•      OLLA COSTOLATA

    62 OLLA COSTOLATA OLLA COSTOLATA ETRURIA CENTRO-MERIDIONALE, VII SECOLO a.C.   Olla costolata in ceramica d’impasto bruno lucidato con orlo svasato, corto collo, grande corpo ovoidale, piede a tromba. In corrispondenza del punto di massima espansione sono due anse orizzontali a sezione circolare. La decorazione consiste in costolature rilevate che cadono verticalmente sul corpo o definiscono elementi curvi al cui centro si trova un’apofisi rilevata. 25,2 cm; diam. max 24,7 cm. Questa forma vascolare è peculiare della città etrusca di Vulci e del suo entroterra durante in età Orientalizzante: E. Pellegrini, La necropoli di Poggio Buco, Firenze 1989, pp. 32-34.   Provenienza Collezione privata, Veneto Pandolfini, 18.12.1998, lotto 96bis Collezione privata   Oggetto dichiarato d’interesse archeologico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (D.M. 2 settembre 2002) Stima   
    1.400 / 1.800
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  •      COPPIA DI VASI

    63 COPPIA DI VASI COPPIA DI VASI ETRURIA, VII SECOLO a.C.   Anfora in ceramica d’impasto bruno con orlo arrotondato, collo biconico con strozzatura centrale, corpo ovoide compresso, fondo piano lievemente rilevato. H. 25,4 cm. Olla in ceramica d’impasto rosso con orlo svasato, corto collo concavo, corpo piriforme con spalla accentuata, fondo piano. La decorazione consiste in motivi a ferro di cavallo impostati sopra il punto di massima espansione. H. 17,8 cm.   Provenienza Collezione privata (prima della seconda guerra mondiale) Collezione privata, Roma (anni ‘50) Collezione privata   Stima   
    500 / 700
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  •      OLLA

    64 OLLA OLLA PUGLIA, PEUCEZIA, VI-V SECOLO a.C.   Olla con orlo obliquo rovesciato all’esterno, corpo globulare, piede a tromba. Anse orizzontali sormontanti impostate sul punto di massima espansione e alternate a prese semicircolari. L’olla è integralmente verniciata in paonazzo, ad eccezione di una fascia risparmiata sull’orlo, di una serie di metope sulla massima espansione del vaso e di una banda campita da un motivo ondulato nella parte inferiore del coro. Entro le metope sono dipinti volatili fortemente stilizzati e volti a destra. H. 23,3 cm. Diam orlo 14,8 cm. Questa rara forma di olla, in cui è evidente il riferimento a modelli tettonici e iconografici corinzi, sembra trovare confronti in particolare con la produzione di Monte Sannace: L. Forti, Note sulla ceramica Geometrica della Peucezia, in Archivio Storico Pugliese 27, 1974, pp. 130, n. 5 e 139, n. 23.   Provenienza Collezione privata Pandolfini 01.06.2001, lotto 191 Collezione privata Oggetto dichiarato d'interesse archeologico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le attività culturali Stima   
    600 / 900
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  •      CALICE

    65 CALICE CALICE ETRURIA MERIDIONALE, VULCI, FINE VII SECOLO a.C.   Calice in impasto bruno lucidato a stecca. Presenta vasca troncoconica, con una risega alla base ed alto piede a tromba con anelli rilevati. La vasca è decorata da solcature orizzontali. H. 13 cm, diam. max. 15 cm.   Provenienza Collezione privata, Veneto Pandolfini, 18 dicembre 1998, lotto 117 Collezione privata   Oggetto dichiarato d'interesse particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali     Stima   
    500 / 700
    Aggiudicazione:
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  •      GRANDE HOLMOS CON OLLA

