LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

14 FEBBRAIO 2018

LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

Asta, 0244
FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
ore 10:30
Esposizione
FIRENZE
9 - 13 Febbraio 2018
orario 10-13 / 14–19 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it
 
 
 
Stima   100 € - 20000 €

Tutte le categorie

31 - 60  di 144
39

CAVALCA, Domenico. Incomincia il prologo nel deuoto e morale libro intitulato Spechio de croce. [Venezia, Giovanni Guarino, non dopo il 1476].

In 4to (211 x 140 mm). [144] carte, le ultime 2 bianche. Segnatura: [a-b]8 c-s8. Carattere romano. Esemplare MINIATO al recto della prima carta con decorazione a intreccio in rosso, verde, blu e argento; iniziali rubricate in blu e rosso, alcune lettere del testo rialzate in giallo. Legatura ottocentesca in chagrin bordeaux, piatti riquadrati da filetti dorati, fregi floreali agli angoli, dorso (sbiadito) a 5 nervi e 6 scomparti, il secondo con titoli in oro, gli altri riccamente decorati in oro; sguardie marmorizzate. Occasionali pallide fioriture marginali e altre minime tracce del tempo, ma nel complesso copia molto buona.

RARA EDITIO PRINCEPS, splendidamente decorata all’incipit, di questo summa della dottrina cristiana scritta in volgare dal Cavalca attorno al 1330. Si tratta della sua “opera più originale […], e la più letta, come dimostrano i più che cento codici a noi giunti e le trentotto edizioni. Il breve trattato svela chiaramente il nucleo cristocentrico della spiritualità cavalchiana […]. La realtà quotidiana scompare quasi del tutto […] mentre lo scrittore si concentra nell’evocazione commossa delle pagine più drammatiche dei Vangeli, a volte col soccorso di dettagli apocrifi. Anche in questo libro non mancano rimproveri contro il clero […], contro i monaci che si scelgono vesti delicate come quelle dei cavalieri, scusandosi col dire che “il buon panno dura più” (cap. XIX); contro i ricchi che hanno “molto maggior cura... dei loro cani, uccelli e cavalli, che dei loro famigli e prossimi” (cap. XXX). Tuttavia queste allusioni alla società contemporanea non distraggono dal discorso principale, che è fuori dalla storia, e ripete il linguaggio fortemente immaginoso della tradizione mistica. […] Ma di questo linguaggio metaforico, audace e sublime, vive tutto il libro, violento e dolce assieme, crudamente realistico nei particolari epperò assorto in una poesia visionaria.” (Treccani).

 

Goff C343. IGI 2638. BMC V 219. GW 6414. ISTC ic00343000.

Stima    4.000 / 5.000
Aggiudicazione  Registrazione
40

(Milano) FILELFO, Francesco – PLUTARCO – GALENO. Francisci Philelfi equitis aurati lauratique poetae & oratoris philosophi clarrissimi Orationes & nonnulla alia opera. [Milano, Leonhard Pachel e da Ulrich Scinzenzeler, tra il 1483 e il 1484].

In 4to piccolo (197 x 138 mm). [224] carte. Segnatura.: A-I8 K4 a-q8 [r-s]8 [t]4. Completo. Carattere romano, capilettera vuoti con letterine guida. A c. n6r: Plutarchi Cheronensis Apophthegmata laconica. A c. [s]2r: Galeni Medici ad medicinam introductorium. Piena pergamena semi-flessibile moderna con titolo manoscritto al dorso. Marginalia a stampa leggermente rifilati in punti, qualche pallida gora marginale, ma nel complesso copia molto buona.

