LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

LIBRI, MANOSCRITTI E AUTOGRAFI

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
14 FEBBRAIO 2018
ore 10:30

Esposizione

FIRENZE
9 - 13 Febbraio 2018
orario 10-13 / 14–19 
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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61 - 90  di 144 LOTTI
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(Astrologia) MAURO FIORENTINO (MATTEI, Mauro) – SACROBOSCO, Ioannes. Annotationi sopra la lettione della Spera del Sacro Bosco dove si dichiarano tutti e principii mathematici & naturali, che in quella si possan’ desiderare. Con alcune quistioni notabili a detta Spera necessarie, & altri notandi & rari segreti, che in quella son ascosti. (Stampato in Firenze, adi 6 di marzo 1550).

In 4to (215 x 140 mm), 219 [1] pp. Schema astrologico contenente anche il significato delle Case zodiacali inciso al frontespizio, riprodotto a pagina 208. Incisioni a piena pagina alle pagine 64, 93, 96, 152, 153. Numerose altre incisioni xilografiche nel testo. Capilettera xilografici. Note a stampa e incisioni geometriche al margine. Piena pergamena semi-flessibile antica, titolo manoscritto al dorso, tagli spruzzati di rosso e di verde. Frontespizio ingiallito e con gora marginale che si ripresenta anche in altri parti, I4 e K4 con margini più corti (probabilmente da altri esemplari), strappo alla carta Dd5, per il resto buona copia.

PRIMA EDIZIONE della nuova traduzione di Mauro Mattei (o Fiorentino). “Non può, quest’opera, esser considerata seconda edizione di quella descritta nella scheda precedente [la Sphera Volgare del 1537]. In effetti, essa contiene sì una, sia pur nuova (in funzione anticopernicana), traduzione della Sfera come l’altra, ma, rispetto a quest'ultima, una Sfera theologica e, per quanto qui rileva, un’ampia parte finale (pagine 205-213) nella quale Mattei insegna a fare la cosiddetta domificazione (ovvero partizione delle Case zodiacali) in modo semplificato (ma per me del tutto incomprensibile). A pagina 195, peraltro, nella sub-opera della Sphera Theologica, Mattei critica chi si rivolge ai Phisici & Mathematici per conoscere il proprio destino, perché questo è materia di libero arbitrio.” (Cantamessa, Biblioastrology.com, 4954 bis).

Stima    500 / 800
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Aldina – Dizionario latino) PEROTTO, Niccolò. In hoc volumine habentur haec: Cornucopiae, sive linguæ Latinæ commentarij diligentissime recogniti atque ex archetypo emendati. Index copiosissimus dictionum omnium, quæ in hisce Sypontini commentarijs, … Eiusdem Sypontini libellus, ... Cornelij Vitellij in eum ipsum libellum Sypontini annotationes. M. Terentij Varronis De lingua latina libri tres ... Eiusdem de Analogia libri tres. Sexti Pompeij Festi undeviginti librorum fragmenta. Nonij Marcelli Compendia, … (Venetijs, in aedibus Aldi, et Andreae soceri, 1513. mense Novembri).

In folio (314 x 216 mm). 79 [1] carte e 1436 colonne. Marca editoriale (ancora con delfino e scritta “ALDVS M.R.” entro cornice di doppio filetto) al frontespizio, a carta K8v e al verso dell’ultima carta. Testo in corsivo su due colonne. Legatura settecentesca in piena pelle, dorso a nervi con tassello dorato, tagli azzurri. Pallida nota di possesso antica in calce al frontespizio e occasionali marginalia coevi. Tracce d’uso ai margini del frontespizio, qualche occasionale fioritura ai margini, qualche carta leggermente ingiallita, pallida macchia al verso della penultima carta, legatura un po’ sciupata ma nel complesso buona copia impressa su bella carta.

Seconda edizione aldina di questa monumentale opera di Niccolò Perotto (1430-1480), celebre umanista e poeta, professore all’Università di Bologna, segretario papale ed arcivescovo di Siponto. La sezione più ampia del libro è costituita dalla Cornucopia di Perrotto, uno dei più importanti dizionari di latino dell’epoca, nato come commento al primo libro di Marziale, di cui Perotto analizza ogni singola parola sia dal punto di vista linguistico, sia storico, sia culturale. La prima edizione dell’opera fu pubblicata a Venezia nel 1489; la prima aldina nel 1499. Alla Cornucopia si aggiungono tre testi fondamentali sulla grammatica ed etimologia della lingua latina, scritti da Varrone, Festo e Nonio.

Stima    1.000 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Geografia – Illustrati 500) ORTELIUS, Abraham. Theatrum orbis terrarum Opus nunc denuò ab ipso Auctore recognitum, multisque locis castigatum, & quamplurimis novis tabulis atquè Commentarijs auctum. (Antverpiae, Auctoris aere & cura impressum, absolutumque apud Christophorum Plantinum, 1579).

[Con]

Nomenclator Ptolemaicus; omnia locorum vocabula quae tota Ptolemaei Geographia occurrunt, continens: ad fidem Graeci codicis purgatus; & in ordinem non minus utilem quàm elegantem digestus. Antverpiae, Abrahamo Ortelio Cosmographo Regio, excudebat Christophorus Plantinus, 1597.

