IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

20 OTTOBRE 2021

IMPORTANTI MAIOLICHE RINASCIMENTALI

Asta, 1099
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

ore 11.00
Esposizione
FIRENZE
Venerdì          15 ottobre 2021    
10-18
Sabato
16 ottobre 2021  10-18
Domenica 17 ottobre 2021  10-13
Lunedì  18 ottobre 2021 10-18





Vi preghiamo di considerare che il giorno dell'asta sarà possibile accedere alla sala di vendita solo se in possesso di Green Pass, mentre l’accesso nelle giornate di esposizione è libero.
 
 
 
Stima   700 € - 30000 €

Tutte le categorie

61 - 72  di 72
61

BOCCALE O QUARTONE, MONTELUPO, 1570-1590 CIRCA

in maiolica decorata in policromia; sul fondo vecchie etichette di collezione; alt. cm 38, diam. bocca cm 16,3, diam. base cm 14,8

 

A JUG, MONTELUPO, CIRCA 1570-1590

 

Bibliografia di confronto

F. Berti, Il museo della ceramica di Montelupo, Firenze 2008, p 328 n. 47 e pp. 333-334;

M. Marini, Passione e Collezione. Maioliche e ceramiche toscane dal XIV al XVIII secolo, Firenze 2014, pp. 154-155 n. 81 (con la medesima marca);

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche di Montelupo, Firenze 2019, p. 70 fig. 9a

 

Il grande boccale ha corpo ovoidale, imponente bocca trilobata e larga ansa a nastro con cordonatura di rinforzo con decoro impresso. Un marcato decoro a losanghe interessa il corpo del vaso, lasciando riservate una porzione sul fronte e attorno all’ansa decorata in blu con ombreggiature, mentre bianca è la porzione sottostante nella quale spicca una “A” delineata a caratteri cubitali. Sul fronte un largo medaglione rotondo orlato di blu mostra una gustosa raffigurazione di un delfino o “mostro marino” ricoperto da alghe che spicca in un mare calmo al tramonto.

Il boccale ha riscontri in esemplari recanti la lettera A sotto l’ansa ritrovati negli scavi di Montelupo e risalenti alla seconda metà del XVI secolo. Tuttavia l’associazione con il decoro su fondo blu ha portato a ritenere più probabile una datazione nell’ultimo trentennio. Anche il decoro a losanghe, di probabili origini mediorientali, più facilmente iraniane, con esempi nella pittura su metallo, spesso utilizzato in forme aperte o chiuse con varianti significative, rimanda ad una datazione tra il 1540 e il 1610.

Per un interessante confronto, databile all’ultimo quarto del XVI secolo, si veda la fruttiera con mostro marino (Scilla?) associato ad un rigoroso decoro alla porcellana compendiaria del Museo della Ceramica di Montelupo, oppure il mostro marino molto simile al nostro su una crespina in collezione privata recentemente pubblicata da Carmen Ravanelli Guidotti.

Stima    4.000 / 6.000
Aggiudicazione:  Registrazione
62

BOCCALE O QUARTONE, MONTELUPO, SECOLO XVII

in maiolica decorata in policromia, alt. cm 36, diam. bocca cm 16, diam. base cm 14,5

 

A JUG, MONTELUPO, 17TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

M. Marini, G. Piccardi, Vasellame farmaceutico con emblema Medici e altre possibili dotazioni per la corte, in “XLI Convegno 2008: Unguenta solis. Ceramica da farmacia tra Medioevo ed Età ...”, Albisola 2008, p. 33 (lista nn.19-21, 29-30; figg. 16-22); e pp. 36-40;

F. Berti, La farmacia storica fiorentina, i “fornimeti” in maiolica di Montelupo (secc. XV-XVIII) Firenze 2010, pp.197-199;

T. Wilson, Italian Maiolica and Europe. Medieval and Later Italian Pottery in the Ashmolean Museum, Oxford 2017, pp. 118-119 n. 50;

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche di Montelupo, Firenze 2019, pp. 145-146

 

Il boccale ha corpo ovoidale, bocca trilobata e larga ansa a nastro con cordonatura di rinforzo, e poggia su un piede a disco. Il decoro, delineato in modo molto corrivo con ampie pennellate ampiamente fornite di pigmenti, mostra sul fronte due grandi cornucopie che incorniciano un medaglione raffigurante lo stemma bipartito Medici Asburgo sormontato da un amorino e corona. Le campiture rimanenti sono interessate da una decorazione a risparmio su fondo azzurro con motivo vegetale a fiori dalle ampie corolle. Sotto l’ansa si scorge la marca della bottega del “crescente”.