RARA EDIZIONE delle orazioni di Filelfo e dei suoi commenti ad Aristotele e Plutarco e alla celeberrima introduzione ai principi dell’arte medica di Galeno. L’opera è divisa in varie parti: orazioni funebri, orazioni nuziali, orazioni diverse, commenti. Si apre con una lunga lettera a Ludovico il Moro, seguita da un’orazione funebre scritta in occasione della morte di Bianca Maria Visconti. Sono compresi nel testo anche componimenti poetici in volgare. Francesco Filelfo (1398-1481) è stato un umanista di grande rilievo. La sua vita si sviluppò nei principali centri della cultura italiani (Venezia, Milano, Firenze, Siena). Nel 1440, accettò l’offerta fattagli da Filippo Maria Visconti, principe di Milano. Proprio qui si svolse la maggior parte della sua carriera, durante la quale esaltò i suoi mecenati, i Visconti prima e gli Sforza poi, con panegirici e poemi epici. Osteggiò quindi i nemici di corte, irridendoli in libelli o ridicolizzandoli con invettive; compose epitalami e orazioni funebri in onore di cortigiani importanti. A tutte queste attività affiancò l’insegnamento degli autori classici. Continuò inoltre nella sua attività di traduttore dal greco e la sua guerra personale, fatta di scritti e polemiche, con i suoi avversari di Firenze. Scrisse inoltre pamphlet politici sui grandi eventi della storia italiana e rimase in contatto con le più alte cariche politiche del tempo.

 

Goff P607. IGI 3905 (incl VI 4129-A). BMC VI 751. GW M33042. ISTC ip00607000.

Stima    1.800 / 2.200
41
Stima    1.000 / 1.200
43
Stima    1.500 / 1.800
Aggiudicazione  Registrazione
44
Stima    300 / 350
Aggiudicazione  Registrazione
45

(Aldina) CASTIGLIONE, Baldassarre. Il libro del cortegiano del conte Baldesar Castiglione, di nuovo rincontrato con l'originale scritto di mano de l'auttore: Con la tavola di tutte le cose degne di notitia: et di piu, con una brieve raccolta de le conditioni, che si ricercano à perfetto Cortegiano, & à donna di palazzo. 1547 (In Vinegia, in casa de' figliuoli di Aldo, 1547).

In 8vo (156 x 100 mm). [v] 195 [8] carte. Ancora aldina entro cornice decorativa al frontespizio e in fine, testo in corsivo. Mezza pergamena posteriore, doppio tassello arancione e verde bottiglia con titoli dorati al dorso. Ex libris armoriale Herculis de Silva. Frontespizio rinforzato e parzialmente staccato, pallide gore occasionali e altre trascurabili tracce del tempo.

Quarta edizione aldina del Cortegiano, considerata da Renouard la migliore. Scritto da Castiglione tra il 1513 e il 1524, l’opera fu sottoposta a correzioni e pubblicata definitivamente nel 1528, poco prima della morte dell’autore. Castiglione trasse l’ispirazione dalla sua esperienza come cortigiano della duchessa vergine Elisabetta Gonzaga alla corte di Urbino. Il libro si presenta come un dialogo in quattro libri e descrive usi e costumi ideali del perfetto cortigiano. L’opera ottenne un successo immediato e fu uno dei libri più venduti nel sedicesimo secolo. Al giorno d’oggi, il Cortegiano rimane il migliore ritratto della vita di corte rinascimentale, fatto che lo consacra come uno dei testi più importanti del Rinascimento.

Stima    400 / 500
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46

(Nautica – Costume – Vasi – Colore – Illustrati 500) BAIF, Lazare. Annotationes in legem II De captivis & postliminio reversis, in quibus tractatur De re nauali, per autorem recognitae. Eiusdem Annotationes in tractatum De auro & argento legato, quibus Vestimentorum & Vasculorum genera explicantur. His omnibus imagines ab antiquissimis monumentis desumptas ad argumenti declarationem subiunximus. Item Antonii Thylesii De coloribus libellus, à coloribus vestium non alienus. Basileae, (Hier. Frobenium et Nic. Episcopium), 1537.

[RILEGATO CON:]

(Dizionario nautico – Dürer) DOLET, Étienne. De re navali liber ad Lazarum Bayfium. Lugduni, Seb. Gryphium, 1537.

In 4to (207 x 155 mm). Baif: 323 [i.e. 319] [9] pp. Dolet: [xxviii] 189 [3] pp. Marca tipografica al frontespizio e in fine di ciascuna opera, grandi capilettera xilografici (di cui la grande “D” e “B” in Dolet attribuite a Dürer), Baif illustrato da 28 grandi xilografie. Pergamena flessibile coeva con titoli manoscritti al dorso e al taglio superiore. Ex libris “Co: Ludovici Pelleatti e Potugruario”. Minime tracce del tempo.

