ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26

3 MARZO 2020
ore 10.30
lotti 1-120

ore 14.30
lotti 121-234

ore 16.30
lotti 244-353

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     28 febbraio    10 -18
Sabato      29 febbraio    10 -18
Domenica   1 marzo       10 -18 
Lunedì        2 marzo       10 -18 

info@pandolfini.it

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61 - 90  di 343 LOTTI
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Scuola spagnola, inizio del sec. XVII                                     

RITRATTO DI DONNA CON GORGIERA                                            

olio su tela, cm 71x54                                                    

                                                                          

Spanish school, early 17th century                                        

PORTRAIT OF A LADY WITH A RUFF                                            

oil on canvas, cm 71x54                                                   

                                                                          

Diffusasi in tutta Europa nella seconda metà del 1500, la gorgiera è stata una costante nell'abbigliamento ufficiale spagnolo sia maschile che femminile, raggiungendo verso il 1580 anche notevoli dimensioni: sotto Filippo IV re di Spagna, venne emanata una legge che ne limitava l'uso, per l'altissima quantità di tessuto che richiedeva e l'elevato costo. Dopo la   prima metà del 1600 si assiste a un lento e graduale declino di questo accessorio.                                                               

La tipologia dell'abito e dei suoi accessori, nonché l'acconciatura che vede proprio per la presenza dell'alto collare ricamato i capelli raccolti sulla nuca, permettono di datare il nostro ritratto, tutto giocato sul contrasto tra la leggerezza e il candore della gorgiera e dei polsini con l'austerità del busto e l'oscurità dello sfondo, ai primi decenni del XVII secolo.    

 

Stima    3.000 / 5.000
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Giuseppe Casolani

(Siena, 1633 - 1670)

SANTA MARGHERITA DA CORTONA IN ADORAZIONE DEL CROCIFISSO

olio su tela, cm 58.5x72.5

 

SAINT MARGARET FROM CORTONA IN ADORATION OF THE CRUCIFIX

oil on canvas, cm 58.5x72.5

 

L'opera è corredata da expertise di Marco Ciampolini del 9 luglio 2019 che qui riportiamo integralmente: l'opera raffigura Santa Margherita da Cortona, con il consueto abito da terziaria francescana e il fedele cane, mentre adora il Crocifisso mostratole da un angelo. La scena iconograficamente si leha a un disperso dipinto di Pietro da Cortona, noto attraverso in'incisione di Giuseppe Testana (ante 1667), dove però i personaggi sono a figura intera e il Crocifisso non è presentato da un angelo, ma posto su di un altare (Riccardo Spinelli, in Margherita da Cortona. Storia emblematica di devozione narrata per testi e immagini, a cura di Laura Corti e Riccardo Spinelli, Milano, Electa, 1998, pp. 201-204, cat. 10.1). Non sono note invece altre raffigurazioni con il Crocifisso portato alla santa da un angelo. Il culto di Margherita da Cortona si diffuse immediatamente dopo la morte della santa (1297), come dimostra l'anonima tavola cuspidata con Margherita contornata da storie della sua vita del Museo Diocesano di Cortona, ma ebbe un'impennata dopo che innocenzo X Pamphili (17 marzo 1653) ne approvò il culto. Un atto che conseguentemente provocò un fermento iconografico a cui appartiene anche l'opera in oggetto. Osserviamo, infatti, che l'opera è condotta con una materia pastosa e pittorica, tipica della pittura neoveneta degli anni Cinquanta e Sessanta del Seicento. Ciononostante la composizione, con la languida Santa in profilo tagliente assistita da un soavissimo angelo, porta il ricordo di modelli più antichi, segnatamente della tradizione di primo Seicento, in particolare della scuola senese.

Si veda, ad esempio, il confronto con Gesù che Santa Caterina da Siena (olio su tela, cm 89x116,5, Siena, Collezione Marco Bernardi), di Alessandro Casolani (Mensano, Casole d'Elsa, 1552 - Siena, 1607) operta databile nei primissimi anni del Seicento (Marco Ciapolini, Pittori Senesi del Seicento, Siena Nuova Immagine Editrice, 2010, p.109, tav. 72 col.) Un'opera, quest'ultima, della quale la tela in oggetto sembra quasi una riedizione, emendata di tutte le asprezze, lineari e formali, per esere proiettata in un mondo illibato, dominato da una diafana luce divina. È chiaro che il passaggio a questa fase è avvenuto attraverso l'assimilazione dei modelli di Francesco Rustici, detto il Rustichino, (Siena, 1594 - 1626), la figura di punta della bottega dei Casolani nel decennio 1615 - 1626, come rivela il paragone, con opere della maturità del Rustichino.

Eppure qui la struggente dolcezza del Rustici è resa attraverso l'angelica natura passionale della pittura barrocca, che per Siena significa attraverso la lezione di Raffaello Vanni (Siena, 1595 - 1673), il paladino di quella corrente in città. I pastosi panneggi, la materia sofficie, sono imputabili a un'attenta lettura della produzione di quel maestro nel suo periodo più cortonesco, vale a dire nel settimo decennio del XVII.

Si tratta quindi di un pittore uscito dalla bottega del Casolani e dei Rustici, attivo nei primi decenni della seconda metà del Seicento. Questa bottega a gestione famigliare (i Casolani e i Rustici erano parenti) alla metà del Seicento era retta da Ilario Casolani, figlio di Alessandro e cugino del Rustichino. Questo pittore, morìnel 1661 e restò sempre ancorato ad un linguaggio aderente ai modi classici e caravaggeschi del cugino.

 

Stima    4.000 / 6.000
61 - 90  di 343 LOTTI