Oggetti d'arte e sculture

Oggetti d'arte e sculture

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
30 GIUGNO 2020
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Venerdì        26 giugno 2020   10-18
Sabato         27 giugno 2020   10-18
Domenica    28 giugno 2020   10-18
Lunedì         29 giugno 2020   10-18

Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26
info@pandolfini.it

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121 - 150  di 164 LOTTI
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Jean-Jacques Caffieri

(Parigi 1725 – Mora 1792)

BUSTO DI CLAUDE-ADRIEN HELVÉTIUS

in terracotta, firmato e datato sul retro Claude Adrien Helvetius ne’ en  javier 1715 mort le 26 december 1771 fait par J.J. Caffieri en 1772, alt. cm 60, su piedistallo in marmo fior di pesco, alt. cm 16

 

Jean-Jacques Caffieri (Paris 1725 - Mora 1792), bust of Claude-Adrien Helvétius

 

Bibliografia di confronto

C. Navarra-Le Bihan, Cécile, L’ inventaire après décès du sculpteur Jean-Jacques Caffieri, inGazette des beaux-arts”, 138.2001, 97-120.

J. Guiffrey, Les Caffiéri  : sculpteurs et fondeurs-ciseleurs ; étude sur la statuaire et sur l’art du bronze en France au XVIIe et au XVIIIe siècle, Nogent Le Roi: Laget,1993

 

Numerose personalità della seconda metà del Settecento si rivolsero a Jean Jacques Caffieri, l'ultimo e il più celebre membro di una nota famiglia di artisti, per la realizzazione di ritratti scultorei, ottenendo da Luigi XV, la prestigiosa carica di Sculpteur du Roi: al museo dell’Ermitage è conservato il busto di Madame du Barry, l’ultima favorita del sovrano francese, dove oltre alla sua avvenenza risaltano le sue doti seduttive. Apprezzata era infatti l’abilità di Caffieri, soprattutto nei busti realizzati in marmo o come nel nostro caso in terracotta, di saper coniugare al naturalismo nella resa della fisionomia l’emergere delle attitudini psicologiche dei committenti. Il ritratto del filosofo e scrittore Claude-Adrien Helvétius (Parigi, 1715 – Versailles, 1771), qui offerto, restituisce l’immagine di un intellettuale del suo tempo, attento indagatore delle “cose” del mondo.

 

Stima   € 10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Alceo Dossena (Cremona 1878 - Roma 1937)

SANTA CATERINA D’ALESSADRIA

in marmo, cm 67x43,5, firmato in basso a destra “Alceo Dossena 35”

 

Alceo Dossena (Cremona 1878 - Roma 1937), Saint Catherine of Alessandria

 

Bibliografia di confronto

L. Azzolini, Alceo Dossena. L’arte di un grande “falsario”, Cremona 2004; M. Horak, Alceo Dossena. Fra mito erealtà: vita e opere di un genio, Piacenza 2016.

 

Il rilievo raffigurante Santa Caterina d’Alessandria, riconoscibile grazie alla ruota dentata alla sua sinistra, rientra nella produzione scultorea di Alceo Dossena, intrinsecamente legata a moduli espressivi rinascimentali ma contraddistinta da alcune personali caratteristiche ben individuabili.

Piuttosto che alla scultura quattrocentesca l’opera, di cui esiste un simile esemplare documentato nel recente catalogo dedicato al Dossena (M. Horak, Alceo Dossena. Fra mito erealtà: vita e opere di un genio, Piacenza 2016), si ispira allo stile di un Rinascimento maturo, quali le grandiose figure di Jacopo Sansovino (Firenze, 1486 – Venezia, 1570). Cela inoltre il ricordo della Santa Caterina di Raffaello, entrata nel 1839 a far parte della collezione della National Gallery di Londra, raffigurata infatti a mezza figura mentre accenna un moto circolare con una mano al petto e una che regge il manto all'altezza del grembo.  Nei lineamenti luminosi - occhi oblunghi, naso diritto e bocca leggermente tumida e appena schiusa in un sorriso che rimane solo abbozzato - si riconosce invece facilmente la firma del Dossena.