RARO, forse UNICO INSIEME BIBLIOGRAFICO, che riunisce ab origine il De re navali di Baif assieme al testo in cui Étienne Dolet si difende dall’accusa di plagio del Baif mossagli da Charles Estienne. Il De re navali del Baif venne pubblicato per la prima volta nel 1536, a Parigi, da Robert Estienne, a cura del fratello Charles. Nello stesso periodo, Dolet stava ultimando i suoi Commentariorum linguae Latinae, il cui secondo volume, in via di pubblicazione, conteneva un capitolo sul medesimo argomento, ovvero l’arte nautica degli antichi. Imputato di plagio da Estienne, il Dolet scrisse prontamente questa replica, in cui si rivolge innanzitutto al Baif e traccia un paragone tra la sua opera e la propria, elencando argomenti, fonti, ecc. e contestando una ad una tutte le accuse; segue poi il capitolo estratto dai Commentariorum, che è in realtà un nutrito dizionario nautico in latino, intitolato “Nauticae rei vocabula”. Il testo del Baif, illustrato da una serie di splendide e freschissime xilografie, descrive imbarcazioni e imprese navali greche e romane. L’opera è seguita da un saggio sull’abbigliamento degli antichi e da un testo sui vasi di epoca classica. Termina il libro un trattato dedicato ai colori. Una nota a fine libro sottolinea che “le grandi iniziali “D” e “B” sono da disegni di Dürer e sono tratte dall’alfabeto da lui realizzato nel 1524 per Eucharius Hirtzhorn di Colonia.” La “B” è riprodotta in Jennings, Early Woodcut Initials, 1908, p. 168, dove si parla diffusamente del “children’s alphabet” attribuito a Dürer. Stato di conservazione spettacolare.

Stima    2.500 / 3.000
48

(Agricoltura – Vino) COLUMELLA, Lucius Iunius Moderatus. De l’agricoltura libri XII. Trattato de gli alberi del medesimo, tradotto nuovamente di latino in lingua italiana per Pietro Lauro Modonese. In Venetia, appresso Nicolò Bevilacqua, 1564.

In 8vo (150 x 97 mm). [vii] 263 carte. Marca tipografica al frontespizio, iniziali e fregi xilografici, testo in corsivo, qualche illustrazione xilografica nel testo. Pergamena rigida settecentesca, tassello in marocchino rosso al dorso, tagli spruzzati di rosso. Assenti le carte *8 e KK8, presumibilmente entrambe bianche, un fascicolo pallidamente brunito e altre minime tracce del tempo.

[SI AGGIUNGE:]

SOPHOCLES. Sophoclis Tragoediae omnes, nunc primum Latinae ad verbum factae, ac scholijs quibusdam illustratae, Ioanne Baptista Gabia Veronensi interprete. Venetijs, apud Io. Baptistam à Burgofrancho Papiensem, 1543.

In 8vo (156 x 104 mm). 187 [1] carte. Marca tipografica al frontespizio e in fine, iniziali xilografiche, testo in corsivo. Pergamena flessibile coeva con titolo anticamente manoscritto al dorso e al piatto anteriore. Bella nota di possesso in volgare al verso della carta A3 e in latino al verso dell’ultima carta. Esemplare delizioso.

[SI AGGIUNGE:]

(Illustrati 500) AESOPUS. Aesopi Phrygis Fabulae elegantissimis eiconibus veras animalium species ad vivum adumbrantes. Gabriae Graeci fabellae XXXXIIII. Batrachomyomachia Homeri, hoc est, ranarum & murium pugna. Galeōmyomachia, hoc est, felium & murium pugna, tragoedia Greca. Haec omnia cum Latina interpretatione. Nunc primùm accesserunt Auieni antiqui autoris fabulae nusquam antehac editae Lugduni, apud Ioannem Tornaesium typogr. regium, 1570.

In 16mo (112 x 68 mm). 410 [6] pp. Marca tipografica al frontespizio, numerose vignette xilografiche nel testo, che è su due colonne, in greco e in latino. Pergamena rigida antica, titolo manoscritto al dorso, tagli spruzzati di rosso e di azzurro. Strappo con piccola perdita alla carta n2, minime tracce del tempo, per il resto copia molto graziosa.