Il boccale ha riscontri in esemplari, tutti caratterizzati dalla presenza delle cornucopie, collegati a decori araldici, databili attorno alla seconda metà del XVI secolo, nonostante si conoscano esemplari precoci quali il noto boccale che porta lo stemma della famiglia fiorentina dei Pucci, oggi al Met di New York (inv. n. 1975.1.1010), o quello del Kunstgewerbemuseum di Berlino con stemma Altoviti-Ridolfi, boccali che vengono comunque prodotti con un certo successo anche nel secolo successivo. Nel nostro caso la configurazione della cornucopia, maggiormente semplificata e unita al decoro a fondo blu, ma soprattutto la presenza dell’emblema Medici–Asburgo fanno pensare ad una datazione più avanzata. Lo stemma raffigurato si può riferire all’unione di Francesco I con Giovanna d’Austria (1565-1578) o a quella di Cosimo II con Maria Maddalena d’Austria (1608-1621), argomento già approfondito nello studio sulla maiolica farmaceutica per i Granduchi a cura di Marino Marini e Giovanni Piccardi. Il confronto con il grande boccale con emblema Antinori, conservato oggi all’Ashmolean di Oxford, che reca la marca del crescente, ed è databile attorno agli anni ’70 del Cinquecento (inv. WA1899.CDEF.C406), insieme al tipo di decoro e alla marca apposta sotto l’ansa ci portano a datare l’opera in un periodo ancora tardo cinquecentesco, forse riferibile al matrimonio tra Francesco I e Giovanna d’Austria (1565-1578); e la vicinanza del decoro con il boccale Pucci del Met ci pare confermare la proposta cronologica.

Stima    5.000 / 7.000
Aggiudicazione:  Registrazione
65

COPPIA DI VERSATOI, MONTELUPO, INIZI SECOLO XVII

in maiolica dipinta in policromia, diam. bocca cm 7,6, diam. base cm 9,7, alt. cm 25,5

 

A PAIR OF EWERS, MONTELUPO, EARLY 17TH CENTURY

 

Bibliografia di confronto

F. Berti, La farmacia storica fiorentina, i “fornimeti” in maiolica di Montelupo (secc. XV-XVIII), Firenze 2010, pp. 91-106

 

I due contenitori farmaceutici hanno corpo ovoidale su piede a base piana con leggera svasatura, spalla arrotondata collegata al collo cilindrico con imboccatura estroflessa e orlo piano; dal collo parte un’ansa a doppio cordolo con andamento incurvato, arricciato sul fondo e poggia su due mascheroni ferini, e sul fronte un versatore a cannello portato alto. Entrambi gli utelli recano sotto il cannello un cartiglio anepigrafo in una complessa incorniciatura a base rettangolare sormontata da un amorino, che sorregge un emblema ovale legato con sottili nastri. Il motivo decorativo a grottesche con arpie che sorreggono ai fianchi il medesimo emblema farmaceutico completa il decoro.

Poche le differenze decorative tra i due vasi, riferibili con certezza ad un medesimo contesto apotecario, anche se realizzati da due mani differenti, e cioè quello della nota Spezieria di Santa Maria Novella, che ancor’oggi conserva al suo interni vasi, albarelli e utelli. L’approfondita analisi di Fausto Berti, cui rinviamo per approfondimenti, ci aiuta nella lettura e studio di questi utelli, che possono essere cronologicamente collocati nella fase cosiddetta della “Terza spezieria”, databile tra il 1612 e il 1620, periodo cui si fanno risalire le più importanti testimonianze vascolari dell’officina. Le ceramiche di tale fornimento sono caratterizzate da un decoro con “grottesche” e comprendono un discreto numero di utelli, alcuni dei quali caratterizzati dalla presenza della marca Ro, che trova riscontro ad esempio in un orciolo marcato con la scritta Montelupo in cartiglio e un altro datato 1620. Queste testimonianze, sebbene con alcune incongruenze e varianti, portano a ritenere probabile una produzione della nostra coppia di orcioli nel periodo attorno al 1620, relativo alla serie individuata come “C3”, caratterizzata da un lessico decorativo disposto simmetricamente sul corpo dei vasi e che trova tuttora numerosi riscontri ancora in situ all’interno della farmacia conventuale.

