Archeologia

Archeologia

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo

18 DICEMBRE 2019
ore 15.30

Esposizione

FIRENZE
Giovedì        12 dicembre   10-18
Venerdì        13 dicembre   10-18
Sabato         14 dicembre   10-18
Domenica    15 dicembre   10-18
Lunedì         16 dicembre   10-18

Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

Tutte le categorie

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151 - 180  di 212 LOTTI
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TESTA RITRATTO DI DAMA

ROMA, ETÀ ADRIANEA - ANTONINA, 130-150 d.C.

 

Testa ritratto in marmo bianco a grana fine, probabilmente lunense, che presenta nel suo tratto inferiore un incasso lavorato a subbia per l’inserzione in una statua. La testa ritrae una giovane donna con uno sguardo pensoso e il volto lievemente inclinato da destra. La struttura del volto, ovale, è contraddistinta da grandi occhi con pupille e iridi incisi, naso diritto, bocca piccola con labbro inferiore carnoso. Le sopracciglia consistono in uno sfumato passaggio di piani. Particolarmente elaborata è l’acconciatura: sulla fronte è organizzata in ciocche con un motivo a guilloche, cinque per parte (a partire dall’asse di simmetria della testa). Sulla sommità del capo si dispone invece un turbante di capelli composto da tre trecce che si intersecano davanti e che sul retro si annodano su altre due ciocche poste sulla nuca. Le trecce presentano al loro interno un motivo a zig-zag. Due sottili riccioli ricadono, con studiata trascuratezza, davanti alle orecchie. H. totale 42 cm; h. testa - collo 33 cm.

La testa, probabilmente destinata ad essere inserita in una statua onoraria di dimensioni più grandi del vero, ritrae una giovane dama dell’alta società romana. Sulla base dei confronti delle modalità nella resa della capigliatura, il ritratto può essere ascritto alla fase finale dell’impero di Adriano (117-138 d.C.) o all’inizio di quello del suo successore Antonino Pio (138-161 d.C.). Le acconciature delle consorti e delle consanguinee di questi imperatori stabilivano infatti canoni di moda adottati in tutto l’impero. In particolare questo ritratto presenta punti di contatto con l’acconciatura di Matidia Minore, sorella della moglie di Adriano e con quella di Faustina Maggiore, moglie di Antonino Pio (resa appiattita dei capelli sulla fronte).

Un buon confronto per la capigliatura e per le modalità di ricezione dei modelli di corte nella ritrattistica privata è costituto da una testa ritratto al Museo Civico di Padova (inv. 131722), su cui F. Ghedini, Sculture greche e romane del Museo Civico di Padova, Roma 1980, pp. 54-56, n. 20.

 

Provenienza

Collezione privata (anni ’50 - ’60)

Collezione privata

 

La Soprintendenza di Firenze ha intenzione di dichiarare l’interesse archeologico particolarmente importante di questo lotto

Stima    18.000 / 25.000
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FIGURA FEMMINILE CON ABITO CERIMONIALE

ROMA, I SECOLO d.C.

 

Grande statua femminile ammantata, in marmo bianco a cristalli di medie dimensioni. La figura, stante, gravita sulla gamba destra mentre la sinistra è lievemente flessa. Il braccio destro è piegato e si conserva fino all’avambraccio, il sinistro è invece abbandonato lungo il fianco.

La donna è vestita da una lunga tunica fittamente pieghettata, che giunge fino ai piedi, nascondendo i piedi originariamente lavorati a parte. Su questa veste è un ampio e sottile manto che avvolge tutta la figura raccogliendosi intorno al braccio destro e ricadendo dietro alla spalla sinistra. Le pieghe della veste e quelle del mantello seppur piuttosto profonde sono state lavorate a scalpello. La testa doveva originariamente essere lavorata a parte e poi inserita nell’alloggiamento conservato. La statua si presenta su di una base modanata in marmo. Altezza totale 159 cm; altezza basa 8-8,5 cm; largh. 60 cm; profondità 33 cm.