    66 GRANDE HOLMOS CON OLLA GRANDE HOLMOS CON OLLA ETRURIA, VII-VI SECOLO a.C.   Grande sostegno in ceramica d’impasto rosso composto da tre elementi sovrapposti, quello superiore a profilo troncoconico con orlo appiattito, quello centrale globulare e quello inferiore a forma di campana con battente appiattito. Fori per lo sfiato di forma circolare compaiono sull’elemento superiore e mediano, mentre sull'elemento inferiore il passaggio dell'aria è garantito da tagli verticali marginati da fori circolari. Sul sostegno è posta un’olla d’impasto rosso, con corpo ovoidale molto compresso, orlo svasato e fondo piano. Diam. orlo 17,3 cm, h. 24 cm. Holmos diam. max. 35,6 cm., h. 59,8 cm. H. complessiva 77,7 cm. La forma vascolare del sostegno è stata verosimilmente inventata in area veiente – G. Colonna, Parergon. A proposito del frammento geometrico dal Foro, in MEFRA 92, 1980, 591-605 – e si è poi diffusa in tutta l’Etruria meridionale. Prodotti analoghi in ceramica d’impasto in area vulcente (M.F. Colmayer, S. Rafanelli, Poggio Buco, in M. Celuzza (a cura di), Vulci e il suo territorio, Milano 2000, 72-73, n. 4.1), ma soprattutto falisca, da cui provengono alcuni esemplari con forti analogie, si veda per esempio il materiale al Museo Nazionale di Firenze dalla necropoli di Monte Tufello a Capena (Falisci: il popolo delle colline. Materiali falisci e capenati al museo archeologico nazionale di Firenze, Firenze 2015, pp. 96-97).   Provenienza Collezione privata (prima della seconda guerra mondiale) Collezione privata, Roma (anni ‘50) Collezione privata Stima   
    1.200 / 1.800
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  •      CALICE

    67 CALICE CALICE ETRURIA, VII SECOLO a.C.   Calice in bucchero con alto piede a tromba, vasca troncoconica contraddistinta da una carena marcata da una fila di denti di diamante rilevati. La decorazione, ad incisione, consiste in una serie di ventaglietti a pettine posti sopra tre solcature orizzontali parallele. Un collarino plastico è applicato sul tratto superiore del piede. H. 13 cm, diam. max. 14,5 cm.   Provenienza Collezione privata, Veneto Pandolfini, 18.12.1998, lotto 110 Collezione privata Stima   
    800 / 1.200
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  •      CRATERE A COLONNETTE

    68 CRATERE A COLONNETTE CRATERE A COLONNETTE ITALIA MERIDIONALE, SECONDA METÀ VI SEC a.C.   Cratere con orlo a sezione quadrangolare, collo cilindrico, corpo ovoidale, basso piede conico. Sul punto di massima espansione del vaso sono impostate delle anse con insellatura nel tratto inferiore che si inseriscono sull’orlo mediante una placchetta. Resti della vernice nera che originariamente doveva coprire tutto il corpo ceramico si vedono all’interno ed all’esterno del vaso. H. 31,4 cm; diam. 28 cm. La forma molto peculiare delle anse, che ricalca quella specifica del cratere laconico a figure nere – su cui P. Pelagatti, C.M. Stibbe, a cura di, Lakonikà. Ricerche e nuovi materiali di ceramica laconica, Roma 1990; C.M. Stibbe, Laconian Drinking Vessels and Other Open Shapes. Laconian Black-Glazed Pottery 2, Amsterdam 1993 – consente di ascrivere quest’esemplare ad una produzione italiota imitante modelli spartani.   Provenienza Collezione privata, Germania (anni ’70) Collezione privata   Stima   
    500 / 700
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  •      ASKOS

    69 ASKOS ASKOS ETRURIA, 560-540 a.C.   Askos con orlo trilobato rimarcato da un cordone rilevato, collo cilindrico, corpo a ciambella, basso piede. Due anse a ponte sono impostate sull'orlo. La decorazione, a figure nere, consiste in una sirena e un cigno convergenti verso il collo. Sul collo e fra le anse si vede una rosetta, sotto cui è posto un serpente. Numerosi dettagli sono realizzati in colore paonazzo. Vernice bruna sulle anse, sull’orlo e sul piede. H. max. 7 cm; diam. 9,2 cm.   Provenienza Collezione privata (prima della seconda guerra mondiale) Collezione privata, Roma (anni ‘50) Collezione privata Stima   
    500 / 700
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  •      OLPE A ROTELLE