Stima    2.000 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
66

GRANDE BACILE DA ACQUERECCIA, MONTEUPO, 1620 CIRCA

in maiolica dipinta in policromia, diam. cm 49, alt. cm 5,5

 

A LARGE EWER STAND, MONTELUPO, CIRCA 1620

                     

Bibliografia

G. Conti, L’arte della maiolica in Italia, Milano 1980, nn. 359-360

 

Bibliografia di confronto

F. Berti, Storia della ceramica di Montelupo. Vol. II, Montelupo Fiorentino 1998, pp. 203-204, pp. 386-387;

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche di Montelupo, Firenze 2019, p. 47 fig 26

 

Il grande bacile con centro umbonato ha forma baccellata nell’umbone, nell’ampia fascia di stacco e nella breve tesa. Il bacile è apodo. Il decoro policromo interessa l’intera superficie e mostra al centro del cavetto l’emblema della famiglia Visdomini (inquartato, al canton destro campo d’oro, al canton sinistro fasce bianche e nere, in basso all’inverso al canton destro della punta fasce bianche e nere e al canton sinistro campo d’oro) in uno scudo ovale incorniciato da una mossa cornice a cartouche. Intorno all’umbone, disposti a raggera, una serie di sottili e complessi elementi “a candelabro” accompagnati, negli spazi triangolari tra una baccellatura e l’altra, da piccole testine di arpia. Un cordolo a rilievo separa l’umbone da una seconda sezione del cavetto, pure baccellata e interamente decorata da elementi di grottesche che vedono susseguirsi senza soluzione di continuità arpie, fauni alati, elementi ferini sostenuti da gioielli, cartouche, cammei e elementi velari. Sulla tesa i medesimi elementi sono ripetuti in versione singola. Sul verso, ove si leggono elementi decorativi a serpentina e girali fogliate delineate in blu acquarellato, al centro di una riserva circolare sottolineata da linee concentriche e da una ghirlanda delineata in rosso–arancio spicca la marca della bottega: Fo sopra omega.

Il grande bacile da acquereccia, probabilmente in origine associato a un versatoio, appartiene alla produzione cosiddetta da “pompa”, che vede nella produzione di Montelupo alcuni importanti esempi e confronti, spesso associati a l’emblema di famiglie nobiliari e motivo decorativo a raffaellesche, a partire da esemplari databili con certezza ancora al XVI secolo e altri già del XVII secolo, come i bacili conservati al Museo di New York e al Bargello di Firenze, datati 1617 e 1626. Il nostro figurava tra i sei noti elencati da Fausto Berti nel 1998, già pubblicato da Conti come “esemplare toscano tardo cinquecentesco”. Pur essendo prossima per morfologia a un bacile con decoro floreale con emblema Medici-Austria di collezione privata datato 1628, tuttavia a livello stilistico e iconografico l’opera in esame mostra una cura particolare nella realizzazione delle raffaellesche che fa propendere per una produzione di poco anteriore.

Stima    8.000 / 12.000
Aggiudicazione:  Registrazione
67

GRANDE BACILE DA ACQUERECCIA, MONTELUPO, 1611

in maiolica dipinta in policromia; diam. cm 48,6, alt. cm 5,8

 

A LARGE EWER STAND, MONTELUPO, 1611

 

Bibliografia di confronto

F. Berti, Storia della ceramica di Montelupo. Vol. II, Montelupo Fiorentino 1998, pp. 203-204, pp. 386-387;

C. Ravanelli Guidotti, Maioliche di Montelupo, Firenze 2019, pp.162-164 n. 26

 

Il grande bacile con centro umbonato ha forma baccellata nell’umbone, nell’ampia fascia di stacco e nella breve tesa. Il bacile è apodo. Il decoro policromo interessa l’intera superficie e mostra al centro del cavetto l’emblema non identificato di una famiglia, in uno scudo ovale incorniciato da una mossa cornice a cartouche. Disposti a raggera, tutto intorno all’umbone, una serie di elementi a rilievo dipinti di arancio e ombreggiati di blu simulano una baccellatura metallica, attorno alla quale una seconda sezione del cavetto è decorata a raffaellesche con arpie alate alternate a cammei e gioie, senza soluzione di continuità. Sulla tesa i medesimi elementi sono ripetuti in versione semplificata, che prevede la sola testa dell’arpia e singoli elementi a diamante, e tra queste piccole metope ne spiccano due con piccoli cartigli contenenti le scritte “DIMAGO” e la data “1611”. Il retro del bacile presenta elementi decorativi a serpentina e girali fogliate delineate in blu acquarellato, ad incorniciare al centro di una riserva circolare sottolineata da linee concentriche la marca della bottega: “Fo sopra Omega”

La raffaellesca è delineata con tocchi marcati e sicuri, con uno stile molto prossimo a quello tipico dei vasi della spezieria di Santa Maria Novella e ancor di più dei vasi associati all’emblema Medici Asburgo.

