Dipinti del Secolo XIX

Dipinti del Secolo XIX

Asta

FIRENZE
Palazzo Ramirez Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
26 NOVEMBRE 2014
ore 17.30

Esposizione

FIRENZE
dal 21 al 24 novembre 2014
orario 10 – 13 / 14 – 19
Palazzo Ramirez-Montalvo
Borgo degli Albizi, 26
info@pandolfini.it

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107

Giovanni Muzzioli

(Modena 1854 - 1894)

AL TEMPIO DI BACCO

olio su tela, cm 60x101

 

"Mostro invece di aver fatto del progresso col dipinto Al tempio di Bacco! che riportò nell’81 il premio Cantù a Milano, destinato al miglior quadro di “Argomento storico”. Mi disse il Muzzioli che ebbe il concetto di questa tela un giorno nel leggere le Odi barbare del Carducci; io credo invece che il vero inspiratore di quel quadro sia stato Alma Tadema colle sue Scene romane che innamorarono a Parigi il giovine pittore. Sta in fatto insomma, che Al tempio di Bacco! è il quadro più armonioso e più simpatico del Muzzioli fino ad ora. L’ambiente storico vi è ricostruito con la sapiente accuratezza dello archeologo, i colori vi sono ben combinati; o vi è in questa pittura riflessa la mente e il core di un artista che ha intelligenza e che sente".

(A. Melani, Giovanni Muzzioli nel 1884, in “Arte e Storia”, XIV, 1895, pp. 58-59)

 

Il dipinto Al tempio di Bacco, olio su tela, cm 93,3x158, descritto nel testo di Alfredo Melani e vincitore nel 1881 del Premio Cantù all’Esposizione di Milano, è oggi conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. Nel 1894, anno della morte di Muzzioli, l’opera venne inclusa nella grande mostra retrospettiva dedicata al pittore scomparso nell’Istituto di Belle Arti di Modena, dove vennero esposte più di 140 sue opere; essa compare difatti in una fotografia dell’album fotografico Le opere di Giovanni Muzzioli esposte in Modena nel novembre 1894. Prova del grande successo riscosso dall’opera sono la stampa ad acquaforte che l’incisore Celestino Turletti trasse dal dipinto, un esemplare della quale è custodito nella Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli al Castello Sforzesco di Milano, e le varie repliche di diverse misure eseguite dal Muzzioli: tra queste ricordiamo quella nel Museo Glauco Lombardi di Parma, olio su tela, cm 34x57,2, firmata e datata 1884, un’opera comparsa nelle vendite delle case d’asta Porro & C. del 30 ottobre 2007 e Capitolium nel 28 marzo 2009, olio su tela, cm  94x158, firmata e datata 1881, e la versione che presentiamo in catalogo.

 

Per confronti si veda Giovanni Muzzioli (1854-1894). Il vero, la storia e la finzione, a cura di G. Martinelli Braglia, P. Nicholls, L. Rivi, Torino 2009, pp. 40, 127.

Stima   13.000 / 16.000
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115

Luigi Rossi

(Cassarate 1853 - Biolda 1923)

LA VIGNA DEL MAESTRO

olio su tela, cm 50x68

firmato in basso a destra

 

Esposizioni

Promotrice, Torino, 1875, n. 206

Esposizione delle opere di belle arti nel Palazzo di Brera, Milano, 1876, cat. 191

Mostre personali dei pittori Clemente Pugliese-Levi e Luigi Rossi, Milano, Galleria Pesaro, 1921, n. 128

 

Bibliografia

V. Colombo, L'Esposizione artistica di Milano, profili biografici: L. R., Milano 1882, pp. 128-133

R. Bossaglia, M. Bianchi, Luigi Rossi 1853-1923, Busto Arsizio 1979, p. 114 n. 16, tav, V

 

"Ma ecco che mentre matura il linguaggio di cui si è detto, il Rossi mette a fuoco tutta un'altra serie di sue scelte espressive. Per tornare al decennio '70-'80, quello degli esordi, il Giullare, presentato con successo all’esposizione di Brera del '77, ben lungi dal rappresentare, come voleva un critico contemporaneo, una testimonianza verista, è un quadro in linea con il Romanticismo scapigliato, e cioè è inserito nel gusto dell'iconografia "in costume" apertamente teatrale, che il Romanticismo storico aveva inaugurato e certa Scapigliatura – Cremona, ancora una volta, e poi Conconi – tenevano vivo accanto all'iconografia d'attualità.

