Mirabello Cavalori
(Firenze, 1535 – 1572)
SAN ROCCO E GLI APPESTATI
olio su tavola, cm 253x155
SAINT ROCH AND THE PLAGUE VICTIMS
oil on panel, 253x155 cm
Esposizioni
- Vasari, gli Uffizi e il Duca, Firenze, Galleria degli Uffizi, 14 giugno – 30 ottobre 2011.
Bibliografia
- M. Privitera, Macchietti e Cavalori “amicissimi e compagni”, in “Paragone, LVII, 3, 67, 2006, pp. 18-19;
- C. Falciani, in Vasari, gli Uffizi e il Duca, catalogo della mostra (Firenze, Galleria degli Uffizi, 14 giugno – 30 ottobre 2011), a cura di C. Acidini Luchinat, Firenze 2011, pp. 300-301.
Presentato come opera inedita all'asta Semenzato nel 2003, il dipinto si è rivelato fondamentale per una più approfondita comprensione dell'attività di Mirabello Cavalori e del ruolo da lui svolto nella pittura fiorentina del Cinquecento. La tavola occupa infatti una posizione centrale nel più importante studio dedicato all'artista (Privitera, 2006) e fu successivamente selezionata per la prestigiosa mostra Vasari, gli Uffizi e il Duca, tenutasi nel 2011 presso la Galleria degli Uffizi. In quell'occasione, l'opera assunse un particolare rilievo quale esempio significativo dell'influenza esercitata dalle invenzioni architettoniche di Giorgio Vasari anche sulla pittura coeva. È solo negli ultimi anni che gli studi hanno riscoperto con maggior attenzione Cavalori, al punto che i suoi due interventi (Lanificio e Lavinia all'ara) nello Studiolo di Palazzo Vecchio a Firenze sono considerati "due tra i capolavori assoluti del Manierismo internazionale" (A. Nesi, Mirabello Cavalori. Precisazioni e aggiunte, Firenze 2021, p. 1).
Si riporta qui di seguito un estratto della scheda redatta da Carlo Falciani per la mostra sopracitata degli Uffizi (2011):
“La grande tavola eseguita da Mirabello Cavalori, probabilmente per un altare dedicato a san Rocco che rimane ancora da reperire, è una delle maggiori e ultime aggiunte all’esiguo corpus dell’artista (Privitera 2006, pp. 18-19). La composizione monumentale e quieta, col gesto ampio del santo benedicente, risale ad anni di poco precedenti lo Studiolo di Francesco I, quando molti artisti recuperarono i modi della pittura fiorentina d’inizio Cinquecento. Mirabello sembra dunque rifiutare gli esempi fiorentini a lui contemporanei, dove si prediligono composizioni folte e si schierano gruppi sovrapposti di figure nel primo piano. Egli propone invece l’austera monumentalità cara alle composizioni di Andrea del Sarto o della scuola di San Marco, dove le figure si stagliano in primo piano come giganti dallo spirito di statuaria evidenza. Ad Andrea del Sarto egli rende omaggio anche con l’invenzione della figura con un sacco sulle spalle che appare fra le colonne dell’edificio in secondo piano e più direttamente con la Carità, affrescata nella lunetta sopra la porta dell’ospedale, derivata da quella monocroma affrescata da Andrea nel chiostro dello Scalzo.
In questa linea l’opera sembra una risposta aggiornata alla sistemazione degli stili compiuta da Vasari nell’edizione giuntina delle Vite, dopo la quale si assiste, da parte della nuova generazione di artisti fiorentini, a un programmatico recupero della pittura di primo Cinquecento, come appare chiaramente nella decorazione dello Studiolo di Francesco I, dove è facile riconoscere riferimenti a Pontormo, al Rosso, al Bronzino, ma anche alla pittura emiliana e a quella d’Oltralpe.
Secondo Vasari, Mirabello Cavalori fu legatissimo a Macchietti, e dopo il ritorno di questi a Roma, nel 1563, fecero insieme ‘alcune pitture a fresco nella chiesa de Scappuccini fuor di Fiorenza’. […] Sia le esequie di Michelangelo che le nozze di Francesco I con Giovanna d’Austria gli apparati furono gestiti dall’Accademia del Disegno, e proprio in linea con tale ambito vanno lette le scelte compiute da Cavalori in questa pala, dove vi sono altre evidenti tangenze stilistiche con le due opere dello Studiolo: la spigolosa caratterizzazione dei corpi e dei gesti nelle figure in secondo piano rimandano infatti ai lavoranti del Lanificio, mentre la pausata e luminosa architettura sembra preludere a quella dell’episodio con Lavinia all’ara.
Tuttavia, se in quel dipinto Mirabello offre un’architettura mossa con nicchie ombrose alternate a colonne – quasi un omaggio al progetto brunelleschiano per Santo Spirito -, nell’edificio alle spalle di san Rocco appare invece una citazione diretta della fabbrica degli Uffizi (Privitera 2006, p. 18)., la più grande impresa architettonica cittadina di quegli anni. Quasi in omaggio a Vasari, Cavalori dipinge il modulo base del portico degli Uffizi, dove due semplici colonne di pietra serena sono alternate a paraste addossate a pilastri. Certo, nel dipinto non compare la trabeazione che corre lungo tutto l’edificio, così come di minore spessore sono le basi sulle quali poggiano le colonne doriche, rimane comunque del tutto vasariana la misura dell’alternanza fra colonne e pilastri, così come l’insolita lunghezza dell’edificio, misurata dalla serie di letti dei malati che si intravvedono oltre il semplice portale, modellato anch’esso, al pari delle finestre degli Uffizi, sull’esempio michelangiolesco della Laurenziana”.
Opera dichiarata di interesse particolarmente importante con decreto del 3 agosto 2004 del Ministero per i beni e le attività culturali, ai sensi degli artt. 10, comma 3, lett. a), e 13 del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e ss.mm.ii.
This painting has been declared of particularly important cultural interest by the Italian Ministry of Culture. As a protected cultural property, it may not be permanently exported from Italy. Any temporary export (e.g. for exhibitions or conservation) is subject to prior authorization by the competent Italian authorities.