In folio in 2 parti (435 x 298 mm). [10] carte con frontespizio architettonico allegorico e ritratto di Ortelius alla carta B4v, entrambi incisi e colorati a mano, seguite da 93 tavole calcografiche a doppia pagina, tutte colorate a mano, e da 77 [11] pp., di cui l’ultima bianca. Collazionato completo secondo il registro in fine: A6, B4, 93 tavole a doppia pagina, A-F6, G8. Iniziali e fregi xilografici. Marca tipografica di Plantin colorata a mano al frontespizio del Nomenclator. Piena pelle coeva decorata a secco (tracce dell’oro originale), grande mandorla polilobata contenente il titolo “THEATRUM ORBIS TERRARUM” circondato da intreccio di nastri e piccole decorazioni floreali al centro del piatto anteriore entro cornice romboidale e serie di cornici rettangolari con cantonali che riprendono l’ornamentazione della mandorla centrale; stessa decorazione al piatto posteriore, ma senza il titolo al centro; dorso a 5 nervi; tagli spruzzati di rosso; resti di lacci in seta verde. Legatura sciupata e con mancanze, frontespizio uniformemente ingiallito e con strappi e piccole lacune lungo i margini, qualche pallida fioritura alle pagine di testo, piccoli restauri antichi in pergamena al margine bianco inferiore di 18 mappe, qualche strappo sempre al margine inferiore bianco di alcune mappe, un paio di strappi al margine interno, qualche mappa un po’ ingiallita, il colore verde ha creato nei secoli un’ombra al retro delle carte sulle quali è stato steso (segno di coloritura antica).

 

BELLISSIMO ESEMPLARE GENUINO IN LEGATURA COEVA, CON TUTTE LE INCISIONI IN FINE COLORITURA ANTICA, ED ILLUSTRE PROVENIENZA.

 

Seconda edizione in latino di questo fondamentale atlante, pubblicato per la prima volta nel 1570. L’opera, qui completa di tutte le sue parti, si apre con un bellissimo frontespizio architettonico abitato da figure allegoriche dei continenti, il cui significato è spiegato da Adolf van Meetkercke nelle carte iniziali. Seguono la dedica di Ortelius all’imperatore Carlo V in maiuscole molto grandi, la lettera al lettore, il catalogo degli autori delle tavole geografiche (126 nomi), l’indice alfabetico dei luoghi raffigurati, e vari poemi dedicatori. La parte delle carte geografiche si apre con la mappa del mondo allora conosciuto, immediatamente seguita dalle mappe di Europa, Asia, Africa, Americhe. Ogni carta è introdotta da una parte testuale. Sono presenti in fine: il Parergon Theatri, che raccoglie una mappa delle peregrinazioni di San Paolo, una dell’Impero Romano, e una della Grecia antica; il Nomenclatur Ptolemaicus, ed il De Mona Druidum Insula di Humphrey Llwyd. Il Theatrum Orbis Terrarum è considerato il primo vero atlante moderno. Ortelius lo revisionò con regolarità, espandendo l’atlante e ripubblicandolo in diversi formati fino alla sua morte avvenuta nel 1598.

 

La presente copia, tramandata per secoli di generazione in generazione, proviene dalla collezione dei conti Parisani di Tolentino (MC), nobile famiglia antica ed importante. Il primo documento relativo ai Parisani di Tolentino risale al 1303. La loro storia è strettamente collegata a quella del Comune, vanta numerosi personaggi di rilievo, ed è legata a vicende napoleoniche (cfr. Edmondo Casadidio, La famiglia Parisani: saggio di genealogia e di demografia storica, pp. 43-69 in “Quaderni del Bicentenario”, 1995, n. 1).

Stima    20.000 / 25.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Magia – Astrologia – Demonologia – Alchimia) PERERA, Benito. Adversus fallaces et superstitiosas artes, id est, De magia, de observationes somniorum, &, de divinatione astrologia libri tres. Ingolstadii, ex officina typographica Dauidis Sartorii, 1591.

In 8vo (156 x 104 mm). [vi] 256 [10] pp. Marca tipografica dei Gesuiti al frontespizio, iniziali e fregi xilografici. Legatura dell’epoca in pergamena flessibile da manoscritto medioevale. Ex libris incisi al contropiatto anteriore (datato 1612) e a quello posteriore (della Waldaufsche Stiftung, Hall, Tyrol, di cui c’è anche il timbro “Ritter-Waldauf-Bibliothek” al frontespizio), antica etichetta con titolo manoscritto applicata ad un angolo del piatto anteriore, ultima carta bianca applicata al contropiatto, ma nel complesso copia bellissima.

SPLENDIDO ESEMPLARE della RARA PRIMA EDIZIONE di questo “excellent traité de sorcellerie et de magie; il servait également de manuel d’exorcismes” (Caillet III 8518). “È la seconda opera di Pereira, filosofo spagnolo nato a Ruzafa, Valencia, e morto a Roma, dove visse e insegnò per gran parte della sua vita. L’opera ebbe grandissimo successo editoriale, come si evince dalle numerose edizioni. Il testo fu utilizzato anche come manuale di esorcismo e di alchimia. Il primo dei tre Libri tratta di magia; il secondo dell’interpretazione dei sogni. Tratta invece della “Divinatione Astrologica” il terzo e ultimo Libro. L’opinione dell’Autore è decisamente critica, in modo particolare nei confronti dell’astrologia giudiziaria (definizione dell’epoca, spregiativa della parte dell’astrologia diretta a predire cose future), anche per la ritenuta incompatibilità con i dogmi della religione cristiana.” (Cantamessa, biblioastrology.com, 6011). La parte dedicata alla magia tratta di demoni, cabala, negromanzia, fabbricazione dell’oro. La legatura è un frammento di manoscritto (forse un libro d’ore) di probabile provenienza francese databile al XV secolo, con testo in gotico su due colonne, rubricature, e grande iniziale “I” su nove linee, in rosso e blu.