    70 OLPE A ROTELLE OLPE A ROTELLE ETRURIA, PRIMA METÀ VI SECOLO a.C.   Grande olpe con corpo ovoidale espanso nel suo tratto inferiore, orlo svasato, collo a profilo concavo distinto da un collarino, basso piede ad anello. Ansa verticale a triplice bastoncello con due rotelle sull’orlo. La decorazione figurata si pone su quattro fasce e consiste in teorie di animali e Mischwesen, intervallate da gruppi di tre linee in paonazzo entro ampia banda di colore bruno. Fra gli animali, oltre ai più comuni cervi od erbivori pascenti, possia-mo riconoscere un lupo. Riempitivi a rosetta semplice fra le figure. Numerosi dettagli delle figure, già resi ad incisione, sono arricchiti dall’uso del colore paonazzo. Nel tratto inferiore del corpo sopra il piede è una corona di raggi. H. 43 cm, diam. orlo 18 cm.   Provenienza Collezione privata (prima della seconda guerra mondiale) Collezione privata, Roma (anni ‘50) Collezione privata Stima   
    1.200 / 1.800
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  •      OLPE

    71 OLPE OLPE ETRURIA, VULCI, 580 - 560 a.C.   Grande olpe con orlo svasato ingrossato, collo troncoconico rastremato nel tratto inferiore e innestato sul corpo ovoidale con un cordone rilevato, basso piede. Un’ansa verticale, a triplice bastoncello, si innesta sull’orlo con due rotelle applicate. La decorazione figurata, in vernice bruna con numerosi dettagli in paonazzo si dispone su quattro ampie bande separate da fasce orizzontali. La prima e l’ultima presentano teorie di volatili intervallate a grandi rosette. Nelle fasce centrali la decorazione, più variata, consiste in figure di volatili, pantere e Mischwesen intervallati da rosette e altri elementi a macchia. H. 42,8 cm; diam. orlo 16,2 cm. Forma complessiva del vaso, decorazione composta da file di animali unidirezionali e soprattutto il tipo di rosetta a petali pieni, consentono di attribuire il vaso al Pittore dei Rosoni - G. Colonna, Il Ciclo etrusco-corinzio dei Rosoni: contributo alla conoscenza della ceramica e del commercio vulcente, in Studi Etruschi XXIX, 1961, pp. 47-88 - di cui costituisce un esemplare particolarmente felice per finezza per condizioni di conservazione e accuratezza formale. Il Pittore dei Rosoni fu maestro e iniziatore del Ciclo dei Rosoni, officina etrusco-corinzia attiva nella città di Vulci nei primi decenni del VI secolo a.C. Confronti precisi per forma delle palmette e resa degli animali a Würzburg, (Martin von Wagner Museum, inv. L774, BAPD 1005898) e da Grosseto (E. Mangani, CVA Museo Archeologico della Maremma 2, Roma 1986, pp. 19-22, tav. 20-27).   Provenienza Collezione privata Stima   
    2.300 / 2.800
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  •      TESTA DI GIOVANE

    72 TESTA DI GIOVANE TESTA DI GIOVANE ETRURIA, III-II SECOLO a.C.   Ex voto fittile consistente in una testa giovanile, dal volto ovale, con arcate sopraorbitarie accentuate, naso diritto integralmente conservato, labbra carnose. Fini ciocche mosse ed allungate incorniciano il volto lasciando scoperte le orecchie. H. 26 cm, largh. 18 cm.   Provenienza Simotti Rocchi, Roma, acquisto 1987 Collezione privata Stima   
    1.500 / 1.800
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  •      DEA CON POLOS

