ARCHEOLOGIA

ARCHEOLOGIA

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
23 FEBBRAIO 2021
Ore 15.00

Esposizione

FIRENZE
Venerdì        19 febbraio   10-18
Sabato          20 febbraio   10-18
Domenica    21 febbraio   10-18
Lunedì          22 febbraio   10-18

In relazione all’evoluzione dell’emergenza sanitaria in corso, l’accesso all’esposizione e alla sala d’asta potrà essere limitato ad un numero massimo di clienti. Per questo motivo vi consigliamo di prendere un appuntamento.

Contatti:

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+39 055 2340888


 
 
 
Stima   50 € - 50000 €

Tutte le categorie

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151 - 180  di 235
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Stima    3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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SCIPIONE / PRETE ISIACO

ROMA, I – II SECOLO d.C.

 

Testa di uomo di età matura, con cranio rasato, grandi occhi ovali e labbra carnose serrate in un atteggiamento volitivo. La sommità ed il retro del capo presentano tracce della capigliatura rasata rese con una fitta trama di colpi di scalpello (tale accorgimento, che avvicina questo ritratto a quelli di III secolo d.C. potrebbe però essere stato realizzato o ripreso in un momento successivo). Accurato è il modellato che rende i passaggi di piano sulle superfici molli del volto e sulla fronte, dove poche rughe di espressione indicano l’età della figura. Il sopracciglio sinistro è interrotto da una cicatrice. H. 28 cm; con base in pietra 45 cm.

Questa testa presenta l’immagine di un uomo di potere di età imperiale, con aspetto severo, dignitoso e nel contempo energico.  Può essere avvicinato ad un tipo scultoreo antico ben noto associato in un primo momento al ritratto di Scipione l’Africano (vincitore sui Cartaginesi nella seconda guerra punica), ma dal 1905 riferito alla ritrattistica dei sacerdoti della dea Iside (W. Dennison, A New Head of the So-Called Scipio Type: An Attempt at Its Identification, in American Journal of Archaeology 1905, pp. 11-43) che erano contraddistinti dalla testa rasata e dalla presenza di un marchio / cicatrice sul capo. Fra i confronti per questo esemplare possiamo ricordare, a titolo esemplificativo, il cd. Scipione a Berlino (inv. Sk 332: Arachne DAI n. 2244) ed il prete isiaco al Museo Nazionale Romano, inv. 1184: G. A. Cellini, Testa di sacerdote isiaco?, in C. Gasparri, R. Paris, Palazzo Massimo alle Terme.  Le collezioni, Roma 2013, p. 63.

 

Provenienza

Collezione privata

 

 

 

Stima    10.000 / 20.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    1.800 / 2.500
Aggiudicazione:  Registrazione
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CRATERE - SKYPHOS

PUGLIA, 340-320 a.C.

 

Grande cratere a forma di skyphos, con orlo svasato ingrossato, corpo troncoconico rastremato in corrispondenza del piede conico. Due anse orizzontali a sezione circolare sono impostate sotto l’orlo. La decorazione, a figure rosse, consiste in due grandi teste femminili tagliate alla base del collo. Le teste volte a sinistra sono caratterizzate da una ricca acconciatura a kekryphalos: parte dell’acconciatura, il diadema, gli orecchini pendenti e la collana sono resi in bianco sovraddipinto. Sotto le anse si collocano due grandi palmette marginate da girali vegetali. La decorazione secondaria consiste in una fila di linguette sotto l’orlo e in un motivo ad onde alla base della scena figurata. H. 29,3 cm; diam. 27,2 cm; largh. max. 39,8 cm.

