Jan Mertens van Dornicke, già Maestro del 1518
(Anversa, ca. 1470 - 1527)
PRESENTAZIONE DELLA VERGINE AL TEMPIO CON SANT'ANNA E SAN GIOACCHINO
olio su tavola, cm 148x62
THE PRESENTATION OF THE VIRGIN IN THE TEMPLE WITH SAINT ANNA AND SAINT JOACHIM
oil on panel, 148x62 cm
Provenienza
- Belgio, collezione nobiliare;
- Londra, Christie's, Old Master Pictures, 28 aprile 2006, lotto 31.
Jan van Dornicke era figlio dello scultore Jan Mertens I, attivo ad Anversa tra il 1473 circa e il 1509, la cui famiglia sembra avere origini nella città di Tournai. Nel 1505 il giovane artista intraprese la propria formazione nella bottega del pittore Jan Gossaert, mentre nel 1509 ottenne il titolo di maestro presso la Corporazione di San Luca di Anversa. La sua posizione all’interno dell’ambiente artistico cittadino fu rilevante, tanto da essere chiamato a ricoprire il ruolo di reggente della corporazione negli anni 1478, 1481 e 1487. Considerato uno dei protagonisti della scena pittorica anversese del tempo, Mertens guidava una bottega particolarmente attiva, nella quale si formò anche Pieter Coecke van Aelst, che in seguito divenne suo genero.
Proprio lo studio dell’attività artistica di Coecke van Aelst ha contribuito alla progressiva identificazione di Jan van Dornicke con il cosiddetto Maestro del 1518, nome convenzionale attribuito a un pittore attivo ad Anversa e derivato dalla data riportata sulle ante dipinte della grande pala lignea con la Vita della Vergine conservata nella Marienkirche di Lubecca. Le caratteristiche narrative dinamiche e le pose fortemente accentuate delle figure presenti nelle ante di Lubecca rappresentano elementi tipici del manierismo anversese; tuttavia, la produzione di Van Dornicke si distingue anche per la brillantezza cromatica, la solidità dell’impianto compositivo e una particolare eleganza esecutiva.
Il dipinto in esame, probabilmente identificabile come l’anta sinistra di una pala d’altare, appartiene verosimilmente alla fase iniziale dell’attività di van Dornicke. Rispetto alle opere più tarde dell’artista, esso mostra una maggiore accentuazione degli elementi manieristici e una più intensa ricchezza ornamentale. Un aspetto particolarmente significativo della sua pittura è la limitata attenzione riservata alla resa dello spazio prospettico: le figure principali della scena, incluso il cane, sono concepite quasi come forme ritagliate e prive di profondità, secondo una soluzione compositiva che richiama direttamente la pala della Marienkirche di Lubecca del 1518 (cfr. M.J. Friedländer, Early Netherlandish Painting, Leida, 1974, pp. 29-33 e 74, n. 70, tavv. 70-2).
Tra gli elementi più caratteristici si distingue la posa in contrapposto di Gioacchino, motivo che trova un confronto diretto nella figura di Melchiorre nell’Adorazione dei Magi della pala di Lubecca e in altre composizioni attribuite al maestro. Ugualmente riconoscibile è il gesto della mano sollevata di Gioacchino, mentre assiste all’ascesa della figlia lungo la scalinata.
Sotto il profilo stilistico, l’opera sembra collocarsi intorno al 1520. Essa presenta infatti affinità con la pala raffigurante Cristo nella casa di Simone il Fariseo, conservata presso i Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles e databile intorno al 1516, oltre a mostrare evidenti rapporti con la celebre pala della Vita della Vergine realizzata nel 1518 per Lubecca.