    73 DEA CON POLOS DEA CON POLOS ETRURIA O ITALIA CENTRALE, V SECOLO a.C.   Testa fittile femminile con naso diritto, grandi occhi ovali con palpebre accentuate, labbra schiuse. I capelli, resi in sottili ciocche a partire da una scriminatura centrale scendono in masse compatte davanti alle orecchie. La figura indossa sul capo un alto polos dal profilo trapezoidale, più stretto in corrispondenza della testa. H. max. 31,5 cm; largh. 15,5 cm. La testa trova una puntuale corrispondenza con un esemplare, meglio conservato, pubblicato in H. e R. Wald, Die Sammlung Hubertus und Renate Wald, Hamburg, Hamburg 1998, pp. 172-3.   Provenienza Collezione privata   Stima   
    1.000 / 1.500
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  •      ANTEFISSA

    74 ANTEFISSA ANTEFISSA ITALIA CENTRO-MERIDIONALE, SECONDA METÀ VI SECOLO a.C.   Antefissa in terracotta che conserva sulla placca terminale una testa di Gorgone di tipo mostruoso entro un nimbo a linguette allungate. Il volto, realizzato a matrice con rifiniture a stecca, è caratterizzato da grandi occhi ovali, naso camuso e lingua penzolante. I capelli, che sulla fronte formano riccioli arrotondati, scendono ai lati della testa. Sotto, alla base della testa, è una sezione appiattita con un motivo dipinto a stella. Tracce di colore blu e rosso sulla figura. H. max. 26 cm; largh. max. 25 cm. L’antefissa, realizzata per la decorazione del tetto di un edificio di prestigio della tarda età arcaica, ha come soggetto il volto della Gorgone che pietrificava chiunque la guardasse. La resa del volto, che rientra appieno nei tipi mostruosi (J. Floren, Studien zur Typologie des Gorgoneion, Münster 1977) consente una datazione nel VI secolo a.C. Il soggetto della Gorgone è uno dei prediletti nella decorazione di antefisse arcaiche, tanto da essere stato recentemente oggetto di una mostra (G. Abruzzese Calabrese, A. D’Amicis, Negli occhi della Gorgone. Il volto di medusa sulle antefisse di Taranto, Taranto 2012); la struttura dell’antefissa (nimbo di tipo ‘campano’, attestato anche in Etruria) e gli stringenti confronti con gli esemplari dal Museo di Santa Maria Capua Vetere consentono di attribuirla a una produzione dell’Italia centro-meridionale.   Provenienza Collezione privata   Stima   
    1.000 / 1.500
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  •      DUE LASTRE CAMPANA

    75 DUE LASTRE CAMPANA DUE LASTRE CAMPANA ROMA, I a.C. – I SECOLO d.C.   Frammento di lastra con scena figurata marginata da palmette aperte: si conserva solo una figura maschile nuda, con mano sinistra sul fianco da cui pende parte del mantello e destra portata in avanti in direzione di un elemento cilindrico (altare?). Davanti, in primo piano, si vedono i resti del piede di un’altra figura. La lastra conserva ancora un foro cilindrico per l’infissione in un elemento ligneo. H. max. 23 cm; largh. max. 14 cm. Frammento di lastra che conserva una testa maschile sbarbata compresa fra volute. H. max. 17,5 cm; largh. max. 15 cm. I due frammenti proposti appartengono a una ben nota produzione databile fra la tarda età repubblicana e la prima età imperiale, quella delle lastre Campana (così chiamate dal primo collezionista, il marchese Giovanni Pietro Campana). Si tratta di prodotti in terracotta destinati a decorare, talvolta con motivi neoattici e arcaistici, residenze private ed edifici pubblici del centro Italia: S. Tortorella, Le lastre Campana. Problemi di produzione e iconografia, in L’Art décoratif à Rome à la fin de la République et au début du principat, Roma 1981, pp. 61-100; S. Tortorella, Lastre fittili architettoniche del tipo Campana in edifici sacri: un aggiornamento, in Una lezione di archeologia globale: studi in onore di Daniele Manacorda, Bari 2019, pp. 205-213.   Provenienza Collezione privata   Stima   
    800 / 1.200
    Aggiudicazione:
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  •      MAIALINO