Gradevole insieme di cinquecentine. Il Columella affronta una serie di tematiche legate all’agricoltura, dalla costruzione della casa colonica al tipo di terra più giusta per i diversi tipi di colture, alla coltivazione della vite, alla misurazione dei campi, alla cura degli animali (buoi, montoni, galline, maiali, pavoni, tordi, api), alla produzione di senape, grappa, ecc. La bellissima copia del Sofocle contiene una meravigliosa nota di appartenenza: “Vittorio Bartholino comprò adi 23 Aprile 1621 havendo fatto un pegno di tutti li suoi arnesi per esser senza soldi. Tu autem Deo miserere nobils”. Ed il piccolo Esopo è una delizia con tutte le sue vignette.

(3 volumi)

Stima    600 / 800
Aggiudicazione  Registrazione
49
Stima    400 / 500
Aggiudicazione  Registrazione
50

(Galateo) DELLA CASA, Giovanni. Rime, et Prose di m. Giouanni Della Casa. Impresse in Vinegia, per Nicolo Bevilacqua, nel mese d’ottobre 1558 (Impresse in Vinegia, ad instantia di m. Erasmo Gemini).

In 4to (234 x 160 mm). [xii] pp. 57-170 [2] pp. Iniziali e fregi xilografici. Nota di appartenenza coeva di Alessandro Puccinelli. Pergamena flessibile coeva con disegno circolare al piatto anteriore. Una pallida gora, piatto posteriore sciupato.

PRIMA EDIZIONE del celebre Galateo di Monsignor Della Casa, che inizia a pagina 82 con il titolo “Trattato di messer Giovanni Della Casa, nel quale sotto la persona d’un vecchio idiota ammaestrante un suo giovanetto si ragiona de modi, che si debbono o tenere, o schifare nella comune conversatione, cognominato Galatheo overo De costumi.” L’opera è un breve scritto, pubblicato postumo nel 1558 ma composto dal Della Casa probabilmente tra il 1550 e il 1555, in un periodo di tranquillità seguito alla rinuncia di molte sue cariche e precedente la nomina a Segretario di stato voluta da Papa Paolo IV. Si chiama “Galateo” in quanto dedicato a Galeazzo Florimonte, vescovo prima di Aquino e poi di Sessa Aurunca, di cui “Galatheus” è la forma latina del nome. Il trattato, scritto in forma di dialogo platonico, per quanto l’interlocutore stia in ascolto del “vecchio” per tutto il tempo, condensa le molteplici esperienze di diplomazia e di vita cortigiana accumulate dal Della Casa ed offre una serie di insegnamenti pratici ma anche relativi alla morale. Vi si esaltano la cortesia e le buone maniere, e vi sono descritti: i comportamenti da tenere in compagnia e tavola; come vestirsi e pettinarsi; di cosa parlare, e come; tutti gli atteggiamenti ed i vizi da evitare, ecc. La presente copia, rilegata presumibilmente ab origine senza le Rime, et prose (il dorso della legatura in pergamena non è abbastanza ampio per contenere le circa 35 carte assenti), reca una nota di proprietà coeva a nome di Alessandro Puccinelli, forse il medico lucchese autore di un trattato sulle cause della peste pubblicato a Lucca nel 1577.

Stima    500 / 600
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51

(Scienze naturali – Gastronomia – Alchimia – Gemmologia – Medicina – Cosmetica – Caccia – ecc.) DELLA PORTA, Giovan Battista. Magiae naturalis libri viginti. Francofurti, apud Andreae Wecheli heredes, Claudium Marnium, & Ioann. Aubrium, 1591.

In 8vo (165 x 105 mm). [xxxvi] 669 [3] pp. Marca tipografica al frontespizio, fregi, iniziali ed illustrazioni xilografiche nel testo. Legatura dell’epoca in pergamena flessibile da manoscritto medioevale, lacci. Antica nota di appartenenza, datata 1594, alla sguardia anteriore, ed etichetta di Mathias Lempertz in Bonn. Copia molto bella.