Questa importante statua rientra in un tipo di origine orientale, che Andreas Linfert riteneva originario di Efeso - A. Linfert, Kunstzentren hellenisticher Zeit. Studien an weiblichen Gewandfiguren , Wiesbaden 1976, pp. 58-59. Il tipo di veste, non comune ma comunque attestato in certo numero di esemplari, è cerimoniale ed è stato associato a quello della nova nupta, la giovane sposa. Trova confronti con alcune figure ammantate che compaiono lungo il fregio meridionale dell’Ara Pacis e in una scultura, la c.d. Sulpicia Platorina al Museo Nazionale Romano-Terme di Diocleziano - F. Taglietti, Statua femminile iconica, cd.Sulpicia Platorina, in A. Giuliano (a cura di), Museo Nazionale Romano, Le Sculture 1.8, Roma 1985, pp. 510-512. Quest’ultima statua è vicinissima per posizione del corpo e della veste, si differenzia solo per la posizione speculare delle braccia (sinistra piegata e destra allungata). Sulla base dei confronti e dell’uso di scalpello nella resa del panneggio si può proporre una datazione della statua nel I secolo d.C.

Questa scultura non si distingue però solo per il pregio formale, ma anche per la storia collezionistica. Proveniva infatti dall’arredo scultoreo di Villa Pianciani presso Spoleto, opera giovanile di Giuseppe Valadier, uno dei più importanti architetti neoclassici, edificata alla fine del XVIII secolo. Pervenuta poi nella collezione privata del pittore Emidio Vangelli a causa della vendita dei monumenti provenienti da questo complesso, fu poi da lui ceduta nel 1927. Due lastre su vetro, documentano lo stato originario della scultura prima dello smontaggio, probabilmente realizzato proprio negli anni ’20 delle integrazioni neoclassiche, fra cui una testa di gusto archeologico.

 

Provenienza

Villa Pianciani, Spoleto (dalla fine XVIII secolo)

Collezione di Emidio Vangelli (1871-1949), lettera soprintendente Museo Nazionale Romano XII.S4 prot 2242, part 1177 del 13 ottobre 1926.

Collezione Ing. Ugo Simonetti, Roma (acquisto 1927)

Collezione privata (acquisto 3 novembre 1970).

 

Scultura dichiarata di interesse archeologico particolarmente importante (Direzione Regionale per i Beni Culturali del Lazio, 3 ottobre 2013)

Stima    35.000 / 45.000
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TESTA RITRATTO

ROMA, ETÀ ADRIANEA (ANTE 130 d.C.)

 

Testa ritratto femminile montata su busto di epoca moderna, tagliato sotto il seno. Il volto è quello di una giovane donna, con volto quadrato, naso diritto, occhi a mandorla con palpebre accentuate. Le labbra, sottili, sono schiuse in un sorriso appena accennato. Le superfici del volto e gli zigomi sono rimarcate da un fine modellato, con lievi passaggi di piano, alterati solo un poco dagli interventi di restauro con l’inserzione del naso e delle orecchie. Particolarmente elaborata è l’acconciatura della figura, che rientra nel tipo a turbante. I capelli, con scriminatura centrale, sono raccolti in fini trecce disposte a cercine sul capo. Due sottili ciocche davanti alle orecchio sfuggono dalla capigliatura. H. 45 × 69 cm

In questa testa, montata su di un busto che coerentemente è identificabile con quello di una fanciulla ancora acerba, bisogna riconoscere un bell’esempio di ritrattistica fra la tarda età traianea e l’inizio di quella adrianea, prima che venisse introdotta l’abitudine di indicare a trapano iridi e pupille. L’acconciatura, che può riecheggiare quella attestata per Vibia Sabina (tipo V.A.1, A Carandini, Vibia Sabina, Firenze 1969, pp. 228-236). Un buon confronto per questa testa e in particolare per la modalità di rendere i capelli sulla fronte è costituito da una giovane testa femminile già nella collezione Ludovisi (MNR, Palazzo Altemps, inv. 8593): B. Palma, 31. Statuetta muliebre seduta con testa ritratto antica non pertinente, in Museo Nazionale Romano, Catalogo delle sculture I.5, pp. 75-77.

 

Oggetto dichiarato d’interesse archeologico particolarmente importante (CO.RE.PA.CU Toscana, 14 novembre 2018)

Stima    15.000 / 20.000
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URNA CINERARIA

ROMA, FINE I – II SECOLO d.C

 

Urna con coperchio a doppio spiovente decorato al centro del fastigio da una corona d’alloro, da cui si ripartono due nastri mossi da incisioni verticali. La cassa è parallelepipeda e  la  decorazione  figurata  si  diparte  da  due  bucrani,  fissati  in  corrispondenza  dei  vertici superiori e contraddistinti da corna piccole e da cavità oculari accentuate. Dalle corna sulla

fronte pendono rami di ulivo biforcati nel loro tratto inferiore. Il tratto esterno scende in basso sullo spigolo mentre quello interno lambisce la corrispettiva diramazione sul lato opposto. Nello spazio determinato da questo “festone aperto” sono posti quattro uccellini. La decorazione sui lati brevi consiste in un grande rosone, ai lati del quale sono posti quattro calici floreali. Lo specchio epigrafico, entro cornice modanata, si articola su quattro linee:

 

D(is) M(anibus) / Fl(aviae) Restitutae / L(ucius) F[l](avius) Hermeros / con(iugi) b(ene) m(erenti) fec(it)

Agli dei Mani di Flavia Restituta il marito Lucio Flavio Hermeros ha dedicato alla moglie che ha ben meritato.