La forma vascolare del cratere skyphoide, prodotta dalle officine apule nel IV secolo a.C. è la versione sovradimensionata del normale skyphos di tipo corinzio, vaso potorio per il consumo individuale ben noto nel repertorio vascolare italiota. Crateri di questo tipo venivano invece posti al centro del simposio affinché ogni commensale potesse attingervi con il proprio skyphos. Un buon confronto per il vaso, con analoghe dimensioni e decorazione secondaria corrispondente è rappresentato da un esemplare al Clemens Sels Museum di Neuss (inv. GV2, H.B. Siedentopf, CVA Nordrhein-Westfalen 1, München 1982, pp. 58-59 tav. 48).

 

Provenienza

Collezione privata, Lombardia

Pandolfini, 8 aprile 2009, lotto 555

Collezione privata

 

 

 

Stima    2.000 / 3.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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BAIL AMPHORA MONUMENTALE

ITALIA MERIDIONALE, CAMPANIA, 330 A.C. circa

 

Bail amphora (situla) con labbro rovesciato, ansa orizzontale a ponticello impostata sull'orlo, lungo collo cilindrico, corpo ovoide, alto piede a tromba. La decorazione figurata consiste sul lato A in due figure sedute con phiale nella sinistra, un giovane guerriero con scudo sollevato in piedi, davanti ad un’erma itifallica barbata. Sul lato B si vedono due figure femminili, ammantate e affrontate: una, seduta, regge nella destra una phiale, mentre l’altra è in piedi, in posa stante. La decorazione secondaria consiste in un motivo a linee parallele verticali sul collo, tratti verticali sulla spalla e sotto la scena in un motivo ad onde. Elaborate girali vegetali separano le due scene figurate sui lati del vaso. H. 52 cm; diam. orlo 14 cm.

Questo vaso, non comune e monumentale versione della forma vascolare della situla, può essere attribuita con precisione al Pittore C.A. uno delle figure più rilevanti nella ceramografia campana della seconda metà del IV secolo a.C. Alla stessa mano appartiene una situla monumentale già nella collezione Gorga ora a Cleveland (OH), Museum of Art (inv. 67.245: C.G. Boulter, CVA Cleveland 1, Princeton 1971, p. 29, tav. 45.5-6). Il lato B corrisponde alla perfezione con una sola sottile variazione in un riempitivo in alto a sinistra; il lato A è analogo nelle figure sul registro superiore mentre diverge nella presenza del guerriero di fronte all’erma, peculiare dell’esemplare qui proposto.

 

Provenienza

Antichità Pino Bianco, acquisto anni '80

Collezione privata

 

Stima    3.500 / 5.500
Aggiudicazione:  Registrazione
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CRATERE A MASCHERONI

ITALIA MERIDIONALE, PUGLIA (RUVO DI PUGLIA ?), 340-320 a.C.

 

Cratere a mascheroni apulo a figure rosse. Presenta orlo piatto, alto collo svasato, corpo ovoidale, anse verticali desinenti sul labbro in volute con mascheroni femminili all’interno e sulla spalla con coppia di teste di cigno, alto piede a tromba. Su orlo, labbro, collo e spalla decorazione accessoria con motivi geometrici e fitomorfi, sul lato A testa femminile volta a sinistra sporgente da un fiore in complicato intreccio vegetale, sotto le anse grandi palmette ai lati delle quali si dipartono volute. Sul corpo lato A: al centro naiskos ionico con tetto a volute reso di prospetto, al cui interno siede una donna con cista e palla nella destra, corona nella sinistra. Ai lati del naiskos due figure stanti: una femminile con ombrellino parasole e situla nella sinistra ed una maschile con tirso e strigile nella destra. Lato B: ai lati di una stele addobbata con bende sacrificali si dispongono una donna stante, volta a destra con in mano una corona e dei grappoli ed un personaggio maschile stante, nudo, incoronato, con in mano una situla ed un tirso. H. 60 cm, diam. orlo 28 cm.