SPLENDIDO ESEMPLARE dell’edizione definitiva di questa summa del sapere umano dell’epoca, pubblicata per la prima volta nel 1558, in soli quattro libri. I venti libri della presente edizione trattano: le meraviglie della natura e le loro cause; l’origine delle specie animali; la creazione di nuove specie di piante; la conservazione di alimenti e la preparazione di conserve, tipi di pane, liquori, olii, ecc.; la trasmutazione dei metalli; la creazione di gemme false; il magnetismo; la preparazione di rimedi di vario tipo (sonniferi, balsami per labbra rotte, cure per mal di testa, coliche, calcoli, fertilità, peste, piaghe, ecc.); la preparazione dei cosmetici femminili (tinture e balsami per capelli, come cambiare il colore degli occhi e sbiancare la pelle del volto, come cancellare le lentiggini e le smagliature post-parto, la creazione di dentifrici, come restituire la verginità, etc.); la distillazione (con illustrazioni di alambicchi); la preparazione di unguenti, polvere pirica, ecc.; come trattare il ferro; l’arte della cucina (preparazione di carni e pesci, ecc., pp. 501-525); l’aucupio (tecnica di caccia agli uccelli di piccole dimensioni mediante l’uso di trappole, pp. 526-543); come scrivere lettere segrete; gli specchi ustori e la rifrazione; i pesi; esperimenti di pneumatica (inclusa l’hydrohorologiographia, con illustrazioni); ed un ultimo capitolo intitolato “Chaos” in cui sono affrontate tematiche di vario tipo dal morso della vipera ai draghi volanti. L’opera include la prima descrizione della camera oscura. Il presente esemplare ha una legatura in pergamena da frammento di manoscritto di provenienza tedesca databile al XV secolo, con testo gotico su due colonne, ed inoltre contiene un foglietto sciolto con ricetta per fare la polvere per l’archibugio, in grafia presumibilmente coeva.

Stima    1.200 / 1.400
54

(Illustrati 500 – Teologia) ECK, Johann. Chrysopassus a Ioanne Maioris Eckio procancellario Auripoli et canonico Eisteten. Lecta est subtilis illa praedestinationis materia Vvilhelmo illustris. principe Baioariam gubernante. Anno gratiae G. D. XII. (Augustae Vindelicorum, ex officina Millerana, Mense Novembri 1514).

In folio piccolo (295 x 212 mm). [158] carte. Frontespizio architettonico inciso in legno da Daniel Hopfer, iniziali xilografiche. Pergamena antica flessibile, titolo al dorso in bella grafia posteriore, sguardie rinnovate. Frontespizio restaurato al margine interno e con minime lacune al margine inferiore, restauri ai margini esterni delle ultime carte, carta finale molto restaurata, con perdita della marca editoriale, occasionali marginalia e pallide fioriture, ma nel complesso bella copia marginosa.

RARA PRIMA EDIZIONE di questo saggio sulla predestinazione scritto dal teologo tedesco Johann Eck (1486-1543), noto soprattutto per la sua accanita opposizione a Martin Lutero, che lo chiamava il maiale di Ingolstadt e “Dottor Scrofa”. L’Enchiridion locorum communium adversus, Lutherum, opera principale di Eck, apparve nel 1525 e se ne pubblicarono in seguito ben 46 edizioni. Eck redasse anche una propria traduzione della Bibbia, che vide la luce nel 1537, in risposta alla traduzione protestante di Lutero del 1534. Il Chrysopassus, scritto quando l’autore aveva solo 28 anni, tratta la predestinazione con particolare riferimento ai dogmi della grazia e del libero arbitrio. Daniel Hopfer (1470 ca.-1536), autore del bellissimo frontespizio xilografico, fu un valente incisore, ritenuto il primo ad aver utilizzato l’acquaforte per produrre matrici di stampa.

Stima    600 / 800
Aggiudicazione  Registrazione
55

ESTIENNE, Henri. Thēsauros tēs Ellēnikēs glōssēs, Thesaurus Graecae linguae, ab Henrico Stephano constructus. In quo praeter alia plurima quae primus praestitit, (paternae in Thesauro Latino diligentiae aemulus) vocabula in certas classes distribuit, ... [Ginevra], excudebat Henr. Stephanus, 1572.