L’emblema che si legge al centro non è stato identificato, ma ha riscontro in un orcio in collezione privata (campo di ciclo alla ruota da pozzo di nero, a quattro pale, argani), per il quale è stato ipotizzato uno stemma parlante di una compagnia ricordando comunque che molte le famiglie fiorentine portano la ruota da mulino nello stemma, come i Bonsi della Ruota.

Il grande bacile da acquereccia appartiene alla realizzazione di opere cosiddette da “pompa”, che vede nella produzione di Montelupo alcuni importanti esempi e confronti, sempre associati all’emblema di famiglie nobiliari e spesso caratterizzati dal motivo decorativo a raffaellesche. Gli esemplari noti sono collocabili cronologicamente tra la fine del XVI secolo e l’inizio del XVII secolo, come ad esempio i bacili conservati al Museo di New York e al Bargello di Firenze, datati 1617 e 1626.

Quest’opera, insieme a quella che precede (lotto 66) e alla cui scheda si rimanda per ulteriori notizie, si colloca nell’ambito della produzione montelupina caratterizzata dalla presenza di stemmi araldici, a testimoniare il successo delle botteghe nella produzione di vasellame per specifiche committenze, rappresentando esempi pregnanti della diversa interpretazione del decoro a raffaellesche nell’ambito di una medesima bottega e del suo utilizzo in base alla richiesta della committenza.

Stima    8.000 / 12.000
68

COPPIA DI ORCIOLI, MONTELUPO, 1640-1660 CIRCA

in maiolica decorata in policromia con azzurro, blu, verde, giallo, giallo-arancio e bruno di manganese nel tono del marrone; uno siglato due volte sul corpo LO; a) alt. cm 34,8, diam. bocca cm 13,5, diam. base cm 11,3; b) alt. cm 35,4, diam. bocca cm 12,8, diam. base cm 11,5

 

A PAIR OF SPOUTED PHARMACY JARS, MONTELUPO, CIRCA 1640-1660

 

Bibliografia di confronto

F. Berti, La farmacia storica fiorentina, i “fornimenti” in maiolica di Montelupo (secc. XV-XVIII), Firenze 2010, pp.123-125 figg. 110-112

 

La coppia di vasi apotecari presenta corpo ovoidale, imboccatura larga ed estroflessa, base stretta con piede piano appena estroflesso; dai fianchi si dipartono due anse plastiche a forma di “drago”, dipinte in policromia, mentre sul fronte in alto il beccuccio per la fuoriuscita dei liquidi. Il corpo è interamente decorato con una corona fogliata con frutti e fioretti, stretta da nastri, che va a incorniciare un emblema farmaceutico con cornice mossa a simulare un intaglio. L’emblema è quello francescano, qui nella forma semplice, ma con una variante nelle braccia, entrambe coperte dal saio (d’azzurro, al destrochiero nudo posto in banda, attraversante un sinistrochiero vestito alla francescana, posto in sbarra, entrambi appalmati, stigmatizzati e attraversanti una croce latina al naturale). Sul retro una fitta decorazione “alla foglia blu”, tipica della produzione degli ultimi fornimenti da farmacia di produzione montelupina, qui delineata in modo netto con colori marcati e grande abbondanza di pigmento. Sotto le anse spicca la marca della bottega montelupina “Lo” inserita in una piccola riserva circolare.

Fausto Berti fa notare come questa opzione decorativa sia stata scelta da varie forniture farmaceutiche attorno agli anni quaranta del ’600, e raggruppa questa produzione come “farmacia francescana”, suddividendo le opere per morfologia. Le opere sono comunque caratterizzate dalla marca sotto le anse e appartengono ad una bottega montelupina che utilizza la sigla anche successivamente alla distruzione della antica fornace, avvenuta verosimilmente nel 1632. A proposito degli orcioli lo studioso distingue due serie in base alle loro dimensioni: la prima, di dimensioni minori, viene collocata cronologicamente attorno al 1630, mentre per il gruppo cui appartengono i nostri esemplari, che vede alcune varianti nella scelta del decoro secondario, la datazione oscilla dagli anni trenta fino a agli anni sessanta, con alcune integrazioni tardive attorno al 1680 circa.

Stima    7.000 / 10.000
Aggiudicazione:  Registrazione
61 - 72  di 72