Questa monumentale forma vascolare, ascrivibile alla fase tarda della produzione apula, può essere avvicinata, se non attribuita, al Pittore della Patera (su cui recentemente F. Giacobello, aspetti produttivi delle officine del pittore dell’Ilioupersis e del pittore della patera, in Savoir-faire antichi e moderni. Pittori e officine ceramiche nell'Apulia di V e IV secolo a.C., Milano 2018, pp. 120-124 con bibliografia). Fra i confronti si veda in particolare un cratere a mascheroni di più piccole dimensioni da Würzburg (Martin von Wagner Museum, H. 4519: G.) G. Günter, CVA Würzburg 4, München 1999, pp. 16-17, tavv. 7-8): si notino le analogie non soltanto nella partizione decorativa complessiva e nelle decorazioni secondarie, ma anche nella resa dei volti femminili entro i mascheroni.

 

Provenienza

Antichità Pino Bianco, acquisto anni '90.

Collezione privata

Stima    12.000 / 18.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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HYDRIA MONUMENTALE

Puglia, metà IV secolo a.C.

 

Hydria apula con orlo a tesa con tratto esterno rovesciato, collo a profilo concavo, corpo ovoidale espanso, piede a tromba. Sotto il punto di massima espansione sono poste due anse orizzontali a profilo inclinato verso l’alto, mentre l’ansa verticale a bastoncello è impostata sotto l’orlo. La decorazione principale consiste in una scena elaborata con un grande naiskos ionico al cui interno sono tre figure in vernice bianca sovraddipinta: l’onorata - seduta su di uno sgabello a gambe incrociate in atteggiamento pensoso - e due ancelle, una raffigurata nell’atto di aprire una scatola e l’altra mentre muove il flabello davanti alla signora. Ai lati del naiskos sono due coppie di figure femminili ammantate, che reggono i simboli della cosmesi femminile (la scatola delle gioie, lo specchio) e una grande phiale. Il resto del corpo del vaso è coperto da un elaborato motivo a palmette che copre il retro, lo spazio sotto le anse e parte della spalla. Sul collo compare un tralcio di foglie d’olivo, in parte sovraddipinte, che si chiudono su di un elemento circolare. H. 72 cm.

Il vaso, di dimensioni fuori del comune, potrebbe essere avvicinato alla cerchia del Pittore Varrese, attivo in Puglia alla metà del IV secolo a.C. Fra i pochi esemplari analoghi per forma e dimensione possiamo ricordare due esemplari a Bologna (Museo Civico Archeologico, inv. 28 e 29: BAPD 9002851 e 9002852), un vaso ad Amburgo (Antikensamlung inv. 1984.447b: R. Hurschmann (ed.) Corpus Vasorum Antiquorum. Deutschland. Hamburg, Museum für Kunst und Gewerbe. Band 2. Unteritalisch Rotfigurige Keramik, Monaco di Baviera 2012, pp. 46-48, tav. 30) che si contraddistingue per analoga partizione decorato e per scena entro naiskos con tre figure. Particolare in questa categoria di vasi è l’accurata resa dei dettagli architettonici, si pensi in particolare all’alto podio decorato, alle colonne con capitello ionico, alla decorazione dello spazio frontonale con sculture nel fastigio e acroteri floreali: ispirazione di questi vasi dovevano essere la coeva architettura funeraria apula, di cui molto materiale è conservato.

Le grandi dimensioni rendono impossibile un suo uso come contenitore per liquidi: che fosse un contenitore ‘da parata’ privo di funzione pratica è attestato dal foro passante sul fondo e dai fori sotto le anse, presenti su tutti gli esemplari di grandi dimensioni.

 

Provenienza

Helmut Liebert, Krefeld

Collezione privata, Germania (dal 1982)

Galerie Alte Roemer, Amburgo

Christie's New York

 

Stima    24.000 / 28.000
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
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STELE DI UN PRETORIANO

ROMA, PORTA SALARIA, 230-250 d.C.