4 volumi in folio contenenti 5 parti (ca. 343 x 215 mm). Vol. 1: 20 xx pp., xxiv 1946 colonne, [3] pp. Vol. 2: xii 1592 colonne, [2] pp., 1593-1700 colonne, [2] pp. Vol. 3: 1793 colonne, [3] pp.; [2] pp., 834 colonne, [1] p. Vol. 4, Appendix libellorum ad Thesaurum Graecae linguae pertinentium: 32, 17-228 col., [2] pp., 229-1746 col., [3] pp., 212 col., [2] pp. Grande marca tipografica Estienne al frontespizio del primo volume, iniziali e fregi xilografici, testo su due colonne, firma xilografica di Henri Estienne nel quarto volume. Pergamena rigida settecentesca con tassello dorato al dorso (titolo anticamente manoscritto lungo il dorso del secondo volume), tagli spruzzati di rosso e di azzurro. Volume secondo rilegato in modo diverso; margine inferiore dell’ultima parte del volume terzo e della prima del volume quarto affetti da gallerie di tarlo e restauri; altre occasionali gallerie di tarlo e restauri, per lo più ai margini esterni; carte occasionalmente ingiallite; qualche gora marginale e altre tracce del tempo.

PRIMA EDIZIONE di questo celebre dizionario di greco antico, capolavoro dello stampatore francese Henry Estienne e monumento di erudizione classica. Henri iniziò a lavorare al progetto con il padre Robert, che nel 1531 aveva stampato il fortunato Dictionarium seu latinae linguae thesaurus, ma proseguì l’opera da solo dopo la sua morte nel 1559, e la pubblicò a sue spese. L’impresa si rivelò disastrosa per la sua tipografia, ma il dizionario continuò ad essere ristampato per secoli ed è stato considerato anche in tempi moderni uno strumento indispensabile allo studio della lingua greca. PMM 62: “there has to this day been no substitute to the Thesaurus Graecus”.

(4 volumi)

Stima    600 / 800
56

(Medicina – Alimentazione – Vino) GAZIO, Antonio. Florida corona que ad sanitatis hominum conseruationem ac longeuam vitam perducendam sunt pernecessaria continens. (Lione, Simone Bevilacqua per Bathélemy Trot, 20 dicembre 1516).

In 4to (245 x 180 mm). [vi] cxx carte. Frontespizio impresso in rosso e nero con grande vignetta xilografica. Testo in gotico su due colonne, decorato da capilettera xilografici. Pergamena flessibile coeva con titolo manoscritto al dorso. Breve galleria di tarlo al margine interno di un paio di fascicoli centrali, antiche firme di appartenenza cassate al frontespizio, qualche annotazione coeva e altre minime tracce del tempo, ma nel complesso bella copia genuina.

Interessante trattato, pubblicato per la prima volta nel 1491, che illustra l’arte rinascimentale del benessere. L’opera si apre con una serie di capitoli sulle capacità e qualità che deve avere un buon medico; seguono consigli sulla scelta dell’abitazione, sui rapporti sessuali, sul lavarsi. I capitoli dal 42 al 261 sono tutti dedicati all’alimentazione e approfondiscono argomenti quali: la scelta dei cibi; la fabbricazione del pane; natura e proprietà nutritive dei vari tipi di carne (bovina, ovina, di maiale, di gallina e altri volatili, ecc., cervello, lingua, cuore, trippa, fegato, rognoni, ecc.), dei tipi di latte, formaggi, pesci, erbe, verdure, cereali, frutta, funghi, spezie; la fabbricazione del vino, e le proprietà dei vari tipi di vini; i tipi di acqua; il giovamento dato da tisane e decotti. Seguono infine capitoli dedicati al sonno, all’igiene mentale (nocività delle emozioni negative e beneficio di quelle positive), alle malattie e alle loro possibili cure. Opera di notevole fascino.

Stima    800 / 1.000
Aggiudicazione  Registrazione
57

(Bibliografia – Bibliofilia) GESSNER, Konrad. Bibliotheca instituta et collecta, primum a Conrado Gesnero: deinde in Epitomen redacta, & novorum Librorum accessione locupletata, tertiò recognita, & in duplum post priores editiones aucta, per Iosiam Simlerum: Iam verò postremò aliquot mille, cùm priorum tùm novorum authorum opusculis, ex instructissima Viennensi Austriæ Imperatoria Bibliotheca amplificata, per Iohannem Iacobum Frisium Tigurinum. Tiguri, excudebat Christophorus Froschoverus, 1583.