Stima    1.000 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Umanesimo – Illustrati 500) PICCOLOMINI, Enea Silvio (Pius II). Epistole & varij tractatus Pij secundi pontificis maximi. Lugduni, ab Stephano gueynard (Iohannem Moylin, 1518).

In 4to (248 x 174 mm). [194] carte, di cui l’ultima bianca. Frontespizio in rosso e nero, con capilettera e vignetta xilografici, entro ampia e bella bordura xilografica figurata; altra bella bordura xilografica floreale e capilettera all’inizio del testo; numerosissimi capilettera xilografici floreali di varie dimensioni. Carattere gotico. Pergamena flessibile coeva con lacci e titolo anticamente manoscritto al dorso. Qualche annotazione, manicula e sottolineatura coeva, occasionali tracce del tempo, ma nel complesso copia molto buona.

SPLENDIDO ESEMPLARE di questa celebre raccolta di lettere vergate da Papa Pio II, uno dei più grandi umanisti ed autore prolifico e versatile di scritti sacri e profani. Seguendo il modello di riunire le proprie epistole pubbliche e private, fondato sulle Familiares e le Seniles di Petrarca, Piccolomini compose un epistolario che mostrava il suo impegno sia come pastore di anime, sia come politico, sia come uomo di lettere. La raccolta include la famosa operetta erotica Historia de Duobus Amantibus (Eurialus et Lucretia), ed altri curiosi scritti ove Piccolomini descrive i benefici dell’agricoltura (epistola 5), la superbia dei francesi (epistola 11), la noia dei libri verbosi (epistola 39), se in Italia ci sia il Monte di Venere (epistola 46, dove dice di conoscere solo Portovenere in Liguria ed un altro luogo con nome simile in Sicilia), che testi debba contenere una bella biblioteca (epistola 125), ecc. Alcune lettere sono veri e propri trattati, come quello “de educationem liberorum” (epistola 430).

Stima    800 / 1.000
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(Aldina) PLINIUS SECUNDUS, Gaius. Naturalis historiae libri trigintaseptem, a Paulo Manutio multis in locis emendati. Castigationes Sigismundi Gelenij. Index plenissimus. Venetiis, apud Paulum Manutium, Aldi f., 1559.

In folio in 2 parti (303 x 208 mm). [xiv] carte, 976 colonne, [18] carte; [66] carte. Ancora aldina entro ghirlanda ad entrambi i frontespizi, testo in corsivo su due colonne, iniziali xilografiche. Mezza pelle settecentesca, dorso con tassello e fregi dorati, tagli spruzzati d’azzurro. Ex libris cromolitografico armoriale con motto “Constantia et labore”. Antica nota di possesso cassata, antico timbro e altre tracce del tempo al primo frontespizio, qualche pagina occasionalmente ingiallita, un bifolio sciolto ed uno un po’ protruso, tracce del tempo alla legatura, ma nel complesso copia assai fresca.

Seconda edizione aldina in folio dell’opera di Plinio, curata da Paolo Manuzio, dopo la prima del 1558 e le due in 8vo del 1536 e 1540. Molto più ambiziosa e bella rispetto alle precedenti edizioni in 8vo, la presente comprende le annotazioni di Sigismundus Gelenius al testo di Plinio, che erano state pubblicate per la prima volta separatamente a Parigi nel 1536, ed inoltre l’ampio indice di Johann Camers (con proprio frontespizio, datato 1558), pubblicato per la prima volta separatamente a Vienna nel 1513. La storia naturale di Plinio, una delle più grandi opere pervenuteci dall’antichità classica, si propone di coprire l’intero campo della conoscenza antica dalla botanica alla zoologia, astronomia, geologia, mineralogia, tecnologia e comprensione dei fenomeni naturali dell’epoca. Questa edizione curata da Paolo Manuzio è incantevole per la sua impaginazione ariosa, e per il bel carattere corsivo disposto su due colonne, punteggiato da eleganti capolettera xilografici e tipografici.

Stima    400 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    400 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Geroglifici – Occulta – Illustrati 500) VALERIANO. Hieroglyphica sive de sacris Aegyptiorum, aliarumque gentium literis Commentarii […] A Caelio Augustino Curione duobus libris aucti, & multis imaginibus illustrati. Basileae, Per Thomam Guarinum, 1567.

In folio (328 x 219 mm). [x] 441 [25] carte. Marca tipografica al frontespizio e la verso dell’ultima carta, grande ritratto xilografico dell’autore entro ricca cornice figurata al verso del frontespizio, iniziali xilografiche. Numerose vignette xilografiche nel testo. Pergamena flessibile coeva con titolo anticamente manoscritto al dorso. Gallerie di tarlo al margine di alcuni fascicoli (a-b, f3-i1, C-F) pallida macchia alla carta p4v, macchia d’unto al margine superiore dei fascicoli finali, e altre minime tracce del tempo, ma nel complesso buona copia genuina.