    76 MAIALINO MAIALINO ROMA, II SECOLO a.C. - II SECOLO d.C.   Porcellino miniaturistico in bronzo. L’animale è in piedi, ritto sulle quattro zampe; una sottile e fitta trama di incisioni copre omogeneamente tutto il corpo dell’animale a renderne il vello. H. max. 3 cm; lungh. max. 4,9 cm.   Provenienza Collezione privata Stima   
    250 / 450
    Aggiudicazione:
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  •      ASKOS

    77 ASKOS ASKOS FALERI O ETRURIA MERIDIONALE, SECONDA METÀ IV SECOLO a.C.   Askos a forma di cinghiale seduto sui quarti posteriori, con bocchello troncoconico sulla testa e ansa sormontante a ponte posta fra il bocchello e le terga. Il corpo ceramico, di colore beige, è coperto da vernice nera lucente e di ottima qualità. Sul muso dell'animale è presente un foro per versamento del liquido. Lungh. 16,5 cm. Questo contenitore rituale - ascrivibile al tipo 9432a della sistemazione di J.P. Morel, Céramique campanienne: les formes, Rome 1981 - rientra in una produzione dell'Etruria meridionale o del mondo falisco. Un rinvenimento in contesto dalla tomba 112 del Fondo Scataglini a Tarquinia, F. Chiesa, Tarquinia: archeologia e prosopografia tra ellenismo e romanizzazione, Roma 2005, p. 95.   Provenienza Simotti Rocchi, Roma, acquisto 1988 Collezione privata   Stima   
    1.000 / 2.000
    Aggiudicazione:
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  •      TESTA VOTIVA

    78 TESTA VOTIVA TESTA VOTIVA ETRURIA, FINE V - IV SECOLO a.C.   Testa votiva fittile tagliata alla base del collo. Raffigura una giovane donna con naso diritto, arcate sopraccigliari poco accentuate, grandi occhi ovali con indicazione dell'iride, labbra piccole e carnose. La capigliatura particolarmente elaborata é costituta da fini ciocche giustapposte e scende davanti alle orecchie in due masse ondulate. Sulla sommità del capo indicazione di una cuffia. H. max. 26,5 cm. Questa testa non comune per l’elevato livello formale raggiunto, che consente di considerarla un esempio della tensione della coroplastica etrusca fra modelli classici, riscontrabili nei lineamenti regolari del volto, e tendenza espressionistica, nel movimento della chioma. Il tipo di acconciatura ricorda da vicino quella di Velia Spurinna dalla Tomba dell’Orco, capolavoro della megalografia tarquiniese del IV secolo a.C.   Provenienza Collezione privata Stima   
    3.400 / 4.500
    Aggiudicazione:
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    Dettaglio

  •      COPERCHIO DI SARCOFAGO

    79 COPERCHIO DI SARCOFAGO COPERCHIO DI SARCOFAGO ETRURIA, TUSCANIA, SECONDA METÀ DEL II SECOLO a.C.   Sarcofago in terracotta. Il defunto, con tunica a maniche corte e mantello passato sul capo, è raffigurato come se partecipasse ad un banchetto, recumbente su una kline, con il piede destro disposto in orizzontale ed il sinistro di lato. L’uomo ha i capelli disposti a ciocche allungate sulla fronte, volto allungato, arcate sopracciliari ben rilevate, grandi occhi, naso diritto e mento pronunciato. Un anello con castone circolare all’anulare della mano sinistra vuole caratterizzare l’uomo come una figura socialmente prestigiosa. Lungh. complessiva 180 cm. H. max. 60 cm. Il coperchio di sarcofago appartiene a una categoria di manufatti per cui era particolarmente nota l’area di Tarquinia (cui Tuscania può essere riferita), che ebbe un grande sviluppo dal IV secolo a.C. In particolare, l’esemplare, appartenente al tipo 5 della sistemazione di M.D. Gentili, può essere ascritto a quello che è stato definito 'gruppo disorganico' della bottega E (M.D. Gentili, I sarcofagi etruschi in terracotta di età recente, Roma 1994, pp. 135-136), che presenta analogie nella resa del volto e nella struttura particolarmente ampia del torso.   Provenienza   Collezione privata   Oggetto dichiarato d’interesse archeologico particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali   Stima   
    7.000 / 9.000
    Aggiudicazione:
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  •      FIBULA AD OCCHIALI