In folio (323 x 204 mm). [lvi] 835 [3] pp. Marca tipografica al frontespizio, iniziali xilografiche, testo in corsivo su due colonne. Piena pergamena settecentesca, tassello dorato al dorso, tagli macchiettati di rosso e d’azzurro. Frontespizio un po’ ingiallito, specchio di scrittura pallidamente brunito, occasionali fioriture ai margini, un piccolo strappo senza perdita alla carta t1, qualche parola censurata, un paio di antiche note scritte in inchiostro bruno al margine.

Seconda edizione, riveduta e molto ampliata, della Bibliotheca universalis di Gessner pubblicata nel 1545, primo tentativo di realizzare una bibliografia “universale” delle opere in greco, latino e ebraico scritte dagli inizi della storia dell’umanità fino ai suoi tempi. La Bibliotheca divenne presto un punto di riferimento della bibliografia, non solo come guida per gli studiosi, ma anche per la formazione delle biblioteche pubbliche e private. A spingere Gessner alla sua realizzazione fu il pericolo incombente dell’avanzata dei turchi in Europa e anche la distruzione della prestigiosa biblioteca del re Mattia Corvino. Proprio perché voleva contribuire alla salvezza e alla conservazione dei documenti scritti dalla civiltà umana, quelli del passato e quelli del presente, invocava la costituzione di biblioteche pubbliche, le sole che potessero conservare a lungo i libri. La Bibliotheca segnalava circa 12.000 opere che divennero 15.000 con l’Appendix, fatta seguire nel 1555. Gessner indicò anche le fonti di cui si servì: biblioteche di Roma, Firenze, Bologna e Venezia, nonché i cataloghi editoriali, i repertori speciali, citazioni ed elenchi. Oltre all’autore ed al titolo dell’opera fornì note tipografiche, indicazioni del formato, numero delle pagine e prezzo, ed anche commenti e giudizi critici. Fu Gessner a mettere a punto la scheda bibliografica tuttora in uso nei cataloghi delle biblioteche.

Stima    800 / 900
Aggiudicazione  Registrazione
58

(Illustrati 500 – Storia romana) GELENIUS, Sigismond. Notitia utraque cum Orientis tum Occidentis ultra Arcadij honorijque Caesarum tempora, illustre vetustatis monumentum, imò thesaurus prorsum incomparabilis. Praecedit autem D. Andreae Alciati libellus, De magistratib. civilibusque ac militaribus officijs, ... Cui succedit descriptio urbis Romae, quae sub titulo Pub. Victoris circumfertur: ... Subiungitur Notitijs uetustus liber De rebus bellicis ... incerto autore. Item, ... Disputatio Adriani Aug. & Epicteti philosophi. Basileae, Froben, 1552 (Basileae, apud Hieronymum Frobenium, et Nicolaum Episcopium, 1552).

[RILEGATO CON:]

CURZIO RUFO, Quinto. De rebus gestis Alexandri Magni regis Macedonum opus. Basileae, in officina Frobeniana, 1545.

In folio (325 x 200 mm) in 2 parti. [108] carte e [viii] 171 [13] pp. Notitia: marca xilografica di Froben al frontespizio e a verso dell’ultima carta, oltre 100 xilografie colorate a mano. Curzio Rufio: grande ritratto xilografico dei Duchi di Baviera al verso del frontespizio e grande stemma xilografico di Christoph Braun a carta *4r, iniziali e fregi xilografici, marca xilografica di Froben al verso dell’ultima carta. Piena pergamena moderna. Pagine leggermente ingiallite, trascurabile difetto alle carte h4v e h5r, per il resto copia molto buona.