Seconda edizione (dopo la prima del 1556) accresciuta di 20 nuove vignette e del supplemento di Curione in due libri, di questa opera di fondamentale importanza nell’iconografia tardo-rinascimentale. L’Hieroglyphica di Valeriano è una vasta raccolta di tutta la conoscenza geroglifica del suo tempo, basata sul trattato di Orapollo, sugli obelischi visti a Roma, sulla Cabala, e sulla Bibbia. Ebbe un tale successo che se ne pubblicarono ben undici edizioni nei primi settanta anni. L’opera fu anche fonte di immagini emblematiche per gli artisti, e le sue antiche iscrizioni materiale di studio per gli storici umanisti. Il monumentale testo è suddiviso in 60 libri, ognuno dei quali descrive e analizza un animale, una pianta, un simbolo, un personaggio mitologico, un oggetto, ecc., o anche una parte del corpo (inclusi i genitali maschili e femminili, entrambi illustrati a p. 246).

Stima    600 / 700
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Pisa – Feste – Illustrati 600) BAZZICALUVA, Ercole – CASCINA, Pietro. Alfea reverente rappresentata nella seconda venuta della serenissima Vittoria della Rovere gran duchessa di Toscana in essa città l’anno 1639. (In Pisa, appresso Francesco delle Dote, 1639).

In 4to (223 x 166 mm). [ii] 21 [1] pp. ed una tavola calcografica più volte ripiegata, sottoscritta “ercole Bazzacaluuve D.D.” Testo in cornice, iniziali e fregi xilografici. Antica carta d’attesa, minime tracce del tempo, esemplare in perfette condizioni.

RARISSIMA ED IMPORTANTE PLACCHETTA, che descrive la trionfale entrata in Pisa (anticamente denominata “Alfea”), di Vittoria della Rovere (1622-1694), moglie di Ferdinando II de’ Medici e quinta granduchessa di Toscana. La celebre tavola di Ercole Bazzicaluva, attivo in Firenze nella prima metà del XVII secolo, ritrae la carrozza della Granduchessa in mezzo ad una piazza affacciata sull’Arno e gremita di gente, sullo sfondo della quale si intravvede la Torre Pendente. Tutti i piccoli personaggi che affollano la scena, inquadrata tra due colonne con stendardo, sono ritratti in modo realistico e vivace, dall’omino che orina nel fiume al carro con i musicanti. I soggetti in primo piano sono più grandi e ombreggiati, quelli in secondo piano sempre più piccoli e accennati. La stampa è considerata una delle migliori rappresentazioni di feste alla maniera di Caillot. “Oltreché incisore […], il B. fu anche maestro di campo del granduca, ciambellano di corte a Innsbruck, castellano della fortezza di Livorno e governatore di quella di Siena, e anche la sua attività d’incisore, tolto qualche modesto soggetto religioso (un S. Sebastiano, per esempio), s’intreccia continuamente con le sue occupazioni e i suoi svaghi preferiti. […] Il mondo ideale e formale del B. si forma prevalentemente nel ricordo di Antonio Tempesta, con in più una carica personale di spirito cavalleresco e spadaccino, e al contatto diretto e indiretto di Giulio e Alfonso Parigi, di Remigio Cantagallina, di Giacomo Callot, di Stefano Della Bella. […] Quanto al linguaggio specificamente incisorio, il B., pur richiamandosi agli altri grandi, finisce per individuarsi nettamente, specie dove le immagini della terra, pur digradando progressivamente nel medium atmosferico, continuano, precipitando verso la parte in ombra dei contorni, a vibrare di un tono più forte, simile a quello degli scuri con il quale più tardi gl’impressionisti francesi useranno rilevare i colori chiari, come a riportarsi sempre al primo piano e a volerne riecheggiare la consistenza.” (Treccani).

Stima    5.000 / 6.000
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Stima    500 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Firenze) BOCCHI, Francesco – CINELLI, Giovanni. Le bellezze della citta di Firenze dove a pieno di pittura di scultura di sacri templi, di palazzi, i più notabili artifizj, e più preziosi si contengono. Scritte già da m. Francesco Bocchi, ed ora da m. Giovanni Cinelli ampliate, ed accresciute. In Firenze, per Gio. Gugliantini, 1677.

In 8vo (167 x 115 mm). [viii] 40 584 [36] pp. Giglio xilografico al frontespizio, iniziali e fregi xilografici. Mezza pergamena ottocentesca con titolo manoscritto al dorso. Assenti come di consueto le due tavole, frontespizio ingiallito e con restauri al verso lungo i margini, strappo a V2 e a Qq6, carte un po’ ingiallite, tracce d’uso alla legatura.

Seconda edizione, ampliata rispetto alla prima del 1591, di una delle più importanti guide antiche di Firenze. Tiratura senza le due tavole, assenti nella maggioranza degli esemplari. “È un libretto stampato con garbo, molto maneggevole, di una mole giusta per una guida, non troppo prolisso e neppure troppo conciso e sobrio. Con esso è determinato il tipo di tutti i lavori del genere che verranno poi; la disposizione è rigorosamente topografica secondo un itinerario fisso conforme all’aspetto della città. Naturalmente questo libro ha un grande e durevole valore per lo studioso come inventario del patrimonio artistico, pubblico e privato in uno dei centri più importanti dell’arte italiana alla fine del Cinquecento, … Ma il suo valore storico sta anche nell’essere il primo di questo genere che rispecchi pienamente il giudizio dei letterati sull’arte figurativa, il mondo dei critici d’arte e degli amatori”. (Schlosser, Letteratura artistica, p. 371).

Stima    150 / 200
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Idraulica – Illustrati 600 – Legatura) CASTELLI, Benedetto. Della misura dell’acque correnti di d. Benedetto Castelli abbate di S. Benedetto Aloysio, e matematico di papa Urbano VIII … In questa terza edizione accresciuta del secondo libro e di molte curiose scritture. In Bologna, per gli hh. del Dozza, 1660.