Eppure due anni prima, con la Vigna del Maestro, il Rossi aveva preso ad esperire ricerche di tutt'altra natura: il quadro rusticano, dalla tavolozza a chiazze di luce, in una sorta di ampio punteggiato che sarà il suo modo di rispondere alle ricerche coloristiche del naturalismo europeo tardo-ottocentesco".

(in R. Bossaglia - M. Bianchi, Luigi Rossi 1853-1923, Busto Arsizio 1979, pp. 28-29)

 

"La caratteristica dell'ingegno di questo pittore è l'osservazione pronta e finissima, che sa cogliere il vero nel gran libro della vita e renderlo con efficacia sulla tela, condendolo spesso con un granellino di sale, che il giovane artista trova facilmente nella satirica sua vena. E' perciò che i quadri del Rossi incontrano il favore del pubblico, che vi si vede ritratto, e quello dei colleghi, che vi ammirano la felice scelta della composizione e la bontà del colore. Se il Rossi, invece che ai pennelli, si fosse dedicato alle lettere, sarebbe riuscito un simpatico novelliere o un critico d'arte argutissimo (...).

Il Rossi è un giovane serio dal quale abbiamo diritto di pretendere molto; non s'illuda per quanto ha fatto e per le facili lodi di cui lo hanno ricolmato finora; perseverando nello studio, col suo ingegno potrà fare molto ed assai bene, si da lasciare ai posteri qualche memoria del nostro meschinissimo tempo (...)".

(in V. Colombo, da L'esposizione artistica di Milano, profili biografici: L.R., Milano 1882, pp. 128-133, e in Lombardia, 13.7.1881)

Stima   10.000 / 15.000
Aggiudicazione:  Registrazione
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126

Edoardo Dalbono

(Napoli 1841 - 1915)

DA FRISIO A SANTA LUCIA o CANZONE NAPOLETANA

olio su tela, cm 62,5x95,5

firmato e datato "Napoli 1866"

sul retro: iscrizione "Questo dipinto è di Eduardo Dalbono, al Palazzo Reale di Capodimonte nella R. Galleria, vi è lo stesso dipinto con l'aggiunta di una vela. Napoli, 11 giugno 1936, Vincenzo La Bella"

 

Il dipinto qui presentato è una replica autografa dell'opera Da Frisio a Santa Lucia, olio su tela cm 62x95,5, conservata al Museo di San Martino di Napoli, in deposito dal Museo di Capodimonte (si confronti G. Berardi, Edoardo Dalbono, Soncino 2002, pp. 90-91).

Il fortunato modello venne esposto nel 1866 alla Promotrice di Napoli, dove il re Vittorio Emanuele II lo scelse per le quadrerie di Capodimonte. Per il committente originale, il signor Fierz, Dalbono eseguì nel 1867 una replica del dipinto con delle piccole varianti, con lo stesso titolo e misure cm 62x94,5, recentemente segnalata in collezione privata a Montecatini Terme (E. Giannelli, Artisti napoletani viventi. Pittori, scultori ed architetti; opere da loro esposte, vendute e premii ottenuti in esposizioni nazionali ed internazionali, Napoli 1916, p. 177; La donna e la moda nella pittura italiana del secondo '800 nelle collezioni private, catalogo della mostra di Montecatini Terme a cura di P. Dini, Montecatini Terme 1988, tav. XIX). Un'altra versione del dipinto fu esposta alla mostra Raccolta di opere di maestri dell'800 alla Galleria d'Arte Bordin di Padova, nel 1941 (n. 84) con il titolo Canzone napoletana, olio  su tela, cm 63x95.

Un'ulteriore replica, forse la stessa pubblicata nel catalogo Bordin, è menzionata da R. Catello nella scheda relativa all'opera di Capodimonte, dove è documentata in una raccolta privata una versione resa "con un fare più libero di delicata purezza e levità di timbri cromatici" (Capolavori dell'800 napoletano. Dal romanticismo al verismo, dalla Reggia di Capodimonte alla Villa Reale di Monza, catalogo della mostra di Monza, a cura di N. Spinosa, Milano 1997, pp. 155-156), forse identificabile con l'opera da noi posta in vendita.

Stima   20.000 / 30.000
Aggiudicazione:  Registrazione
1 - 30  di 67 LOTTI