Johann Liss
(Oldnburg in Holstein, 1595 - Venezia, 1630)
LUCREZIA
olio su tela, cm 54,5x44
LUCREZIA
oil on canvas, 54.5x44 cm
Bibliografia di riferimento
- R. Klessmann, Johann Liss, catalogo della mostra (Augsburg, Rathaus, 2 agosto – 2 novembre 1975; Cleveland Museum of Art, 17 dicembre 1975 – 7 marzo 1976), Augsburg 1975;
- R. Klessmann, Johann Liss (c. 1597-1631). A Monograph and Catalogue Raisonné, Doornspijk 1999.
Il dipinto è accompagnato da uno studio di Ugo Ruggeri, di cui si riporta un estratto.
"Il dipinto, raffigurante una Lucrezia a mezzo busto di figura, è opera di Johann Liss (1595/97 circa - Verona 1631). Ne rilevo infatti sensibili analogie morfologiche e di stile con le opere del suo primo periodo veneziano, documentato al 1621 dal disegno dei Gobbi della Kunsthalle di Amburgo e segnatamente con la Coppia galante della collezione Schonborn di Pommerslfenden, nella cui figura femminile, in secondo piano a destra, è possibile cogliere modalità formali analoghe a quelle che connotano l'opera qui esaminata.
Tali risultanze denunciano ancora vivissimo quel rapporto con la cultura, nordica in genere e fiamminga in particolare, che caratterizza la prima fase italiana del Liss, e che va precisato nella conoscenza di Joedaens e soprattutto di Rubens, per un soggiorno del pittore tedesco ad Anversa - non menzionato nella biografia del Sandrart ma oggi accettato da tutti gli storici - che precede il soggiorno parigino del 1620 circa ed il successivo trasferimento a Venezia.
Il rapporto con Rubens investe del resto, a fasi alterne, tutto il percorso del Liss e per il dipinto può essere precisato nella dipendenza da opere tipo della Maddalena penitente del Kunsthistorisches Museum di Vienna, che già lo Steinbart indicava quale fonte di ispirazione per la Maddalena penitente della Pinacoteca di Dresda, più tarda ma non dissimile dal nostro dipinto nella generalità del suo impianto formale.
Accanto al rapporto con Rubens colgo inoltre, in quest'opera, ulteriori elementi di stile che ne sorreggono la datazione al primo periodo, e soprattutto quello con Domenico Fetti presente a Venezia dal 1621 al 1623: un rapporto che mi sembra evidente nel particolare del serto floreale che corona il capo dell'eroina, così simile a soluzioni fettiane presenti in molte sue Parabole, come quella dei Vignaioli della Pinacoteca di Dresda, vicina nel particolare del tralcio di vite, citato quasi testualmente dal Liss nel Figliol Prodigo dell'Akademie der Bildenden Kunste di Vienna, che a sua volta presente molte analogie formali con la Lucrezia, confermandone la datazione al 1621 circa per l'analoga cronologia proposta per tale opera dalla Klessmann.
Sottolineato, infine, l'impossibilità di pensare, per questo dipinto, ad una sua esecuzione da parte di seguaci del Liss operosi a Venezia tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, direi gli unici attivi in qualche modo nella sua orbita e da lui suggestionati: il paragone con le opere di pittori quali Paolo Pagani, Gian Battista Piazzetta e Giulia Lama, esclude tale ipotesi, corroborando a fortiori l'attribuzione qui avanzata".