Filippo Gagliardi
(Roma, ca. 1606/1608 – 1659)
PROSPETTIVA ARCHITETTONICA CON ARTISTI AL LAVORO
olio su tela, cm 181x116
ARCHITECTURAL CAPRICCIO WITH ARTISTS AT WORK
oil on canvas, 181x116 cm
Bibliografia
- D.R. Marshall, Viviano and Niccolò Codazzi and the Baroque Architectural Fantasy, Roma-Milano 1993, p. 548, FG 25.
Il risarcimento della persona pittorica di Filippo Gagliardi si deve a David Marshall che ha proposto in modo del tutto convincente di identificare l’autore documentato di vedute architettoniche in San Martino ai Monti eseguite a fresco fra il 1648 e il 1654 con il Filippo “delle prospettive” cui fanno cenno varie descrizioni inventariali nonché una lettera di Salvatore Castiglione che si riferisce a lui come possibile collaboratore di Giovanni Benedetto.
Se questa citazione ha suggerito di restituirgli quattro architetture di grande formato con figure del Grechetto nella collezione Pallavicini, la maggior parte delle tele a lui ascritte è stata espunta dal catalogo di Viviano Codazzi, suo esatto contemporaneo e insieme modello di riferimento con le opere romane a partire dal 1650.
L’ipotesi ha consentito di riunire un gruppo di tele del tutto coerente, distinte da scelte cromatiche e ricerche di effetti in controluce ben riconoscibili, più attente al rigore prospettico proprio della scenografia teatrale che all’evocazione realistica ma insieme romantica dell’antichità classica che distingue per larga parte l’opera di Viviano Codazzi.
Costruito sulla ripetizione di un modulo di ordine corinzio che compone una galleria coperta, il dipinto qui presentato si caratterizza soprattutto per le scene che ne animano il primo piano, tutte relative all’esercizio della pittura, come se quella sorta di canocchiale prospettico concluso da un paesaggio marino fosse in realtà una bottega di pittore.
Vediamo infatti all’estrema sinistra un pittore che aggiunge figure a una natura morta di frutta di grande formato, distinta da una pergola d’uva: un’opera che non può non evocare le grandi composizioni all’aperto di Michelangelo Cerquozzi o di Michele Pace “del Campidoglio”. Nella galleria centrale, seduto al cavalletto, un altro dipinge un paesaggio, mentre due personaggi sembrano cercare la luce più favorevole per una grande prospettiva architettonica, che un terzo regge da dietro. A destra, infine, un gruppo di allievi dipinge dal modello mentre in primo piano due personaggi in abito scuro, tra cui forse un cavaliere dell’ordine di Calatrava, si affacciano allo studio. Completano la scena due figure misteriose che si sporgono dal cornicione, una perdendo addirittura l’equilibrio.
Evocazione di uno studio reale, o riflessione sui vari generi della pittura e la loro gerarchia (si ricordi a questo proposito la Galleria di quadri di Agostino Tassi) il nostro dipinto si caratterizza in maniera originale e curiosa nel contesto di un genere seicentesco di grande successo.