Giovan Benedetto Castiglione, detto il Grechetto
(Genova, 1609 - Mantova, 1664)
VOLTO VIRILE
olio su tela, cm 46,5x37,5
MANLY FACE
oil on canvas, 46.5x37.5 cm
Il dipinto è accompagnato da uno studio di Anna Orlando, di cui riportiamo un estratto.
"Il dipinto si presenta in ottimo stato di conservazione, tale da poterne ancora apprezzare la qualità della materia pittorica in tutti i suoi spessori e una pennellata a piena pasta, energica, veloce, decisa.
Ciò ci colpisce a tutta prima è lo sguardo intenso dell'effigiato. Tuttavia, non pare poter classificare l'opera come un vero o proprio ritratto, inteso come opera eseguita con l'uomo in posa e destinata a lui medesimo. Parrebbe piuttosto un esercizio pittorico dell'artista che si misura sulla resa realistica del volto di un uomo forse da inserire in altre composizioni, o semplicemente da intendere come proprio esercizio formativo, secondo una prassi consolidata specie nel Seicento.
Le 'teste di carattere' diventano peraltro un vero e proprio 'genere' e non è escluso che vi sia a monte di questa tela un committente o un amico del pittore il cui gusto portava verso questo tipo di opere. I caratteri stilistici del dipinto paiono essere pertinenti ai modi di un grande maestro del barocco europeo, Gio. Benedetto Castiglione, detto il Grechetto. Si possono rilevare: la pennellata a tratteggio evidente; il modo di contornare gli occhi e gestire le ombre sulle volte; la tonalità della preparazione; i colori di una tavolozza essenziale dove ai bruni e al bianco si somma solo un blu scuro che quasi s'impasta con la preparazione e che non crea un risalto cromatico bensì è funzionale descrivere il buio o il cono d'ombra da cui emerge la figura.
Oltre ai dati pittorici, tuttavia, quel che ci manifesta l'affinità con il Grechetto è il carattere forte di questa figura. dove, peraltro, si sente l'eco in primis di Rubens, ma anche di Bernini e di Poussin; artisti, tutti, che sono le figure chiave per la definizione della maniera personale del Castiglione.
In quest'opera paiono sommarsi e miscelarsi sia lo stile che il modo di sentire dell'uno e dell'altro senza che prevarichi nessuno di essi. Predomina, come in una summa complessa e affascinante, la verve pittorica propria del Grechetto che qui immaginiamo a Roma, durante il suo primo soggiorno, e più precisamente all'inizio di esso, intorno al 1632.
È di un certo interesse osservare la celebre acquaforte dell'Uomo con il cappello piumato, talvolta inteso come autoritratto, altre come ritratto del Berrini, ma che potrebbe essere il ritratto di un altro pittore. Potrebbe anche essere, nello spirito bizzarro del Grechetto ed entrando nel suo immaginario colto, complesso e intriso di temi filosofici, un ritratto ideale della figura (e del mestiere) del pittore. Ebbene, se l'immagine si ribalta, se si torna quindi a com'era nella matrice che è notoriamente nel verso opposto dell'incisione, la vicinanza di quel volto con il nostro è particolarmente evidente".