“Ho inventato alla maniera dei grandi maestri, ma ho sempre inventato”: con queste parole Alceo Dossena difendeva la sua stupefacente arte dopo che, nel 1928, alcune opere vendute negli Stati Uniti come antiche, furono riconosciute essere sculture moderne.

 

Stima   € 6.000 / 8.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Charles-Auguste Fraikin

(Herenthals 1817 - Bruxelles 1893)

L’AMOUR CAPTIF

bronzo alt. cm 52, su base in marmo alt. cm 11

                          

Charles-Auguste Fraikin (Herenthals 1817 - Bruxelles 1893), L’Amour Captif

 

Bibliografia di confronto

J. van Lennep, Catalogue de la Sculpture, Artistes nés entre 1750 et 1882, cat. Musées royaux des Beaux-Arts de Belgique, Brussels 1992; C. Engelen - M. Marx, Beeldhouwkunst in België vanaf 1830, Brussels, 2002, vol. II., pp. 726-33.

 

Fu proprio l’Amour captif a favorire l’affermazione di Charles-Auguste Fraikin, uno degli scultori di maggior successo sul territorio belga a metà ottocento: presentato in gesso durante l'Exposition Nationale des Beaux-Arts di Bruxelles del 1845, vinse in questa occasione la medaglia d’oro e successivamente fu esposto a Londra (Crystal Palace, Great Exhibition, 1851) e a Dublino (International Exhibition, 1853). Una sua versione in marmo venne poi ordinata dal museo dell’Hermitage di San Pietroburgo e dal Musée Royale des Beaux-Arts di Bruxelles mentre il modello in gesso è oggi conservato nel Musée Fraikin a Herentals insieme a molte altre sue invenzioni particolarmente apprezzate dal pubblico per il suo mix di frivolezza rococò e grazia ispirata all’antichità classica.

Maggiormente prossimo a un esemplare antico è la versione in bronzo di ottima fattura qui presentata che sostituisce il decorato supporto che finge elementi naturali degli esemplari noti con una elegante base in marmo.

 

Stima   € 3.000 / 5.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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Francesco Righetti (Roma 1749-1819), 1800 circa

TORO FARNESE

in bronzo, cm 49x43x42,5

 

Francesco Righetti (Rome 1749-1819), circa 1800, The Farnese Bull

 

Scultore, orafo e bronzista, Righetti si forma presso Luigi Valadier e alla sua morte ne diventa il successore, portando anche avanti la sua proficua attività di esecuzione di repliche dall'antico di statue celebri, tra le quali si ricorda proprio il celebre Toro Farnese, il gruppo scultoreo ellenistico noto per essere la più grande scultura dell'antichità giunta fino ai nostri giorni.

Ritrovato nelle terme di Caracalla a Roma nel 1545, la scultura passò prima all'ultimo erede della famiglia Farnese Carlo di Borbone, insieme al resto della collezione di antichità messa insieme da papa Paolo III, e nel 1788 fu trasferita a Napoli con Ferdinando IV di Borbone, dove trovò probabilmente impiego come fontana della villa reale della città fino al suo spostamento presso il museo archeologico di Napoli, dove fu collocato nel 1826.

Il soggetto, raffigurante i figli di Antiope, Anfione e Zeto, che per vendicare le offese inflitte alla madre da Dirce la legano a un toro selvaggio, fu spesso replicato nei secoli successivi alla sua scoperta, con l'aggiunta anche di personaggi secondari quali un cane, una figura femminile, un bambino. Tra le repliche più note si possono menzionare le due realizzate da Antonio Susini, ora rispettivamente al Villa Borghese a Roma e all'Ermitage di San Pietroburgo; altre repliche del celebre gruppo di trovano al Bayerisches Nationalmuseum di Monaco e al Museo di Capodimonte di Napoli.

Stima   € 10.000 / 15.000
121 - 150  di 164 LOTTI