 

Tratto di stele in marmo composto da due frammenti combacianti (80 x 42 x 12,5 cm). Nella parte superiore, a forma di edicola di cui si conserva una colonnina (con la M di Dis Manibus sulla base), è raffigurato il pretoriano, con una lancia nella sinistra e un lungo mantello frangiato che scende fino ai polpacci. Nella parte inferiore corre l'epigrafe su sette linee [D(is)] M(anibus) / [Aur(elius) (?)] Dolens mil(es) coh(ortis) VI pr(aetoriae) ((centuria)) In= / [gen]ui, vix(it) an(nis) XXX, m(ensibus) VI, d(iebus) XII, mil(itavit) / [an(nis) X(?)], m(ensibus) V, d(iebus) XV, natus Pautaliae. / [Aur(elius) (?)] Sebastianus mil(es) coh(ortis) / s(upra) s(criptae) her(es) et conso= / [bri]nus de sua pecunia / (ene) m(erenti) f(ecit).

Il testo, molto elaborato, può essere letto in questo modo. Agli Dei Mani. Aurelio (?) Dolente, soldato della sesta corte pretoria, centuria comandata da Ingenuo. Ha vissuto 30 anni, 6 mesi e 12 giorni, servì per 10 (?) anni, 5 mesi e 15 giorni,nato a Pautalia. Aurelio (?) Sebastiano, soldato della coorte scritta sopra, erede e cugino, fece a sue spese (questa stele) per il lui che ha ben meritato.

Questa importante epigrafe (CIL VI 2616) proviene dalla necropoli al di fuori di Porta Salaria, ed è stata pubblicata per la prima volta dall’antiquario Raffaele Fabretti, nel suo volume Inscriptionum antiquarum quae in aedibus paternis asservantur explicatio et additamentum, edito a Roma nel 1699, p. 137, n. 222.

Apparteneva ad un pretoriano - cioè ad una delle guardie del corpo dell’imperatore stanziate nei Castra Pretoria vicino al Viminale – proveniente dalla città di Pautalia, in Tracia. Negli anni dell’anarchia militare del III secolo d.C., in cui possiamo immaginare prestasse servizio Aurelio (?) Dolente, i pretoriani erano una forza determinante nella politica interna dell’impero romano.

 

 

Provenienza

Roma, necropoli fuori Porta Salaria

Roma, vigna dei Padri Predicatori

Collezione privata

 

Un ringraziamento al dott. Carlo Slavich per le informazioni sul testo

 

Lotto dichiarato d'interesse archeologico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali

Stima    3.500 / 5.500
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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AFRODITE PUDICA

ROMA, II SECOLO d.C.

 

Statua in marmo greco insulare, a cristalli di piccole dimensioni, raffigurante la dea Afro dite nuda, con la mano sinistra che scende lungo il fianco fino a coprire il pube e la destra piegata in direzione del seno a stringere un flacone di unguento. Particolarmente ricca è l’acconciatura, con i capelli che sono raccolti in due elaborati nodi sulla testa e scendono

sulle spalle. H. 115 cm.

Questa statua, restaurata in marmo di Carrara alla fine del XVIII secolo o all’inizio del XIX secolo come Afrodite al bagno (di restauro sono la punta del naso, l’avambraccio destro, quello sinistro e il tratto inferiore del corpo da sotto le natiche) è una replica del tipo Dresda-Capitolino. Questo tipo raffigurava originariamente la dea Afrodite in totale nudità, con il braccio destro a coprire il seno e con la sinistra il pube, nell’attitudine propria di una gio vane donna che si schermisce leziosamente da sguardi indiscreti: B. M. Felletti Maj, Afrodite Pudica. Saggio d’arte ellenistica, in Archeologia Classica 3, 1951, pp. 33-65; A. Stewart, A Tale of Seven Nudes: The Capitoline and Medici Aphrodites, in Antichthon 44, 2010, pp. 12-32.

