Costanzo Angelini
(Santa Giusta, 1760 - Napoli, 1853)
RITRATTO MULIEBRE (LUCIA MIGLIACCIO, DUCHESSA DI FLORIDIA)
olio su tela, cm 54,5x40
FEMALE PORTRAIT (LUCIA MIGLIACCIO, DUCHESS OF FLORIDIA)
oil on canvas, 54.5x40 cm
L'opera è corredata da un parere scritto del professore Stefano Causa.
L’opera qui presentata costituisce un’aggiunta di rilievo al catalogo di Costanzo Angelini, figura centrale e "maestro di primissimo rango" nel panorama della pittura neoclassica tra Roma e Napoli. Seguendo le indicazioni date da Stefano Causa autore di una scheda critica che accompagna l’opera, il dipinto è databile intorno al 1820. Il dipinto si inserisce pienamente nella stagione della restaurazione borbonica, offrendo uno spaccato di straordinaria finezza della società meridionale del primo Ottocento. Il ritratto colpisce per l'equilibrio tra la scrittura meticolosa del volto, dai tratti regolati e restituiti con pennelli finissimi, e una condotta pittorica più libera e virtuosistica nei dettagli dell'abbigliamento. Si osservi, in particolare, la resa "scoppiettante" dei bianchi dello scialle merlettato e il piumaggio rosso che chiude la composizione in alto, segni di una mano capace di coniugare il rigore accademico con una sorprendente immediatezza esecutiva. Un elemento di particolare forza è il rendimento del cappello nero, dove brevi striature di luce testimoniano il debito dell'artista verso la grande tradizione del ritratto italiano del Cinquecento. Lo sguardo della dama, descritto come "appuntito e quasi indagatore", cattura lo spettatore in un rapporto confidenziale e colloquiale, quasi l'effigiata fosse stata sorpresa con naturalezza in un istante di posa privata. Sebbene la matrice del dipinto sia chiaramente romana — con richiami alla ritrattistica di Vincenzo Camuccini, come il celebre Ritratto di Matilde Malenchini — l'opera si distacca dai canoni puramente celebrativi del maestro romano. Rispetto alla "monumentalità cesarea" di Camuccini, il linguaggio di Angelini in questa tela appare più morbido, intimo e confidenziale, elementi che ne suggeriscono la paternità e la datazione successiva al 1815. Costanzo Angelini, direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli dal 1809 al 1851 e restauratore del Real Museo Borbonico, ha saputo incarnare il passaggio cruciale tra il gusto per l’antico e la sensibilità psicologica moderna. Il confronto con opere certe del maestro, quali il Ritratto di Caterina Rega e l'effigie dell'astronomo Piazzi, conferma la coerenza stilistica e la profondità dell'indagine somatica tipiche della sua produzione. Un fascino ulteriore è conferito dalla possibile identificazione della dama con Lucia Migliaccio (1770-1826), duchessa di Floridia e moglie morganatica di Ferdinando I di Borbone. Sebbene il confronto con i prototipi ufficiali di Camuccini rimanga promettente ma non definitivo, il tenore "anti celebrativo" e la destinazione privata del dipinto sono compatibili con la posizione delicata della duchessa all'interno della corte napoletana. In conclusione, questo ritratto non rappresenta solo una prova di alto virtuosismo tecnico, ma si pone come una preziosa testimonianza di quella "strategia comunicativa" ottocentesca che oggi, nell'era dell'immagine digitale, appare più che mai attuale e degna di una riscoperta collezionistica.