Mobili e oggetti d'arte italiani e internazionali

Mobili e oggetti d'arte italiani e internazionali

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26

16 GIUGNO 2020
ore 15.00

Esposizione

FIRENZE
Venerdì       12 giugno 2020     10-18
Sabato        13 giugno 2020     10-18
Domenica    14 giugno 2020    10-18
Lunedì         15 giugno 2020    10-18
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26
info@pandolfini.it

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121 - 150  di 248 LOTTI
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CASSETTONE, GIOVANNI MAFFEZZOLI, LOMBARDIA, 1800 CIRCA

lastronato e intarsiato in essenze pregiate, piano di forma rettangolare interamente intarsiato con capriccio architettonico con figura e cane entro molteplici cornici delle quali le principali intarsiate a motivo di nastro intrecciato e di fogliette di acanto, sotteso da fascia intarsiata a dentellatura sotto alla quale si aprono due cassetti appaiati ornati a cornucopie e motivi fogliacei che si dipartono dalle bocchette entro cornice rettangolare a nastro intrecciato, cui seguono altri due cassetti ornati da grande intarsio a rovine architettoniche entro molteplici cornici intarsiate, fianchi ornati analogamente al fronte, lesene angolari decorate a candelabre terminanti su piedini troncoconici anch’essi intarsiati, cm 93,5x126,5x59

 

A LOMBARD COMMODE BY GIOVANNI MAFFEZZOLI, CIRCA 1800

 

Bibliografia di confronto

A. González-Palacios, Il Tempio del Gusto. Le Arti Decorative in Italia fra Classicismi e Barocco. Il Granducato di Toscana e gli Stati Settentrionali, Milano 1986, pp. 274-275;

E. Colle, Il mobile neoclassico in Italia. Arredi e decorazioni d’interni dal 1775 al 1800, Milano 2005, pp. 334 e 471

E. Colle (a cura di), Giuseppe Maggiolini un virtuoso dell'intarsio e la sua bottega in Parabiago, catalogo della mostra, Parabiago 20 settembre - 9 novembre 2014, Parabiago 2014, p. 48

 

L’elevata cura dei legni, scelti sapientemente e accostati tono su tono per sfruttare a pieno la resa pittorica delle venature, ci permette di riferire questo mobile alla maestria di Giovanni Maffezzoli. Nato a Cremona nel 1779, nel 1791 si trasferisce, giovanissimo, a Parabiago, per entrare a far parte della bottega di Giuseppe Maggiolini. Qui resterà per 12 anni senza percepire alcun compenso, ma ricevendo in cambio del suo lavoro vitto e alloggio dal maestro. Rientrato a Cremona nel 1803, dà vita a una propria bottega nella quale rielabora quanto appreso dal maestro in uno stile del tutto originale, caratterizzato da una spiccata predilezione per grandi pannelli e lastre uniche, sui quali prendono forma vedute prospettiche con architetture, capricci con rovine e scene classicheggianti. Con eccelsa abilità, lavora il legno con la sabbia arroventata in modo da conferire alle scene raffigurate una delicata quanto precisa ombreggiatura, arricchita poi nei dettagli con l’incisione a bulino, ottenendo un effetto quasi pittorico. Caratteristiche, queste, evidenti sia nel pannello Gli Argonauti alla conquista del vello d’oro, premiato a un’esposizione presso l’Istituto Reale delle Scienze di Milano, sia nel pannello Il sacrificio di Attilo Regolo, oggi conservato presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, che con il precedente faceva parte di un insieme di sei tarsie, mentre le restanti sono conservate in collezione privata.

Stima    10.000 / 15.000
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CASSA NUZIALE, ICILIO FEDERICO JONI E COLLABORATORI, SIENA, STILE DEL SECOLO XV

in noce intagliato e lumeggiato in oro, dipinto a tempera e con decorazioni a rilievo in pastiglia, coperchio profilato da fascia a ramages a inquadrare al centro uno stemma entro gigli dorati su fondo blu, fianchi ornati da stemmi e festoni, fronte inquadrato da due paraste con candelabre a rilievo interamente dipinto con corteo rinascimentale, forse la partenza per una caccia al falcone, sullo sfondo di un ampio paesaggio con architetture, cm 40x123x43

 

A WEDDING CHEST (CASSONE), ICILIO FEDERICO JONI AND COLLABORATORS, SIENA, 15TH CENTURY STYLE

 

Esposizioni

Falsi d’Autore. Icilio Federico Joni e la cultura del falso tra Otto e Novecento, Palazzo Squarcialupi, Santa Maria della Scala, Siena, Piazza Duomo, 2, 18 giugno 2004 - 3 ottobre 2004

 

Bibliografia

G. Mazzoni (a cura di), Falsi d'autore. Icilio Federico Joni e la cultura del falso tra Otto e Novecento, catalogo della mostra, Siena 18 giugno 2004 - 3 ottobre 2004, San Giovanni Teatino 2004, n. 70

 

Questo cassone, probabilmente realizzato nel Cinquecento con maniglie di recupero da un mobile, anch’esso toscano, del secolo successivo, fu affidato a Joni negli anni Trenta del Novecento affinché provvedesse a decorarlo. In questo caso è probabile che Joni si sia occupato solo di dirigere i lavori, avvalendosi, per l’esecuzione, dell’aiuto di un suo fedele collaboratore, Igino Gottardi, come lo stile pittorico sembra dimostrare.

Stima    7.000 / 10.000
121 - 150  di 248 LOTTI