In 4to piccolo (210 x 150 mm). [xx] 184 pp. Antiporta calcografica che raffigura un ponte sul Tevere, con la tiara e gli stemmi pontifici di Urbano VIII, vignetta xilografica al frontespizio, iniziali e fregi xilografici, diagrammi e vignette xilografiche nel testo. Segue a c. H2r con proprio frontespizio: Demostrazioni geometriche della misura dell’acque correnti di d. Benedetto Castelli... con sottoscrizione: In Bologna, presso gli heredi del Dozza, 1659. Pergamena rigida con grandi armi vescovili in oro entro cornice di doppio filetto dorato, stelle dorate agli angoli interni e al dorso, tagli macchiati di rosso. Antiporta controfondata e con piccolo restauro all’angolo in basso a destra, timbrino con stesse armi dei piatti al frontespizio, gora intermittente al margine inferiore, più evidente nella seconda parte del libro, ma nel complesso una buona copia in bella legatura.

Terza edizione dopo la prima del 1628 e la seconda del 1639, più completa e pregiata rispetto alle precedenti in quanto compaiono qui per la prima volta: il secondo libro (pp. 76-98), le “Considerazioni intorno alla Laguna di Venezia” (pp. 99-125), due lettere relative alla regolazione delle acque del Fiume morto e del Serchio, la “Considerazione sopra la Bonificazione delle Paludi Pontine” (pp. 143 – 151), la “Considerazioni sopra la Bonificazione del Bolognese, Ferrarese e Romagnola” (pp. 152-156), e la “Relazione dell’acque del Bolognese, e del Ferrarese” di Monsignor Ottavio Corsini Fiorentino seguita da lettera del Castelli sullo stesso argomento, datata 1639. Benedetto Castelli (1578-1643) è stato un matematico e fisico, collaboratore e amico di Galilei, nonché consigliere idraulico e matematico di Papa Urbano VIII, che dimostrò sempre nei suoi confronti grande affetto e stima. Questa sua opera è considerata uno dei capisaldi dell’idraulica moderna.

Stima    600 / 800
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    400 / 500
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Medicina – Astrologia) CAMPANELLA, Tommaso. Medicinalium, juxta propria principia, libri septem. Opus non solum medicis, sed omnibus naturæ et priuatæ valetudinis studiosis utilissimum. Lugduni, ex officina Ioannis Pillehotte, sumptibus Ioannis Caffin, & Francisci Plaignard, 1635.

In 4to (235 x 174 mm). [xxviii] 690 [2] pp. Frontespizio stampato in rosso e nero con marca xilografica, iniziali e fregi xilografici. Mezza pergamena moderna. L’inchiostro di antiche note di possesso ha causato fori alle parti bianche del frontespizio ed un foro al margine interno delle due carte successive (nessuna perdita); galleria di tarlo al margine superiore dei fascicoli Vv-BBb e FFFf-IIIi (senza perdite di testo, ma talora sfiorano qualche lettera); carte uniformemente ingiallite ed un paio di fascicoli bruniti come d’uso.

RARA PRIMA EDIZIONE DELL’UNICA OPERA MEDICA SCRITTA DA CAMPANELLA. Il saggio, edito dall’occultista Jacques Gaffarel, comprende sette libri che affrontano gli argomenti più svariati. Si tratta di una vera e propria enciclopedia del sapere medico dell’epoca. Di particolare interesse i capitoli dedicati all’influsso di pianeti (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Giove, Saturno), comete ed eclissi sulla salute umana. “Opera (la sola) di medicina del filosofo Campanella, che non poteva rinunziare a dedicare un po’ di pagine e di attenzione (così da pagina 241 a pagina 282) alla disciplina astrologica, peraltro non fuor di luogo o di tema, perché nei secoli XV-XVII in particolare la quaestio relativa alla necessità - o meno - di approfondite nozioni astronomico astrologiche in capo ai medici era oggetto di accesi dibattiti. I medici-astrologi erano noti con l’appellativo di iatromatematici. Come ho già altrove rilevato, la Iatromathematica è la scienza che si fonda su un testo che sarebbe stato opera di Petosiride (150 a.c.), secondo il quale la malattia sarebbe la riproduzione di un conflitto tra astri: quello che presiede la parte del corpo malata (in regime di Sympathia) riceve aspetti negativi da un Pianeta malefico (Marte o Saturno) e, per l’effetto, si indebolisce, lasciando indifesa (e facendo dunque ammalare) la parte del corpo controllata simpateticamente. La cura era costituita dal reperimento di piante o animali legati per Sympathia con l’astro sotto attacco, onde accumulare energia positiva e ricostituire le difese del malato (o, per meglio dire, dell’astro). Proprio di questo scrive Campanella, quando sottolinea l’esistenza d’una sympathia o di una antipathia tra le cose (inter se), tra esse e gli astri (sed etiam cum stellis) e ancora di più tra questi e le parti del corpo umano (effectus stellarum apud nos conformis est magis huic, quam illi rei). A questi concetti di fondo segue poi nel testo l’attribuzione analitica delle singole ‘cose’ (pietre, odori, sapori, malattie, punti deboli e punti forti delle persone, metalli, piante, etc.) ai singoli sette Pianeti.” (Cantamessa, Biblioastrology.com, 1363 bis).