    80 FIBULA AD OCCHIALI FIBULA AD OCCHIALI BALCANI O ITALIA CENTRO-MERIDIONALE, IX-VII SECOLO a.C.   Fibula con doppia spirale in metallo montata su di un arco ribassato. Lungh. 8,2; largh. max. 4,2. Questo tipo di fibula, chiamata nel mondo anglosassone spectacle fibula per l’aspetto particolarmente ricco e appariscente, è diffuso nei Balcani ed in Italia J. Alexander, The Spectacle Fibulae of Southern Europe, in American Journal of Archaeology 63.1, 1965, pp. 7-23. L’esemplare in esame si caratterizza per non esser stato realizzato con un unico filo (oppure per esser stato restaurato tagliando il filo).   Provenienza Collezione privata     Stima   
    400 / 600
    Dettaglio

  •      DUE TESSERAE

    81 DUE TESSERAE DUE TESSERAE ROMA, II - III SECOLO d.C.   Lotto composto da due tesserae. Una placchetta quadrangolare con foro di sospensione che porta incisi su di un lato una cornice modanata e sull’altro, quello liscio, il numerale XXVIII. 5,5 x 1,8 cm. Una tessera dai margini arrotondati con un lato convesso e uno liscio su cui è scritto su due linee: Lupercus d(onum) (f)ecit / Callid(o). 6,9 x 1,7 cm. Un confronto per la non comune conformazione della tessera dai margini arrotondati, che non presenta il consueto foro per la sospensione, è costituto da un elemento in osso al British Museum - inv. 1851,0813.333 – anch’esso inscritto sulla superficie appiattita.   Provenienza Collezione privata '800 (certificato di pagamento per lire 15) Collezione privata   Stima   
    250 / 500
    Aggiudicazione:
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    Dettaglio

  •      CINQUE VASI

    82 CINQUE VASI CINQUE VASI ROMA, I - III SECOLO d.C.   Cinque vasi romani in vetro soffiato. Bottiglietta cilindrica con orlo rientrante e collo cilindrico. Bottiglia con corpo ovoidale e collo cilindrico rastremato alla base, tre balsamari con corpo discoidale e lungo collo. H. da 8,5 a 22 cm.   Provenienza Collezione privata Stima   
    600 / 900
    Aggiudicazione:
    Registrazione
    Dettaglio

  •      LUCERNA

    83 LUCERNA LUCERNA ISLAM, VII - VIII SECOLO d.C.   Lume islamico in bronzo con corpo globulare compresso, tre lunghi becchi con terminazione appuntita, tre piedi a sezione quadrangolare desinenti in un tratto curvo, presa circolare con terminazione allungata. Sul foro di alimentazione, circolare, si chiude un coperchio con tre elementi quadrangolari. Lungh. 17 cm; h. 12,5 cm.   Provenienza Collezione privata   Stima   
    700 / 900
    Aggiudicazione:
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    Dettaglio

  •      DUE VASI

    84 DUE VASI DUE VASI ETRURIA, IV- II SECOLO a.C.   Brocca in bronzo con orlo svasato, ampio corpo ovoidale espanso nel tratto inferiore, fondo piano. La decorazione consiste in incisioni orizzontali poste in corrispondenza dell’orlo e del collo. H. 15,2 cm; diam. orlo 10,2 cm. Piccolo stamnos con orlo appiattito, collo a profilo concavo, corpo ovoidale con spalla accentuata, fondo piano. H. 14,8; Diam. orlo 13 cm.   Provenienza Collezione privata Stima   
    600 / 800
    Aggiudicazione:
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    Dettaglio

