Bottega di Willem van Herp I, sec. XVII
CACCIA DI ADONE
DIANA E LE SUE NINFE A CACCIA
coppia di dipinti, olio su rame, cm 66x91,5
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Workshop of Willem van Herp I, 17th century
ADONIS' HUNT
DIANA AND HER NYMPHS HUNTING
a pair of paintings, oil on copper, 66x91.5 cm
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La presente coppia di dipinti su rame costituisce un significativo esempio della produzione della bottega di Willem van Herp il Vecchio (1614-1677), uno dei più prolifici interpreti della pittura fiamminga destinata al mercato internazionale nella seconda metà del Seicento. Attivo ad Anversa, Van Herp organizzò una bottega di notevoli dimensioni, specializzata nella realizzazione di dipinti di piccolo e medio formato destinati soprattutto all'esportazione. Grazie alla collaborazione con importanti mercanti d'arte cittadini, tra i quali spicca Matthijs Musson, le sue opere raggiunsero con particolare fortuna la penisola iberica e i territori dell'Impero spagnolo, contribuendo in maniera decisiva alla diffusione del linguaggio rubensiano al di fuori delle Fiandre. In questo contesto il supporto in rame, resistente, facilmente trasportabile e capace di esaltare la brillantezza della tavolozza, rappresentava una scelta privilegiata per una produzione rivolta al collezionismo internazionale.
I soggetti raffigurano due episodi di caccia tratti dalla mitologia classica: La caccia di Adone, derivata dall'invenzione di Peter Paul Rubens conservata al Princeton University Art Museum, e Diana e le sue ninfe a caccia, composizione per la quale non è noto un prototipo autografo del maestro di Anversa ma che trova significativi confronti in una versione attribuita a un seguace di Rubens presso il Brighton & Hove Museums e in un esemplare riferito a Willem van Herp conservato al Musée Hyacinthe-Rigaud di Perpignan.
La Caccia di Adone riprende con notevole fedeltà l'impianto del prototipo rubensiano, già replicato dallo stesso Van Herp in una versione su rame transitata sul mercato antiquario, adattandone la monumentalità a un formato più raccolto. La Diana e le sue ninfe a caccia, pur priva di un diretto antecedente rubensiano, rivela analoghi caratteri compositivi e stilistici, confermando l'interesse della bottega per soggetti mitologici destinati a una committenza internazionale.
Dal punto di vista esecutivo, entrambi i dipinti si distinguono per la brillantezza cromatica resa possibile dal supporto metallico, per la costruzione del paesaggio mediante ampie masse arboree e per una figurazione elegante ma semplificata, elementi che caratterizzano la produzione seriale di Van Herp e della sua cerchia. La vivacità narrativa, la resa sintetica delle anatomie e la scioltezza della pennellata confermano l'appartenenza delle due opere alla cultura figurativa anversese della seconda metà del Seicento, nella quale la rielaborazione delle invenzioni rubensiane costituiva uno dei principali strumenti di diffusione del linguaggio barocco fiammingo.