticana che, unico fra le opere identificate della serie, presenta un’immagine circolare iscritta in una tela quadrata dagli angoli a tinta neutra nascosti dalla cornice. Nell’osservare questa discrepanza Pietrangeli si chiedeva se quel dipinto avesse una storia diversa e se, eseguito autonomamente, avesse poi ispirato l’esecuzione degli altri quindici.
Oggi ci si può chiedere invece se il San Pietro qui presentato non sia proprio il dipinto della serie ottoboniana, replicato da Trevisani nell’esemplare vaticano.
Come ha dimostrato Karin Wolfe in ripetuti interventi sull’artista, la replica delle proprie invenzioni – a volte appena variate – era pratica abituale di Francesco Trevisani sia per soddisfare le richieste di collezionisti desiderosi di possedere una prova del suo talento, che per documentare nella sua interezza una carriera di grande successo pubblico e privato: ne fanno fede, tra gli altri documenti, la biografia di Lione Pascoli, coeva all’artista, e il suo stesso inventario, ancora non pubblicato integralmente ma ampiamente commentato dalla Wolfe.
A proposito del nostro San Pietro, è infine significativo che lo stesso modello ritorni di nuovo, in tondo e con uguali dimensioni ma con gli attributi di San Giuseppe, in un bellissimo dipinto venduto a Londra da Christie’s nel 2008, prova ulteriore del successo di questa invenzione ottoboniana.