Importanti Maioliche Rinascimentali

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Tagliere da impagliata

€ 8.000 / 12.000
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Tagliere da impagliata

Urbino, bottega Fontana, 1540-1550 circa

 

Maiolica decorata in policromia con giallo, arancio, verde, blu, bianco e bruno di manganese nel tono del nero

alt. cm 3; cm 21,4 x 17,1; piede cm 16 x 12

 

Intatto

 

Corredato da attestato di libera circolazione

 

Earthenware, painted in yellow, orange, green, blue, white, and blackish manganese

H. 3 cm; 21.4 x 17.1 cm; foot 16 x 12 cm

 

In very good condition

 

An export licence is available for this lot

 

Di quest’antico servizio da puerpera resta il tagliere, che mostra una forma ovale con incavo poco profondo, bordo appena rilevato ed estroflesso con orlo riccamente baccellato, e fondo piano e apodo. L’oggetto è interamente smaltato.

Il decoro in piena policromia interessa l’intera superficie con una scena animata da nutrice e balie indaffarate presso la culla, intente a fasciare il neonato.

L’orlo del tagliere è anch’esso dipinto con un’alternanza di colori, utilizzati per sottolineare la varietà delle forme delle baccellature.

Sul verso dell’oggetto è raffigurato un angelo in piedi su una nuvola, sorridente e con il capo chino, che regge una sottile croce cui è appesa la corona di spine; le vesti sono leggermente scostate sulle gambe e le ali multicolori aperte. Lo sfondo giallo intenso esalta il contrasto cromatico, facendo risaltare la figura; tutt’intorno gira una cornice di nuvolette arrotondate.

L’impalliata (o impagliata) era un servizio di maiolica che veniva offerto alla puerpera per il suo primo pasto a letto dopo il parto: più elementi sovrapposti formavano un unico insieme. Il Piccolpasso nel suo trattato sull’arte della maiolica ben ci descrive il manufatto e cita i cinque elementi che lo compongono: “schudella della donna di parto”, tagliere, ongaresca, saliera e coperchio. Sul primo oggetto, adatto a contenere il brodo o la zuppa, era posto il tagliere, sul quale era appunto collocata l’ongaresca, una sorta di contenitore che, una volta capovolto, serviva a coprire le pietanze; a quest’ultima si sovrapponeva una saliera munita di coperchio.

Per modalità decorative e caratteristiche morfologiche l’esemplare s’inserisce appieno nella serie di opere dalla foggia complessa che caratterizza la produzione urbinate della seconda metà del secolo XVI.

Tuttavia lo stile pittorico – i volti arrotondati, i tratti fisiognomici sottolineati in manganese e lumeggiati con tocchi di bianco, gli occhi abbassati, le bocche rese con un sottile tratto orizzontale, gli abiti panneggiati con un uso sapiente del colore, senza contorni – differisce fortemente da quello generalmente associato alla bottega dei Patanazzi, che domina la scena urbinate in quel periodo, caratterizzato da figure dalle forme più “bamboleggianti”, con teste grandi e leggermente sproporzionate.

Un’ongaresca con tagliere del Museo del Louvre mostra figure femminili con caratteristiche fisiognomiche molto simili associate a grottesche.

Ma è nel confronto con un’opera simile della bottega Fontana, già appartenuta alla collezione Adda, che riscontriamo le affinità maggiori: nella coppa da impagliata le figure femminili, intente ad accudire una puerpera coricata in un letto con baldacchino, mostrano la stessa pacatezza nei volti che vediamo nelle donne rappresentate sulla nostra opera, e anche la tenda ha il medesimo motivo decorativo. In particolare sono utili nel confronto le caratteristiche stilistiche del verso dell’oggetto: il piccolo putto mostra molte analogie stilistiche con il giovane angelo sul retro del nostro tagliere e anche il modo in cui vengono “incorniciati” i due protagonisti, circondati da nuvole arricciate, è identico.

La qualità complessiva del decoro ci fa ascrivere il manufatto ancora alla produzione della bottega Fontana e negli anni attorno al 1540 circa.

Non per questo abbiamo trascurato nella nostra analisi la notevole personalità di Antonio Patanazzi che, nonostante le opere sicuramente attribuibili alla sua mano siano poche, già attorno al 1540 era a capo di una bottega. Alcune analogie con opere analizzate da Fiocco e Gherardi nel loro articolo su questa personalità urbinate ci hanno fatto riflettere su una eventuale attribuzione a tale artista. Si vedano, a titolo di esempio, alcuni dettagli nei volti e nelle mani dei personaggi raffigurati nei medaglioni dei vasi attribuiti con sicurezza al pittore urbinate. Egli del resto lavora in parallelo e in collaborazione con Orazio e Flaminio Fontana, e non si possono quindi escludere forti influenze della bottega nella quale si era formato: da qui le affinità.

Anche quest’opera, come già detto per i piatti presentati ai lotti 43 e 44 di questo catalogo, sembra figurare tra gli esemplari appartenenti agli inizi del ’900 al Museo Nazionale Svizzero di Zurigo, pubblicati da Mariaux: infatti nella figura n. 2, al centro, ci pare di individuare l’opera in esame, passata poi sul mercato nella famosa asta tenutasi a Firenze a Palazzo Capponi nel 1970.