  •      SCHNABELKANNE

    85 SCHNABELKANNE SCHNABELKANNE ETRURIA, VI - V SECOLO a.C.   Oinochoe in bronzo con orlo trilobato, collo troncoconico, corpo ovoidale allungato, fondo piano, ansa verticale impostata sul punto di massima espansione con teste di serpente sull'orlo ed una palmetta sul corpo. Si segnala un'ampia lacuna sul corpo. H. max. 23,5 cm. Questo vaso, una brocca per vino usata nei simposi etruschi, può essere ascritta ad una forma vascolare di prestigio, la brocca cd. Schnabelkanne (su cui B. Bouloumié, Les oenochoés en bronze du type Schnabelkanne en Italie, Roma 1973), una variante della quale poteva essere usata anche per libagioni (M. Del Chiaro, The long-spouted Schnabelkanne as an Etruscan libation vase in Quaderni Ticinesi di Numismatica ed Antichità Classiche 13, 1984, pp. 21-31). Il fascino di questa forma vascolare era tale che stata imitata anche in ceramica: L. Donati, Dalla "plumpe" alla "Schnabelkanne" nella produzione ceramica etrusca, in La civiltà di Chiusi e del suo territorio, Firenze 1993, pp. 239-263.     Provenienza Pandolfini 18 dicembre 1998, lotto 127 Collezione privata   Oggetto dichiarato d'interesse particolarmente importante dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali         Stima   
    1.400 / 1.800
    Dettaglio

  •      SPECCHIO ETRUSCO

    86 SPECCHIO ETRUSCO SPECCHIO ETRUSCO ETRURIA, IV- II SECOLO a.C.   Specchio etrusco in bronzo che conserva nella parte non riflettente, entro il bordo perlinato, una decorazione a incisione. Nel campo si vedono due figure, una maschile e una femminile, a colloquio. L’uomo, in nudità, porta il mantello sulle spalle e si regge con la destra a una lancia. Alla stessa lancia si appoggia una figura femminile con una mano sul fianco a reggere il mantello arrotolato. Fra la donna e il bordo dello specchio un ramo con foglie oblunghe. Diam. 15 cm.   Provenienza Collezione privata famiglia Dobici Bertolami fine arts   Stima   
    600 / 800
    Aggiudicazione:
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    Dettaglio

  •      SPECCHIO

    87 SPECCHIO SPECCHIO ETRURIA, IV-III SECOLO a.C.   Specchio etrusco in bronzo che conserva, nella parte non riflettente, entro il bordo rilevato, una scena decorata ad incisione. Questa scena mostra un combattimento fra due figure: quella a sinistra, completamente vestita con una corazza ed elmata avanza verso destra a colpire una figura a terra con uno scudo nella mano sinistra e una spada nella destra. La figura soccombente, elmata e vestita di un solo mantello, allunga la sinistra verso il guerriero all’attacco, forse con l'intento di chiedere pietà. Un motivo fitomorfo con foglie d’edera racchiude la scena. H. 18 cm; largh. 15,4 cm.   Provenienza Collezione privata, Lombardia Collezione privata   Stima   
    1.800 / 2.500
    Aggiudicazione:
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  •      LEKYTHOS

    88 LEKYTHOS LEKYTHOS ITALIA MERIDIONALE, IV SECOLO a.C. (RESTAURI XIX SECOLO d.C.)   Lekythos con bocchello troncoconico, collo svasato, corpo ovoide e piede cilindrico. Ansa verticale impostata sotto orlo. La decorazione, in vernice rossa sovraddipinta, sulla vernice nera di buona qualità rappresenta due menadi di cui una con tirso, al centro fra di loro un altare. Sotto l’ansa si vede una palmetta fra girali vegetali. H. 22 cm; diam. bocchello 6,8 cm; diam piede 8,5 cm.   Provenienza Simotti Rocchi, Roma, acquisto 1986 Collezione privata Stima   
    800 / 1.200
    Aggiudicazione:
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  •      LEKYTHOS ARIBALLICA