Stima    1.000 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Viaggio – Venezia – Illustrati 600) CORONELLI, Vincenzo. Description geographique et historique de la Morée; reconquise par les Vénitiens du royaume de Negrepont, des lievx circonvoisins, et de ceux qu’ils ont soûmis dans la Dalmatie, & dans l’Epire, depuis la Guerre qu’ils ont declarée aux Turcs en 1684, iusqu’en 1687. Enrichie de plusieurs plans, & Vûës de Places des mêmes Païs par le Pere Coronelli, Cosmographe de la Serenissime Republique de Venise. Paris, Nicolas Langlois, 1687.

In folio (370 x 245 mm). [xii] 122 [1] pp. 72 incisioni, di cui: 23 tavole a doppia pagina (di cui 2 ripiegate), 23 tavole a piena pagina con 2 incisioni ciascuna, 2 incisioni a mezza pagina, e 1 grande tavola ripiegata che raffigura il “Disegno topografico del canale di Cattaro descritto dal padre Coronelli in Venezia l’anno MDCLXXXV”. Pieno vitellino marezzato coevo, dorso a 6 nervi e 7 scomparti, di cui il secondo con titolo in oro, gli altri riccamente decorati in oro, dentelle dorata all’unghiatura. Strappo alla mappa con il Cattaro, pallide bruniture occasionali, galleria di tarlo al margine interno dei primi fascicoli, tracce d’uso, difetti alla legatura.

Seconda edizione parigina di questa interessante opera di Vincenzo Coronelli, celebre cartografo della Repubblica di Venezia e maestro nella produzione di globi (inclusi due realizzati per Luigi XIV). La prima edizione, pubblicata a Venezia nel 1686, conteneva solo 43 mappe, mentre la prima stampa parigina, sempre del 1686, conteneva 56 mappe. Rara a trovarsi completa, la presente copia include la grande tavola ripiegata in fine che raffigura le Bocche di Cattaro, nonché vedute a doppia pagina di Patrasso, Navarino, della fortezza e presa di Coron nel 1685, dello stendardo del sultano esposto nella chiesa dei Teatini a Venezia e della battaglia a Calamata, delle fortezze di Zarnata, Chielafa, Corfù ecc., del porto di Igoumenitsa, ecc.

Stima    1.500 / 1.800
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    600 / 800
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(Fisiognomica – Illustrati 600) DELLA PORTA, Giovan Battista. La fisonomia dell'huomo, et la celeste. Del signor Giovan Battista Dalla Porta. Libri sei. Tradotti di latino in volgare, & hora in questa settima, & ultima impressione ricorretta, & postovi le figure à propri suoi luoghi. Con la Fisonomia naturale di monsignor Giovanni Ingegneri, di Polemone, di Adamantio, & il Discorso di Livio Agrippa sopra la natura, & complessione, humana, con il Trattato di nei di Lodovico Settali gentilhuomo milanese. Aggiontovi da nuovo la Metoposcopia di Ciro Spontone. In Venetia, per Nicolò Pezzana, 1668.

In 4to (222 x 157 mm). [viii] 591 [i.e. 579] [1] pp. Marca tipografica al frontespizio, fregi e iniziali xilografici, ritratto dell’autore alla carta a4v e numerosissime illustrazioni xilografiche nel testo. Pergamena rigida settecentesca, tassello in marocchino rosso al dorso, tagli azzurri. Frontespizio un po’ ingiallito, un paio di trascurabili macchie d’unto ai margini e altre minime tracce del tempo, piccolo foro della carta a Q2, ma nel complesso copia assai buona.

Edizione formata su quella veneziana del 1644, con l’aggiunta della Metoposcopia di Ciro Spontone, stampata su due colonne, con 36 illustrazioni xilografiche. La Fisionomia del Della Porta è una delle prime e più importanti opere sulla fisiognomica, corredata da numerose illustrazioni xilografiche che rappresentano analogie fisiche tra volti umani e teste di animali, ed altre curiose immagini. Il trattato si apre con una introduzione sulla fisiognomica, seguita da capitoli in cui vengono analizzate tutte le parti del corpo ed il loro significato, e poi i vari tipi umani (epilettico, effeminato, avaro, innamorato ecc.). Al termine, Della Porta propone una serie di rimedi per ovviare a vari aspetti sgradevoli (ad esempio in “come i cicaloni possano divenir taciti, e di poche parole” si suggerisce di non mangiar carne di animali loquaci come il gallo, le anatre, le rondini e le rane …). Seguono: la Fisionomia naturale di Giovanni Ingegneri (pp. 335-381); la Fisionomia di Polemone (pp. 382-402); la Fisionomia celeste del Della Porta (pp. 403-516, con bellissime illustrazioni xilografiche); il Discorso de nei di Lodovico Settali (pp. 517-522); il Discorso di Livio Agrippa sopra la natura et complessione humana (pp. 523-534); la Metoscopia di Spontoni, con xilografie che illustrano le linee della fronte (pp. 535-586); ed infine li trattato Delli nei della faccia e corrispondenza che tengono nelle parti della persona (pp. 587-591).

Stima    600 / 900
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Chiromanzia – Scienze naturali – Gastronomia – Alchimia – Gemmologia – Medicina – Cosmetica – Caccia – ecc.) DELLA PORTA, Giovan Battista. Della magia naturale del signor Gio. Battista Della Porta napolitano libri XX. Tradotti dal latino in volgare, e dall’istesso Autore accresciuti, sotto nome di Gio. De Rosa V. I. P. con l’aggiunta d'infiniti altri secreti, e con la dichiaratione di molti, che prima non s’intendevano. In questa nuova Editione migliorata in molti luoghi, che nella prima stampa si leggevano scorrettissimi, Accresciuta d’un’Indice copiosissimo, e del Trattato della Chirofisonomia non ancora stampato, Tradotto da un Manoscritto Latino dal signor Pompeo Sarnelli. In Napoli, appresso Antonio Bulifon, 1677.

