ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

ARCADE | DIPINTI DAL XVI AL XX SECOLO

Asta

Firenze
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi 26

3 MARZO 2020
ore 10.30
lotti 1-120

ore 14.30
lotti 121-234

ore 16.30
lotti 244-353

Esposizione

FIRENZE
Venerdì     28 febbraio    10 -18
Sabato      29 febbraio    10 -18
Domenica   1 marzo       10 -18 
Lunedì        2 marzo       10 -18 

info@pandolfini.it

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31 - 60  di 343 LOTTI
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Scuola toscana, sec. XVII                                                 

VEDUTA DI FONTEBRANDA                                                     

olio su tela, cm 168x219

 

Tuscan school, 17th century

VIEW OF FONTEBRANDA

oil on canvas, cm 168x219                                              

                                                                          

Bibliografia di riferimento                                               

N. Barbolani di Montauto, Pandolfo Reschi, Firenze 1996; La collezione Terruzzi. I capolavori, a cura di A. Scarpa Sonino, pp. 437-438, schede II.127-III.128.                                                           

                                                                          

In occasione di un viaggio a Siena, racconta F. S. Baldinucci, il cardinale Francesco Maria de Medici commissionò a Pandolfo Reschi, pittore di origine polacca ma di formazione romana, due vedute, una della più antica tra le fonti senesi, Fontebranda, e l'altra di una villa medicea sulle colline fiorentine, villa Lappeggi.                                               

Le due tele, tra le più celebri e documentate del Reschi, entrate successivamente a far parte della raccolta del cavalier Ascanio Samminiati dove le videro Baldinucci e Maria Niccolò Gaburri descrivendole come opere eccezionali, sono oggi nella collezione Terruzzi (La collezione Terruzzi. I capolavori, a cura di A. Scarpa Sonino, pp. 437-438, schede II.127-III.128).                                                          

La Veduta di Fontebranda qui presentata, per fedeltà e qualità di esecuzione, deve essere considerata una replica uscita dalla bottega di Pandolfo Reschi.                                                          

L'analoga precisione nella descrizione delle tre grandi arcate ogivali della fonte, sovrastata dalla chiesa di San Domenico, e delle numerose e animate figurette, tra cui si segnalano al centro "il gruppo di giocatori e scioperati, che pare si adirino con le loro carte, in diversi moti e scorci e un altro di più ragazzi che, cavalcando alcune travi, fanno all'altalena e insieme scherzano", su cui si soffermò anche Baldinucci (F. S. Baldinucci, Vita del pittore Pandolfo Reschi in F. S. Baldinucci, Vite di artisti dei XVII-XVIII, ed. a cura di A. Matteoli, Roma 1975, p. 221), permette di ipotizzare che furono utilizzati per la realizzazione della nostra tela i medesimi studi progettuali. Si conoscono alcuni disegni acquarellati, conservati presso lIstituto Nazionale per la Grafica di Roma, segnalati da Novella Barbolani di Montauto (N. Barbolani di Montauto,     

Pandolfo Reschi, Firenze 1996, p. 80) quali preparatori per le figure sulla sinistra della tela che assistono lo stesso pittore autoritrattosi in atto di schizzare la veduta. 

Stima   € 10.000 / 15.000
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Da Guido Reni

MADDALENA PENITENTE

olio su tela, cm 219x146,5

 

After Guido Reni

THE PENITENT MAGDALENE

oil on canvas, cm 219x146,5

 

Provenienza

Collezione privata

 

Bibliografia di riferimento

D. S. Pepper, Guido Reni. A complete Catalogue of his Works with an introductory Text, Oxford 1984, p. 267, n. 137, tav. 165

L. Mochi Onori, R. Vodret, Galleria Nazionale d’Arte Antica Palazzo Barberini. I dipinti, catalogo sistematico, Roma 2008, p. 324

 

Il dipinto replica, senza varianti, la Maddalena di Guido Reni conservata presso la Galleria Nazionale d’Arte Antica di palazzo Barberini a Roma. Portata a termine, probabilmente entro il 1633, per il cardinale Antonio Santacroce, entrò dopo la morte di questi nella collezione Barberini dove è citata frequentemente dalle guide del XVIII e XIX secolo e dove rimase fino al 1812, anno in cui passò al ramo Colonna di Sciarra per poi essere venduta ai Corsini di Firenze e dopo alterne vicende diventare di proprietà statale.

L’immagine della peccatrice che si pente dei propri peccati conobbe grande fortuna tra la fine del XVI e i primi decenni del XVII secolo, nel clima di aspra polemica contro i protestanti, per accreditare la necessità del sacramento della penitenza, e lo stesso Reni si cimentò nell’esecuzione di questo soggetto in diverse prove, molto apprezzate dalla committenza, che ne faceva continua richiesta.

Una serie di copie, più o meno fedeli, testimoniano l’apprezzamento riscosso in particolare dalla classica monumentalità della Maddalena oggi a palazzo Barberini, splendido esempio dello stile maturo di Guido Reni, caratterizzato dalla tipica luce argentata delle sue opere degli anni trenta.

La tela qui offerta viene dunque ad arricchire questo corpus di repliche, ponendosi accanto ad altri esemplari antichi, tra i quali si ricordano la tela della Walters Art Gallery di Baltimora e quella conservata presso l’ Alte Pinakothek di Monaco.

 

Stima   € 6.000 / 8.000
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Giacomo Francesco Cipper, detto il Todeschini

(Feldkirch, 1664  Milano, 1736)

PESCIVENDOLO

POPOLANA CON SELVAGGINA

coppia di dipinti a olio su tela, cm 86x105

(2)

                                                                          

A FISH SELLER

A PEASANT WOMAN WITH GAME

oil on canvas, cm 86x105, a pair

(2)

 

Bibliografia di riferimento

M. S. Proni, Giuseppe Francesco Cipper detto 'Il Todeschini', Cremona,1994   

 

La coppia di dipinti offerta costituisce un magistrale esempio dell’abilità di Giacomo Francesco Cipper quale naturamortista: attraverso sapienti colpi di pennello carichi di materia e un accorto utilizzo di luci e ombre il pittore riesce a restituire mimeticamente le forme rendendo quasi vibranti le piume dei volatili e iridescenti le squame dei pesci. Ritratti assai naturalisticamente sono anche i personaggi che mostrano il caratteristico ductus della pennellata trasversale del Todeschini, particolarmente evidente sulle mani del pescivendolo.

Il taglio compositivo con la figura che fa come ‘da spalla’ alla ricca esibizione degli animali in primo piano, dove la casualità del loro posizionamento è solo casuale, è stato più volte utilizzato dall’artista, e permette di rapportare il pendant qui presentato con altre tele del pittore datate al primo decennio del Settecento, del tutto prossime anche a livello stilistico: si veda la Fruttivendola e ragazzo con cesta in collezione privata milanese (cfr. Proni, 1994 cit., scheda 8, pp. 52-53) o il Giovane venditore di selvaggina (Roma, collezione privata, olio su tela, cm 133x183. Cfr. scheda 11, pp. 60-61.

Ciò che rende particolarmente suggestive le due opere è il gioco di rimandi compositivi che le rende indubitabilmente compagne ma al contempo assai diverse tra loro, essendo una giocata sul tema della pesca, e l’altro su quello terrestre, finanche negli sfondi paesisti.

 

                                                               

                                                                          

Stima   € 20.000 / 25.000
31 - 60  di 343 LOTTI