La creazione di questo tipo (chiamato così dalla replica del corpo dei Musei Capitolini inv. 409 e dalla testa già in collezione Albani ora a Dresda, Albertinum, inv. 239: LIMC II 1984, s.v. Aphrodite, p. 52, nn. 409-410) è stata da Antonio Corso ascritta al figlio di Prassitele, Cefisodoto il giovane, la cui Afrodite era stata portata a Roma ed esposta nei monumenta Asini Pollioni (A. Corso, L’Afrodite Capitolina e l’arte di Cefisodoto il Giovane, in Quaderni Ticinesi di Numismatica ed Antichità Classica 21, 1992, pp. 131-157). Della statua, celebre per il soggetto particolarmente amato nel mondo romano, soprattutto occidentale, sono note numerose copie, usate per adornare ville, giardini e naturalmente complessi termali, particolarmente indicati come luogo di esposizione per una figura femminile in nudità, al bagno.

La datazione dell’esemplare qui proposto considerando l’uso del trapano sulla capigliatura scabra e chiaroscurata in contrapposizione con la lucida superficie della pelle può essere posta nel II secolo d.C. In questo esemplare, proveniente da una collezione nobiliare, di straordinaria importanza non è solo il soggetto, ma anche l’ottima conservazione del tratto superiore del corpo, dalla testa fino alle natiche.

 

Provenienza

Collezione di una famiglia nobiliare romana

Collezione privata

 

 

Opera dichiarata d’eccezionale interesse archeologico da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 

Stima    50.000 / 70.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    900 / 1.500
Aggiudicazione:  Registrazione
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BUSTINO DI SERAPIDE

MONDO ROMANO, SECONDA METÀ DEL II d.C.

 

Busto ammantato di Serapide, tagliato a metà del petto e posto su una base modanata, antica e realizzata assieme al busto da cui è separata da un elemento globulare. Il dio è presentato in visione frontale: il naso è diritto, le labbra piccole e carnose e la voluminosa barba si bipartisce sul mento. Il volto è incorniciato dalla massa dei capelli che sulla sommità del capo è posta su due registri e scende poi sulla fronte e sulle spalle con lunghe ciocche dalle terminazioni arcuate. Sulla testa si conserva una superficie appiattita con un alloggiamento per l’incastro del modio (recipiente troncoconico attributo del dio) originariamente lavorato a parte. H. 33,6 cm; diam. base 12 cm.

Dio sincretistico con caratteristiche egizie e greche ideato nel mondo alessandrino, Serapide godette di grande diffusione in tutto il mediterraneo ellenistico e romano, dove venne assimilato a Zeus e ad Asclepio (su questo aspetto B.A. Martens, Sarapis as healter in Roman Athens. Reconsidering the identity of Agora S 1068, in Autopsy in Athens. Recent archaeological research on Athens and Attica, Oxford 2015, pp. 51-65). Il busto di Serapide trova alcuni confronti nella produzione di età imperiale (G. Clerc, J. Leclant, Sarapis, in Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae VII, 1994, pp. 666-692); la peculiare e rara caratteristica delle ciocche poste su due ordini sul capo è vicina a quella riscontrabile su esemplari a Roma (Museo Nazionale Romano, D-DAI-ROM-43.124_217002); Berlino (Antikensammlung, inv. Sk 251-252) e a Castle Howard (B. Borg et alii, Die antiken Skulpturen in Castle Howard, Wiesbaden 2005, p. 42, cat. 7, tav. 7).

 

Provenienza

Collezione privata XX secolo (indicazione sul retro con numero 843)

Joel Malter, Los Angeles, 1994

Antiqua, Los Angeles, 1995 (Catalogue II, no. 64)

Christie's, New York, 18 dicembre 1996, lotto 137

Christie’s, New York, 11 dicembre 2014, lotto 150

 

Stima    11.000 / 18.000
Aggiudicazione:  Registrazione
Λ L'opera è corredata di certificato di libera circolazione
151 - 180  di 235

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