Lavinia Fontana
(Bologna, 1552 - Roma, 1614)
RITRATTO DI GENTILUOMO
olio su tela, cm 103,5x79,5
PORTRAIT OF A GENTLEMAN
oil on canvas, 103.5x79.5 cm
Il dipinto è accompagnato da una scheda critica di Vera Fortunati, di cui si riporta un estratto.
"Il dipinto rispecchia i caratteri della ritrattistica di Lavinia nei primissimi anni Ottanta del Cinquecento; il protagonista di età matura è rappresentato all'interno di un palazzo d'epoca, sfruttando virtuosismo prospettico e scenografico mediato dal padre Prospero Fontana e viene descritto evidenziando con puntigliosa minuzia fiammingheggiante quel particolare che possono mettere in risalto il suo ruolo di valoroso condottiero come viene celebrato nei libri di storia della città di Imola. Il gentiluomo ha una posa spavalda da guerriero con il braccio destro appoggiato al fianco e quello sinistro ripiegato sull'elsa d'oro a forma di croce con motivi traforati, intrecciati e spiraliformi. Nello stemma in alto a destra si intravede uno scudo ovale dove campeggiano tre monete con ai lati due gigli di Francia accompagnati dalla croce dei Cavalieri dell'Ordine di Santo Stefano.
[...] non mancano soluzioni diverse ad indicare un maggiore accostamento ai Carracci proprio alla ritrattistica della pittrice verso la fine degli anni Ottanta del Cinquecento.
[...] Nel nostro ritratto si raggiunge una maggiore essenzialità e una più efficace naturalezza: scompare l'ambientazione e sullo oscuro, indistinto sfondo un taglio prospettico molto ravvicinato rende il protagonista non solo imminente verso lo spettatore ma anche più sfrontato nell'atteggiamento di ostentata temerarietà: il braccio destro appoggiato sul fianco vicino al pugnale, quello sinistro con la mano che stringe l'elsa preziosamente decorata della spada. Al contrasto consueto nella ritrattistica di Lavinia fra il bianco luminoso della gorgiera ornata di pizzi e dei polsini della camicia e il nero dell'abito si aggiunge l'effetto della decorazione in oro brunito dei bottoni che riprendono la croce presente nello stemma in alto a destra e dell'elsa della spada.
In sintesi, nel nostro dipinto vi sono i segni propri alla cifra ritrattistica della Fontana [...] che suggeriscono una cronologia verso la fine degli anni Novanta del Cinquecento, all'aprirsi della pittura del nuovo secolo. In questo periodo la Fontana, abbandonato il suo precedente approccio pittorico più lucido, predilige una pittura più gessosa, ricca di bianco di piombo applicato con pennellate più strutturate, avvicinandosi maggiormente ai Carracci.
[...] Per questi motivi che ho tentato di illustrare, il ritratto è un raro, prezioso documento della ritrattistica della Fontana dedicata agli uomini d'armi particolarmente significativi".