    89 LEKYTHOS ARIBALLICA LEKYTHOS ARIBALLICA ATENE, FINE V SECOLO a.C.   Lekythos attica a figure rosse con bocchello troncoconico, collo cilindrico con risega sulla spalla, basso piede, ansa a nastro. La decorazione figurata consiste in una figura femminile ammantata (una domestica?) che regge una cassetta lignea a zampe leonine. Dietro alla figura si vede una veste piegata. La linea di terra è costituita da una fila di linguette. Il resto del vaso, eccetto il battente del piede, è coperto da vernice nera lucente di ottima qualità. H. 12,8 cm (H. max con base in marmo 15 cm); diam. orlo 2,9 cm. Questa lekythos, di tipo ariballico, è ascrivibile ad una forma vascolare prodotta ad Atene alla fine del V secolo a.C. e caratterizzata da soggetti semplici frequentemente connessi alla vita nel gineceo: M.B. Moore. The Athenian Agora 30, Attic Red-Figured and White-Ground Pottery, Princeton 1997, pp. 47-48, tavv. 90-95).   Provenienza Collezione privata   Stima   
    400 / 600
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  •      CHOUS

    90 CHOUS CHOUS CAMPANIA, PAESTUM (?), SECONDA METÀ DEL IV SECOLO a.C.   Chous a figure rosse con orlo trilobato, corpo ovoidale espanso nel tratto inferiore, basso piede, ansa verticale. La decorazione figurata, a figure rosse, occupa quasi tutto il corpo e consiste in una sola figura, maschile e mossa verso sinistra, posta sopra una linea di terra a risparmio e sotto una fila di linguette. L’uomo nudo, con i lunghi capelli tenuti da una benda, il mantello nella sinistra ed il tirso nella destra è identificabile come Dioniso, il dio del vino e dell’ebbrezza. Sul retro, sotto l’ansa, una palmetta fra girali vegetali. Alcuni dettagli sono sovradipinti in colore bianco. H. 18,3 cm. Il vaso può essere ascritto ad una produzione pestana a figure rosse (su cui A.D. Trendall, The Red-Figured Vases of Paestum, Hertford 1987). La caratterizzazione della figura di Dioniso trova analogie con quella corrente in particolare nel laboratorio di Python, si veda in particolare come confronto un piatto al Louvre (inv. K364: A.D. Trendall, Paestan Pottery a revision and a supplement, in Papers of the British School at Rome, XX, 1952, p. 11, n. 201).   Provenienza Collezione privata   Stima   
    500 / 700
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  •      LEKYTHOS

    91 LEKYTHOS LEKYTHOS ATENE, 470 a.C.   Lekythos con orlo a bocchello, collo svasato, corpo cilindrico con spalla a spigolo vivo. Sulla spalla, catena di cinque palmette raccordate da racemi, nel tratto superiore del corpo, meandro corrente. La scena figurata mostra una fanciulla ammantata volta verso destra, con in mano uno specchio. Davanti a lei è un kalathos (cestino di vimini) e dietro un nastro. H. 21,5 cm. Il vaso può essere ascritto alla produzione del pittore di Aischines, prolifico ceramografo attivo intorno alla metà del V secolo a.C.: fra i confronti si vedano le lekythoi a Palermo (J. De La Genière, CVA Collezione Mormino 1, III.I.RF.6, tav. 4.10) e Nantes (D. Frère, CVA Nantes, Musée Dobree, 44, tav. 25.1-3).   Provenienza Antichità Beppe Berna (acquisto 2005) Collezione privata, Milano   Il lotto è corredato dalla copia di un’analisi di termoluminescenza. Stima   
    1.200 / 1.800
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