ESEMPLARE FINEMENTE COLORATO DELLA PRIMA E COMPLETA EDIZIONE ILLUSTRATA di questo fondamentale trattato dedicato all’amministrazione civile e militare dell’Impero Romano in Occidente e in Oriente a cavallo tra il IV e il V secolo d.C. Compilata verso il 408 d.C., l’opera elenca insegne, titoli ufficiali, funzionari, prefetti, ecc., indicandone la competenza territoriale, gli uffici, le truppe dipendenti ecc. La sua pubblicazione si deve a Sigismondo Gelenio, collaboratore di Froben, che basò la sua edizione su un manoscritto del IX secolo all’epoca conservato nella biblioteca di Speier ma successivamente perduto. Gelenio, che dedicò l’opera ad Andrea Vesalio, incluse nell’opera anche una descrizione delle provincie dell’Illiria di Beato Renano, un trattato giuridico di Andrea Alciati, una descrizione di Roma e una di Costantinopoli, e il De rebus bellicis, che illustra affascinanti macchine da guerra utilizzate dagli antichi romani (inclusa l’idea di una nave la cui propulsione non fosse affidata né a vele, né a remi, nonché l’invenzione della ruota a pale). Le ultime due pagine contengono la prima stampa di una raccolta medievale di enigmi in forma di dialogo, l’Altercatio Hadriani Augusti et Epicteti Philosophi. Le oltre 100 grandi xilografie illustrano vedute di Roma e di Costantinopoli, le insegne di tutte le legioni romane, costumi e pettinature delle antiche romane, suppellettili archeologici, divinità, monete, ed anche antichi codici e legature. Alcune, siglate con monogramma “CS” (alle carte h2v e i1r), sono state attribuite a Conrad Schnitt di Koegler o, in alternativa, a Christoph Schweytzer di Nagler. L’erudito Guido Panciroli scrisse successivamente un commentario all’opera, pubblicato nel in due edizioni veneziane nel 1593 e 1602. Léon Gruel citò le immagini di codici e libri qui contenute nel suo celebre Manuel de l’amateur de reliures.

Stima    2.000 / 2.500
Aggiudicazione  Registrazione
59

(Biografia) GIOVIO, Paolo. Elogia virorum bellica virtute illustrium veris imaginibus supposita, quæ apud Musæum spectantur. Volumen digestum est in septem libros. Florentiæ, in officina Laurentii Torrentini ducalis typographi, 1551.

In folio (355 x 227 mm). 340 [4] pp. Marca con armi medicee al frontespizio, grandi iniziali xilografiche. Mezza pelle settecentesca con angoli, dorso liscio con tassello e decorazioni dorate, tagli azzurri. Ex libris del vescovo Giovanni Battista Lambruschini al contropiatto anteriore e al verso del frontespizio, ed antica nota di possesso. Frontespizio con pallida macchia all’angolo in alto a destra e pallida gora lungo il margine esterno, che si ripropone su altre carte soprattutto nella seconda parte del libro, per il resto buona copia marginosa.

PRIMA EDIZIONE di questa opera in cui Paolo Giovio descrive la sua celebre collezione di ritratti di uomini (e donne) illustri conservata nella sua villa a Como e considerata la più ricca del tempo, fra i quali figurano: Cristoforo Colombo, Hernan Cortes, Mattia Corvino, Sigismondo di Polonia, Maometto II, Saladinus, Solimano il Magnifico, il Re dei Persiani Hysmael Sophus, il Re Muleasses Tunetanus, Francesco I di Francia, Enrico VIII d'Inghilterra, Alessandro Magno, Cesare Borgia, Castruccio Castracani, Isabella d’Aragona, Farinata degli Uberti, Francesco Gonzaga e Francesco Sforza, il Gattamelata, ecc., e vari Medici (Alessandro, Ippolito, Giuliano, Pietro ecc.), incluso Cosimo de’ Medici, al quale è indirizzata la prefazione del Torrentino. Giovanni Battista Lambruschini (Sestri Levante 1755 - Orvieto 1827) fu professore del seminario di Genova. Noto per la sua avversione alle idee rivoluzionarie, nel 1797 fu imprigionato nella fortezza di Savona. Cambiato il clima politico, ritornò a Genova come vicario generale. Vescovo di Orvieto dal 1807, accolse presso di sé Angelo Mai e padre Luigi Fortis, futuro generale della Compagnia di Gesù. Splendida l’impaginazione del Torrentino, che fa “scodinzolare” nel testo la gambetta di una grande “Q”.

Stima    250 / 350
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