Pittore emiliano, sec. XVI
ALLEGORIA DELLA FILOSOFIA
olio su tela, cm 97,5x100
Emilian painter, 16th century
ALLEGORY OF PHILOSOPHY
oil on canvas, 97.5x100 cm
L'opera presenta una raffinata allegoria femminile identificabile con la Filosofia, rappresentata secondo un linguaggio figurativo di matrice classicista che trova le proprie radici nella cultura artistica dell'Italia centrale del pieno Cinquecento. La figura, impostata con monumentale equilibrio e caratterizzata da un saldo impianto plastico, rivela una ricerca formale che supera il mero dato devozionale o narrativo per approdare a una dimensione intellettuale, tipica della cultura umanistica.
L'anonimo autore sembra appartenere all'ambito emiliano e dimostra una formazione aperta ai principali orientamenti figurativi del suo tempo. Nella morbida costruzione dei volumi e nella calibrata fusione tra idealizzazione e naturalezza si colgono significativi punti di contatto con l'ambiente di Antonio Allegri, detto il Correggio, del quale sembrano essere recepite la dolce modulazione luminosa, la fluidità del modellato e la delicata resa atmosferica delle superfici pittoriche. Pur senza raggiungere gli esiti più dinamici del maestro di Correggio, il pittore ne assimila la sensibilità luministica e il gusto per una bellezza misurata e armoniosa.
La salda impostazione compositiva e la nobiltà dell'invenzione sembrano inoltre presupporre una conoscenza diretta della cultura romana dei primi decenni del XVI secolo e, in particolare, delle invenzioni di Raffaello, la cui influenza emerge nell'equilibrio della figura, nella compostezza del gesto e nell'ideale di armonia classica che governa l'intera composizione. Non è improbabile che l'autore abbia avuto occasione di confrontarsi con modelli raffaelleschi durante un soggiorno romano o attraverso la circolazione di cartoni e disegni derivati dalla cerchia dell'Urbinate.
La stesura cromatica, ricca di toni saturi ma sapientemente armonizzati, così come la decisa evidenza plastica, rimandano infine a una sensibilità affine a quella di Daniele da Volterra, soprattutto nella ricerca del colore.
L'opera appare dunque come un'interessante testimonianza della circolazione dei modelli figurativi tra Emilia e Roma nella metà del XVI secolo, momento nel quale la lezione correggesca si confronta con il classicismo raffaellesco e con gli sviluppi della cultura manierista centro-italiana.