In 4to (220 x 175 mm). [xvi] 602 [22] pp. Frontespizio con piccola marca tipografica. Iniziali, fregi e vignette xilografiche nel testo. Bella antiporta incisa con ovale contenente il ritratto di Porta all’età di 64 anni circondato da figure che rappresentano le numerose discipline, per lo più esoteriche, cui egli si dedicò. Stemma inciso in testa alla dedica. Altra illustrazione calcografica che illustra la mano chiromantica alla carta Bbbb3v. Pergamena rigida coeva con tassello (difettoso) al dorso, tagli spruzzati di rosso. Assente l’ultima carta bianca, piccolo difetto al margine inferiore delle prime carte, causato da umidità e pallide tracce d’umidità al margine inferiore delle carte successive, ma nel complesso una buona copia genuina.

PREGEVOLE EDIZIONE di questa summa del sapere umano dell’epoca, pubblicata per la prima volta nel 1588 in soli 4 libri, poi aumentati fino a 20. La presente edizione contiene in fine il trattato Della chirofisonomia overo di quella parte della humana fisonomia, che si appartiene alla mano libri due del signor Gio. Battista Della Porta napolitano tradotti da un manoscritto latino dal signor Pompeo Sarnelli dottore dell’una, e dell’altra legge (pp. 553-602). Il manoscritto del Sarnelli si scagliava contro i chiromanti, che a suo dire “con impure, e vane osservazioni havevano sporcata questa Scientia, la quale si dimostra fondata sopra naturali congetture”. Il trattato descrive in modo analitico monti e tipi di mani, critica le letture erronee delle linee (incluse quelle dei piedi), analizza dita e unghie, ed è illustrato da una calcografia che ritrae la mano chiromantica.

Stima    500 / 700
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    400 / 600
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Legatura papale – Alessandro VII) FRIGERIO, Paolo. Vita di S. Caterina da Siena. In Roma, Appresso Vitale Mascardi, 1656.

In 4to piccolo (235 x 173 mm). [viii] 288 [12] pp., ultima bianca. Vignetta calcografica al frontespizio, grande stemma calcografico del dedicatario Alessandro VII alla carta successiva, ritratto calcografico di S. Caterina a piena pagina inciso da Guillaume Vallet. Iniziali e fregi xilografici. Pieno marocchino testa di moro coevo riccamente decorato alle armi di Alessandro VII, sguardie rinnovate, ex libris di primo Novecento, tagli dorati. Frontespizio controfondato, qualche pallida macchia occasionale, abrasioni ai margini della legatura, ma nel complesso bella copia genuina.

SPLENDIDA LEGATURA ROMANA ALLE ARMI DI ALESSANDRO VII, papa dal 1655 al 1667, impresse al centro dei piatti e circondate da compartimenti polilobati seminati di decorazioni in oro e argento (ossidato), con agli angoli i simboli presenti nello stemma di Alessandro VII, ciascuno sovrastato da un motto diverso (qvo senior robvsta magis – nescio nvbes – saecla avrea reddet – sole oriente [?meco] – vim caelitvs havrit – sidera tango – solamen in vmbris – fvlmina sperno); in alto e in basso ovale contenente intreccio di frecce e lettere “PO.R.VN”; dorso liscio con simile decorazione (ossidata). Ringraziamo il Dott. Macchi che, avendo visto la legatura, ne ha attribuito l’esecuzione all’Enigmatic Binder, nome che identifica una ignota bottega romana attiva tra il pontificato di Paolo V (1605-1621) e quello di Innocenzo XI (1676-1689), i cui fregi sono simili a quelli della bottega Andreoli. La definizione di “enigmatic” deriva dalla presenza di un ferro indicante un rebus sul manufatto. Nella presente legatura, gli elementi che permettono di ascriverne la realizzazione all’Enigmatic Binder sono, secondo il Dott. Macchi, “la coppia di veneri drappeggiate circostanti lo scudo (Guido Vianini Tolomei, Un atelier de reliure à Rome au XVIIe siècle: l’atelier dit Énigmatique, in Bulletin du bibliophile, Paris, n. 2, 1993, pp. 322-343), p. 322, Fig. 1; Planche II, ferro n. 3), di seguito Vianini Tolomei 1993; le querce negli angoli e nello scudo (Vianini Tolomei 1993, Liste des livres reliés par l’atelier énigmatique, n. 22, C. Thomasius, Arbor….commentaria in summam Thomae, Rome, 1656, biblioteca vaticana, St. Chigi, III 141); le frecce (Legature papali da Eugenio IV a Paolo VI. Catalogo della mostra, a cura di Luigi Michelini Tocci, 1977, n. 227, tav. CLXVI, Paolo Frigerio Vita di S. Caterina da Siena, Roma, Vitale Mascardi, 1656, biblioteca vaticana, Stamp. Chigi III 394).” Il citato catalogo della mostra sulle legature papali riproduce di fatto una legatura molto simile alla presente (tavola CLXVI), descrivendola come segue (n. 227): “Splendida legatura romana in marocchino verde scuro (mm. 247 x 174). Decorazione dorata e argentata elegantissima, nella quale l’influsso francese viene liberamente interpretato e integrato con elementi originali. Negli scomparti, delimitati da doppi filetti sottili, si osservano leggiadri fogliami con le foglie smaltate d’argento e ferri svariatissimi, […] i monti e la stella e la rovere araldici, […] col motto POR VN (Por un dar dos). Al centro, lo stemma di Alessandro VII. Sul dorso, ancora i motivi araldici Chigiani, e (…) due coppie di dardi incrociate col motto POR VN, nel mezzo.”

