Jacopo Robusti, detto Tintoretto
(Venezia, 1581 - 1594)
RITRATTO DI GENTILUOMO
olio su tela, cm 50x35
PORTRAIT OF A GENTLEMAN
oil on canvas, 50x35 cm
Provenienza
- Parigi, Hotel Lambert, Principe Adam Jerky Czartoryski (1770-1861);
- Springfield (MA), The Springfield Museum of Art (fino al 2001);
- New York, Christie's, Important Old Master Paintings, 25 gennaio 2002, lot. 27.
Il dipinto è stato presentato con il corretto riferimento a Tintoretto dalla Christie's del 2002 dove si riportava il parere di Paola Rossi (6 dicembre 2001).
L’opera in questione ha fatto parte in passato della collezione del principe Adam Jerzy Czartoryski (1770-1861), membro di una delle più antiche e illustri famiglie polacche. Attivo partecipante agli affari pubblici, Adam era vicino ad Alessandro I (1777-1825), zar di Russia, che accompagnò al Congresso di Vienna e dal quale ottenne la costituzione polacca del 1815, dopo che Alessandro fu riconosciuto re di Polonia dal congresso. Tuttavia, opponendosi alla successiva politica polacca di Alessandro e Nicola I, prese parte all’insurrezione del 1830 e guidò il governo provvisorio (1830-1831). Quando il governo provvisorio cadde, emigrò a Parigi, dove fu il leader del partito aristocratico polacco fino alla sua morte, avvenuta nel 1861. Uomo di cultura, fu curatore dell’università di Vilnius (1803-1823) e appassionato collezionista d’arte. Durante un viaggio a Venezia nel 1799, acquistò una serie di dipinti, tra cui probabilmente l’opera in questione. Tra i suoi acquisti figuravano due capolavori rinascimentali: il Ritratto di una dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci e il Ritratto di un giovane di Raffaello, destinati a diventare i pezzi principali del museo di storia europea che sua madre, la principessa Izabella (1746-1835), aprì a Pulawy nel 1809. All’epoca dell’insurrezione del 1830, le collezioni del museo furono disperse e queste due opere furono in seguito portate segretamente a Parigi, dove Adam, su consiglio di Delacroix, aveva acquistato l’Hôtel Lambert nel 1842 per esporre le proprie collezioni.
Alla sua morte, avvenuta nel 1861, le collezioni passarono al figlio, il principe Wladyslaw (1828-1894), che le riportò in Polonia, in un nuovo museo a Cracovia che aprì al pubblico nel 1876. Entrambe le opere furono confiscate dai nazisti nel 1939 e, sebbene il Leonardo sia stato restituito alla famiglia e sia ora esposto al Museo Nazionale di Cracovia, il Raffaello rimane introvabile.
Tra le opere della sua collezione, un ruolo non secondario dovette avere questo importante ritratto di Jacopo Robusti, meglio noto come Tintoretto, al quale fu restituito nel 2002 da Paola Rossi.
La tela si inserisce nella prestigiosa produzione ritrattistica del pittore veneto, settore nel quale il maestro veneziano seppe raggiungere risultati di straordinaria modernità, affiancando alle grandi imprese decorative destinate alle confraternite e agli edifici pubblici una continua attività al servizio del patriziato e della ricca borghesia della Serenissima. La ritrattistica costituì infatti una parte fondamentale della sua produzione, apprezzata per la rapidità esecutiva e per la straordinaria capacità di cogliere la fisionomia e il carattere del modello.
Il dipinto raffigura un gentiluomo a mezzo busto, leggermente rivolto verso sinistra, immerso in un fondo neutro che concentra ogni attenzione sulla figura. L'abito nero, impreziosito dal candido colletto e dalla camicia, riflette il gusto sobrio dell'aristocrazia veneziana della seconda metà del Cinquecento, mentre l'assenza di attributi o elementi accessori contribuisce a esaltare la forza psicologica dell'effigie.
L'opera si distingue per la vivacità della stesura pittorica, costruita mediante pennellate rapide e sintetiche che modellano il volto attraverso un raffinato gioco di luce e ombra. La materia, fluida e vibrante, definisce con pochi tocchi i capelli, la barba e le pieghe dell'abito, conferendo al personaggio una presenza immediata e intensamente naturale. Proprio questa capacità di fondere essenzialità formale e introspezione costituisce uno degli aspetti più originali della ritrattistica di Tintoretto, distante tanto dalla monumentalità ufficiale di Tiziano quanto dall'eleganza luminosa di Paolo Veronese.
Per qualità esecutiva e intensità espressiva, l'opera costituisce una significativa testimonianza della ritrattistica del grande maestro veneziano, nella quale la rappresentazione del rango sociale lascia spazio a una più profonda indagine dell'individualità del soggetto, raggiungendo quell'equilibrio fra naturalezza e nobiltà che rese i ritratti di Tintoretto fra i più apprezzati della pittura europea del XVI secolo.