 

L’urna rientra in una classe di materiali di produzione urbana, realizzata nel I e II secolo d.C.. La sintassi decorativa trova un preciso confronto con quella presente su un altare funerario al Museo Nazionale Romano, inv. 124514 (P. Rendini, in A. Giuliano - a cura di - Museo Nazionale 1, pp. 260-264), datata in età claudia, ma è più probabile, considerando il tipo di rilievo e l’uso del trapano riscontrabile sui bucrani, che la datazione del pezzo sia fra la fine  del I secolo e l’inizio del II secolo d.C. Una corrispondenza precisa per il rosone sui fianchi è riscontrabile con un’urna all’Ince Blundell Hall Ince: G. Davies, The Ince Blundell Collection of Classical Sculpture. The Ash Chests and other Funerary Reliefs, Mainz 2007, pp. 52-54, n. 22 tav. 36 (tarda età flavia.H. max 27,5cm; dim. cassa 25,5x25,5x18 cm.

 

Questa interessante urna è con ogni probabilità identificabile con quella descritta nel volume di F.A. Visconti, A. Visconti, Indicazione delle sculture e della galleria di quadri esistenti nella Villa Miollis al Quirinale, Roma 1812, p.19: “156. Piede di mensa di alabastro fiorito con zampa, e testa di leone, alta palmi tre e mezzo; sopra, cinerario piccolo di Flavia Restituta, con uccelli, bucranj, e rosoni nei lati”. Il cinerario faceva quindi parte alla collezione raccolta da Sestius Miollis (1759-1828), generale napoleonico, governatore di Roma e amante dell’archeologia, tanto da raccogliere nella Villa Aldobrandini di Monte Magnanapoli da lui acquistata nel 1811 e destinata alla fondazione della Société hellénique des sciences et des beaux arts, centinaia di opere d’arte antiche e moderne (C. Benocci, Villa Aldobrandini a Roma, Roma 1992, pp. 231-254).

 

Provenienza

Villa Miollis-Aldobrandini (inizio XIX secolo)

Collezione Borghese (dal 1830 ?)

Antichità Fiorentini, Via Margutta (acquisto 1975)

Collezione privata

Stima    4.500 / 6.500
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VIBIA SABINA O DIVINITÀ

MONDO ROMANO, METÀ II d.C.

 

Testa in marmo bianco a grandi cristalli (marmo greco insulare?), fratta alla base del collo e lievemente volta verso sinistra. Raffigura una giovane donna, dal volto ovale pieno, con grandi occhi, naso diritto, piccole labbra schiuse e con labbro inferiore più sottile rientrante. La chioma presenta una scriminatura centrale da cui si dipartono le singole ciocche, tirate indietro e raccolte sulla nuca. Due corte ciocche arcuate scendono davanti alle orecchie. Sul capo è posto un diadema semilunato modanato nel suo tratto superiore e fissato sulla testa da un nastro. I passaggi di piano sono resi da un modellato tenue a rendere l’incarnato del volto. I fori di trapano a rendere i lati della bocca, le orecchie e le caruncole lacrimali. H. 21,5 cm.

La testa, edita in una breve nota - E. Moscetti, Su una testina marmorea attribuita a Vibia Sabina, in Annali Associazione Nomentana 2013/2014, 47-48 - è un prodotto di elevata qualità formale databile intorno alla metà del II secolo d.C., fra l’età adrianea e quella antonina. Questo può essere ipotizzato anche grazie all’indicazione delle iridi e delle pupille. Nella testa, già identificata come ritratto giovanile dell’imperatrice Vibia Sabina (86 - 136/137 d.C.), moglie di Adriano, si può probabilmente riconoscere l’immagine di una figura divina. In entrambi i casi è particolarmente evidente l’adesione ai modelli formali classicistici.

 

Provenienza

Area della Basilica di San Vincenzo, Tivoli

Collezione Paolo Sinibaldi

Stima    25.000 / 35.000
151 - 180  di 212 LOTTI