Stima    1.000 / 1.200
Aggiudicazione:  Registrazione
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Stima    600 / 800
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Architettura – Illustrati 600) RUSCONI, Giovanni Antonio. I dieci libri d’architettura di Gio. Antonio Rusconi. Secondo i precetti di Vetruvio, novamente ristampati, & accresciuti della Prattica degl’Horologi Solari. In Venetia, appresso il Nicolini, 1660.

In folio piccolo (292 x 205 mm). [xii] 148 pp. Frontespizio entro cornice architettonica, iniziali e fregi xilografici, e oltre 160 illustrazioni xilografiche nel testo. Mezzo marocchino testa di moro con angoli, titoli in oro al dorso. Antico restauro al verso del frontespizio, minima galleria di tarlo al margine interno, ma nel complesso copia molto buona.

Seconda edizione, ampliata rispetto alla prima del 1590 con un saggio di quattro pagine scritto da Bernardino Stramegioli dedicato agli “horologi solari” (ma oltre alle meridiane è raffigurato anche un orologio ad acqua). Giovanni Antonio Rusconi (1520 ca.- 1587) è stato un architetto e pittore italiano. Allievo del matematico Niccolò Tartaglia, si occupò anche di balistica e idraulica. Inventò nel 1544 un nuovo tipo di mulino, che ebbe grande fortuna e fu molto sfruttato nei territori della Repubblica di Venezia, valendogli il titolo di Magistrato alle Acque. Tutta la sua opera pittorica è andata dispersa. Intraprese la traduzione di Vitruvio prima del 1554, ma non la portò mai a termine. Intagliò invece gli oltre 160 legni volti ad illustrarla, che furono pubblicati postumi nel 1590, e che sono riproposti in questa seconda edizione. L’importanza ed il fascino di questo suo manuale architettonico risiedono proprio nel suo apparato illustrativo, che in parte riprende quello di precedenti edizioni cinquecentesche del Vitruvio, in parte riproduce disegni inventati da Rusconi.

Stima    600 / 800
Aggiudicazione:  Registrazione
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(Viaggio – Ungheria – Illustrati 600) SCALA, Ercole. L’Ungheria compendiata, dal sig. co. Ercole Scala, E nuovamente ristampata con l’accrescimento d’altre città, ... Vienna liberata dall’assedio, et imperfettionato l’intrapreso di Buda, e nel fine i gloriosi progressi fatti dall’armi cesaree nel medesimo regno l’anno 1685. In Modona, nella stamperia di Demetrio Degni, 1686.

In 4to piccolo (232 x 170 mm). [xii] 116 [2] pp. Frontespizio in rosso e nero, iniziali e fregi xilografici. Ritratto calcografico dell’imperatore Leopoldo I, sottoscritto da Francesco Guienotti, e 23 (di 25) tavole calcografiche (assenti quelle relative alle città di Hatvan e di Canissa), di cui una ripiegata. Seguono un bando di [4] pp. e 16 tavole calcografiche (di cui 7 ripiegate), tutte controfondate. Legatura posteriore in mezzo vitello, piatti marmorizzati, dorso liscio con titoli e filetti in oro. Tavola relativa a Vaccia con margini più corti e presumibilmente appartenente alla stessa serie di 9 vedute in fondo al volume; alcune carte pallidamente brunite.

INSIEME UNICO e di grande interesse, che comprende: la seconda edizione, di molto ampliata, del testo dello Scala, illustrato da finissime vedute delle varie città descritte; un bando di [4] pagine intitolato Relatione della presa per assalto della città alta di Buda, stampato a Milano, da Marc’Antonio Pandolfo Malatesta (non datato ma relativo a fatti accaduti il 2 settembre 1686, e comunque pubblicato non oltre il 1719, ultimo anno di attività dello stampatore); una tavola calcografica ripiegata che illustra l’assedio di Buda nel giugno 1686, disegno dedicato da Sebastiano Bianchi a don Cristoforo Bellino di Milano; una tavola calcografica ripiegata, intitolata Spiegatione dell’assedio di Nayhaysel seguito l’anno 1685; 9 incisioni con vedute di città in freschissima impressione, molto simili a quelle presenti nel testo dello Scala ma più belle; una tavola calcografica ripiegata, intitolata Descrittione dell’assedio della città di Buda, 1686; una tavola calcografica ripiegata, intitolata Ponte d’Essek incendiato dall’armi imperiali nel mese di novembre 1686; una tavola ripiegata che illustra la “Fortezza di Belgrado”; un’ampia tavola ripiegata, con due illustrazioni calcografiche e testo, intitolata Topografia dell’insigne città e castello di Belgrad, Assediata, & Espugnata dall’Altezza Serenissima Elettorale di Baviera, per Sua Maestà Cesarea l’anno 1688, con Epilogo storico […] compilato dal dottor Carlo Manone, stampata in Milano, Nelle Stampe dell’Agnelli; una tavola ripiegata, con grande calcografica e testo, intitolata Caminez piazza cosiderabile della Polonia, stampata in Milano, Nelle Stampe dell’Agnelli.

Stima    800 / 1.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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